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10.2003.459

Sentenza o decisione senza scheda

Ticino · 2003-11-05 · Italiano TI
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Sachverhalt

compiuti, lei presente, da __________.

Da quanto emerso nel procedimento la __________ è una giovane come tante, che all'inizio del suo cammino professionale ha bocciato degli esami nel 2001 a __________ e, semmai, aveva problemi di relazioni in famiglia, avendone nascosto l'esito negativo alla madre (così il teste __________).

In seguito si è trasferita in un altro istituto per persone anziane, il __________, dove ha "normalmente" terminato la propria formazione.

La teste ha indicato di non aver mai avuto problemi con i colleghi e di aver fatto amicizia in particolare con la __________, negando, invece, a domanda della difesa, di aver legato con la __________ o con la __________.

7.3.     __________ mai ha avuto screzi con l'accusato, anzi: i due hanno frequentato la stessa scuola e nel corso di un'uscita scolastica avevano persino diviso la medesima camera; entrambi fanno parte della Commissione del personale.

Malgrado un marcato travaglio interno, esternato ancora al dibattimento, __________ ha affermato di aver atteso, per "parlare" l'apertura del procedimento penale e la conseguente "liberatoria" dell'istituto ai dipendenti per raccontare agli inquirenti quanto sapevano sui fatti. Egli non ne ha accennato ai colleghi (differentemente se avesse voluto "montare" un caso __________) né, del resto, con la direzione che, secondo lui, manterrebbe un rapporto di "forte credibilità su tutto" con l'accusato che gli avrebbe detto di essere rimasto deluso dal fatto che questa non fosse riuscita ad evitare "che tutto uscisse all'esterno".

La difesa ha quasi omesso di cercare di screditare l'attendibilità del teste __________, semplicemente appellandosi ai suoi buoni rapporti con __________.

7.4.     L'ausiliaria di pulizia __________ ha avuto problemi e discussioni con la direzione di __________ sin dal 1995. Ciò non è certo stato negato dalla teste; del resto gli atti sono irrefutabili.

__________ sostiene che i motivi che avrebbero spinto la __________ ad incolparlo si fonderebbero sulla sua segnalazione (anche in questo caso per il suo ruolo di presidente della commissione del personale e non per vezzo proprio) di manchevolezze alla direzione (doc. difesa _): trattasi di atti di indisciplina e di cattive abitudini per le quali la teste già era stata richiamata in passato (doc. difesa _ e _).

Ed è proprio perché più che avvezza a animate discussioni con direzione, collaboratori e colleghi (ad esempio con quelli della cucina, che addirittura ne avevano chiesto l'allontanamento) che risulta assai improbabile ritenere che la segnalazione di __________ abbia avuto sulla __________ un effetto particolare, non trattandosi certo di episodio isolato.

Il direttore __________ lo ha confermato, parlando (della __________) di "mancanza di umiltà"e di"un'aggressività di fondo che si riflettono in grosse difficoltà relazionali con i superiori in generale e con chi osa dare delle direttive" e rendendo edotto il giudice che "ancora recentemente ella è stata oggetto di un ammonimento".

La tesi della "vendetta" contro il solo __________ mal si concilia quindi con quanto costantemente vissuto dalla __________.

__________ ha indicato che l'ausiliaria di pulizia __________ "è un caso difficile, con cui non vado d'accordo e che, per la verità, non va d'accordo con nessuno" (doc. _, pag. 4), contribuendo, involontariamente, a rendere così ancor più poco credibile di esserne stato bersaglio particolare.

Per di più sia reso merito sul fatto che la teste ha riferito quanto da lei ravvisato di persona (spintoni, imboccamento del paziente con forza), ma ha anche, spontaneamente, sempre ammesso di non aver mai visto direttamente __________ dare pizzicotti all'anziano ospite (ma solo di aver udito questi urlare di dolore dalle camere adiacenti) né di aver sentito l'accusato minacciare la __________ né tantomeno di rammentare, oltre a quelli segnalati, "altri episodi di comportamento anomalo da parte del __________" nei confronti di __________ (doc. _, pag. 2).

7.5.     __________ ha chiarito di essersi sfogata, dopo quanto visto, con il marito infermiere, con altre persone e anche con l'istituzione scolastica.

Infine si è recata in direzione, accompagnata dalla collega __________, per rendere edotto il direttore __________ di quant'era accaduto, sottolineando di non averlo certo fatto "a cuor leggero, avendo una formazione in corso e una famiglia", temendo per di più di non essere creduta per la sfiducia che l'alta gerarchia aveva in lei e, di converso, per la fiducia che riponeva nell'accusato.

Il direttore __________ ha confermato che l'istituto non aveva "puntato" sulla __________ (mentre lo aveva fatto su __________) e che non l'aveva ritenuta idonea (per ben due volte) a frequentare la scuola d'infermiera (poi portata a termine con successo altrove).

Davanti alle due infermiere, __________ aveva ostentato il dubbio che potesse trattarsi di un "complotto" (l'hanno confermato al dibattimento gli stessi __________ e __________).

Quanto da lei visto fare da __________ sarebbe stata "la goccia che ha fatto traboccare il vaso", l'input per l'inoltro delle dimissioni, rese poiché "schifata di vedere come la direzione tenesse a determinate persone" e poiché "in quell'ambiente sarebbe stato difficile ottenere il diploma di infermiera".

7.5.1.     __________ ha affermato di aver visto l'episodio (di cui al cons. 3.3.) in un'occasione specifica, nello spazio al secondo piano attiguo all'ascensore, adibito a "mensa di piano" per coloro - pochi - che per le proprie condizioni e patologie non possono mangiare nella mensa comune.

La difesa si è chiesta come potesse essere possibile che altri, in quel luogo, non abbiano visto __________ fare quello di cui è imputato.

Sia premesso che l'accusato medesimo ha affermato che gli altri ospiti si erano lamentati di __________ e che di conseguenza questi, che "in pratica conduce una vita solitaria" (doc. _, pag. 3), non era più stato lasciato con gli altri ospiti.

Per il numero minimo di ospiti in questo stato e per le loro esigenze (non necessariamente devono seguire i ritmi degli altri) appare credibile sia che l'accusato si trovasse lì, in quel preciso momento, solo con __________ sia che, in ogni caso, lo stato psichico di eventuali altri ospiti presenti non abbia permesso loro di rendersi conto, di accorgersi o perlomeno di riferire a terzi del comportamento di __________.

7.5.2.     La teste __________ ha spiegato di aver visto l'episodio di profilo e che __________ non l'avrebbe vista poiché la figura era nascosta dal carrello degli alimenti di notevoli dimensioni (ciò che appare possibile, come affermato dalla teste __________). E' pur vero che il carrello delle vivande, nel muoversi, fa un certo rumore; lo spazio percorso (pochi metri dal lift) appare tuttavia minimo. In ogni caso, determinante non appare se la __________ sia stata vista o meno dall'accusato, ma quanto da questi compiuto. Gli episodi accaduti davanti a __________ e alla __________, ben visti da __________, dimostrano che quest'ultimo non aveva timore nel mostrare i propri modi nei confronti dell'anziano ospite direttamente ai colleghi e di assumersi certi "rischi", pensando forse così di accrescere la sua "ascendenza" sugli altri.

7.5.3.     La difesa ha infine sostenuto che vi sarebbe contraddizione nel fatto che la __________, che ha visto l'episodio in uscita dall'ascensore, avrebbe consigliato la __________ di salire le scale (e non usare il lift) per cogliere sul fatto chi maltrattava il padre. La figlia di __________ non poteva non essere vista, uscendo dall'ascensore; salendo le scale e recandosi in visita al padre ad orari irregolari, avrebbe potuto accorgersi, non attesa, del perché il padre si lamentava.

Mal si comprende il "disegno" della teste __________ nel consigliare questo modo di procedere alla figlia dell'ospite, se già sapeva che, non accadendo nulla, nulla avrebbe potuto essere visto.

7.5.4.     La difesa infine ha richiamato la somiglianza degli episodi raccontati dagli "amici __________ e __________" sostenendo che "non è credibile che entrambi abbiano visto la stessa cosa; pertanto uno dei due mente". Un'amicizia sul posto di lavoro non costituisce reato; appare sufficiente, invece, a fronte delle altre testimonianze, che anche uno solo dei fatti sia realmente accaduto. Va puntualizzato che la versione di __________ non si basa sul suo "mascheramento" per mezzo del carrello, nel senso che è del tutto estranea allo stesso, se non che __________ si trovasse in quel luogo perché di ritorno dopo aver condotto il carrello delle vivande. Il teste ha chiarito che __________ si è accorto della sua presenza e chepoiha dato il pizzicotto, girando nel contempo la mano. Mai il teste ha sostenuto di non essere stato visto da __________.

7.6.     A fronte di tutto quanto precede il giudice non può ritenere credibile la tesi difensiva del "complotto".

I testi, nei loro plurimi interrogatori davanti alle autorità inquirenti e ancora al dibattimento, hanno ribadito, senza eccezioni o contraddizioni, le loro versioni.

Due di loro, __________ e __________, poi, continuando a lavorare a __________ non hanno nulla da guadagnare nella condanna dell'accusato e, visti i loro pareri sui rapporti direzione-accusato, non potevano certo attendersi di essere "premiati". Ancor meno gli altri testi, che già da tempo hanno lasciato l'istituto di __________, affermandosi altrove. Tutti, in caso di falsa testimonianza, rischiando un procedimento penale a loro carico.

Se si fosse trattato di un "complotto" mal si vede come i vari testi (__________ escluso) non avrebbero cercato di nascondere (ciò che invece è stato da tutti candidamente ammesso), per essere più credibili, di aver discusso fra di loro di quanto visto rispettivamente di aver segnalato i casi alla figlia dell'ospite (doc. _, verbale __________, pag. 3).

La tesi secondo la quale "se era possibile creare problemi al datore di lavoro, ogni occasione era buona" s'infrange di fronte ad esempio al teste __________, che mai ha avuto problemi con direzione o colleghi (anzi: è stato eletto nella Commissione del personale).

La difesa poi ha attaccato la credibilità della teste __________, dicendo che la stessa, delusa dalla sua "relazione" con il Municipio di __________ e con la direzione, avrebbe macerato un "comprensibile risentimento", anche per il fatto di aver dovuto perseguire altrove la sua formazione.

__________, poi, avrebbe "dato una mano alla sua amica __________, inventandosi la stessa scena, ma vista da lui".

In verità, mal si vede a che pro tutti se l'avrebbero presa con __________, pur sempre "solo" un assistente di cura, che, per suo stesso dire, in seno all'istituto svolge "un ruolo subalterno" (doc. _, pag. 1), gerarchicamente inferiore a quello che svolgeva già la __________, ad esempio, a quella che svolge la __________. __________ era già suo pari, la stagista __________, agli inizi della sua formazione, non poteva ambire al suo posto; né poteva la __________, ausiliaria di pulizia.

Fra queste vi erano poi persone che al momento dell'avvio dell'inchiesta già erano lontani da __________ e non sembra proprio fossero interessati a tornarci.

Per quanto riguarda la funzione di presidente della commissione del personale ricoperta dall'accusato, va sottolineato come a capo della stessa sia stato messo, democraticamente, dagli stessi colleghi, non dalla direzione. Destituendolo, nessuno, proprio per il principio dell'elezione, avrebbe avuto sicurezza di rivestirne il ruolo.

I rapporti avuti da parte dei testi con __________ erano in generale buoni; alcuni hanno avuto piccoli screzi (di cui si è già ampiamente detto sopra), uno __________ non ha mai avuto alcun dissidio; nessuno aveva motivi tanto gravi da punire gratuitamente in modo tanto severo l'accusato.

Infine, __________ ha ribadito in aula di non aver voluto adire le istanze penali, ma di aver sempre voluto cercare il colloquio con la direzione (che in altre occasioni aveva complimentato). Non si vede pertanto come la stessa avrebbe potuto essere a capo di un complotto od essere mezzo dello stesso, essendo notoriamente reticente a presentarsi di fronte all'autorità. Più che improbabile credere ella abbia voluto "montare" una storia ad arte (su suo padre !) per volere di vendetta o rivalsa, mancandone, tra l'altro, se non fossero veri i fatti, il più pallido motivo.

8.     Sulla base dei "piani di lavoro" (doc. difesa _), l'accusato sostiene infine che, nel periodo dei primi sei mesi del 2002, in cui sarebbero avvenute le varie vie di fatto, si sarebbe occupato dell'ospite __________ per soli 13 giorni e quindi sarebbe stato matematicamente impossibilitato a commettere tutti gli atti di cui è imputato. A torto.

Innanzitutto gli atti descritti sono limitati a pochi secondi e quindi, di per sé, il limite temporale indicato non rappresenta nulla.

Vanno poi spese alcune parole sui "piani di lavoro".

Gli stessi sono in verità dei canovacci mattutini di massima che indicano i responsabili dei singoli ospiti e di alcuni singoli compiti (training vescicale, letti, ecc.).

Giàprima visuappare più che arduo ritenerli esaustivi e, soprattutto, definitivi; già solo per come essi si presentano: scritti a matita, assai spesso pasticciati, rigati, a volte mancanti addirittura di ogni indicazione accanto al nome del paziente o accanto alle mansioni; altre volte ancora vi sono annotazioni del tipo "vedete voi" (piano del 26.7.2002) o "??".

