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32.2022.20

Ricorso contro la decisione di rifiuto di prestazioni AI. Le conclusioni del medico AI sono confermate, le refertazioni dei curanti, in contrasto tra loro, non essendo sufficienti a destare alcun dubbio. Respinta la riduzione sociale dal reddito da invalido. Ricorso respinto

Ticino · 2022-02-28 · Italiano TI
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Erwägungen (1 Absätze)

E. 30 e i 54

anni che già percepiscono una rendita al momento

dell’entrata in vigore della modifica di legge, il diritto alla rendita

precedente perdura fintanto che il grado d’invalidità non subisce una modifica

ai sensi dell’art. 17 cpv. 1 LPGA (modifica di almeno 5%

o

aumento al

100%). Il diritto alla rendita precedente perdura anche se quest’ultima

diminuisce in seguito ad un aumento del grado d’invalidità o aumenta in seguito

ad una diminuzione del grado d’invalidità.

Inoltre, la

rendita d’invalidità viene aumentata se risulta una rendita più alta a causa di

un aumento del grado d’invalidità.

Per gli

assicurati che

non hanno ancora compiuto i 30 anni

ma che percepiscono

già una rendita al momento dell’entrata in vigore della modifica di legge in

parola, solo dopo 10 anni dall’entrata in vigore di detta modifica sarà

applicata una scala delle rendite più dettagliata; se l’importo della rendita

diminuisce dopo 10 anni a causa dell’applicazione della scala delle rendite più

dettagliata, l’importo precedente continuerà ad essere pagato, configurando

dunque un minimo.

In caso di

modificazione rilevante del grado d’invalidità (art. 17 cpv. 1 LPGA), sarà versata

la rendita corrispondente ad esso.

Sempre con

riferimento al contesto intertemporale, si rileva che le indennità giornaliere

che all’entrata in vigore della modifica legislativa sono versate in virtù dei

previgenti artt. 22 cpv. 1bis e 23 cpv. 2 e 2bis continuano ad essere versate

sino all’abbandono

o

alla conclusione del provvedimento che le ha

giustificate.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA

il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del

lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo

l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di

un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di

mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli

avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal

raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua

invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni

di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata

alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato

avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può

tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa

in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato

del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo

generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000

p. 84)

.

S

econdo

la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze

esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i

redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base

temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi

di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere

sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

2.4.   Per

quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il Tribunale federale ha stabilito che è decisivo al proposito che il

danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di

valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia

persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC

1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK

1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b;

Locher/ Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

Nella

DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un

disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di

guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 254-257).

Nella

STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte,

dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da

dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base

dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli

elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto,

se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione

dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà

diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è

una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento

osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori

intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure

mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco

credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella

vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto

(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,

con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

Nel

2015 il Tribunale federale ha modificato la sua prassi per l’accertamento del

diritto a una rendita AI in presenza di disturbi somatoformi senza cause

organiche oggettivabili (dolori somatoformi) e analoghe affezioni

psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato stampa del Tribunale federale del 17

giugno 2015). In questi casi la decisione sul diritto a una rendita AI deve

avvenire in una procedura probatoria strutturata. In tale ambito, occorre

valutare l'effettivo potenziale di rendimento raggiungibile dalla persona

interessata, considerando da un lato i fattori di carico esterno di diminuzione

del potenziale da un altro lato i fattori positivi di compensazione (risorse)

in una valutazione complessiva commisurata al caso singolo. Determinanti come

indicatori sono tra l'altro l'intensità della diagnosi e dei sintomi,

l'assunzione effettiva di una terapia, il decorso e l'esito di terapie come

anche gli sforzi per il reinserimento professionale, le patologie associate,

sviluppo e la struttura della personalità, il contesto sociale della persona

interessata e l'insorgenza delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti

della vita (lavoro e tempo libero). Come in precedenza la persona assicurata

sopporta l'onere della prova (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del

14 dicembre 2017).

In

due sentenze del 30 novembre 2017, pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il

TF ha stabilito che la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi

persistenti secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della

persona interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve trovare

applicazione per tutte le malattie psichiche.

Ciò

significa, in particolare per depressioni lievi fino a medio-gravi, che il

precedente criterio della “

resistenza alle terapie

” come condizione

necessaria per la concessione di una rendita AI non vale più in maniera

assoluta (cfr. comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).

Nelle

succitate due sentenze in parola il TF è giunto alla conclusione che la

descritta procedura deve essere applicata all'esame di tutti i casi ove è

richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, ossia in particolare

anche nell'eventualità di depressione lieve fino a medio-grave. Le malattie

psichiche possono essere individuate e dimostrate in linea di principio

soltanto in maniera limitata con criteri oggettivi. Anche se una

classificazione medica è necessaria e secondo la scienza è presupposta una

diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile accontentarsi solo di questo.

Piuttosto è decisiva la questione delle ripercussioni funzionali di un

disturbo. Per la valutazione delle conseguenze di un’affezione psichica la

diagnosi non è più centrale.

Nella

DTF 145 V 215 il TF ha infine stabilito che anche le sindromi da dipendenza

primaria, come tutte le malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea

di principio, a una procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.

Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409

e 143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 al consid. 3.3.1 e

3.3.2, STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 4.1, 4.2 e 4.3, STF

8C_309/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 3.2 e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto

2018 al consid. 2.2 (STCA 32.2018.12 del 28 gennaio 2019, consid. 2.5).

2.5.   Per

costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di

poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di

ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal

medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo

nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in

quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un

importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora

ragionevolmente esigibili dall'assicurato (

DTF 125 V 256

consid.

4, pag. 261;

115 V 133

consid. 2., pag. 134;

114 V 310

consid. 3c, pag. 314;

105 V 156

consid.

1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente

professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali

attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

Quanto

alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti

litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il

rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure

espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza

dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e

che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per

stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo

di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo

contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c in fine con rinvii).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF

8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

Nella DTF 137 V 210 il TF ha

concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione

attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione

invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è

di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid.

2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto

necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione

a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;

miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e

rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e

3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata

necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale

federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia

medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.

