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RR.2026.26

Bundesstrafgericht · 2026-06-03 · Italiano CH

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Città del Vaticano; consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP); durata del sequestro (art. 33a OAIMP)

Sachverhalt

A. Il 3 aprile 2025, il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il 3 dicembre 2025, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E., F., G., H., I. e J. per titolo di peculato (art. 168 CP/VA), truffa (art. 413 CP/VA), appropriazione indebita (art. 417 CP/VA) e ri- ciclaggio (art. 421-bis CP/VA). In sostanza, le autorità inquirenti vaticane so- spettano che F., H., G. e I., in qualità di gestori pro tempore di K. Plc, fondo L., M. Ltd, N., fondo O., P. SA e Q. SA, e B., C., R. e J., esponenti di vertice dell’Isti- tuto per le Opere di Religione della Città del Vaticano (in seguito: IOR) all’epoca dei fatti (ossia 2012-2013) e D. ed E., attivi presso S., società di consulenza dello IOR, “con artifizi e raggiri volti a ingannare la buona fede del Consiglio di Sovrintendenza dell’Istituto, tramite la creazione di un’apparenza documentale, tacevano le effettive condizioni a cui lo IOR, per il tramite della propria parteci- pazione in fondo L., avrebbe investito nell’operazione del fondo O. volta all’ac- quisto dell’ex Palazzo della Borsa di Budapest, procurando così al Dott. F. e alle società da lui controllate un ingiusto profitto, con corrispondente danno per l’Istituto, per un ammontare non inferiore a 14 mln/Euro” (v. richiesta di seque- stro del Promotore di giustizia del 15 gennaio 2024 al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, pag. 1, in act. 1.2).

Siccome una parte del prezzo di vendita del palazzo in questione sarebbe stata versata sulla relazione bancaria n. IBAN n. 1 presso la banca T., a Ginevra, intestata a “A. as custodian of AA.” (v. act. 1.2, pag. 3 e segg.), l’autorità rogante ha postulato il sequestro di tale relazione bancaria unitamente all’acquisizione della relativa documentazione (v. ibidem, pag. 22 e seg.).

B. Con decisione del 7 luglio 2025, il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC), a cui l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della stessa, affermando che le misure di esecuzione sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. act. 1.3). Con scritto dello stesso giorno, il MPC ha ordinato alla banca T. a Ginevra di fornire determinata documentazione concernente la relazione bancaria di cui sopra. Il 18 luglio seguente, la banca T. ha fornito i documenti richiesti e comu- nicato che l’IBAN in questione è collegato al conto n. 1 intestato ad A. in qualità di depositario (as custodian of) del fondo AA., quest’ultimo a sua volta gestito da M. Ltd. Con obbligo di consegna del 24 luglio 2025, il MPC ha ordinato l’edi- zione della documentazione bancaria riguardante il periodo dal 1° dicembre 2024 al 24 luglio 2025, atti forniti il 6 agosto seguente. Con decreto dell’8 agosto 2025, il MPC ha ordinato il sequestro della relazione n. 1. Con decreto del

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14 agosto seguente, il MPC ha ordinato il dissequestro parziale del conto in questione per l’importo eccedente EUR 11.2 milioni (v. act. 1.1, pag. 3 e seg.).

C. Con complemento rogatoriale del 3 dicembre 2025, l’autorità estera, trasmet- tendo un decreto del 19 novembre 2025 emesso dal Giudice istruttore dello Stato della Città del Vaticano, ha chiesto il dissequestro di EUR 3'232'305.63 dal conto n. 1 (v. act. 1.6). Con decreto del 26 gennaio 2026, il MPC ha pertanto proceduto come richiesto, sbloccando il conto per l’importo eccedente EUR 7'967'694.37 (v. act. 1.1, pag. 4).

D. Con decisione di chiusura del 3 febbraio 2026, il MPC ha ordinato la trasmis- sione di svariata documentazione concernente la relazione bancaria n. 1 non- ché mantenuto il blocco della stessa a concorrenza di EUR 7'967'694.37 (v. act. 1.1, pag. 9).