Tali "piani" vengono certamente redatti al mattino: se si trattasse di resoconti a fine giornata (quindi fededegni di quanto accaduto)non si spiegherebbero tanti buchi vuoti (compiti non eseguiti?) e cancellazioni, rispettivamente certe indicazioni sotto "diversi" o "osservazioni" (a titolo esemplificativo, vedi piani del 17.4.2002 o 27.5.2002). Non si può poi pensare alle miriadi di piccole esigenze e momenti particolari non precedentemente programmabili che possono occupare in qualcosa di imprevisto un dipendente e lasciarne, invece, libero un altro.

Gli stessi colleghi dell'accusato attestano la sua apprezzata collaborazione, nell'aiutare quindi anche laddove non "previsto";lo stesso accusato durante l'inchiesta comunale (doc._, pag. 3) dice: "due soli assistenti devono seguire 5 ospiti da imboccare" e "in genere per 20 ospiti su un piano sono attivi 4 assistenti di cura, eccezionalmente 5"; a comprova quindi, se mai ve ne fosse bisogno, dell'interscambiabilità dei dipendenti.

Per riferirsi, infine, a titolo indicativo, ad un esempio concreto, risulta che il 17 luglio 2002 __________ era stato trovato a bordo letto in camera con l'ematoma all'occhio sinistro dall'assistente geriatrica __________ (verbale dr. __________, doc. _, pag. 2), la quale, stante i piani di lavoro quel giorno non avrebbe dovuto occuparsi di quell'ospite (doc. difesa _).

In conclusione, quindi, dai "piani di lavoro", per come presentati, non solo non può essere dedotta certezza alcuna, ma nemmeno può essere insinuato dubbio nel giudice.

9.    La difesa, pur contestandolo, ha sollevato eccezione di prescrizione per il fatto di cui alla lettera f) del decreto d'accusa ("in una circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto", cons. 3.6.).

Lo stesso, stando alla difesa, sarebbe avvenuto nel maggio 2001 e quindi, trattandosi di contravvenzione, prescritto a' sensi dell'art. 109 CP.

__________ non ha avuto mai tentennamenti nel precisare il periodo in cui è avvenuto l'episodio della ciabatta: ha indicato, quando era temporalmente più vicina al momento, essere avvenuto "nel maggio del corrente anno" (durante il verbale 23 dicembre 2003 di cui al doc. _, pag. 2), poi lo ha confermato, pur con minor precisione ("nella primavera 2002"), essendo trascorso maggior tempo  (nel verbale 22 aprile 2003 di cui al doc. _, pag. 2). Infine, in aula, a specifica domanda, ella ha spiegato che era nel 2002 (non ricordandosi esattamente quando), in ogni caso quando era "già da un po'" al secondo piano (nell'ultimo verbale: "mi ricordo che io mi trovavo già da qualche tempo al secondo piano") .

E' stato appurato che la teste ha cominciato lo stage a __________ nel luglio 2000, al primo piano, dove è rimasta "per circa un anno"; poi è passata al secondo piano.

Già di fronte a queste pur precise indicazioni temporali non appare degna di protezione la tesi difensiva, secondo i quali i fatti sarebbero avvenuti nel maggio 2001 e non nel 2002.

L'accusato richiama a suo sostegno la lettera del verbale reso dall'ex stagiaire di fronte al Procuratore Pubblico (doc. _, pag. 2): "Quel giorno era la mattina dopo la pausa e doveva trattarsi di un lunedì o martedì poiché __________ aveva fatto la doccia, io e __________ ci trovavamo nella sua stanza per rifare il letto".

Ciò per sostenere che dai "piani di lavoro" (doc. difesa _)     mai risulterebbe che la coppia __________ quando di "corvée" ai letti si sia mai contestualmente occupata di fare la doccia all'anziano ospite.

Sulla valenza e sulla portata probatoria dei "piani di lavoro" sia ripetuto quanto espresso poc'anzi, al considerando precedente.

Ciò a ancor maggior ragione pensando che la stagista, come una sorta di apprendista, viene chiamata a sostituire i dipendenti qualificati altrove occupati, a correre a sostegno e in aiuto nei casi più disparati, e, in particolare, in quelli più semplici, come fare i letti, operazione per la quale, per ogni paziente, sono previsti due minuti scarsi (doc. difesa _). Ben può essere, quindi, che la giovane abbia sostituito nel fare il letto ad __________ il collega previsto in coppia per tal compito con l'accusato.

Inoltre proprio la lettera della testimonianza indica che quel giorno, "__________aveva fatto la doccia", e non "gli aveva(mo) fatto la doccia", nel senso che la __________ non sostiene di aver fatto, lei e/o l'accusato, entrambe le cose.

Tra l'altro, non essendo stati prodotti i piani di lavoro del maggio 2001, anche a voler seguire il filo discorsuale della difesa, nemmeno è stato reso perlomeno verosimile che la __________ (che in verità a quel tempo non lavorava sul piano) e __________, in quel periodo, abbiano svolto almeno un turno assieme ad occuparsi del letto di __________, nel giorno in cui questi aveva fatto la doccia.

Non v'è motivo pertanto per non attenersi all'indicazione temporale tre volte ribadita dalla teste.

L'eccezione di prescrizione va pertanto respinta.

10.     Per l'art. 126 cpv. 1 CP chiunque commette vie di fatto contro una persona, senza cagionarle un danno al corpo o alla salute, è punito a querela di parte, con l'arresto o con la multa. Giusta il cpv. 2 del medesimo disposto di legge, il colpevole è perseguito d'ufficio se ha agito reiteratamente contro una persona della quale aveva la custodia o doveva aver cura.

Le vie di fatto sono definite negativamente dall'assenza di lesioni corporali e di pregiudizi alla salute e positivamente dal fatto che provocano comunque un certo dolore (Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches Strafrecht, BT I, Berna 2003, § 3 N. 48, pag. 71; DTF 89 IV 73; 69 IV 4).

Trattasi di regola di schiaffi, pugni, spintoni con mani o ginocchia o simili atti di violenza; anche il lancio di un oggetto di un certo peso che colpisce il leso (Stratenwerth/Jenny,ibidem).

E' inoltre costitutiva di vie di fatto una lesione dell'integrità fisica che ecceda quanto si presume tollerabile secondo l'uso corrente e le abitudini sociali, e che non comporti un danno corporale né un pregiudizio della salute. In questo senso può sussistere il reato di vie di fatto anche quando la lesione non ha causato alcun dolore (DTF 117 IV 15).

Quanto compiuto da __________ nei confronti di __________ costituisce vie di fatto. La casistica giurisprudenziale non ammette dubbi in merito.

Adempiuto è anche il lato soggettivo del reato, per il quale è sufficiente il dolo eventuale (Roth, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, Basilea-Ginevra-Monaco 2002, n. 12 ad art. 126 CP, pag. 147).

Gli atti sono stati reiterati, di sei "qualifiche" diverse e, alcuni, quali i pizzicotti, gli spintoni e le ginocchiate, compiuti in più occasioni.

Infine un assistente di cura dipendente di un istituto per anziani adempie il presupposto, incontestato in sé, della forma qualificata di cui al cpv. 2 dell'art. 126 CP, inserito dal legislatore proprio a tutela di chi è bisognoso di particolare cura. Tale è anche l'adulto, a maggior ragione se anziano, ospite di una casa di cura, di riposo o di un ospedale (Stratenwerth/Jenny, op. cit., § 3 N 29, pag. 66; Roth, Basler Kommentar, op. cit., n. 8 ad art. 126 CP, pag. 146). Quanto scaturito dal procedimento ha mostrato in __________ proprio un anziano ospite totalmente indifeso ("wehrlos"), cieco da un occhio e parzialmente dall'altro, completamente nelle mani del personale di cura.

Ne consegue che __________ va condannato per vie di fatto aggravate.

11.     Il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle sue condizioni personali.

Va poi esaminata la situazione familiare e professionale dell'autore, l'educazione da lui ricevuta e la formazione seguita nonché la sua reputazione in genere (DTF 124 IV 44).

L'art. 126 cpv. 2 CP prevede la stessa pena dell'arresto o della multa del cpv. 1. Giusta l'art. 39 cifra 1 CP l'arresto, che costituisce la pena meno grave fra quelle privative della libertà, ha una durata minima di un giorno e massima di tre mesi.

Dal punto di vista professionale, effettuate diverse esperienze, __________ ha saputo mostrare le proprie qualità e farsi apprezzare da direzione, colleghi e ospiti, tuttavia egli ha avuto un "buco nero", un rimarchevole "passaggio a vuoto" nei confronti di uno degli ospiti più fragili dell'istituto, forse il più fragile del secondo piano.

Egli ha in più occasioni, reiteratamente, compiuto un campionario di vie di fatto diverse nei confronti di un anziano indifeso, affidato alle cure del personale del secondo piano, di cui __________ faceva parte.

In un caso, di fronte a __________, egli ha addirittura proceduto senza remore, "commentando" il gesto in conclusione con una battuta. In un altro, davanti alla stagista __________, che da lui in qualche modo "dipendeva", non ha esitato a sfogare la propria ira con un gesto plateale, poi minimizzandolo.

In certi momenti l'anziano __________ era interamente affidato all'accusato, persona in cui la direzione e i colleghi hanno riposto fiducia, sostenendolo nella sua formazione la prima e scegliendolo come loro presidente i secondi.

Oltre alla veccchia condanna per vie di fatto risalente al 1974, gli antecedenti di __________ mostrano un episodio significativo: senza voler travalicare il ruolo che compete al giudice, nell'ammissione di aver avuto un rapido rapporto sessuale con un'utente della __________ di cui era conducente, nei pochi minuti concessigli dalle sue mansioni e in un locale presso la stazione di arrivo, si può intravvedere una spia sulle sue (poche) remore nel violare i propri doveri professionali sul posto di lavoro nonché leggere un atteggiamento votato a sfidare un certo rischio e a volere, in un certo qual modo, "autoaffermarsi" sugli altri.

Al di là di quanto oggetto del presente procedimento, a favore dell'imputato gioca invece la sua buona reputazione, le capacità ed il carattere gioviale, attestati, quasi paradossalmente, proprio nel suo campo professionale da direzione, colleghi, ospiti e loro famigliari.

La prognosi per la sospensione condizionale della pena può essere valutata positivamente.

Per questi motivi la pena proposta dall'accusa, pari a trenta giorni di arresto, sospesi condizionalmente per il periodo di un anno (art. 105 CP), appare equamente commisurata e va confermata.

P.q.m.,

visti                                   gli art. 101 segg., 126 cpv. 2 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

rispondendo                       affermativamente ai quesiti postisub1, 1.1., 3 e 4; negativamente al quesito postosub2,

dichiara__________,

autore colpevole di vie di fatto aggravate (art. 126 cpv. 2 CP) per i fatti compiuti a __________ nelle circostanze descritte nel decreto di accusa No. DA 2048/2003 del 14 luglio 2003;

condanna                         __________,

1.       alla pena di 30 (trenta) giorni di arresto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 (un) anno;

2.       al pagamento della tassa di fr. 900.-- e spese giudiziarie di fr. 800.--, per complessivi fr. 1'700.--;

ordinal'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CP;

avvertitele parti del diritto di presentare, tramite questo giudice, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere, entro lo stesso termine, la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).

La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

Intimazione a:

__________,

avv. __________,

Procuratore pubblico Mario Branda, Viale Stefano Franscini 3, Bellinzona,

e,                                      alla crescita in giudicato della sentenza,

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

Sezione esecuzione pene e misure, Torricella,

Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano

Ministero pubblico della Confederazione, Berna.

Il giudice:                                                                     Il segretario:

Distinta spese                    a carico di __________,

fr.                      500.--          tassa di giustizia

fr.                      400.--          spese giudiziarie

fr.                      400.--          testi

fr.                          1'300.--   totale

fr.                      400.--aumento della tassa di giustizia per motivazione scritta

fr.                                    1'700.--totale

Erwägungen (1 Absätze)

E. 17 luglio 2002 __________ era stato trovato a bordo letto in camera con l'ematoma all'occhio sinistro dall'assistente geriatrica __________ (verbale dr. __________, doc. _, pag. 2), la quale, stante i piani di lavoro quel giorno non avrebbe dovuto occuparsi di quell'ospite (doc. difesa _).

In conclusione, quindi, dai "piani di lavoro", per come presentati, non solo non può essere dedotta certezza alcuna, ma nemmeno può essere insinuato dubbio nel giudice.

9.    La difesa, pur contestandolo, ha sollevato eccezione di prescrizione per il fatto di cui alla lettera f) del decreto d'accusa ("in una circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto", cons. 3.6.).

Lo stesso, stando alla difesa, sarebbe avvenuto nel maggio 2001 e quindi, trattandosi di contravvenzione, prescritto a' sensi dell'art. 109 CP.

__________ non ha avuto mai tentennamenti nel precisare il periodo in cui è avvenuto l'episodio della ciabatta: ha indicato, quando era temporalmente più vicina al momento, essere avvenuto "nel maggio del corrente anno" (durante il verbale 23 dicembre 2003 di cui al doc. _, pag. 2), poi lo ha confermato, pur con minor precisione ("nella primavera 2002"), essendo trascorso maggior tempo  (nel verbale 22 aprile 2003 di cui al doc. _, pag. 2). Infine, in aula, a specifica domanda, ella ha spiegato che era nel 2002 (non ricordandosi esattamente quando), in ogni caso quando era "già da un po'" al secondo piano (nell'ultimo verbale: "mi ricordo che io mi trovavo già da qualche tempo al secondo piano") .