4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

Circa il ruolo del medico SMR, va rammentato che

per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a disposizione

degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle

prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell’assicurato – determinante

per l’AI secondo l’art. 6 LPGA – di esercitare un’attività lucrativa o di

svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono

indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli

casi.

Scopo

e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità,

per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli

aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro

specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la

capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una

chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale.

Sulla base delle indicazioni del SMR, l’UAI deve così decidere cosa si può

ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. STF 9C_9/2010

del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2., in SVR 2009

IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

Se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto

che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). In effetti, nel caso in

cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei

pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali

rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015, consid. 4.3. con riferimenti, in

particolare, alla DTF 139 V 225 e alla 135 V 465).

Va

poi evidenziato

che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a

scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di

regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF

9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.

5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il

medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF

8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.

3a) cc);

Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a) cc

) e che il solo fatto che uno o

più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a

rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o

dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20

marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe

con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

Va ancora evidenziato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve

adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del

disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629,

in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze

federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

In quest’ultima sentenza

l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare,

secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische]

Gu-tachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve

innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e

pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il perito deve anche

valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte

dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il

carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la

perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il

carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con

sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti

medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in

base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi

sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

Del resto,

un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i

quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal

paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto

dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi

handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita

27 settembre 2001; STF I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).

2.6.   In concreto, ricevuta la (nuova)

domanda di prestazioni nell’agosto 2021 (cfr. supra consid. 1.4.), al fine di

accertare lo stato valetudinario dell’assicurato l’UAI ha proceduto a richiamare

tutta la documentazione medica dai curanti e a sottoporla al vaglio del medico

AI. Avendo quest’ultimo accertato una capacità lavorativa completa in ogni

attività, l’amministrazione ha proceduto ad emanare la decisione qui impugnata,

debitamente preavvisata (cfr. supra consid. 1.1.).

Il

ricorrente contesta sia la valutazione medico-teoria operata dal medico AI, sia

la valutazione economica calcolata dall’UAI con argomentazioni di cui si dirà,

per quanto necessario, di seguito.

2.7.   Questo

Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato

accuratamente vagliato dal medico AI pri-ma dell’emanazione della decisione

impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, non ha

motivo per metterne in dubbio le conclusioni.

2.7.1.   Quo

alla valutazione medica operata dal medico AI, il ricorrente formula una serie

di censure basandosi in particolare sulle refertazioni dei curanti, ragione per

cui occorre in prima battuta analizzare queste ultime.

Il

certificato del 20 maggio 2021 del dr. __________ ha il seguente tenore:

"

Con la presente certifico che il

summenzionato paziente lamenta una dermatite atopica severa invalidante e per

questo motivo è in terapia da diversi anni con creme emollienti e cortisoniche

nonché attualmente con farmaci biologici di ultima generazione. Tali

trattamenti hanno portato ad un miglioramento della sua problematica di base,

che però non è mai guarita completamente.

A causa della dermatite associata anche a numerose

allergie inalatorie, non tutti i lavori sono adatti al paziente; in particolar

modo sono da evitare le attività in zone particolarmente polverose o con

presenza di muffe o all’aperto con contatto ripetuto ai pollini. Un’eventuale

attività lavorativa va quindi valutata in base alle sue allergie. (…)” (doc.

39, pag. 122 incarto AI)

In sintesi,

il curante ha diagnosticato una dermatite atopica, rilevandone il miglioramento

tramite trattamento in corso e precisando come l’affezione dermatologica unita

alle allergie inalatorie esclude la possibilità di eseguire attività che

esporrebbero l’assicurato al contatto con diversi agenti. Lo specialista non ha

tuttavia mai accertato un’inabilità lavorativa, né si è espresso circa le

ripercussioni della stessa sull’attività di impiegato d’ufficio. Ne consegue

che tale certificato è da interpretare quale lista di attività che l’assicurato

non dovrebbe svolgere a causa dell’affezione all’epidermide e può tuttalpiù assumere

i contorni di limiti funzionali.

Tale

disamina trova conferma anche nel formulario Rapporto medico: integrazione

professionale/Rendita inviato al menzionato curante, compilato dalla dr.ssa __________

(anch’essa specialista in dermatologia) in sua vece e datato 14 settembre 2021.

La specialista ha indicato come fino a tale data non sia mai stata attestata

un’incapacità lavorativa, accertando altresì come la pregressa grave dermatite

atopica fosse in regressione netta grazie alla terapia farmacologica,

evidenziando inoltre un buon controllo della dermatite. Circa i limiti

funzionali del signor RI 1, la dr.ssa __________ non ne ha rilevati, formulando

una prognosi “

buona

” sull’integrazione del paziente e rispondendo alla

domanda “Quali sono i fattori che impediscono l’integrazione?” con “

possibilità

di esacerbazione della dermatite atopica

”, escludendo infine limitazioni

afferenti alle mansioni domestiche quali la conduzione dell’economica domestica,

l’alimentazione, la pulizia dell’abitazione, gli acquisti, il bucato e la cura

dei bambini (doc. 50 incarto AI).

Oltre a

quanto precede, l’assicurato aveva presentato il certificato del dr. __________

(internista) del 9 giugno 2021 del seguente tenore:

"

Con la presente certifico che RI 1

è in cura specialistica da anni per una grave malattia dermatologica (Dr. __________,

Caposervizio Ospedale __________).

Per questo motivo, è attualmente inabile al lavoro al

100%.” (doc. 39, pag. 123 incarto AI)

Il dr. __________

(internista) si è dunque limitato a far riferimento ad una “

grave malattia

dermatologica

”, accertando un’incapacità lavorativa completa nonostante il

collega (lui sì, specialista nella disciplina interessata) non avesse mai

certificato nulla in tal senso, anzi (vedasi sopra).

Visto quanto

precede, è a ragione che il medico AI nel suo rapporto finale SMR del 22

novembre 2021, dopo aver preso atto delle refertazioni mediche citate e

osservando come il dr. __________ avesse attestato genericamente un’incapacità

lavorativa del 100%, ha così valutato la situazione valetudinaria

dell’assicurato (sottolineature del redattore):

"

(…) sulla base della documentazione

raccolta risulta presenza di

dermatite atopica attualmente in remissione

grazie al trattamento in atto.

