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41_III_377

BGE 41 III 377

Bundesgericht (BGE) · 1910-05-10 · Français CH
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Entscheidungen der Scbuldbetrellmngs-

la police d'assurance a ete declaree insaisissable et le

prepose aux faillites a He invite a statuer dans l'el at

de collocation sur la validite du droit de gage revendique.

Or, ces decisions sont l'une et l'autre erronees et impli-

quent la mecollnaissance evidente des dispositions

expresses de l'ordonnance du Tribunal federal du 10 mai

1910 concernant la saisie, le sequestre et la realisation

des droits decoulant d'assurances.

En effet, l'instance cantonale constate que la masse ne

conteste pas aux hoirs Mack la qualite de beneficiaires

des droits resultant de la police, et en outre iI est cons-

tant que le gage a ete constitue par le failli. Les condi-

tions d'application de l'art. 12 de l'ordonnance citee

ci-dessus sont donc reunies, c'est-a-dire que Je droit de

gage ne doit pas etre realise dans la faillite et qu'il doit

etre imparti au creancier gagiste un. delai pour intenter

la poursuite en realisation de gage. Du moment que, par

suite de la reconnaissance de la qualite de beneftciaires.

les droits resultant de la police cessaient de faire partie

de la masse, l'autorite de surveillance n'avait pas a se

prononcer sur la saisissabilite de la police et l'Offtce n'a

pas davantage a statuer, dans l'etat de·collocation, sur la

validite du droit de gage; les contestations qui peuvent

s'elever a ce sujet entre le creancier gagiste et les bene-

ftciaires doivent etre liquidees en dehors de la faillite. Le

recourant ayant remis la police en mains de l'Offtce dans

!'idee qu'elle etait comprise dans la masse, et cette idee

s'etant reveIee erronee par suite de la reconnaissance

de Ja clause beneftciaire de la part de la masse, iI est

fonde a exiger la restitution de la police, et la masse

qui, vu la dite reconnaissance, n'a plus a s'occuper de la

police, ne saurait etre admise a fixer au creancier un

delai pour la revendiquer contre les hoirs Mack. Elle

doit simplement, conformement a l'ordonnance, lui fixer

un deIai pour 'intenter la poursuite en realisation de gage,

de maniere a ce qu'elle ne soit pas obligee de garder

und Konkurskammer. N"S2.

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indefiniment le dividende afferent a la creance, qu'elle

est tenue de colloquer, abstraction faite du gage.

n resulte de ce. qui precMe que I'autorite cantonale

aurait du entrer en matiere sur le recours:' on ne saurait

en effet pretendre que le recourant u'eut pas d'inter6t a

demander l'annulation de la decision de l'autorite infe-

rieure de surveillance, puisqu'au contraire ses droits, tels

qu'ils se trouvent consacres par l'ordonnance federale,

ont ete manifestement meconnus et violes par cette deci-

sion. Il y a lieu, par consequent, d'annuler tant ce pro-

nonce que celui de l'instance superieure, et d'inviter

J'Office:

1 ° A restituer au recourant la police, soit le montant

de l'assurance s'ill'a deja encaisse;

20 A lui fixer un delai convenable pour intenter contre

les hoirs Mack la poursuite en realisation de gage;

30 A statuer dans l'etat de collocation sur l'admission

de la creance, abstraction faite du gage;'

40 A garder le dividende afferent a cette creance auss

longtemps que le gage n'aura pas ete realise en dehors de

la faillite et a ne le distribuer que dans la mesure OU il

doit servir a combler un deftcit eventuel.

Par ces motifs,

La Chambre des Poursuites et des Faillites

prononce:

Le recours est admis dans le sens des motifs.

82. Sentenza 5 novembre 1915 in causa Kangili.

Anche l'esercizio di una osteria pue) costituire, in determinate

condizioni,l'esercizio di una professione a mente den'art.92

cU. 3 L. E. F.

In un'esecuzione promossa contro Luigi Mangili, eser-

~ente la trattoria «Degli Amici e A vvenire» in Lugano.

AS 41 111 -

1915

'1.7

318

Entscheidungen· der Scbuldbetreibungs-

rUfficio di Lugano pignorava, tra altro, gli oggetti se-

guenti :

a) Un banco di negozio.

b) Una bilaneia a due piattelli.

c) Una cucina eeonomiea con i relativi tubi.