E' stato appurato che la teste ha cominciato lo stage a __________ nel luglio 2000, al primo piano, dove è rimasta "per circa un anno"; poi è passata al secondo piano.

Già di fronte a queste pur precise indicazioni temporali non appare degna di protezione la tesi difensiva, secondo i quali i fatti sarebbero avvenuti nel maggio 2001 e non nel 2002.

L'accusato richiama a suo sostegno la lettera del verbale reso dall'ex stagiaire di fronte al Procuratore Pubblico (doc. _, pag. 2): "Quel giorno era la mattina dopo la pausa e doveva trattarsi di un lunedì o martedì poiché __________ aveva fatto la doccia, io e __________ ci trovavamo nella sua stanza per rifare il letto".

Ciò per sostenere che dai "piani di lavoro" (doc. difesa _)     mai risulterebbe che la coppia __________ quando di "corvée" ai letti si sia mai contestualmente occupata di fare la doccia all'anziano ospite.

Sulla valenza e sulla portata probatoria dei "piani di lavoro" sia ripetuto quanto espresso poc'anzi, al considerando precedente.

Ciò a ancor maggior ragione pensando che la stagista, come una sorta di apprendista, viene chiamata a sostituire i dipendenti qualificati altrove occupati, a correre a sostegno e in aiuto nei casi più disparati, e, in particolare, in quelli più semplici, come fare i letti, operazione per la quale, per ogni paziente, sono previsti due minuti scarsi (doc. difesa _). Ben può essere, quindi, che la giovane abbia sostituito nel fare il letto ad __________ il collega previsto in coppia per tal compito con l'accusato.

Inoltre proprio la lettera della testimonianza indica che quel giorno, "__________aveva fatto la doccia", e non "gli aveva(mo) fatto la doccia", nel senso che la __________ non sostiene di aver fatto, lei e/o l'accusato, entrambe le cose.

Tra l'altro, non essendo stati prodotti i piani di lavoro del maggio 2001, anche a voler seguire il filo discorsuale della difesa, nemmeno è stato reso perlomeno verosimile che la __________ (che in verità a quel tempo non lavorava sul piano) e __________, in quel periodo, abbiano svolto almeno un turno assieme ad occuparsi del letto di __________, nel giorno in cui questi aveva fatto la doccia.

Non v'è motivo pertanto per non attenersi all'indicazione temporale tre volte ribadita dalla teste.

L'eccezione di prescrizione va pertanto respinta.

10.     Per l'art. 126 cpv. 1 CP chiunque commette vie di fatto contro una persona, senza cagionarle un danno al corpo o alla salute, è punito a querela di parte, con l'arresto o con la multa. Giusta il cpv. 2 del medesimo disposto di legge, il colpevole è perseguito d'ufficio se ha agito reiteratamente contro una persona della quale aveva la custodia o doveva aver cura.

Le vie di fatto sono definite negativamente dall'assenza di lesioni corporali e di pregiudizi alla salute e positivamente dal fatto che provocano comunque un certo dolore (Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches Strafrecht, BT I, Berna 2003, § 3 N. 48, pag. 71; DTF 89 IV 73; 69 IV 4).

Trattasi di regola di schiaffi, pugni, spintoni con mani o ginocchia o simili atti di violenza; anche il lancio di un oggetto di un certo peso che colpisce il leso (Stratenwerth/Jenny,ibidem).

E' inoltre costitutiva di vie di fatto una lesione dell'integrità fisica che ecceda quanto si presume tollerabile secondo l'uso corrente e le abitudini sociali, e che non comporti un danno corporale né un pregiudizio della salute. In questo senso può sussistere il reato di vie di fatto anche quando la lesione non ha causato alcun dolore (DTF 117 IV 15).

Quanto compiuto da __________ nei confronti di __________ costituisce vie di fatto. La casistica giurisprudenziale non ammette dubbi in merito.

Adempiuto è anche il lato soggettivo del reato, per il quale è sufficiente il dolo eventuale (Roth, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, Basilea-Ginevra-Monaco 2002, n. 12 ad art. 126 CP, pag. 147).

Gli atti sono stati reiterati, di sei "qualifiche" diverse e, alcuni, quali i pizzicotti, gli spintoni e le ginocchiate, compiuti in più occasioni.

Infine un assistente di cura dipendente di un istituto per anziani adempie il presupposto, incontestato in sé, della forma qualificata di cui al cpv. 2 dell'art. 126 CP, inserito dal legislatore proprio a tutela di chi è bisognoso di particolare cura. Tale è anche l'adulto, a maggior ragione se anziano, ospite di una casa di cura, di riposo o di un ospedale (Stratenwerth/Jenny, op. cit., § 3 N 29, pag. 66; Roth, Basler Kommentar, op. cit., n. 8 ad art. 126 CP, pag. 146). Quanto scaturito dal procedimento ha mostrato in __________ proprio un anziano ospite totalmente indifeso ("wehrlos"), cieco da un occhio e parzialmente dall'altro, completamente nelle mani del personale di cura.

Ne consegue che __________ va condannato per vie di fatto aggravate.

11.     Il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle sue condizioni personali.

Va poi esaminata la situazione familiare e professionale dell'autore, l'educazione da lui ricevuta e la formazione seguita nonché la sua reputazione in genere (DTF 124 IV 44).

L'art. 126 cpv. 2 CP prevede la stessa pena dell'arresto o della multa del cpv. 1. Giusta l'art. 39 cifra 1 CP l'arresto, che costituisce la pena meno grave fra quelle privative della libertà, ha una durata minima di un giorno e massima di tre mesi.

Dal punto di vista professionale, effettuate diverse esperienze, __________ ha saputo mostrare le proprie qualità e farsi apprezzare da direzione, colleghi e ospiti, tuttavia egli ha avuto un "buco nero", un rimarchevole "passaggio a vuoto" nei confronti di uno degli ospiti più fragili dell'istituto, forse il più fragile del secondo piano.

Egli ha in più occasioni, reiteratamente, compiuto un campionario di vie di fatto diverse nei confronti di un anziano indifeso, affidato alle cure del personale del secondo piano, di cui __________ faceva parte.

In un caso, di fronte a __________, egli ha addirittura proceduto senza remore, "commentando" il gesto in conclusione con una battuta. In un altro, davanti alla stagista __________, che da lui in qualche modo "dipendeva", non ha esitato a sfogare la propria ira con un gesto plateale, poi minimizzandolo.

In certi momenti l'anziano __________ era interamente affidato all'accusato, persona in cui la direzione e i colleghi hanno riposto fiducia, sostenendolo nella sua formazione la prima e scegliendolo come loro presidente i secondi.

Oltre alla veccchia condanna per vie di fatto risalente al 1974, gli antecedenti di __________ mostrano un episodio significativo: senza voler travalicare il ruolo che compete al giudice, nell'ammissione di aver avuto un rapido rapporto sessuale con un'utente della __________ di cui era conducente, nei pochi minuti concessigli dalle sue mansioni e in un locale presso la stazione di arrivo, si può intravvedere una spia sulle sue (poche) remore nel violare i propri doveri professionali sul posto di lavoro nonché leggere un atteggiamento votato a sfidare un certo rischio e a volere, in un certo qual modo, "autoaffermarsi" sugli altri.

Al di là di quanto oggetto del presente procedimento, a favore dell'imputato gioca invece la sua buona reputazione, le capacità ed il carattere gioviale, attestati, quasi paradossalmente, proprio nel suo campo professionale da direzione, colleghi, ospiti e loro famigliari.

La prognosi per la sospensione condizionale della pena può essere valutata positivamente.

Per questi motivi la pena proposta dall'accusa, pari a trenta giorni di arresto, sospesi condizionalmente per il periodo di un anno (art. 105 CP), appare equamente commisurata e va confermata.

P.q.m.,

visti                                   gli art. 101 segg., 126 cpv. 2 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

rispondendo                       affermativamente ai quesiti postisub1, 1.1., 3 e 4; negativamente al quesito postosub2,

dichiara__________,

autore colpevole di vie di fatto aggravate (art. 126 cpv. 2 CP) per i fatti compiuti a __________ nelle circostanze descritte nel decreto di accusa No. DA 2048/2003 del 14 luglio 2003;

condanna                         __________,

1.       alla pena di 30 (trenta) giorni di arresto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 (un) anno;

2.       al pagamento della tassa di fr. 900.-- e spese giudiziarie di fr. 800.--, per complessivi fr. 1'700.--;

ordinal'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CP;

avvertitele parti del diritto di presentare, tramite questo giudice, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere, entro lo stesso termine, la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).

La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

Intimazione a:

__________,

avv. __________,

Procuratore pubblico Mario Branda, Viale Stefano Franscini 3, Bellinzona,

e,                                      alla crescita in giudicato della sentenza,

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

Sezione esecuzione pene e misure, Torricella,

Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano

Ministero pubblico della Confederazione, Berna.

Il giudice:                                                                     Il segretario:

Distinta spese                    a carico di __________,

fr.                      500.--          tassa di giustizia

fr.                      400.--          spese giudiziarie

fr.                      400.--          testi

fr.                          1'300.--   totale

fr.                      400.--aumento della tassa di giustizia per motivazione scritta

fr.                                    1'700.--totale

Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Incarto n.10.2003.459/CEG

DA 2048/2003

Bellinzona

5 novembre 2003

Sentenza con motivazione

In nomedella Repubblica e Cantonedel Ticino

Il Giudice della Pretura penale

Giovanni Celio

sedente con Flavio Biaggi in qualità di Segretario, per giudicare

__________

difeso da: avv. __________,

prevenuto colpevole di         vie di fatto, aggravate,

siccome commesse agendo reiteratamente contro una persona della quale aveva la custodia o doveva aver cura;

tra la fine del 2001 e fino al mese di luglio 2002, a __________, presso la Casa per anziani __________, agendo in qualità di assistente di cura, a danno di __________ ospite dell'istituto ed incapace di difendersi: a) infliggendogli in più occasioni dei pizzicotti al punto da farlo gridare di dolore; b) colpendolo in più occasioni con ginocchiate sulle gambe; c) in una circostanza, afferrandolo con una mano e stringendolo con una morsa al fianco destro; d) dandogli spintoni e strattonandolo; e) colpendolo con un calcio al sedere; f) in una circostanza, scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto, commesso vie di fatto contro una persona;

fatti avvenuti                       nelle riferite circostanze di tempo e di luogo;

perseguito                         con decreto d’accusa del 14 luglio 2003 no. DA 2048/2003 delProcuratore pubblico __________,che propone la condanna:

1. Alla pena di 30 (trenta) giorni di arresto sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 (un) anno.2. Al pagamento della tassa di giustizia di fr. 200.-- e delle spese giudiziarie di fr. 200.--.;

vista                                  l’opposizione al decreto d’accusa interposta tempestivamente in data 23 luglio 2003 dall'accusato;

indetto                              il dibattimento in data 4 novembre 2003, al quale hanno presenziato  l'accusato personalmente, assistito dal suo difensore, avv. __________ e l'autorità inquirente, Procuratore pubblico __________;

accertate                           le generalità dell'accusato, data lettura del decreto d'accusa, proceduto all'interrogatorio dell'accusato;

esperita                             l'istruttoria dibattimentale, in particolare con l'audizione dei testi __________;

sentiti                               l'accusa, la quale al termine della sua requisitoria, ha chiesto la conferma integrale del decreto impugnato;

il difensore, il quale ha postulato l'assoluzione dell'accusato, sollevando inoltre eccezione di prescrizione del capo d'accusa di cui alla lettera f) del DAP poiché sarebbe stato commesso nel maggio 2001 e, trattandosi di contravvenzione, prescritto;

da ultimo l'accusato;

posti                                 a giudizio i seguenti quesiti:

1.     E' __________ autore colpevole di vie di fatto, per i fatti descritti nel decreto d'accusa n. 2048/2003 del 14 luglio 2003?

1.1.     Deve essere applicato il cpv. 2 dell'art. 126 CP (forma qualificata)?

2.     In caso di risposta affermativa, deve, e se sì, in quale misura essere ridotta la pena proposta?

3.     Può beneficiare della sospensione condizionale della pena e, se sì, per quale periodo di prova?

4.     L'eventuale condanna va iscritta a casellario giudiziale e, se sì, quando e a quali condizioni potrà avvenire la cancellazione?

5.     A chi vanno caricate le tasse e le spese?

Letti ed esaminati               gli atti;

ritenuto                              che in data 6 novembre 2003 l'accusato, per il tramite del suo difensore ha inoltrato tempestiva dichiarazione di ricorso a norma dell'art. 289 cpv. 1 CPP, chiedendo nel contempo la motivazione scritta della sentenza,

considerato                        in fatto e in diritto,

1.     __________, oggi __________enne, ha frequentato le scuole dell'obbligo a __________, poi l'apprendistato di tipografo, senza tuttavia portarlo a termine. Egli ha in seguito svolto diversi lavori in posti differenti; fra questi, sino al 1993, quello di conduttore della __________.