Attività rispettose dei limiti funzionali, tipo lavoro

d’ufficio risultano esigibili al 100%

.

A causa della dermatite associata anche a numerose

allergie inalatorie,

non tutti i lavori sono adatti

al paziente; in

particolar modo sono da evitare le attività in zone particolarmente polverose o

con presenza di muffe o all’aperto con contatto ripetuto ai pollini.

Un’eventuale attività lavorativa va quindi valutata in base alle sue allergie.”

(doc. 52, pag. 180 incarto AI)

Il medico AI

ha dunque inserito la dermatite atopica tra le diagnosi con ripercussione sulla

capacità lavorativa, riprendendo i limiti funzionali indicati nel rapporto del

dr. __________ del 20 maggio 2021 (doc. 52, pag. 177 e seg. incarto AI). Alla

domanda “È prevedibile una variazione della capacità lavorativa/mansioni

consuete con l’adozione di provvedimenti sanitari/terapie?”, il dr. __________

ha risposto negativamente (doc. 52, pag. 180 incarto AI).

Contestualmente

alle osservazioni al progetto di decisione, l’assicurato, oltre ad informare

l’UAI circa il secondo intervento di cataratta avvenuto il 25 gennaio 2022

(doc. 61, pag. 193 incarto AI), ha presentato il certificato del dr. __________

del 3 febbraio 2022, il quale ha attestato:

"

Con la presente elenco una serie di

lavori che il paziente non può eseguire a causa elle (sic!) sue numerose

allergie e problemi cutanei. In generale vanno evitati mestieri con esposizione

diretta ai pollini, polveri di tutti i tipi, peli di animali, muffe e alimenti.

Lavori da evitare:

·

Parrucchiere

·

Panettiere/pasticcere

·

Cuoco/aiuto cuoco

·

Infermiere

·

Muratore

·

Metalmeccanico

·

Meccanico

·

Carrozziere

·

Falegname

·

Carpentiere

·

Laboratorista

·

Agricoltore

·

Orticoltore

·

Giardiniere

La lista è indicativa

(…)” (doc. 61, pag. 194 incarto AI)

Al

certificato il dr. __________ ha allegato anche un dépliant informativo che

illustra – tra l’altro – casi in cui individui affetti da allergie hanno potuto

svolgere alcuni dei mestieri indicati sopra tramite i dovuti accorgimenti (doc.

61, pag. 196 e segg. incarto AI).

In sostanza,

il dr. __________ si è limitato a ribadire quanto già asserito nel certificato

del 20 maggio 2021, fornendo un elenco esemplificativo di mestieri che

l’assicurato non può svolgere a causa dell’affezione dermatologica e

allergologica.

Ed è dunque

a ragione che il medico AI, esprimendosi circa le osservazioni al progetto ivi

incluso il certificato di cui sopra, ha ritenuto che l’intervento di cataratta

non comportava un’incapacità lavorativa prolungata (dalle tavole processuali

non emerge nulla di diverso) e che, essendo l’assicurato di formazione

economista/impiegato, il ventaglio delle attività da evitare illustrato dal

curante non gli impediva di svolgere attività compatibili con l’affezione

allergologica (docc. 63 e 64 incarto AI).

Questa Corte

non può neppure ignorare il fatto che le stesse certificazioni dei curanti

risultano, oltre che scarne, in contraddizione fra loro: da una parte il dr. __________

non ha rilevato alcuna incapacità lavorativa, descrivendo dei limiti

funzionali, dall’altra il dr. Lepori ha, dal canto suo, indicato un’incapacità

lavorativa in misura completa senza alcuna motivazione e senza indicare in

quale attività essa sia da inquadrare, limitandosi ad un generico rinvio a

quanto accertato dal collega, dr. __________.

Da ultimo,

si rileva che la documentazione presentata dal ricorrente nelle more del

ricorso risulta irrilevante ai fini del giudizio, trattandosi di semplici

rilievi fotografici effettuati dall’assicurato medesimo e dei risultati di un

esame di laboratorio senza spiegazione alcuna (doc. X, allegato B2 e doc. XIII,

allegati C1-C14).

2.7.2.   Il

ricorrente asserisce che l’istruttoria dellUAI “

è carente ed insufficiente

contravvenendo all’obbligo di accertamento previsto dall’art. 43 LPGA

(doc. I, p.to 7), poiché l’amministrazione avrebbe dovuto, sulla base delle

refertazioni mediche di cui l’insorgente si prevale e delle ulteriori censure

ricorsuali di cui in appresso, “

attuare approfondimenti medico-specialistici

e amministrativi, al fine di riconoscere un grado d’invalidità e (in via

subordinata) attuare i provvedimenti di reinserimento e di reinserimento

professionale che si impongono

” (doc. I, p.to 11).

Il citato

disposto di legge prevede, fra l’altro, che l’assicuratore intraprenda

d’ufficio

i necessari

accertamenti, raccogliendo le informazioni

di

cui ha bisogno

(cpv. 1).

A tal

proposito, giova rammentare che nell’ambito della procedura amministrativa

l’assicuratore gode di un ampio margine d’apprezzamento circa la necessità,

l’estensione e l’opportunità dell’accertamento medico da esperire e che il

libero apprezzamento delle prove costituisce parimenti un principio valido

nell’ambito delle assicurazioni sociali (Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz

über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed., 2020, n. 18

e segg. e 61 e segg. ad art. 43 LPGA).

Inoltre, il

principio inquisitorio non è incondizionato, ma trova il suo correlato

nell’obbligo delle parti di collaborare, quest’obbligo non potendo tradursi in

una mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre

degli elementi oggettivi – segnatamente di natura medica – a sostegno delle

proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all’autorità

giudiziaria rispettivamente all’amministrazione l’onere di attuare un nuovo

esame medico, quando alla base della lamentela vi sono (solo) affermazioni di

carattere soggettivo riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato di

salute (cfr. pro multis STCA 32.2021.79 del 17 novembre 2021 consid. 2.8.).