E. Il 6 marzo 2026, A. Ltd ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione di- nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando, in via principale, l’annullamento della stessa, la non trasmissione della documen- tazione litigiosa e il dissequestro della relazione bancaria in questione. In via subordinata, essa chiede l’annullamento della decisione impugnata, la non tra- smissione della documentazione litigiosa e il dissequestro della relazione ban- caria per la parte eccedente l’importo di EUR 6'999'975.– (v. act. 1, pag. 15 e seg.).

F. Con scritto del 1° aprile 2026, il MPC ha chiesto che il ricorso venga respinto (v. act. 7). Con risposta dell’8 aprile 2026, l’UFG postula anch’esso la reiezione del gravame (v. act. 10).

G. Con replica del 20 aprile 2026, trasmessa al MPC e all’UFG per conoscenza (v. act. 13), la ricorrente si riconferma nelle proprie conclusioni ricorsuali (v. act. 12).

Le argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del necessario, nei successivi considerandi in diritto.

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Erwägungen (24 Absätze)

E. 1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi- stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS 173.71] del 19 marzo 2010).

E. 1.2 In assenza di trattati internazionali, ai rapporti di assistenza giudiziaria interna- zionale in materia penale tra la Città del Vaticano e la Svizzera si applica la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11;

v. art. 1 cpv. 1 lett. b AIMP).

E. 1.3 Salvo diversa disposizione dell’AIMP, la procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021;

v. art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; DANGUBIC/KESHELAVA, Com- mentario basilese, Internationales Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP); per gli atti procedurali, vige il diritto procedurale determinante in materia penale, segnatamente il CPP (v. art. 12 cpv. 1 seconda frase AIMP e art. 54 CPP).

E. 1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu- sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, con termine di ricorso di trenta giorni (art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP).

E. 1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura dell’au- torità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Titolare della relazione bancaria oggetto della deci- sione impugnata, A. Ltd è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).

E. 2 La ricorrente sostiene che la descrizione dei fatti contenuta nella domanda di assistenza sarebbe inveritiera e lacunosa in più punti fondamentali, oltre che contenere numerose contraddizioni e affermazioni illogiche.

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E. 2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, l’art. 28 AIMP esige in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo oggetto, il motivo, la qualifica- zione giuridica del reato, i dati, il più possibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, presentando altresì un breve espo- sto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circo- stanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1).

E. 2.2 In concreto, dalla rogatoria risulta che il procedimento vaticano “ha ad oggetto varie operazioni di investimento poste in essere da F. nella gestione di un fondo maltese gestito da K. Plc anch’esso riconducibile a F. operazioni rispetto alle quali una sentenza emessa dal Tribunale dello Stato (nell’ambito di un conten- zioso civile promosso da l.O.R. nei confronti dell’ex direttore e dell’ex vice diret- tore, i dott.ri B. e C.) e recentemente cresciuta in giudicato che, nel riconoscere la responsabilità degli ex manager (condannati alla refusione dei danni quanti- ficati in 47,6 mln/euro) per la grave violazione ai doveri da cui essi erano gravati nella loro attività di gestione, ha, tra l’altro, censurato la sottoscrizione del com- parto fondo L. ritenuta come «operazione strumentale agli interessi delle con- troparti dello IOR» che «ha comportato investimenti per complessivi 223.208- 101,00 poi ripartiti nei seguenti ulteriori investimenti; BB., CC. fondo O., DD..» riconoscendo «il danno emergente relativo a tali investimenti [pari a] 40.542.300,00» [p. 81 sent. Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, 4-4- 2018 nel proc. 121-2014 RG). Ciò premesso dal punto di vista generale, si pre- cisa che la presente rogatoria, ha ad oggetto esclusivamente una delle sopra richiamate operazioni, vale a dire l’investimento in fondo O. Come si spiegherà meglio in proseguo, in attuazione del programma di investimento, nel 2013 l.O.R. versava la somma dì 17 mln/euro al fondo O. che, secondo le intese in- tercorse con i vertici di I.O.R. al momento dell’avvio dell’operazione, avrebbe dovuto acquisire un NPL (not performing loan), vale a dire un credito deterio- rato, per una cifra pari a 32 mln/euro, vantato dalla banca ungherese EE. nei confronti della FF. (riconducibile al sig. GG.) proprietaria dell’ex Palazzo della