1.1.     Da sette anni l'accusato è impegnato in quello che egli stesso ha definito "ambiente curativo".

Dal marzo 1998 è stato assunto presso il Centro Anziani __________, ove ha dapprima svolto dieci mesi di stage e poi, a cavallo fra il 1999 e il 2000, ha frequentato un anno di scuola per diplomarsi, con successo, assistente di cura, funzione che ricopre tutt'ora.

Egli ha così definito in aula tale ruolo: "aiutare l'anziano laddove questi non riesce più: lavarsi, mangiare, passeggiare, oltre a somministrare i medicamenti e intrattenerlo, parlando, leggendo, giocando con lui a carte, ecc.".

__________ ha indicato di essere soddisfatto del proprio lavoro, del suo rapporto con i colleghi, con gli anziani ospiti e con i loro famigliari.

Nel 1999 il personale di __________ lo ha eletto nella Commisione del Personale, e, da questa, è poi stato nominato presidente; attualmente è ancora in carica. L'accusato ha spiegato al dibattimento che la Commissione si occupa principalmente dei problemi che sorgono all'interno dell'istituto e delle questioni salariali dei dipendenti. In questa veste egli ha goduto e gode di un "canale privilegiato" nei rapporti con la direzione dell'istituto.

1.2.     __________ è divorziato dalla moglie, da cui vive separato dal 1987, ed ha due figli maggiorenni, con cui mantiene buoni rapporti.

Non ha indicato di avere attualmente una relazione sentimentale stabile.

1.3.     Per quanto attiene ai precedenti penali, dal casellario giudiziale non si evincono condanne a suo carico (doc. _).

Gli atti indicano che nei suoi confronti, nel lontano 1974, è stato emesso un decreto d'accusa per vie di fatto nei confronti di una persona, che, a suo dire, aveva insultato la di lui madre (doc. _).

Al dibattimento, così richiesto, __________ si è poi brevemente soffermato sul procedimento penale che, nell'agosto 1996, l'ha condotto davanti alla Corte delle Assise criminali poiché prevenuto colpevole di violenza carnale, che sarebbe stata compiuta, secondo l'accusa di allora, nel settembre 1991 nel locale attiguo alla stazione d'arrivo della __________, di cui l'imputato era conducente. Questi mai negò di avere avuto un rapporto sessuale, tuttavia contestò sempre di avere usato violenza, sostenendo che la presunta vittima era consenziente e, anzi, l'avesse provocato. Il giudice lo prosciolse (doc. _).

Infine, nel 2001 l'accusato è stato querelato da un vicino di casa per vie di fatto e minaccia; il rapporto prodotto quale doc. _ indica tuttavia che il querelante, "preso atto delle intenzioni del querelato" ha fatto recesso di querela e la procedura stralciata dai ruoli.

1.4.     Al momento dei fatti ora imputatigli l'accusato era - e lo è tutt'ora - impiegato al secondo piano, sul quale sono disposte sedici camere, occupate da un massimo di venti anziani ospiti (doc. _). La struttura gerarchica del piano, secondo le indicazioni rese dal direttor __________, prevede un capo reparto __________, 3-5 infermieri, 5-6-assistenti di cura, uno stagista e, se del caso, qualche allievo della scuola infermiera. L'accusato è uno degli assistenti di cura.

Il direttore di __________, __________, ha definito ottima la qualifica di __________ "tanto è vero che anche il precedente direttore aveva deciso di puntare su di lui e che __________ medesima aveva investito sulla formazione dell'interessato"confermando che l'accusato, per il suo ruolo all'interno della Commisione del personale, ha"un canale privilegiato"con la direzione.

Poi a domanda specifica, il direttore ha precisato che le valutazioni sul personale venivano redatte dalla responsabile delle cure __________ e dal caporeparto __________ e che, per quanto riguardava quella del 2002, "nel complesso" quella dell'accusato "andava bene, anche se poteva migliorare in alcuni punti".

Su __________ il dr. __________, attuale responsabile medico di __________, ha dal canto suo riferito quanto riportatogli dal direttore __________, che ne ha sottolineato la giovialità e le capacità, ma anche che non sarebbe "la persona più fine" e per questo è accettato da molti pazienti, "da altri meno".

__________, caporeparto del secondo piano, che ha affermato di "avere una specie di amicizia" con l'accusato (secondo la teste __________ i due erano "culo e camicia" (doc. _, pag. 2)), ha sottolineato di __________ l'atteggiamento "professionalmente corretto sia con gli utenti che con i parenti, i quali utenti, quando lui è assente, chiedono di lui e ne sentono la mancanza", di non aver personalmente mai constatato atteggiamenti scorretti con gli ospiti né di avere avuto al riguardo reclamazioni da parenti.

__________, dal 1999 assistente di cura a __________, già compagna dell'accusato, con cui è rimasta in rapporti d'amicizia, lo ha definito "persona squisita, sempre disponibile, molto collegiale; con gli anziani è molto carino; ha quasi un fare paterno. E' molto cordiale con i parenti che hanno una certa fiducia in lui" e ha dichiarato di non avere mai assistito a momenti di "violenza contro ospiti".

__________ e __________, entrambi dipendenti di __________, sottolineano nelle loro testimonianze scritte come l'accusato sia "un collega gentile, aperto nelle sue idee, collaborante e benvoluto dagli ospiti che spesso richiamano la sua attenzione per accontentare i loro desideri" e a cui "piace scherzare e raccontare barzellette" (doc. difesa _), rispettivamente "un collega affidabile, collaborante, stimato dagli ospiti e di lunare carattere" (doc. difesa _).

Infine, la figlia di un'anziana ospite, __________, riferisce, sull'accusato, "benvoluto da tutti, ospiti e personale", "di aver potuto apprezzare il suo modo di lavorare, allegro e scherzoso con tutti" e che per la madre "era il più bravo perché sempre gentile e disponibile ed era molto contenta quando era lui ad occuparsi di lei perché si sentiva sicura" (doc. difesa _).

2.     Fra gli ospiti del secondo piano di __________ vi era __________, nato il __________ e deceduto il __________.

Egli, persona robusta, alta ca. 180 cm e pesante ca. 80 kg, è entrato nell'istituto __________ nel marzo 1997, poiché a seguito delle sue patologie, i famigliari non erano più in grado di occuparsene.

La figlia di __________, __________, sentita come teste, ha confermato che il padre era stato ricoverato nel 1997 poiché in casa la situazione era divenuta insostenibile e che con l'accordo del medico curante dr. __________ si era optato per il trasferimento a __________.

__________ era affetto da cecità all'occhio sinistro, da cecità parziale a quello destro e a volte denotava momenti di agitazione psicomotoria, ondeggiando ritmicamente con il busto, quando seduto, e ripeteva spesso, in soliloquio, "signorina cosa faccio, signorina cosa faccio".

L'ospite presentava inoltre problemi psichici (confermati da alcuni dei testi sentiti in aula) oltre che motori, nel senso che, di regola, quando doveva eseguire spostamenti andava assistito.

__________

- che nel settembre 2000 ha "presentato", fra gli altri, "il caso __________" nell'ambito del proprio lavoro di diploma (doc. difesa _)

- ha parlato di "scompensi psichiatrici" e ha riferito che l'anziano "andava a giornate", tanto che "certe volte sapeva uscire di camera e camminare da solo", segnalando tuttavia come egli fosse "elemento di disturbo per gli altri ospiti e i parenti di questi", affermando che, a suo avviso, "lì(inteso: __________)non era il suo posto".

L'assistente di cura __________, in aula, ha indicato di aver assistito __________ quando questi era stato trasferito al primo piano. Egli ha confermato le patologie di cui era affetto, segnalando che __________ era un paziente impegnativo, "pur come qualche altro", che a volte era difficile farlo camminare (in tal caso "lo si lasciava seduto") e, inoltre, che "quando, passeggiando, a volte si lasciava cadere indietro, bastava riprenderlo e lui si rimetteva in linea".

Il dr. __________, medico curante di __________ dal 1994 ed attualmente medico responsabile di __________, ha specificato che l'ospite era difficilmente gestibile e l'ha definito "un caso limite per le sue patologie all'interno della struttura di __________". Lo stesso medico, ad un certo momento, aveva proposto il trasferimento a __________, ma la figlia si era opposta perché "precedenti ricoveri avevano dato esito negativo" e perché per il padre era importantissima la visita quotidiana dei famigliari, che altrimenti avrebbero avuto difficoltà a raggiungerlo.

__________, assistente di cura, ha indicato che era stato richiesto dall'équipe del secondo piano "l'intervento della dr.ssa psichiatra __________ per gestire meglio la patologia del Signor __________ La dottoressa diceva di trattarlo in modo fermo e di ignorare le sue domande ripetitive; anche di lasciarlo mangiare da solo poiché non aveva nessuna patologia che gli impedisse di farlo da solo. Il dr. __________ poi invece disse di alimentarlo come prima, poiché aveva perso peso".

Qui va inserito un breve inciso sulla terapia relativa all'alimentazione applicata all'ospite e alla quale la difesa ha fatto più volte riferimento.

La psichiatra __________ aveva infatti indicato che si lasciasse che __________ si alimentasse da solo. Constatato tuttavia il dimagrimento importante (tra i 10 e i 15 kg) dell'ospite, il dr. __________ aveva modificato tale terapia, ritornando all'alimentazione "aiutata". Di ciò era al corrente, tra gli altri, oltre al personale del secondo piano, la figlia. Il dr. __________ lo ha confermato, indicando nel contempo di non rammentare se vi fosse anche l'ordine della dr.ssa __________ di trattare __________ con fermezza. Questo particolare è stato ricordato, oltre che dall'accusato, dai soli testi __________ e __________.

3.     Stante l'accusa, __________, nel suo ruolo di assistente di cura, si sarebbe reso colpevole di vie di fatto aggravate nei confronti dell'ospite __________.

I fatti, indicati nel decreto, sarebbero intervenuti fra la fine del 2001 e il mese di luglio del 2002.

__________ ha negato di aver commesso quanto imputatogli.

Qui di seguito vengono esaminati, uno per uno, gli atti che sarebbero stati ad lui compiuti, seguendo, per maggior comprensione, la "sistematica" indicata dal procuratore pubblico nel decreto d'accusa, e meglio:

-sub3.1.: "a)pizzicotti inflitti in più occasioni al punto da farlo gridare di dolore";

-sub3.2.: "b)colpendolo in più occasioni con ginocchiate sulle gambe";

-sub3.3.: "c)in una circostanza, afferrandolo con una mano e stringendolo con una morsa al fianco destro";

-sub3.4.: "d)dandogli spintoni e strattonandolo";

-sub3.5.: "e)colpendolo con un calcio al sedere";

-sub3.6.: "f)in una circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto".

Sulle tesi difensive, per quanto non riferite al singolo episodio esaminato, si dirà più avanti.

3.1.    "pizzicotti inflitti in più occasioni al punto da farlo gridare di dolore"

I fatti sarebbero stati visti, in più occasioni e in momenti diversi, da __________, stagiaire tra il luglio 2000 e il settembre 2002, la quale lavorava, a quel momento, al secondo piano, e da __________, assistente di cura.

Così __________ nel verbale di polizia (doc. _, p. 2): "__________mentre accompagnava __________ nel corridoio, senza farsi notare, spintonava l'anziano dandogli pure dei pizzicotti sulle braccia per farlo camminare più velocemente", rispettivamente davanti al Procuratore Pubblico (doc. _, p. 3): "ho visto __________ in un paio di occasioni dare dei pizzicotti a __________. In questi casi gli afferrava la pelle del braccio tra le sue dita e gliela girava fino a quando __________ si lamentava. In questi casi diceva "aia". Devo dire che sovente notavamo poi ed io personalmente li ho riscontrati in più occasioni che __________ aveva degli ematomi sulle braccia".

In aula __________ ha ribadito tutto, precisando che "__________prendeva la carne del braccio fra le sue dita e tirava. L'ho visto più volte, non tante, ma più d'una. __________ sentiva dolore e diceva "aia"".

Dal canto suo, __________, impiegato presso __________ dapprima come stagista, poi come ausiliario di cure, nonché membro della Commissione del Personale, al dibattimento ha confermato in pieno e con dovizia di particolari quanto dichiarato a verbale di fronte alla polizia(doc. _, p. 1-2):"Una sera, attorno al mese di maggio/giugno dell'anno scorso(inteso: 2002), sono salito al secondo piano perché avevo portato il carrello dei pasti della cena. Ritornando indietro, c'era il Signor __________, seduto al tavolo con la sedia, con i braccioli, ed il tavolo era in senso orizzontale, verso il lift ed attaccato al pilastro di cemento armato, che si trova al centro del salone, verso la cucina. Il Signor __________ stava dicendo ad alta voce "signorina cosa faccio", più volte, ripetitivo, __________, rispondeva "ades basta, ta soporti pü", in dialetto ticinese. __________ si spostava verso il Signor __________, con la sua mano destra lo afferrava sotto la scapola sinistra, dandogli un pizzicotto molto forte, girando nel contempo la mano.