Come accertato

al considerando precedente, in concreto la refertazione medica di cui il

ricorrente si è prevalso sia in questa sede che nella procedura amministrativa è

stata valutata dal medico AI, il quale non l’ha ritenuta sufficiente per

accertare un’incapacità lavorativa, conclusioni che questa Corte può fare

integralmente proprie.

Il

ricorrente asserisce che “[benché]

di formazione impiegato di commercio, a

causa dei suoi gravi problemi di salute non ha mai potuto esercitare la propria

attività lavorativa quant’anche considerata idonea dai medici dell’UAI. La sua

unica esperienza professionale si è limitata a uno stage in marketing durante a

(

sic

!)

sua formazione terminata nel 2008 con un attestato di

maturità federale

”, rinviando a molteplici affezioni (doc. I, p.to 8. e

9.).

Che il

ricorrente sia al beneficio di prestazioni assistenziali è un dato di fatto che

trova riscontro nelle tavole processuali (cfr. tra gli altri doc. 51 incarto

AI). Per contro, l’asserzione secondo cui le affezioni comportino un’incapacità

lavorativa costituisce una mera allegazione di parte che trova riscontro solo nello

scarno certificato del curante, dr. __________ di cui si è già detto sopra e

che, peraltro è in contraddizione con quanto certificato dal collega dr. __________

(cfr. supra consid. 2.7.1.).

Pertanto,

l’osservazione del ricorrente sul punto risulta infondata.

L’insorgente

asserisce inoltre che “

la patologia in essere provochi periodicamente delle

ulcere alle mani ciò che concretamente rende qualsivoglia attività lucrativa

inesigibile. A ciò si aggiungano le problematiche legate alle allergie

inalatorie, ai dolori, al forte prurito (con effetto negativo a livello di

capacità di concentrazione e resa) e gli effetti collaterali dei medicamenti)

”,

suffragando tale asserzione con un rinvio a pagine internet, accennando a “

sofferenze

psicologiche, anch’esse potenzialmente invalidanti e completamente neglette

e rimproverando all’amministrazione di non aver approfondito tali tematiche

(doc. I, p.to 13. – 15.).

Circa l’ulcera

agli arti superiori e l’accenno ad imprecisate problematiche di natura psicologica,

si rileva che tali doglianze non sono mai state sollevate durante la procedura

amministrativa, ragione per cui il rimprovero all’amministrazione di aver

proceduto ad un’istruttoria superficiale sul punto rasenta la malafede.

Inoltre, come ammesso dallo stesso legale, agli atti non vi è alcuna

refertazione medica in tal senso; neppure i curanti, che hanno in cura RI 1 da

anni hanno mai accennato a tali affezioni e le fotografie presentate nelle more

della presente procedura (cfr. supra consid. 1.9. e 1.11.) non colmano la

carente sostanziazione sul punto.

Quo al

rinvio a pagine web che trattano della dermatite atopica e delle patologie

psichiche ad essa potenzialmente riconducibili, esso risulta irrilevante non trattandosi

di refertazioni mediche riferite al caso che ci occupa ma piuttosto di meri

spunti dottrinali che, come tali, non si esprimono circa le ripercussioni sulla

capacità lavorativa del ricorrente. A tal proposito giova ricordare che l’accertamento

dell’incapacità lavorativa è una prerogativa medica, non giuridica.

Pertanto, le

doglianze del ricorrente risultano sul punto inconferenti.

Infine, il

ricorrente censura le conclusioni dell’amministrazione secondo cui egli sia

abile al lavoro in misura completa in lavori afferenti al suo ambito di

formazione, segnatamente impiegato d’ufficio a tempo pieno (doc. I, p.to 16.)

Sul punto

questa Corte può far propria la presa di posizione del medico AI del 6 settembre

2016, ribadita dall’UAI in questa sede e tutt’ora pertinente (doc. IV, pag. 2;

doc. 34 incarto AI: “

Assolutamente non necessario un ambiente asettico

”),

secondo cui agli atti non vi è alcun indizio circa la necessità di un ambiente

totalmente asettico in cui svolgere l’attività d’impiegato.

Il TCA non

ravvisa alcun motivo per dubitare delle conclusioni del medico AI circa la

capacità lavorativa dell’insorgente, rilevando che con i dovuti accorgimenti

(come ad esempio la possibilità di usufruire del telelavoro, un ambiente di

lavoro rispettoso dei limiti funzionali descritti dal curante dr. __________ e

dal medico AI) RI 1 sarebbe in grado di sfruttare la sua capacità lavorativa sul

mercato del lavoro equilibrato quale impiegato d’ufficio (come da sua formazione).

In effetti, questo tipo di attività amministrativa è quella che meglio si

presta ad un approccio flessibile anche per il datore di lavoro.

Quanto

precede trova conforto nella giurisprudenza della nostra Alta Corte (cfr. STF

9C_15/2020 del 10 dicembre 2020 consid. 6.1. e segg., 9C_277/2016 del 15 marzo

2017 consid. 4.1. con rinvii giurisprudenziali), fatta propria dal TCA (cfr.

pro multis STCA 32.2021.89 del 7 marzo 2022 consid. 2.6. e 32.2016.127 del 13

luglio 2017 consid. 2.7.).

Non essendo

l’asserzione del ricorrente secondo cui egli è inabile al lavoro in misura

completa e in ogni attività sufficientemente sostanziata, la censura

dell’insorgente cade nel vuoto.

2.8.   Circa

la valutazione economica, il ricorrente sostiene che “[…]

date le

limitazioni funzionali e ambientali di cui soffre il signor RI 1, in aggiunta a

una riduzione per incapacità lavorativa s’impone nella definizione del reddito

da invalido una riduzione sociale del 20% almeno

” (doc. I, p.to 17.). Il

TCA può pertanto limitare il proprio esame a solo questo aspetto.