Avendo il debitore chiesto all'Autorita di Vigilanza

di escludere questi oggetti dal pignoramento in forza

dell'art. 92 eif. 3 LEF., il ricorso venne respinto colla

querelata decisbne 22 settembre 1915 sulla scorta dei

seguenti motivi : Il ricorso e anzitutto tardivo perehe

interposto il 16 agosto 1915, mentre l'ultimo giomo utile

era il 15 dello stesso mese. Ma esso e iilfondato anche

nel merito. Un oste non e un professionista nel senso

della legge; la sua attivita consiste, non nell'esercizio

di determinate capaeita, ma nella compera e vendita di

merce. Gli oggetti pignorati non eervono dlluque all'eser-

eizio di llna professione a mente delI'art. 92 eil. 3, ma

di un eommercio, e non cadono quindi sotto la prote-

zione di quel disposto;

Considerando in diritto :

10 L'eccezione di tardivita sollevata dalla parte resi-

stente al ricorso ed ammessa dal giudice cantonale e ih-

fondata. L'ultimo giomo utile era il 15 agosto : ma

qUl'sto era giorno festivo ed il termine a ricorrere non

spirava quindi ehe il giomo. seguente. Ora, il ricorso fu

. messo alla posta il 16 agosto prima delle 4 pom.

20 Nel merito si osserva : Lo scopo delI' art. 92 eif. 3,

e di permettere al debitore di guadagnare il suo sosten-

tamento e quello della sua famiglia, continu:mdo a spie-

gare quella forma di attivita ehe ha esercitata fino al

pignoramento, purehe cio sia possibile senza il coneorso

di elementi capitalistici di una eerta importanza. Par-

tendo da questo concetto, la giurisprudenza deI Tribunale

federale ha ammesso ehe, in via generica, il termine di

(I professione» significa ogni attivita economiea ehe non

riveste i caratteri di un'impresa industriale 0 commer-

l

und Konkurskammer • N° 82.

male : vale a rure ogni attivita economica ehe eonsiste

essenzialmente nel lavoro deI debitore e dei membri della

Bua famiglia senza ehe vi eoncorrano impianti meeeaniei

od altri e:ementi capitalistici di tele importanza da dare

a quest'attivita l'indole di un'impresa commerciale od

industriale. Ond'e ehe l'esercizio di un piccolo commercio

o d'nna modesta industria pud avere il carattere di una

« professione» nel senso della legge ogni qualvolta esso

consiste essenzialmente nel lavoro deI debitore e dei

membri della sua famiglia e ehe i mezzi meeeallici 0 gli

altri elementi capitalistici. ehe vi concorrono, sono di

cosi pieeola importanza ehe si appalesano piuttosto come

mezzi neeessari al debitore per trar profitto delle sue

attitudini commerciali od industriali, anziehe eome

fattori economici ehe eostituirebbero, eol lavoro deI rle-

bitore, un'azienda industriale 0 commerciale.

Cio posto, non e dubbio ehe, eome l'esereizio di una

modesta pensione (RU ed. sep. 15 p. 4 e seg. *), anehe

quello di una piccola osteria 0 trattoria possa rivestirt,

il earattere di una (i professione » nel Sf'nso della legge:

poiehe anehe nell'esercizio di una pieeola osteria l'ele-

mente principale dell'aziepda si eompendia nel lavoro

deU'esereente. Donde risulta ehe ad escludere ehe il

debitore MangiIi esereiti una professione ncl senso della

legge non basta 10 stabilire che esso tiene una trattoria:

bisognera inoltre esaminare

le

condizioni

spedali

dell'esereizio. Se, come sembra risultare dagl i atti. esso

consiste essenzialmente nel lavoro deI debitore e dei

membri della sua famiglia e nell'uso de modesto mo-

biglio necessario a quest'uopo, ed il provvento deU'azienda

non e presumibilmente tale da produrre guadagni, ma

da bastare solo al sostentamento deI debitore edella

5ua famiglia, quest'esercizio dovra venir considerato

come l'esereizio di una professione a mente delI'art. 92

eil. 3 LEF.

L'incarto non offrendo gli elf'menti necessari aftlnche

* Ed. gen. 38 I p. 189 e seg.

380

Entscheidungen der Schuldbetreibungs-

il Tribunale federale possa decidere questa questione

direttamente, la sentenza querelata deve venir annullata

e la causa rinvia1 a all'istanza cantonale per complemento

d'istruzione nel senso dei considerandi e nuovo giudizio;

pronuncia:

II ricorso e ammesso nel senso dei considerandi.