__________, per reazione, subito si spostava in avanti ed indietro quattro volte, alzandosi leggermente dalla sedia, urlando dal dolore "aia", per quattro volte. Faccio rimarcare che io ero già presente, quando lui ha fatto la battuta verso __________ e prima di attaccarlo. __________, in seguito, si è girato e vedeva che io continuavo a guardarlo e mi ricordo che lui ha detto un'altra battuta, sempre in ticinese e precisamente "inscì t'impari, bambo"".

In aula __________, peraltro mimando con trasporto la scena, ha indicato come __________ avesse "urlato in progressione, quattro volte" e di ricordare molto bene quanto visto poiché rimasto scioccato, "tanto da stare male e non riuscire a dormire, questo per svariate notti".

Sui pizzicotti, seppur non visti, ha riferito, in qualche modo, anche la teste __________, ausiliaria di pulizia al secondo piano dal 2000 al 2002 (doc. _, pag. 2): "Un giorno, mentre mi trovavo a lavorare in una camera del secondo piano udivo l'__________ lamentarsi, dicendo "aia". Da parte mia, uscivo dalla stanza da letto e nel corridoio vedevo __________ con il paziente e gli chiedevo come mai __________ si fosse lamentato e lui mi rispondeva che non c'era niente. __________ per contro mi diceva che __________ gli aveva dato un pizzicotto sul braccio sinistro ed ora non ricordo più se gli aveva lasciato il segno. Io non ho visto direttamente __________ dare questo pizzicotto".

Al dibattimento __________ ha indicato di aver sentito più di una volta __________ urlare di dolore, "come nessun altro paziente", allorquando lei si trovava a lavorare nelle camere del piano con la porta aperta e __________ si occupava dell'anziano ospite.

L'accusato ha contestato i fatti rilevando in aula che, peraltro, "se dò un pizzicotto a qualcuno, penso che urla forte".

3.2.     "colpendolo in più occasioni con ginocchiate sulle gambe"

Così in merito __________, infermiera diplomata (doc. _, p. 2, verbale del novembre 2002): "Qualche mese or sonoho visto personalmente __________ che con le sue ginocchia colpiva gli arti inferiori di __________ che aveva difficoltà nel camminare. Questo è avvenuto nel corridoio. L'anziano mentre camminava si teneva con una mano allo scorrimano e solo per questo fatto non è caduto a terra a seguito dei colpi ricevuti".

La versione è stata ribadita, quasi rincarata, in un secondo verbale di polizia (doc. _, p. 2): "Spesso vedevo e mi accorgevo che quando __________ portava a passeggio l'ospite o lo riaccompagnava in stanza per essere sistemato, lo trattava in malo modo, spingendolo con forza e con le ginocchia gli dava dei colpi per farlo andare avanti. Preciso, __________, oltre a spingerlo, da dietro gli dava delle ginocchiate, altezza ginocchia del paziente. Queste ginocchiate venivano date con una certa forza. __________ a seguito di queste ginocchiate, molte volte si lamentava dal dolore".

__________ ha negato, precisando che un anziano viene di principio accompagnato di lato, quando cammina. Tuttavia se questi si lascia cadere indietro, l'assistente deve sorreggerlo da dietro e deve opporre una certa forza di contrasto.

3.3.    "in una circostanza, afferrandolo con una mano e stringendolo con una morsa al fianco destro"

L'episodio, singolo ("in una circostanza") è raccontato dalla teste __________ dal 1990 a __________, dapprima come assistente di cura, poi come assistente geriatrica. La __________ ha lavorato sempre e solo al primo e al terzo piano, mai al secondo. Nel 2001 ha iniziato la formazione quale allieva infermiera, poi per metà 2002 ha inoltrato le dimissioni. Attualmente lavora in un altro istituto di cura degli anziani come infermiera; là ha terminato la propria formazione e conseguito il diploma.

In aula la teste __________, sottolineando come la scena l'abbia disgustata, ha confermato quanto già espressa davanti alla polizia, e meglio (doc. _, p. 2): "nell'anno 2002, tra maggio e giugno, mi trovavo al terzo piano erano le 11.45 e riportavo il carrello degli alimenti dal terzo al secondo piano. Quando il lift si è aperto, ho visto __________ che si trovava a tergo del paziente (che stava mangiando) afferrarlo con la mano destra sul fianco destro, e stringere la mano in modo violento, tanto è vero che __________ ha urlato forte. Faccio rimarcare che in questo frangente il paziente aveva la bocca piena ed ha rischiato di soffocare, per urlare.

Nel frattempo __________ ha ingiuriato __________ dicendogli con rabbia a denti stretti: "maia bastard".

Ho visto e udito il tutto da una distanza di circa metri tre o quattro. Da dove mi trovavo io, __________ mi dava la schiena, mentre __________ si trovava dietro di lui, in piedi, ed io lo vedevo di profilo. __________ non ha avuto modo di vedermi e nemmeno si è reso conto della mia presenza, in quanto sono giunta improvvisamente, cogliendolo di sorpresa. Non mi ha visto in quanto la mia figura era nascosta dal carrello degli alimenti, dalle notevoli dimensioni. __________ infatti non si fermava, ma continuava imperterrito nei suoi insulti. __________ oltre ad urlare, per quel che poteva, si dimenava.

Faccio rimarcare che quando il paziente ha ricevuto questa "morsa", oscillava davanti al piatto, muovendo il busto in avanti ed indietro, come sua patologia; mentre oscillava continuava a ripetere "signorina cosa faccio, signorina cosa faccio"".

Negando di aver mai fatto quanto descritto dalla teste, l'accusato ha sostenuto che sarebbe stato impossibile che ciò fosse accaduto senza che nessuno se ne potesse accorgere, poiché in quel luogo ("spazio mensa" sul piano, adibito agli ospiti che non sono in grado di mangiare nella vera e propria mensa) vi sono sempre almeno 4-5 persone fra ospiti e parenti. Inoltre, così ha detto __________, "la __________ lavorava al terzo e non al secondo piano".

3.4.     "dandogli spintoni e strattonandolo"

Nella sua deposizione in aula, la __________ ha riferito che di regola __________, quando accompagnava l'ospite __________, lo faceva "normalmente"; alcune volte invece "lo spingeva con forza per farlo camminare più veloce".

Ha poi però confermato episodi che esulavano dalla "normalità" e di cui aveva già riferito di fronte agli inquirenti: "__________mentre accompagnava __________ nel corridoio, senza farsi notare, spintonava l'anziano dandogli pure dei pizzicotti sulle braccia per farlo camminare più velocemente" (doc. 10, p. 2), e, ancora: "ho pure visto come quando __________ non dava immediatamente seguito ad un invito per esempio a sedersi sul letto o sul gabinetto che __________, al posto di accompagnarlo, gli desse uno spintone, facendo così perdere l'equilibrio all'interessato" (doc. 12, p. 3).

Sempre la __________ ha specificato che l'accusato era uso strattonare in modo secco, afferrandolo per il colletto della camicia, l'anziano ospite che, mentre mangiava si lasciava cadere con la faccia in avanti (doc. _, p. 3).

Così la teste __________ (doc. _ p. 2): "ho visto in più occasioni __________ spingerlo(inteso: __________)in modo energico, per accelerarne l'andatura; a mio modo di vedere è un comportamento poco normale nei confronti di un anziano". In aula la __________ lo ha ribadito.

Il teste __________, pur se per la prima volta al dibattimento, ha indicato di aver assistito, uscendo dalla camera (a due letti) nr. 208, dopo aver messo a letto lui un'ospite e __________ l'altra, alla seguente scena: __________ stava camminando, attaccandosi allo scorrimano, davanti alla camera 208. __________ è giunto da dietro dandogli uno spintone e uno "scappellotto". __________ si è allora "quasi aggrappato" al corrimano, per evitare di cadere.

__________ ha negato spintoni e strattoni, indicando che in tal caso, l'instabile __________ sarebbe rovinato a terra.

3.5.     "colpendolo con un calcio al sedere"

La teste __________, ancora in aula, ha confermato di aver assistito ad un fatto svoltosi nel corridoio, già descritto al Procuratore Pubblico (doc. _, p. 3): "ci trovavamo nel corridoio del secondo piano e __________ stava accompagnando __________. Sentivo __________ dire a __________ "Su muoviti" e per farlo andare più veloce lo spingeva con una mano sulla schiena. Ad un tratto ho visto __________ dare un calcio nel sedere a __________. Egli non si accorse della mia presenza poiché mi trovavo alle sue spalle ad un 7-10 metri. Si trattò di un calcio abbastanza forte; non era un calcettino di "buona fortuna". __________ non reagì". Di fronte al giudice, a domanda, la teste ha risposto che "era un calcio che ad un anziano può far male" e che il fatto l'ha turbata, non avendo mai visto nessuno comportarsi così.

L'accusato nega di aver mai dato calci al sedere dell'anziano, affermando di aver dato "al massimoqualche pacca, anche perché c'era una certa confidenza".

3.6.    "in una circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto"

Anche qui la teste __________, stagista "affidata" all'accusato, è l'unica ad aver assistito al fatto.

Così nei verbali d'interrogatorio:

-    "Una mattina, nel maggio del corrente anno(inteso: 2002), verso le 10.00 mentre mi trovavo nella camera dell'ospite con __________ per fare il letto, __________ ha insultato verbalmente __________ poiché lo stesso ripeteva in continuazione la medesima frase. __________ ad un dato momento, molto irritato ha insultato __________ dicendogli delle parole che ora non ricordo con precisione. Al momento di uscire dalla camera, __________, che pronunciava ancora le medesime parole, veniva colpito al volto con la ciabatta che __________ calzava. Il collega molto irritato non ha pensato due volte a commettere quello che ha poi fatto (…) Lui, per cercare di sminuire il fatto affermava che non aveva colpito l'anziano al volto. Io però ho visto la ciabatta arrivare sulla faccia dell'anziano" (doc. _, p. 2).

-    "Mi ricordo di un episodio accaduto nella primavera del 2002. Mi ricordo che io mi trovavo già da qualche tempo al secondo piano. Quel giorno, era la mattina dopo la pausa e doveva trattarsi di un lunedì o martedì poiché __________ aveva fatto la doccia, io e __________ ci trovavamo nella sua stanza per rifare il letto.__________era seduto su una poltrona in un angolo della stanza e stava dicendo, anzi ripetendo la stessa frase. __________ gli disse più volte in modo brusco, anzi scortese, di smetterla. Gli diceva "mocala", "mocala, guarda che ti vedi ..." ed altre espressioni di questo tipo. Ripeto aveva un tono autoritario, decisamente poco gentile. Ad un certo momento __________ aveva interrotto il suo soliloquio e noi stavamo per uscire dalla stanza; in quel mentre __________ riprese a ripetere le parole di prima e __________ senza più dire niente tirò fuori una delle sue (del __________) ciabatte, afferrandola con una mano e tirandolo contro __________ da una distanza di un paio di metri. Lo colpì in pieno volto dopodiché la ciabatta cadde sulla radio. __________ lanciò la ciabatta con una certa forza, a mio modo di vedere sufficiente comunque per fare male. Ricordo che si trattava di una ciabatta di gomma dura. __________ si lamentò con un'espressione del tipo "aia". (…) Io sono assolutamente certa che __________ venne colpito in faccia".

Nel corso della sua audizione al dibattimento la teste __________ ha confermato il fatto così come sopra descritto, indicandolo, fra quelli da lei visti, per primo (così come già fatto negli interrogatori), quasi a sottolinearne la particolare valenza.

__________anche in quest'ultimo caso ha negato: "se così fosse stato, la conseguenza avrebbe dovuto essere maggiore".

4.     In un quadro più generale si inserisce la figura della teste __________, figlia di __________, la quale ha affermato che le visite, sue e della di lei madre, al padre rispettivamente marito avvenissero quasi quotidianamente.

La figlia, comprensibilmente, è apparsa provata dal dover testimoniare in aula e dover rimembrare momenti dolorosi che le ricordano il padre malato. Il dr. __________, che la conosce bene, parlando di lei, l'ha descritta come "non particolarmente emotiva" (__________ l'ha definita "un po' ansiosa"),  precisando che, "semplicemente,è una figlia che voleva il meglio per suo papà". __________ ha confermato che la Signora __________ era molto legata al padre e che aveva richiesto un'informazione costante sulle sue condizioni.

__________ si è recata più volte in direzione, alcune volte per fare i complimenti, altre volte per segnalare qualcosa che non andava.

In sostanza, la figlia ha confermato che il padre si lamentava spesso e che in più occasioni gli erano stati riscontrati degli ematomi. Lei e la madre avevano segnalato più volte la situazione al caporeparto o a chi si trovava sul posto in quel momento; poi, infine, in direzione, alla ricerca di una "discussione".

5.     Appare opportuno, a questo punto, inserire quanto da atti e testimonianze è trasparso sul rapporto di __________ con __________ nonché sulla terapia cui era sottoposto quest'ultimo.

5.1.     Più testi hanno potuto rilevare come __________ fosse sensibilmente irritato quando aveva a che fare con questo particolare ospite.

__________, che come stagista ha dovuto lavorare spesso accanto all'accusato, ha sostenuto che __________ diventava "subito nervoso" quando si occupava di __________, "diventando facilmente aggressivo nei suoi confronti sia sul piano verbale che fisico. Un atteggiamento così lo dimostrava solo con l'__________" (doc. _, pag. 2).