Quo

alla riduzione percentuale va ricordato che, secondo la giurisprudenza

federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione

personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di

permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere

completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che

pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul

mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico

statistico. Il TF ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima

del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie

particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre,

chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima

che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice

non

può

senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi

dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

Il

TF ha inoltre precisato che non è necessario procedere con deduzioni distinte

per ogni fattore entrante in considerazione come le limitazioni legate all’età,

gli anni di servizio, la nazionalità, la categoria del permesso di soggiorno o

ancora il tasso d’occupazione. Occorre piuttosto procedere ad una valutazione

globale, nei limiti del potere di apprezzamento, degli effetti di questi

fattori sul reddito da invalido, tenuto conto dell’insieme delle circostanze

concrete (cfr. sentenza 8C_80/2013 del 17 gennaio 2014 consid. 4.2).

Con

sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, la Corte federale ha infine confermato

il principio posto dal TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve

avvenire tramite l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di

tassi più frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni

sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente

verificabili in sede giudiziaria (consid. 5.4.). Questa giurisprudenza è stata

confermata anche nella STF 9C_767/2015 del 19 aprile 2016 consid. 4.6.

Giova

altresì ricordare che non è sufficiente che con l’impugnativa il ricorrente si

limiti ad elencare singoli aspetti che potenzialmente potrebbero giustificare

una riduzione percentuale dal reddito da invalido, in particolare se è stata

accertata una capacità lavorativa residua del 70% in attività adeguata che,

così l’Alta Corte, permette comunque di gestire un carico di lavoro

rispettabile (cfr. STF 8C_190/2019 del 12 febbraio 2020, consid. 4.1. e seg.).

Nel caso

di specie, risulta assodato che, nonostante l’affezione dermatologica e

allergologica, l’assicurato sarebbe ancora in grado di svolgere, senza limiti

di tempo o di rendimento, l’attività di impiegato d’ufficio con i debiti

accorgimenti (cfr. supra consid. 2.7.2.). In simili attività,

occorre

ammettere che il ricorrente beneficia di un ventaglio di attività (anche)

sostitutive esigibili ancora sufficientemente ampio, ragione per cui mal si

comprende la richiesta di riduzione percentuale dal reddito da invalido.

In

effetti, secondo la

più recente

giurisprudenza federale (cfr., ad esempio, la STF 8C_9/2020 del 10 giugno 2020

commentata da A. Bernasconi in SZS/RSAS 2021 pag. 49), una riduzione dettata

dagli impedimenti fisici si giustifica soltanto se, anche su un mercato del

lavoro che si suppone equilibrato, considerati gli impedimenti legati alla

persona o al posto di      lavoro, non esiste più un ventaglio sufficientemente

ampio di attività accessibili alla persona assicurata (cfr. STF 8C_174/2019 del

9 luglio 2019 consid. 5.2.2. e i riferimenti ivi citati), circostanza che in

casu non è data.

Pertanto,

anche questa doglianza del ricorrente risulta infondata.

Visto tutto

quanto precede, la decisione impugnata deve essere confermata ed il ricorso

respinto.

2.9.

Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI in vigore dal 1° gennaio

2021 ed applicabile in concreto (cfr. la disposizione transitoria dell’art. 82a

LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e f

bis

LPGA nel tenore

in vigore dal 1° gennaio 2021) la procedura di ricorso in caso di controversie

relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è

determinata fra 200 e 1'000 franchi in funzione delle spese di procedura e

senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile

2009; 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

Visto l’esito della vertenza, le spese per fr. 500 sono poste a

carico del ricorrente.

Dispositiv
  1. dichiara e pronuncia Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni Il vicepresidente                                                   Il segretario di Camera giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca Menghetti
Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Incarto n.32.2022.20

jv/sc

Lugano

8 giugno 2022

In nomedella Repubblica e CantoneTicino

Il vicepresidente

del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Giudice Raffaele Guffi

con redattore:

Jerry Vadakkumcherry, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 30 marzo 2022 di

RI 1

contro

la decisione del 28 febbraio 2022 emanata da

Ufficio assicurazione invalidità,6501 Bellinzona

in materia di assicurazione federale per l'invalidità

ritenutoin fatto

Vagliata la documentazione medica richiamata, in particolare quella dei medici curanti e del dr. __________ (specialista in oftalmologia e oftalmochirurgia) (docc. 5, 6 e 13 incarto AI) e sulla base del rapporto finale SMR del 2 gennaio 2014 (doc. 11 incarto AI), l’UAI ha prospettato, con progetto di decisione del 22 gennaio 2014, il rifiuto di prestazioni ritenendo che il danno alla salute non comportava alcuna inabilità lavorativa (doc. 10 incarto AI). Il preavviso negativo è stato confermato con decisione del 28 marzo 2014 (doc. 18 incarto AI), cresciuta incontestata in giudicato.

Con progetto di decisione del 17 febbraio 2015 l’UAI ha prospettato la non entrata in materia, non avendo l’assicurato dimostrato che dopo l’emanazione della precedente decisione le circostanze oggettive, dal lato medico, avessero subito una modifica rilevante (doc. 20 incarto AI). Il preavviso è stato confermato con decisione del 13 aprile 2015 (doc. 23 incarto AI).

L’UAI, interpretando lo scritto dell’assicurato quale richiesta di rivalutazione (doc. 25 incarto AI), con progetto del 16 giugno 2016 ha nuovamente preavvisato la non entrata in materia (doc. 27 incarto AI).

Le osservazioni dell’assicurato del 17 agosto 2016 (doc. 32 incarto AI) sono state valutate dal medico AI che non le ha ritenute suscettibili di modificare quanto preavvisato (doc. 34 incarto AI), ragione per cui con decisione del 7 settembre 2016 l’UAI ha respinto nuovamente l’entrata in materia (doc. 35 incarto AI).

Con osservazioni del 27 agosto 2021 (doc. 39 incarto AI) l’assicurato ha presentato due certificati dei medici curanti (doc. 38, pag. 113 e doc. 45, pag. 142 incarto AI), dr. __________ (specialista in allergologia, immunologia clinica e in pediatria) e dr. __________ (specialista in medicina interna); il primo indicava che a causa della dermatite associata a numerose allergie inalatorie, non tutti i lavori fossero conciliabili con lo stato valetudinario dell’assicurato, mentre il secondo ha accertato un’incapacità lavorativa completa (doc. 39, pag. 122 e seg. incarto AI).