83. Entscheid vom 5. November 1915 i. S. Schlesinger.

Art. 144 SchKG. Vertt'ilungdcsvom Drittschuldnereiner

gepfändeten Forderung bezahlten Betrages ohne Begehren

des betreibenden Gläubigers. -

Unzulässigkeit der Vertei-

lung der von Miet- urld PachtzinsschuldlH'rn bezahlten Bt~

träge, wenn die Miet- oder Pachtzillsforderungen nur als

Akzessorium einer Liegenschaft gepfündet sind und die Be-

treibung in Bezh'hung auf dit, Liegenschaft d:)hingefaIJ,'u

ist.

~4. -- In einer Reihe von Betreibungen gegen deli Re-

kurrenten Max Schlesinger, Kaufmanll in Zürich 6, wur-

den unter anderem dessen Liegenschaften in Altstettell

und Zürich 2 gepfändet. Die'se Liegenschaften waren

verpachtet. Dip Pachtzinsen für die Jahre 1911-1913 im

Bdrage von 521 Fr. 70 Cts. und 426 Fr. 40 Cts. wurden

(lern Betreibungsamt Züricb 6 abgeliefert. Dieses stellte

am 29. Juli 1915 einen Verteilungsplan auf, worin es den

Reinerlös aus den Pachtzinsen verschiedenen Pfändungs-

gläubigern zuteilte, obscholl diese nie die Verwertung

der SChOll im Jahre 1909 gepfändeten Liegenschaften

verlangt hatten.

B. -- Hiegegt:Jl erhob der Rekurrent Beschwerde mit

dem Begehren, der Vertdlungsplan sei aufzuheben und

die vorhandene Barschaft ihm herauszugeben.

Er machte geltend : Die Gläubiger hätten innert der

gesetzlichen Frist von zweiJahrcll seit der Pfändung die

Verwertung der Liegenschaften nicht verlangt. Infolge-

und KonKurSKammer. N"ljiS.

dessen seien ihre Betreibungen erloschen und eine Ver-

teilung unzulässig. Auch für diE Verteilung von barem

Geld sei ein Verwertungsbegehren nötig, weil nach dem

Betreibungsgesetze das Betreibungsamt jeweilen nicht

von Amteswegen, sondern nur auf Antrag des Gläubigers

handle. Zudem seien die Pachtzinsen (t Teil der Liegen.,

schaftspfändung)}, so dass zu ihrer Verteilung ein Be-

gehren um Verwertung der Liegenschaft erforderlich

gewesen wäre (vergl. BGE 36 I N° 81 *).

Die obere Aufsichtsbehörde des Kantons Zürich wies

die Beschwerde durch Entscheid vom 9. Oktober 1915 mit

folgender Begründung ab : Bei einer Pfändung von barem

Gelde habe das Betreibungsamt die Verteilung VOll Amtes

wegen, ohne ein Verwertungsbegehren abzuwarten, vor-

zunehmen. Bei einer solchen Pfändung komme eine Ver-

wertung nicht in Frage und für die Verteilung sei ein

Begehren nicht erforderlich.

e. -

Diesen ihm am 19. Oktober 1915 zugestellten

Entscheid hat der Rekurreut am 29. Oktobt;r 1915 recht-

zeitig unter Erneuerung seines Begehrens an das Bundes-

gericht weitergezogen

Die Schuldbetreibungs- und Konkurskammer zieht

in Erwägung:

\\Tenu eine gepfändete Forderung vom Drittschuldner

dem Betreibungsamt bezahlt wird, so ist damit allerdings

die Forderung ohne weiteres verwertet. Das Betreibungs-

arnt hat;n einem solchen Falle ohne ein besonderes

Begehren des Gläubigers die Verteilung vorzunehmen,

wenn die Teilnahmefrist abgelaufen ist. Ein Verwertungs-:

begehren hätte in einem derartigen Falle keinen Sinn und

für die Verteilung bedarf es eines besonderen Begehrens

nicht, wie die Vorinstanz zutreffend ausgeführt hat.

Allerdings hat das Betreibungsamt in einer Betreibung

in der Regel die einzelnen Haupthandlungen nur auf ein

besonderes Begehren des Gläubigers zu vollziehen. Dieser

• Sep.-ADsg. 13 No 41.