Così __________ (doc. _, pag. 2): "Posso dire che __________ con gli altri ospiti, a mio modo di vedere si comportava abbastanza bene, se però capitava che era nervoso, allora il suo comportamento cambiava, e diventava intollerante ed in particolare verso l'__________".

__________ ha rilevato al dibattimento di aver conosciuto il "lato aggressivo" dell'accusato __________ - con il quale pur aveva frequentato la stessa scuola, era andato in passeggiata assieme e aveva diviso la camera - solo negli episodi descritti con __________ (pizzicotto durante il pasto e spintone nel corridoio).

__________ poi riportare quanto riferito dallo stesso accusato, allorquando indica di non poter escludere di essersi trovato con la __________ nella stanza di __________, mentre questi "faceva uno dei suoi monologhi o soliloqui ripetitivi" né di essersi "innervosito in uno di questi frangenti"(doc. _ pag. 3).

__________ non ha assistito personalmente ad alcuno dei fatti inseriti nel decreto d'accusa. Ella ha visto una volta __________ imboccare "con forza" il padre che già aveva la bocca piena e il bavaglino imbrattato di resti di cibo, quando, per constatazione diretta, imboccando di tanto in tanto lei medesima il padre, ha sostenuto che "era molto pulito nel mangiare"; ha tenuto così a puntualizzare di aver intensificato, dopo quell'episodio, la propria presenza durante i pasti, così da poter occuparsi personalmente dell'alimentazione del padre.

La teste ha infine riferito, nell'ambito dell'inchiesta condotta dall'autorità comunale di __________, che, per definire lo stato di giornata di __________, l'accusato (che lo ha contestato) aveva usato espressioni che l'avevano turbata, quali "Oh tuo padre che disastro oggi" oppure "L'è pien da emme fin chi" (doc. _)                                                                .

5.2.     Per quanto attiene il modo di alimentare l'anziano ospite, la difesa ha voluto insistere sul fatto che in un primo tempo la dottoressa __________, psichiatra, avesse indicato quale terapia di lasciare che l'anziano si alimentasse da solo, secondo i suoi bisogni, senza forzarlo. A fronte della perdita di peso di __________ (pari a 10-15 kg) il dr. __________ era intervenuto modificando la terapia. Da lì la necessità, da parte degli assistenti, giusta __________, di imboccare il paziente con un certo vigore.

A fronte di quanto da lei visto e da altri riferitole, la figlia ha preteso un incontro, avvenuto il 24 luglio 2002, con il direttore __________, il caporeparto __________ e __________; durante lo stesso la figlia ha contestato ai presenti i maltrattamenti sul padre.

__________ ha affermato che in tale riunione egli ha garantito alla figlia dell'ospite di non averlo mai trattato male e che però se l'impressione fosse stata quella di essere stato disposto a chiedere scusa (doc. _, pag. 5).

Secondo __________, invece, l'accusato avrebbe ammesso d'aver spinto il padre con eccessiva foga e di comportarsi con lui in modo severo, scusandosene e affermando che ciò dipendeva dallo stato quotidiano del padre e dallo stress lavorativo cui era sottoposto. Il direttore __________, nella sua audizione testimoniale (anche in doc. _, pag. 3), ha confermato che l'accusato ha porto le proprie scuse dinnanzi alla figlia dell'ospite ed ha addotto le giustificazioni sopraindicate.

Atteso che la questione dell'"alimentazione forzata" non è fonte in sé di d'accusa, siano spese solo alcune parole.

Innanzitutto il medico responsabile dr. __________, che ha anche monitorato con un'indagine lo "stato" di __________ e dei suoi dipendenti, ha più volte ribadito dinnanzi a questo giudice come non vi fossero problemi di sorta di lavoro e che non vi erano situazioni di stress fra i dipendenti che non rientrassero nei normali canoni o fossero maggiori che in altri luoghi analoghi.

Sia detto poi che "a giustificazione" mai (prima di arrivare in aula) l'accusato ha fatto riferimento agli ordini della psichiatra __________, che lui stesso ha peraltro indicato essere circoscritti a non imboccare più il paziente ed a usare con lui un tono di voce (ripetesi: tono di voce) più energico (doc. _, pag. 2).

Infine va rilevato che il dr. __________, così interrogato, ha detto di non ricordare che vi fosse nella "terapia __________" l'indicazione di trattare con fermezza l'ospite.

Sia come sia, è fuor di dubbio che gli atti di cui è accusato __________ vanno ben oltre la "fermezza".

5.3.     Analogamente, poco sia detto, in questa sede, sugli ematomi riscontrati sul corpo di __________, assunti, in procedura, a meri indizi, di cui non si è potuto stabilire relazione diretta con l'accusato.

Il dr. __________, medico responsabile di __________ dal marzo 2001 a fine febbraio 2003, ha precisato che ematomi su un anziano possono essere provocati anche "spontaneamente" dall'assunzione di medicamenti usati come anticoagulanti.

Il dr. __________, dal canto suo, ha confermato di essere stato chiamato più volte per verifiche di ematomi sull'ospite __________, a volte non trovando spiegazioni, come, ad esempio nel caso (certificato il 20 novembre 2002 per la visita del 12 luglio 2002, cfr. annesso al doc. _) dell'ematoma apparso attorno all'occhio sinistro: recatosi sul posto per verificare come __________ avrebbe potuto procurarselo il dr. __________ ha constatato che se caduto, dal letto, sul comodino, l'ospite avrebbe picchiato l'occhio destro, non il sinistro.

6.     A fronte delle risultanze dell'incontro in direzione, della mancanza di fiducia della figlia __________ "nei confronti del secondo piano", tanto da sentire su di sé una certa pressione ogni volta che, dopo la "discussione", vi metteva piede, nonché della difficile patologia dell'ospite, il dr. __________ aveva personalmente proposto alla figlia il trasferimento del padre presso la __________ di __________ o, in via subordinata, all'Ospedale __________.

Poi si è optato per il semplice trasferimento "interno" al piano inferiore, anche per permettere ai famigliari di essere costantemente accanto ad __________.

Il trasferimento al primo piano (avvenuto il 12 agosto 2002), stante la figlia, ha aiutato "radicalmente" il padre, cui, da allora, sono stati riscontrati solo ematomi "segnalati" (dal personale). Sia lei che i parenti hanno appurato da quel momento maggior serenità nell'anziano.

La figlia ha tenuto a dichiarare al Municipio di __________ la propria soddisfazione per il trattamento che il padre riceveva dal personale delprimopiano, sostenendo che "ora mio padre viene trattato con cura e amore" (doc. _, pag. 1), e che "le problematiche (giorni "si", giorni "no") continuano, ma ho constatato personalmente da parte di mio padre una ritrovata tranquillità mentale e una più marcata presenza" (doc. _, pag. 5).

Il dr. __________ ha riconosciuto che la situazione era divenuta più pacifica da quando __________ è stato trasferito.

Così invece il dr. __________, dal punto di vista prettamente medico: "La situazione dell'ospite __________ non è sostanzialmente mutata con il trasferimento dal secondo al primo piano. Preciso che all'inizio vi è stato un cambiamento in positivo, che però sull'arco dei mesi ha portato ad una situazione analoga a quella antecedente". Egli, a domanda, ha poi precisato che la figlia era apparsa soddisfatta della situazione al primo piano.

7.     La difesa, volta a perorare l'assoluzione del proprio assistito, hain primismirato a minare la credibilità dei testi, sostenendo che gli stessi si sarebbero coagulati nell'intento di danneggiare l'accusato o, almeno, attraverso di lui, l'invisa direzione di __________.

L'accusato in aula, riferendosi ai testi, ha indicato di avere avuto in passato problemi sia con __________ (a seguito della redazione della lista di manchevolezze di cui al doc. _), sia con __________ (che aveva segnalato in direzione per la sua mancanza di collaborazione), sia con __________ (con cui aveva avuto "un paio di battibecchi perché metteva il naso nella mia vita privata") e anche con __________, richiamata all'ordine in più occasioni quando era stagiaire poiché, a suo dire, refrattaria nell'eseguire quanto richiestole.

Mai egli ha segnalato di avere avuto dissidi di sorta con __________, teste che è stato risparmiato, quasi dimenticato, nella pletora di invettive promossa dalla difesa nei confronti dei diversi testi accusatori.

7.1.     A __________ dal 1998, il direttore __________ ha spiegato come __________  costituisse per l'istituto "un seguito di problemi".

Nel corso di un'indagine interna a __________ è emerso che l'infermiera __________ commetteva gravi errori, sbagliando la somministrazione di medicamenti nelle ore serali (quando poi l'ospite non veniva più ricontrollato) oppure dimenticando di dare l'insulina ai pazienti diabetici. Il Municipio di __________ aveva conseguentemente licenziato la dipendente, con la quale aveva già avuto più di un problema (doc. difesa da __ a __).

Ricordandolo, la difesa, producendo inoltre gli atti afferenti la "battaglia" per l'apertura del conto su cui ricevere il salario e richiamandosi al suo "diario" (doc. _), ricco di sospetti e suggestioni, ha cercato di dimostrare come __________ fosse una persona ben più che bizzarra, quasi visionaria, e, quindi, a suo dire, non degna di fiducia nelle sue affermazioni.

Va tuttavia focalizzato che la segnalazione del marito __________ ha sì, di fatto, dato avvio all'inchiesta, ma il contenuto della stessa e di quanto da lei seguito è stato opportunamente ridimensionato da parte dallo stesso Procuratore Pubblico: oggetto del seguente procedimento sono rimaste le "sole" ginocchiate alle gambe.

Altri atti, ancor più gravi, sono stati descritti dalla bocca di altre persone.

__________, poi, non è "partita" direttamente (anzi, peraltro, lo ha fatto il marito) segnalando __________ all'autorità inquirente: prima ne ha parlato con l'accusato stesso, poi con il dr. __________ (manifestandogli gli ematomi sul corpo di __________), poi ancora con la direzione.

Va poi detto, che sempre la __________ ha sempre tenuto a scindere ciò che era stato visto da lei personalmente (e di cui si è confidata in casa propria, col marito) da ciò che invece era mero motivo di sospetto o riporto da terzi.

Così ad esempio non ha inventato dettagli attorno a quello che ha indicato essere un proprio dubbio su "segni" riscontrati sull'ospite __________, rispettivamente, riferendo a __________ di aver notato degli ematomi sul corpo del padre, ha contestualmente ammesso di non aver visto "nessuno "picchiare o usare violenza verso suo padre" (doc. _, pag. 3).

Non vi è quindi motivo di credere che abbia inventato cose non viste.

Se avesse voluto "creare il mostro" ad ogni costo, ella avrebbe probabilmente rafforzato le proprie descrizioni, affermando di aver visto personalmente ben più episodi.

__________, del resto, non aveva motivo per avercela con __________, dipendente come lei e col quale non aveva particolari rapporti.

Così su di lei l'accusato (doc. _, pag. 4): "V'è un'infermiera che non si è integrata nel gruppo, lavora in modo indipendente senza particolari contatti con i colleghi: il gruppo organizza attività anche dopo l'orario di lavoro (pizza, bicchierata, caffè, ecc.); l'infermiera in questione non partecipa mai. Trattasi della Signora __________", affermando che con lei non aveva particolari contatti (quindi, nemmeno negativi) né di aver mai ricevuto critiche da lei.

L'infermiera non era inserita nell'ambiente di __________ e non aveva stretto legami con nessuno, nemmeno quindi con la __________, la __________, __________ o la __________. Il direttore __________ l'ha definita una persona "isolata, che ha problemi di adattamento ad uno stile di vita come il nostro".

La segnalazione portata dall'accusato in direzione per mancanza di collaborazione della collega è stata manifestazione della volontà dei colleghi tutti, per bocca di __________ solo perché questi era il portaparola (quale presidente della commissione del personale). Inoltre la __________ era già in conflitto con la direzione per altre cose, di ben maggiore spessore, tanto da provocarne il licenziamento.

7.2.     __________ ha motivato di aver segnalato i maltrattamenti visti solo quando terminato il suo periodo a __________ con il fatto che temeva ripercussioni sul posto di lavoro, dovendo, come stagista, ricevere "le note" dall'accusato e lavorare con lui a tu per tu sullo stesso piano. Essendo in formazione, ella aveva forti timori a parlarne con gli altri, tanto che prima di lasciare l'istituto si è confidata solo con un paio di colleghe oltre che con il suo medico di fiducia. Di ciò hanno reso testimonianza le colleghe __________ (doc. _, pag. 2) e __________.

A conferma poi vi è lo scritto del dr. med. __________ (doc. _) in cui attesta che nel luglio 2002 in occasione di "un controllo" (indicazione da cui si deduce che la __________ non si era rivolta al medico solo per "vuotare il sacco" allo scopo "creare" ad arte un certificato medico) "mi disse di essere molto angosciata perché era a conoscenza che un ospite di __________ era stato maltrattato da un infermiere. (…) Conosco la signorina __________ dalla nascita, conosco e curo tutta la sua famiglia e personalmente mi sono sempre fidato di quanto mi ha riferito perché vedevo in lei una vera situazione di angoscia di fronte a questi atti che la turbavano profondamente e in nessun momento ho avuto qualsiasi dubbio che non mi raccontasse la verità".

A precisa domanda, la teste __________ ha specificato davanti al giudice che questa era stata la causa principale delle sue dimissioni: per quanto visto stava male e non dormiva più.