L’UAI, preso atto di quanto precede, ha ritenuto opportuno entrare in materia (docc. 40 e 41 incarto AI) e ha annullato il progetto del 24 agosto 2021 per procedere agli accertamenti del caso (doc. 46 incarto AI).

Facendo proprie le conclusioni del medico AI, con progetto del 23 novembre 2021 l’UAI ha prospettato il rifiuto di prestazioni e di provvedimenti sanitari (doc. 53 incarto AI).

Con scritto del 14 dicembre 2021 l’assicurato ha ribadito l’impossibilità di esercitare qualsiasi attività lavorativa, chiedendo all’amministrazione di essere convocato (doc. 54 incarto AI).

Il colloquio verbale è avvenuto il 5 gennaio 2022 in presenza del sig. __________, dell’assicurato e di suo padre. Al termine del colloquio l’assicurato ha richiesto copia dell’incarto AI, asserendo che avrebbe fatto allestire dal suo medico “un rapporto più specifico” (docc. 55 e 56 incarto AI).

consideratoin diritto

Per cui ogni riferimento alle norme applicabili in concreto, salvo indicazione contraria, va inteso nel tenore in vigore dal 1. gennaio 2022.

L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

Con il nuovo art. 28b LAI il legislatore ha voluto introdurre un sistema di rendite (relativamente) lineare per la determinazione dell’importo della rendita: gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70% (cpv. 3) e ad un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40% (cpv. 4), mentre se il grado d’invalidità si pone tra il 40% e il 49%, l’importo della rendita viene computato del 2,5% per ogni grado d’invalidità supplementare (cpv. 4); se il grado d’invalidità è compreso tra il 50% e il 69%, la quota percentuale corrisponde al grado d’invalidità (cpv. 2).

Secondo le disposizioni transitorie della modifica del 19 giugno 2020 (Ulteriore sviluppo dell’AI) per le persone che diventano invalide dopo l’entrata in vigore della modifica legislativa, ovvero dopo il 31 dicembre 2021, si applica la nuova legge.

Per contro, agli assicurati che al momento dell’entrata in vigore della modifica legislativa beneficiano di una rendita d’invalidità e hanno compiuto55anni continua ad essere applicata la LAI nel suo tenore fino al 31 dicembre 2021.

Per le persone tra i30 e i 54anni che già percepiscono una rendita al momento dell’entrata in vigore della modifica di legge, il diritto alla rendita precedente perdura fintanto che il grado d’invalidità non subisce una modifica ai sensi dell’art. 17 cpv. 1 LPGA (modifica di almeno 5%oaumento al 100%). Il diritto alla rendita precedente perdura anche se quest’ultima diminuisce in seguito ad un aumento del grado d’invalidità o aumenta in seguito ad una diminuzione del grado d’invalidità.

Inoltre, la rendita d’invalidità viene aumentata se risulta una rendita più alta a causa di un aumento del grado d’invalidità.

Per gli assicurati chenon hanno ancora compiuto i 30 annima che percepiscono già una rendita al momento dell’entrata in vigore della modifica di legge in parola, solo dopo 10 anni dall’entrata in vigore di detta modifica sarà applicata una scala delle rendite più dettagliata; se l’importo della rendita diminuisce dopo 10 anni a causa dell’applicazione della scala delle rendite più dettagliata, l’importo precedente continuerà ad essere pagato, configurando dunque un minimo.

In caso di modificazione rilevante del grado d’invalidità (art. 17 cpv. 1 LPGA), sarà versata la rendita corrispondente ad esso.

Sempre con riferimento al contesto intertemporale, si rileva che le indennità giornaliere che all’entrata in vigore della modifica legislativa sono versate in virtù dei previgenti artt. 22 cpv. 1bis e 23 cpv. 2 e 2bis continuano ad essere versate sino all’abbandonooalla conclusione del provvedimento che le ha giustificate.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit., p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000

p. 84).

Secondo la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c in fine con rinvii).

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

Nella DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

Circa il ruolo del medico SMR, va rammentato che per l’art. 59 cpv. 2bis LAI i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità funzionale dell’assicurato – determinante per l’AI secondo l’art. 6 LPGA – di esercitare un’attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le decisioni in ambito medico nei singoli casi.

Scopo e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità, per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale. Sulla base delle indicazioni del SMR, l’UAI deve così decidere cosa si può ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. STF 9C_9/2010 del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2., in SVR 2009 IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).

Se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). In effetti, nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015, consid. 4.3. con riferimenti, in particolare, alla DTF 139 V 225 e alla 135 V 465).

Va poi evidenziatoche in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.3a) cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a) cc) e che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

Va ancora evidenziato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gu-tachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001; STF I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).

2.6.   In concreto, ricevuta la (nuova) domanda di prestazioni nell’agosto 2021 (cfr. supra consid. 1.4.), al fine di accertare lo stato valetudinario dell’assicurato l’UAI ha proceduto a richiamare tutta la documentazione medica dai curanti e a sottoporla al vaglio del medico AI. Avendo quest’ultimo accertato una capacità lavorativa completa in ogni attività, l’amministrazione ha proceduto ad emanare la decisione qui impugnata, debitamente preavvisata (cfr. supra consid. 1.1.).

Il ricorrente contesta sia la valutazione medico-teoria operata dal medico AI, sia la valutazione economica calcolata dall’UAI con argomentazioni di cui si dirà, per quanto necessario, di seguito.

Il certificato del 20 maggio 2021 del dr. __________ ha il seguente tenore:

In sintesi, il curante ha diagnosticato una dermatite atopica, rilevandone il miglioramento tramite trattamento in corso e precisando come l’affezione dermatologica unita alle allergie inalatorie esclude la possibilità di eseguire attività che esporrebbero l’assicurato al contatto con diversi agenti. Lo specialista non ha tuttavia mai accertato un’inabilità lavorativa, né si è espresso circa le ripercussioni della stessa sull’attività di impiegato d’ufficio. Ne consegue che tale certificato è da interpretare quale lista di attività che l’assicurato non dovrebbe svolgere a causa dell’affezione all’epidermide e può tuttalpiù assumere i contorni di limiti funzionali.