La difesa ha cercato, pur solo accennandone e limitandosi a una vaga allusione, di condurre il motivo delle dimissioni ad una problematica relazione sentimentale con un dipendente della cucina.

A dire il vero, sia quel che sia, poco importa il motivo (o, più presumibilmente, i motivi) delle dimissioni, di fronte ai precisi e ripetuti racconti dei fatti compiuti, lei presente, da __________.

Da quanto emerso nel procedimento la __________ è una giovane come tante, che all'inizio del suo cammino professionale ha bocciato degli esami nel 2001 a __________ e, semmai, aveva problemi di relazioni in famiglia, avendone nascosto l'esito negativo alla madre (così il teste __________).

In seguito si è trasferita in un altro istituto per persone anziane, il __________, dove ha "normalmente" terminato la propria formazione.

La teste ha indicato di non aver mai avuto problemi con i colleghi e di aver fatto amicizia in particolare con la __________, negando, invece, a domanda della difesa, di aver legato con la __________ o con la __________.

7.3.     __________ mai ha avuto screzi con l'accusato, anzi: i due hanno frequentato la stessa scuola e nel corso di un'uscita scolastica avevano persino diviso la medesima camera; entrambi fanno parte della Commissione del personale.

Malgrado un marcato travaglio interno, esternato ancora al dibattimento, __________ ha affermato di aver atteso, per "parlare" l'apertura del procedimento penale e la conseguente "liberatoria" dell'istituto ai dipendenti per raccontare agli inquirenti quanto sapevano sui fatti. Egli non ne ha accennato ai colleghi (differentemente se avesse voluto "montare" un caso __________) né, del resto, con la direzione che, secondo lui, manterrebbe un rapporto di "forte credibilità su tutto" con l'accusato che gli avrebbe detto di essere rimasto deluso dal fatto che questa non fosse riuscita ad evitare "che tutto uscisse all'esterno".

La difesa ha quasi omesso di cercare di screditare l'attendibilità del teste __________, semplicemente appellandosi ai suoi buoni rapporti con __________.

7.4.     L'ausiliaria di pulizia __________ ha avuto problemi e discussioni con la direzione di __________ sin dal 1995. Ciò non è certo stato negato dalla teste; del resto gli atti sono irrefutabili.

__________ sostiene che i motivi che avrebbero spinto la __________ ad incolparlo si fonderebbero sulla sua segnalazione (anche in questo caso per il suo ruolo di presidente della commissione del personale e non per vezzo proprio) di manchevolezze alla direzione (doc. difesa _): trattasi di atti di indisciplina e di cattive abitudini per le quali la teste già era stata richiamata in passato (doc. difesa _ e _).

Ed è proprio perché più che avvezza a animate discussioni con direzione, collaboratori e colleghi (ad esempio con quelli della cucina, che addirittura ne avevano chiesto l'allontanamento) che risulta assai improbabile ritenere che la segnalazione di __________ abbia avuto sulla __________ un effetto particolare, non trattandosi certo di episodio isolato.

Il direttore __________ lo ha confermato, parlando (della __________) di "mancanza di umiltà"e di"un'aggressività di fondo che si riflettono in grosse difficoltà relazionali con i superiori in generale e con chi osa dare delle direttive" e rendendo edotto il giudice che "ancora recentemente ella è stata oggetto di un ammonimento".

La tesi della "vendetta" contro il solo __________ mal si concilia quindi con quanto costantemente vissuto dalla __________.

__________ ha indicato che l'ausiliaria di pulizia __________ "è un caso difficile, con cui non vado d'accordo e che, per la verità, non va d'accordo con nessuno" (doc. _, pag. 4), contribuendo, involontariamente, a rendere così ancor più poco credibile di esserne stato bersaglio particolare.

Per di più sia reso merito sul fatto che la teste ha riferito quanto da lei ravvisato di persona (spintoni, imboccamento del paziente con forza), ma ha anche, spontaneamente, sempre ammesso di non aver mai visto direttamente __________ dare pizzicotti all'anziano ospite (ma solo di aver udito questi urlare di dolore dalle camere adiacenti) né di aver sentito l'accusato minacciare la __________ né tantomeno di rammentare, oltre a quelli segnalati, "altri episodi di comportamento anomalo da parte del __________" nei confronti di __________ (doc. _, pag. 2).

7.5.     __________ ha chiarito di essersi sfogata, dopo quanto visto, con il marito infermiere, con altre persone e anche con l'istituzione scolastica.

Infine si è recata in direzione, accompagnata dalla collega __________, per rendere edotto il direttore __________ di quant'era accaduto, sottolineando di non averlo certo fatto "a cuor leggero, avendo una formazione in corso e una famiglia", temendo per di più di non essere creduta per la sfiducia che l'alta gerarchia aveva in lei e, di converso, per la fiducia che riponeva nell'accusato.

Il direttore __________ ha confermato che l'istituto non aveva "puntato" sulla __________ (mentre lo aveva fatto su __________) e che non l'aveva ritenuta idonea (per ben due volte) a frequentare la scuola d'infermiera (poi portata a termine con successo altrove).

Davanti alle due infermiere, __________ aveva ostentato il dubbio che potesse trattarsi di un "complotto" (l'hanno confermato al dibattimento gli stessi __________ e __________).

Quanto da lei visto fare da __________ sarebbe stata "la goccia che ha fatto traboccare il vaso", l'input per l'inoltro delle dimissioni, rese poiché "schifata di vedere come la direzione tenesse a determinate persone" e poiché "in quell'ambiente sarebbe stato difficile ottenere il diploma di infermiera".

7.5.1.     __________ ha affermato di aver visto l'episodio (di cui al cons. 3.3.) in un'occasione specifica, nello spazio al secondo piano attiguo all'ascensore, adibito a "mensa di piano" per coloro - pochi - che per le proprie condizioni e patologie non possono mangiare nella mensa comune.

La difesa si è chiesta come potesse essere possibile che altri, in quel luogo, non abbiano visto __________ fare quello di cui è imputato.

Sia premesso che l'accusato medesimo ha affermato che gli altri ospiti si erano lamentati di __________ e che di conseguenza questi, che "in pratica conduce una vita solitaria" (doc. _, pag. 3), non era più stato lasciato con gli altri ospiti.

Per il numero minimo di ospiti in questo stato e per le loro esigenze (non necessariamente devono seguire i ritmi degli altri) appare credibile sia che l'accusato si trovasse lì, in quel preciso momento, solo con __________ sia che, in ogni caso, lo stato psichico di eventuali altri ospiti presenti non abbia permesso loro di rendersi conto, di accorgersi o perlomeno di riferire a terzi del comportamento di __________.

7.5.2.     La teste __________ ha spiegato di aver visto l'episodio di profilo e che __________ non l'avrebbe vista poiché la figura era nascosta dal carrello degli alimenti di notevoli dimensioni (ciò che appare possibile, come affermato dalla teste __________). E' pur vero che il carrello delle vivande, nel muoversi, fa un certo rumore; lo spazio percorso (pochi metri dal lift) appare tuttavia minimo. In ogni caso, determinante non appare se la __________ sia stata vista o meno dall'accusato, ma quanto da questi compiuto. Gli episodi accaduti davanti a __________ e alla __________, ben visti da __________, dimostrano che quest'ultimo non aveva timore nel mostrare i propri modi nei confronti dell'anziano ospite direttamente ai colleghi e di assumersi certi "rischi", pensando forse così di accrescere la sua "ascendenza" sugli altri.

7.5.3.     La difesa ha infine sostenuto che vi sarebbe contraddizione nel fatto che la __________, che ha visto l'episodio in uscita dall'ascensore, avrebbe consigliato la __________ di salire le scale (e non usare il lift) per cogliere sul fatto chi maltrattava il padre. La figlia di __________ non poteva non essere vista, uscendo dall'ascensore; salendo le scale e recandosi in visita al padre ad orari irregolari, avrebbe potuto accorgersi, non attesa, del perché il padre si lamentava.

Mal si comprende il "disegno" della teste __________ nel consigliare questo modo di procedere alla figlia dell'ospite, se già sapeva che, non accadendo nulla, nulla avrebbe potuto essere visto.

7.5.4.     La difesa infine ha richiamato la somiglianza degli episodi raccontati dagli "amici __________ e __________" sostenendo che "non è credibile che entrambi abbiano visto la stessa cosa; pertanto uno dei due mente". Un'amicizia sul posto di lavoro non costituisce reato; appare sufficiente, invece, a fronte delle altre testimonianze, che anche uno solo dei fatti sia realmente accaduto. Va puntualizzato che la versione di __________ non si basa sul suo "mascheramento" per mezzo del carrello, nel senso che è del tutto estranea allo stesso, se non che __________ si trovasse in quel luogo perché di ritorno dopo aver condotto il carrello delle vivande. Il teste ha chiarito che __________ si è accorto della sua presenza e chepoiha dato il pizzicotto, girando nel contempo la mano. Mai il teste ha sostenuto di non essere stato visto da __________.

7.6.     A fronte di tutto quanto precede il giudice non può ritenere credibile la tesi difensiva del "complotto".

I testi, nei loro plurimi interrogatori davanti alle autorità inquirenti e ancora al dibattimento, hanno ribadito, senza eccezioni o contraddizioni, le loro versioni.

Due di loro, __________ e __________, poi, continuando a lavorare a __________ non hanno nulla da guadagnare nella condanna dell'accusato e, visti i loro pareri sui rapporti direzione-accusato, non potevano certo attendersi di essere "premiati". Ancor meno gli altri testi, che già da tempo hanno lasciato l'istituto di __________, affermandosi altrove. Tutti, in caso di falsa testimonianza, rischiando un procedimento penale a loro carico.

Se si fosse trattato di un "complotto" mal si vede come i vari testi (__________ escluso) non avrebbero cercato di nascondere (ciò che invece è stato da tutti candidamente ammesso), per essere più credibili, di aver discusso fra di loro di quanto visto rispettivamente di aver segnalato i casi alla figlia dell'ospite (doc. _, verbale __________, pag. 3).

La tesi secondo la quale "se era possibile creare problemi al datore di lavoro, ogni occasione era buona" s'infrange di fronte ad esempio al teste __________, che mai ha avuto problemi con direzione o colleghi (anzi: è stato eletto nella Commissione del personale).

La difesa poi ha attaccato la credibilità della teste __________, dicendo che la stessa, delusa dalla sua "relazione" con il Municipio di __________ e con la direzione, avrebbe macerato un "comprensibile risentimento", anche per il fatto di aver dovuto perseguire altrove la sua formazione.

__________, poi, avrebbe "dato una mano alla sua amica __________, inventandosi la stessa scena, ma vista da lui".

In verità, mal si vede a che pro tutti se l'avrebbero presa con __________, pur sempre "solo" un assistente di cura, che, per suo stesso dire, in seno all'istituto svolge "un ruolo subalterno" (doc. _, pag. 1), gerarchicamente inferiore a quello che svolgeva già la __________, ad esempio, a quella che svolge la __________. __________ era già suo pari, la stagista __________, agli inizi della sua formazione, non poteva ambire al suo posto; né poteva la __________, ausiliaria di pulizia.

Fra queste vi erano poi persone che al momento dell'avvio dell'inchiesta già erano lontani da __________ e non sembra proprio fossero interessati a tornarci.

Per quanto riguarda la funzione di presidente della commissione del personale ricoperta dall'accusato, va sottolineato come a capo della stessa sia stato messo, democraticamente, dagli stessi colleghi, non dalla direzione. Destituendolo, nessuno, proprio per il principio dell'elezione, avrebbe avuto sicurezza di rivestirne il ruolo.

I rapporti avuti da parte dei testi con __________ erano in generale buoni; alcuni hanno avuto piccoli screzi (di cui si è già ampiamente detto sopra), uno __________ non ha mai avuto alcun dissidio; nessuno aveva motivi tanto gravi da punire gratuitamente in modo tanto severo l'accusato.

Infine, __________ ha ribadito in aula di non aver voluto adire le istanze penali, ma di aver sempre voluto cercare il colloquio con la direzione (che in altre occasioni aveva complimentato). Non si vede pertanto come la stessa avrebbe potuto essere a capo di un complotto od essere mezzo dello stesso, essendo notoriamente reticente a presentarsi di fronte all'autorità. Più che improbabile credere ella abbia voluto "montare" una storia ad arte (su suo padre !) per volere di vendetta o rivalsa, mancandone, tra l'altro, se non fossero veri i fatti, il più pallido motivo.

8.     Sulla base dei "piani di lavoro" (doc. difesa _), l'accusato sostiene infine che, nel periodo dei primi sei mesi del 2002, in cui sarebbero avvenute le varie vie di fatto, si sarebbe occupato dell'ospite __________ per soli 13 giorni e quindi sarebbe stato matematicamente impossibilitato a commettere tutti gli atti di cui è imputato. A torto.

Innanzitutto gli atti descritti sono limitati a pochi secondi e quindi, di per sé, il limite temporale indicato non rappresenta nulla.

Vanno poi spese alcune parole sui "piani di lavoro".

Gli stessi sono in verità dei canovacci mattutini di massima che indicano i responsabili dei singoli ospiti e di alcuni singoli compiti (training vescicale, letti, ecc.).