Tale disamina trova conferma anche nel formulario Rapporto medico: integrazione professionale/Rendita inviato al menzionato curante, compilato dalla dr.ssa __________ (anch’essa specialista in dermatologia) in sua vece e datato 14 settembre 2021. La specialista ha indicato come fino a tale data non sia mai stata attestata un’incapacità lavorativa, accertando altresì come la pregressa grave dermatite atopica fosse in regressione netta grazie alla terapia farmacologica, evidenziando inoltre un buon controllo della dermatite. Circa i limiti funzionali del signor RI 1, la dr.ssa __________ non ne ha rilevati, formulando una prognosi “buona” sull’integrazione del paziente e rispondendo alla domanda “Quali sono i fattori che impediscono l’integrazione?” con “possibilità di esacerbazione della dermatite atopica”, escludendo infine limitazioni afferenti alle mansioni domestiche quali la conduzione dell’economica domestica, l’alimentazione, la pulizia dell’abitazione, gli acquisti, il bucato e la cura dei bambini (doc. 50 incarto AI).

Oltre a quanto precede, l’assicurato aveva presentato il certificato del dr. __________ (internista) del 9 giugno 2021 del seguente tenore:

Il dr. __________ (internista) si è dunque limitato a far riferimento ad una “grave malattia dermatologica”, accertando un’incapacità lavorativa completa nonostante il collega (lui sì, specialista nella disciplina interessata) non avesse mai certificato nulla in tal senso, anzi (vedasi sopra).

Visto quanto precede, è a ragione che il medico AI nel suo rapporto finale SMR del 22 novembre 2021, dopo aver preso atto delle refertazioni mediche citate e osservando come il dr. __________ avesse attestato genericamente un’incapacità lavorativa del 100%, ha così valutato la situazione valetudinaria dell’assicurato (sottolineature del redattore):

Il medico AI ha dunque inserito la dermatite atopica tra le diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa, riprendendo i limiti funzionali indicati nel rapporto del dr. __________ del 20 maggio 2021 (doc. 52, pag. 177 e seg. incarto AI). Alla domanda “È prevedibile una variazione della capacità lavorativa/mansioni consuete con l’adozione di provvedimenti sanitari/terapie?”, il dr. __________ ha risposto negativamente (doc. 52, pag. 180 incarto AI).

Contestualmente alle osservazioni al progetto di decisione, l’assicurato, oltre ad informare l’UAI circa il secondo intervento di cataratta avvenuto il 25 gennaio 2022 (doc. 61, pag. 193 incarto AI), ha presentato il certificato del dr. __________ del 3 febbraio 2022, il quale ha attestato:

Lavori da evitare:

Al certificato il dr. __________ ha allegato anche un dépliant informativo che illustra – tra l’altro – casi in cui individui affetti da allergie hanno potuto svolgere alcuni dei mestieri indicati sopra tramite i dovuti accorgimenti (doc. 61, pag. 196 e segg. incarto AI).

In sostanza, il dr. __________ si è limitato a ribadire quanto già asserito nel certificato del 20 maggio 2021, fornendo un elenco esemplificativo di mestieri che l’assicurato non può svolgere a causa dell’affezione dermatologica e allergologica.

Ed è dunque a ragione che il medico AI, esprimendosi circa le osservazioni al progetto ivi incluso il certificato di cui sopra, ha ritenuto che l’intervento di cataratta non comportava un’incapacità lavorativa prolungata (dalle tavole processuali non emerge nulla di diverso) e che, essendo l’assicurato di formazione economista/impiegato, il ventaglio delle attività da evitare illustrato dal curante non gli impediva di svolgere attività compatibili con l’affezione allergologica (docc. 63 e 64 incarto AI).

Questa Corte non può neppure ignorare il fatto che le stesse certificazioni dei curanti risultano, oltre che scarne, in contraddizione fra loro: da una parte il dr. __________ non ha rilevato alcuna incapacità lavorativa, descrivendo dei limiti funzionali, dall’altra il dr. Lepori ha, dal canto suo, indicato un’incapacità lavorativa in misura completa senza alcuna motivazione e senza indicare in quale attività essa sia da inquadrare, limitandosi ad un generico rinvio a quanto accertato dal collega, dr. __________.

Da ultimo, si rileva che la documentazione presentata dal ricorrente nelle more del ricorso risulta irrilevante ai fini del giudizio, trattandosi di semplici rilievi fotografici effettuati dall’assicurato medesimo e dei risultati di un esame di laboratorio senza spiegazione alcuna (doc. X, allegato B2 e doc. XIII, allegati C1-C14).

Il citato disposto di legge prevede, fra l’altro, che l’assicuratore intraprenda d’ufficioi necessariaccertamenti, raccogliendo le informazionidi cui ha bisogno(cpv. 1).

A tal proposito, giova rammentare che nell’ambito della procedura amministrativa l’assicuratore gode di un ampio margine d’apprezzamento circa la necessità, l’estensione e l’opportunità dell’accertamento medico da esperire e che il libero apprezzamento delle prove costituisce parimenti un principio valido nell’ambito delle assicurazioni sociali (Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a ed., 2020, n. 18 e segg. e 61 e segg. ad art. 43 LPGA).

Inoltre, il principio inquisitorio non è incondizionato, ma trova il suo correlato nell’obbligo delle parti di collaborare, quest’obbligo non potendo tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi – segnatamente di natura medica – a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all’autorità giudiziaria rispettivamente all’amministrazione l’onere di attuare un nuovo esame medico, quando alla base della lamentela vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (cfr. pro multis STCA 32.2021.79 del 17 novembre 2021 consid. 2.8.).

Come accertato al considerando precedente, in concreto la refertazione medica di cui il ricorrente si è prevalso sia in questa sede che nella procedura amministrativa è stata valutata dal medico AI, il quale non l’ha ritenuta sufficiente per accertare un’incapacità lavorativa, conclusioni che questa Corte può fare integralmente proprie.