Giàprima visuappare più che arduo ritenerli esaustivi e, soprattutto, definitivi; già solo per come essi si presentano: scritti a matita, assai spesso pasticciati, rigati, a volte mancanti addirittura di ogni indicazione accanto al nome del paziente o accanto alle mansioni; altre volte ancora vi sono annotazioni del tipo "vedete voi" (piano del 26.7.2002) o "??".

Tali "piani" vengono certamente redatti al mattino: se si trattasse di resoconti a fine giornata (quindi fededegni di quanto accaduto)non si spiegherebbero tanti buchi vuoti (compiti non eseguiti?) e cancellazioni, rispettivamente certe indicazioni sotto "diversi" o "osservazioni" (a titolo esemplificativo, vedi piani del 17.4.2002 o 27.5.2002). Non si può poi pensare alle miriadi di piccole esigenze e momenti particolari non precedentemente programmabili che possono occupare in qualcosa di imprevisto un dipendente e lasciarne, invece, libero un altro.

Gli stessi colleghi dell'accusato attestano la sua apprezzata collaborazione, nell'aiutare quindi anche laddove non "previsto";lo stesso accusato durante l'inchiesta comunale (doc._, pag. 3) dice: "due soli assistenti devono seguire 5 ospiti da imboccare" e "in genere per 20 ospiti su un piano sono attivi 4 assistenti di cura, eccezionalmente 5"; a comprova quindi, se mai ve ne fosse bisogno, dell'interscambiabilità dei dipendenti.

Per riferirsi, infine, a titolo indicativo, ad un esempio concreto, risulta che il 17 luglio 2002 __________ era stato trovato a bordo letto in camera con l'ematoma all'occhio sinistro dall'assistente geriatrica __________ (verbale dr. __________, doc. _, pag. 2), la quale, stante i piani di lavoro quel giorno non avrebbe dovuto occuparsi di quell'ospite (doc. difesa _).

In conclusione, quindi, dai "piani di lavoro", per come presentati, non solo non può essere dedotta certezza alcuna, ma nemmeno può essere insinuato dubbio nel giudice.

9.    La difesa, pur contestandolo, ha sollevato eccezione di prescrizione per il fatto di cui alla lettera f) del decreto d'accusa ("in una circostanza scagliandogli contro da una distanza di pochi metri una ciabatta e colpendolo in pieno volto", cons. 3.6.).

Lo stesso, stando alla difesa, sarebbe avvenuto nel maggio 2001 e quindi, trattandosi di contravvenzione, prescritto a' sensi dell'art. 109 CP.

__________ non ha avuto mai tentennamenti nel precisare il periodo in cui è avvenuto l'episodio della ciabatta: ha indicato, quando era temporalmente più vicina al momento, essere avvenuto "nel maggio del corrente anno" (durante il verbale 23 dicembre 2003 di cui al doc. _, pag. 2), poi lo ha confermato, pur con minor precisione ("nella primavera 2002"), essendo trascorso maggior tempo  (nel verbale 22 aprile 2003 di cui al doc. _, pag. 2). Infine, in aula, a specifica domanda, ella ha spiegato che era nel 2002 (non ricordandosi esattamente quando), in ogni caso quando era "già da un po'" al secondo piano (nell'ultimo verbale: "mi ricordo che io mi trovavo già da qualche tempo al secondo piano") .

E' stato appurato che la teste ha cominciato lo stage a __________ nel luglio 2000, al primo piano, dove è rimasta "per circa un anno"; poi è passata al secondo piano.

Già di fronte a queste pur precise indicazioni temporali non appare degna di protezione la tesi difensiva, secondo i quali i fatti sarebbero avvenuti nel maggio 2001 e non nel 2002.

L'accusato richiama a suo sostegno la lettera del verbale reso dall'ex stagiaire di fronte al Procuratore Pubblico (doc. _, pag. 2): "Quel giorno era la mattina dopo la pausa e doveva trattarsi di un lunedì o martedì poiché __________ aveva fatto la doccia, io e __________ ci trovavamo nella sua stanza per rifare il letto".

Ciò per sostenere che dai "piani di lavoro" (doc. difesa _)     mai risulterebbe che la coppia __________ quando di "corvée" ai letti si sia mai contestualmente occupata di fare la doccia all'anziano ospite.

Sulla valenza e sulla portata probatoria dei "piani di lavoro" sia ripetuto quanto espresso poc'anzi, al considerando precedente.

Ciò a ancor maggior ragione pensando che la stagista, come una sorta di apprendista, viene chiamata a sostituire i dipendenti qualificati altrove occupati, a correre a sostegno e in aiuto nei casi più disparati, e, in particolare, in quelli più semplici, come fare i letti, operazione per la quale, per ogni paziente, sono previsti due minuti scarsi (doc. difesa _). Ben può essere, quindi, che la giovane abbia sostituito nel fare il letto ad __________ il collega previsto in coppia per tal compito con l'accusato.

Inoltre proprio la lettera della testimonianza indica che quel giorno, "__________aveva fatto la doccia", e non "gli aveva(mo) fatto la doccia", nel senso che la __________ non sostiene di aver fatto, lei e/o l'accusato, entrambe le cose.

Tra l'altro, non essendo stati prodotti i piani di lavoro del maggio 2001, anche a voler seguire il filo discorsuale della difesa, nemmeno è stato reso perlomeno verosimile che la __________ (che in verità a quel tempo non lavorava sul piano) e __________, in quel periodo, abbiano svolto almeno un turno assieme ad occuparsi del letto di __________, nel giorno in cui questi aveva fatto la doccia.

Non v'è motivo pertanto per non attenersi all'indicazione temporale tre volte ribadita dalla teste.

L'eccezione di prescrizione va pertanto respinta.

10.     Per l'art. 126 cpv. 1 CP chiunque commette vie di fatto contro una persona, senza cagionarle un danno al corpo o alla salute, è punito a querela di parte, con l'arresto o con la multa. Giusta il cpv. 2 del medesimo disposto di legge, il colpevole è perseguito d'ufficio se ha agito reiteratamente contro una persona della quale aveva la custodia o doveva aver cura.

Le vie di fatto sono definite negativamente dall'assenza di lesioni corporali e di pregiudizi alla salute e positivamente dal fatto che provocano comunque un certo dolore (Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches Strafrecht, BT I, Berna 2003, § 3 N. 48, pag. 71; DTF 89 IV 73; 69 IV 4).

Trattasi di regola di schiaffi, pugni, spintoni con mani o ginocchia o simili atti di violenza; anche il lancio di un oggetto di un certo peso che colpisce il leso (Stratenwerth/Jenny,ibidem).

E' inoltre costitutiva di vie di fatto una lesione dell'integrità fisica che ecceda quanto si presume tollerabile secondo l'uso corrente e le abitudini sociali, e che non comporti un danno corporale né un pregiudizio della salute. In questo senso può sussistere il reato di vie di fatto anche quando la lesione non ha causato alcun dolore (DTF 117 IV 15).

Quanto compiuto da __________ nei confronti di __________ costituisce vie di fatto. La casistica giurisprudenziale non ammette dubbi in merito.

Adempiuto è anche il lato soggettivo del reato, per il quale è sufficiente il dolo eventuale (Roth, Basler Kommentar, Strafgesetzbuch II, Basilea-Ginevra-Monaco 2002, n. 12 ad art. 126 CP, pag. 147).

Gli atti sono stati reiterati, di sei "qualifiche" diverse e, alcuni, quali i pizzicotti, gli spintoni e le ginocchiate, compiuti in più occasioni.

Infine un assistente di cura dipendente di un istituto per anziani adempie il presupposto, incontestato in sé, della forma qualificata di cui al cpv. 2 dell'art. 126 CP, inserito dal legislatore proprio a tutela di chi è bisognoso di particolare cura. Tale è anche l'adulto, a maggior ragione se anziano, ospite di una casa di cura, di riposo o di un ospedale (Stratenwerth/Jenny, op. cit., § 3 N 29, pag. 66; Roth, Basler Kommentar, op. cit., n. 8 ad art. 126 CP, pag. 146). Quanto scaturito dal procedimento ha mostrato in __________ proprio un anziano ospite totalmente indifeso ("wehrlos"), cieco da un occhio e parzialmente dall'altro, completamente nelle mani del personale di cura.

Ne consegue che __________ va condannato per vie di fatto aggravate.

11.     Il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto dei motivi a delinquere, della vita anteriore e delle sue condizioni personali.

Va poi esaminata la situazione familiare e professionale dell'autore, l'educazione da lui ricevuta e la formazione seguita nonché la sua reputazione in genere (DTF 124 IV 44).

L'art. 126 cpv. 2 CP prevede la stessa pena dell'arresto o della multa del cpv. 1. Giusta l'art. 39 cifra 1 CP l'arresto, che costituisce la pena meno grave fra quelle privative della libertà, ha una durata minima di un giorno e massima di tre mesi.

Dal punto di vista professionale, effettuate diverse esperienze, __________ ha saputo mostrare le proprie qualità e farsi apprezzare da direzione, colleghi e ospiti, tuttavia egli ha avuto un "buco nero", un rimarchevole "passaggio a vuoto" nei confronti di uno degli ospiti più fragili dell'istituto, forse il più fragile del secondo piano.

Egli ha in più occasioni, reiteratamente, compiuto un campionario di vie di fatto diverse nei confronti di un anziano indifeso, affidato alle cure del personale del secondo piano, di cui __________ faceva parte.

In un caso, di fronte a __________, egli ha addirittura proceduto senza remore, "commentando" il gesto in conclusione con una battuta. In un altro, davanti alla stagista __________, che da lui in qualche modo "dipendeva", non ha esitato a sfogare la propria ira con un gesto plateale, poi minimizzandolo.

In certi momenti l'anziano __________ era interamente affidato all'accusato, persona in cui la direzione e i colleghi hanno riposto fiducia, sostenendolo nella sua formazione la prima e scegliendolo come loro presidente i secondi.

Oltre alla veccchia condanna per vie di fatto risalente al 1974, gli antecedenti di __________ mostrano un episodio significativo: senza voler travalicare il ruolo che compete al giudice, nell'ammissione di aver avuto un rapido rapporto sessuale con un'utente della __________ di cui era conducente, nei pochi minuti concessigli dalle sue mansioni e in un locale presso la stazione di arrivo, si può intravvedere una spia sulle sue (poche) remore nel violare i propri doveri professionali sul posto di lavoro nonché leggere un atteggiamento votato a sfidare un certo rischio e a volere, in un certo qual modo, "autoaffermarsi" sugli altri.

Al di là di quanto oggetto del presente procedimento, a favore dell'imputato gioca invece la sua buona reputazione, le capacità ed il carattere gioviale, attestati, quasi paradossalmente, proprio nel suo campo professionale da direzione, colleghi, ospiti e loro famigliari.

La prognosi per la sospensione condizionale della pena può essere valutata positivamente.

Per questi motivi la pena proposta dall'accusa, pari a trenta giorni di arresto, sospesi condizionalmente per il periodo di un anno (art. 105 CP), appare equamente commisurata e va confermata.

P.q.m.,

visti                                   gli art. 101 segg., 126 cpv. 2 CP; 9 e segg., 273 e segg. CPP; 39 LTG;

rispondendo                       affermativamente ai quesiti postisub1, 1.1., 3 e 4; negativamente al quesito postosub2,

dichiara__________,

autore colpevole di vie di fatto aggravate (art. 126 cpv. 2 CP) per i fatti compiuti a __________ nelle circostanze descritte nel decreto di accusa No. DA 2048/2003 del 14 luglio 2003;

condanna                         __________,

1.       alla pena di 30 (trenta) giorni di arresto, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 1 (un) anno;

2.       al pagamento della tassa di fr. 900.-- e spese giudiziarie di fr. 800.--, per complessivi fr. 1'700.--;

ordinal'iscrizione della condanna a casellario giudiziale, che sarà cancellata trascorso il periodo fissato dagli art. 80 e 41 cifra 4 CP;

avvertitele parti del diritto di presentare, tramite questo giudice, dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale entro il termine di cinque giorni e del diritto di richiedere, entro lo stesso termine, la motivazione della sentenza (art. 276 cpv. 2 CPP).

La motivazione del ricorso per cassazione deve essere presentata a questo giudice, in tre esemplari, entro 20 giorni dalla notificazione della sentenza scritta, con la precisa indicazione dei motivi e delle norme di legge che si ritengono lese (art. 289 cpv. 2 CPP).

Intimazione a:

__________,

avv. __________,

Procuratore pubblico Mario Branda, Viale Stefano Franscini 3, Bellinzona,

e,                                      alla crescita in giudicato della sentenza,

intimazione a:                    Comando della Polizia cantonale, Bellinzona,

Sezione esecuzione pene e misure, Torricella,

Servizio di coordinamento cantonale in materia di casellario giudiziale, Bellinzona,

Ufficio del Giudice dell'istruzione e dell'arresto, Lugano

Ministero pubblico della Confederazione, Berna.

Il giudice:                                                                     Il segretario:

Distinta spese                    a carico di __________,

fr.                      500.--          tassa di giustizia

fr.                      400.--          spese giudiziarie

fr.                      400.--          testi

fr.                          1'300.--   totale

fr.                      400.--aumento della tassa di giustizia per motivazione scritta

fr.                                    1'700.--totale