Il ricorrente asserisce che “[benché]di formazione impiegato di commercio, a causa dei suoi gravi problemi di salute non ha mai potuto esercitare la propria attività lavorativa quant’anche considerata idonea dai medici dell’UAI. La sua unica esperienza professionale si è limitata a uno stage in marketing durante a(sic!)sua formazione terminata nel 2008 con un attestato di maturità federale”, rinviando a molteplici affezioni (doc. I, p.to 8. e 9.).

Che il ricorrente sia al beneficio di prestazioni assistenziali è un dato di fatto che trova riscontro nelle tavole processuali (cfr. tra gli altri doc. 51 incarto AI). Per contro, l’asserzione secondo cui le affezioni comportino un’incapacità lavorativa costituisce una mera allegazione di parte che trova riscontro solo nello scarno certificato del curante, dr. __________ di cui si è già detto sopra e che, peraltro è in contraddizione con quanto certificato dal collega dr. __________ (cfr. supra consid. 2.7.1.).

Pertanto, l’osservazione del ricorrente sul punto risulta infondata.

L’insorgente asserisce inoltre che “la patologia in essere provochi periodicamente delle ulcere alle mani ciò che concretamente rende qualsivoglia attività lucrativa inesigibile. A ciò si aggiungano le problematiche legate alle allergie inalatorie, ai dolori, al forte prurito (con effetto negativo a livello di capacità di concentrazione e resa) e gli effetti collaterali dei medicamenti)”, suffragando tale asserzione con un rinvio a pagine internet, accennando a “sofferenze psicologiche, anch’esse potenzialmente invalidanti e completamente neglette” e rimproverando all’amministrazione di non aver approfondito tali tematiche (doc. I, p.to 13. – 15.).

Circa l’ulcera agli arti superiori e l’accenno ad imprecisate problematiche di natura psicologica, si rileva che tali doglianze non sono mai state sollevate durante la procedura amministrativa, ragione per cui il rimprovero all’amministrazione di aver proceduto ad un’istruttoria superficiale sul punto rasenta la malafede. Inoltre, come ammesso dallo stesso legale, agli atti non vi è alcuna refertazione medica in tal senso; neppure i curanti, che hanno in cura RI 1 da anni hanno mai accennato a tali affezioni e le fotografie presentate nelle more della presente procedura (cfr. supra consid. 1.9. e 1.11.) non colmano la carente sostanziazione sul punto.

Quo al rinvio a pagine web che trattano della dermatite atopica e delle patologie psichiche ad essa potenzialmente riconducibili, esso risulta irrilevante non trattandosi di refertazioni mediche riferite al caso che ci occupa ma piuttosto di meri spunti dottrinali che, come tali, non si esprimono circa le ripercussioni sulla capacità lavorativa del ricorrente. A tal proposito giova ricordare che l’accertamento dell’incapacità lavorativa è una prerogativa medica, non giuridica.

Pertanto, le doglianze del ricorrente risultano sul punto inconferenti.

Infine, il ricorrente censura le conclusioni dell’amministrazione secondo cui egli sia abile al lavoro in misura completa in lavori afferenti al suo ambito di formazione, segnatamente impiegato d’ufficio a tempo pieno (doc. I, p.to 16.)

Sul punto questa Corte può far propria la presa di posizione del medico AI del 6 settembre 2016, ribadita dall’UAI in questa sede e tutt’ora pertinente (doc. IV, pag. 2; doc. 34 incarto AI: “Assolutamente non necessario un ambiente asettico”), secondo cui agli atti non vi è alcun indizio circa la necessità di un ambiente totalmente asettico in cui svolgere l’attività d’impiegato.

Il TCA non ravvisa alcun motivo per dubitare delle conclusioni del medico AI circa la capacità lavorativa dell’insorgente, rilevando che con i dovuti accorgimenti (come ad esempio la possibilità di usufruire del telelavoro, un ambiente di lavoro rispettoso dei limiti funzionali descritti dal curante dr. __________ e dal medico AI) RI 1 sarebbe in grado di sfruttare la sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro equilibrato quale impiegato d’ufficio (come da sua formazione). In effetti, questo tipo di attività amministrativa è quella che meglio si presta ad un approccio flessibile anche per il datore di lavoro.

Quanto precede trova conforto nella giurisprudenza della nostra Alta Corte (cfr. STF 9C_15/2020 del 10 dicembre 2020 consid. 6.1. e segg., 9C_277/2016 del 15 marzo 2017 consid. 4.1. con rinvii giurisprudenziali), fatta propria dal TCA (cfr. pro multis STCA 32.2021.89 del 7 marzo 2022 consid. 2.6. e 32.2016.127 del 13 luglio 2017 consid. 2.7.).

Non essendo l’asserzione del ricorrente secondo cui egli è inabile al lavoro in misura completa e in ogni attività sufficientemente sostanziata, la censura dell’insorgente cade nel vuoto.

Giova altresì ricordare che non è sufficiente che con l’impugnativa il ricorrente si limiti ad elencare singoli aspetti che potenzialmente potrebbero giustificare una riduzione percentuale dal reddito da invalido, in particolare se è stata accertata una capacità lavorativa residua del 70% in attività adeguata che, così l’Alta Corte, permette comunque di gestire un carico di lavoro rispettabile (cfr. STF 8C_190/2019 del 12 febbraio 2020, consid. 4.1. e seg.).

Nel caso di specie, risulta assodato che, nonostante l’affezione dermatologica e allergologica, l’assicurato sarebbe ancora in grado di svolgere, senza limiti di tempo o di rendimento, l’attività di impiegato d’ufficio con i debiti accorgimenti (cfr. supra consid. 2.7.2.). In simili attività,occorre ammettere che il ricorrente beneficia di un ventaglio di attività (anche) sostitutive esigibili ancora sufficientemente ampio, ragione per cui mal si comprende la richiesta di riduzione percentuale dal reddito da invalido.

Pertanto, anche questa doglianza del ricorrente risulta infondata.

Visto tutto quanto precede, la decisione impugnata deve essere confermata ed il ricorso respinto.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il vicepresidente                                                   Il segretario di Camera

giudice Raffaele Guffi                                         Gianluca Menghetti