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Borsa di Budapest. Le indagini espletate hanno, infatti, evidenziato che il credito oggetto dell’operazione di finanziamento era stata inizialmente acquistato per 20 mln/euro nel dicembre 2012 da un altro comparto di K. Plc, denominato HH. il cui investitore principale era un noto ente previdenziale italiano, II. Per effetto delle manovre speculative che costituiscono l’oggetto principale della presente richiesta, attraverso una triangolazione – che questo Ufficio ritiene fraudolenta

– l’NPL in questione è stato ceduto al fondo O. al maggior valore dì 41 mln/euro. Il risultato, come si dirà, è che questo plusvalore – di importo non inferiore a 21 mln/euro dei quali effettivamente sborsati sino ad oggi 14 mln/euro – è stato liquidato con i fondi provenienti da l.O.R. Le risultanze investigative hanno con- sentito di verificare che parte di questo plusvalore è stato successivamente di- rottato verso società con sede in paesi off-shore una delle quali (JJ. con sede in Panama) sicuramente riconducibile a F. il quale, nella vicenda de qua, ha agito con una pluralità di ruoli e di vesti in palese conflitto di interessi quale amministratore e legale rappresentante dei vari enti e/o fondi su cui il denaro versato dallo IOR è stato successivamente investito così procurandosi un ingiu- sto profitto in danno dei Fondi e del loro investitore. Della seconda società (la KK. Ltd. con sede a Dubai), allo stato non si hanno informazioni più dettagliate ed è opinione dell’Ufficio, sulla quale sono in corso approfondimenti, che anche in questo caso si tratti dì un soggetto economico riconducibile ad F. Dagli atti prodotti a questo Ufficio e dagli approfondimenti svolti è emerso che l’investi- mento dello l.O.R. in N. avvenuto, come detto, a condizioni economiche forte- mente squilibrate, si è potuto realizzare grazie al compiacente contributo dell’al- lora vertice dell’Istituto stesso rappresentato dal Direttore e dal Vicedirettore dello stesso, il dott. B. ed il dott. C. (nei confronti dei quali, come pure detto, si è recentemente concluso dinanzi al Tribunale dello Stato un contenzioso civile promosso da l.O.R. per responsabilità amministrativa) nonché dei rappresen- tanti di S. il dott. D. ed il dott. E., una società di consulenza alla quale era stato affidato dai predetti il ruolo di analisi della compatibilità etica degli investimenti effettuati dal comparto dedicato a l.O.R. (e nei confronti dei quali il Tribunale dello Stato, con la sentenza 4-4-2018, sia pur incidenter tantum, ha delineato precise responsabilità)” (act. 1.2, pag. 4 e seg.). L’autorità rogante aggiunge che “da una serie di fonti aperte (delle quali I.O.R. ha prontamente notiziato lo scrivente Ufficio per sollecitarlo a adottare provvedimenti cautelari), è emerso che in data 17-12-2024 LL. ha concluso con successo l’acquisizione dello sto- rico palazzo per un corrispettivo inizialmente non noto (perché non divulgato) ma che a seguito di successivi approfondimenti, si è verificato essere corrispon- dente a 30 mln/euro (oltre una parte variabile stimata in 10 mln/euro) su un rapporto bancario in Ungheria intestato alla cedente EE. dei quali non meno di 8 mln/euro versati (allo stato risultano certamente trasferiti attraverso due boni- fici bancari 7.967.694,37 euro) ritrasferiti su una relazione bancaria accesa presso la banca T. esistente a Ginevra (n. 1) ed intestato a “A. Ltd as custodian of AA.”, con causale «Reimbursement Loan»” (ibidem, pag. 5 e seg.).

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E. 2.3 Orbene, la rogatoria del 3 aprile 2025 (di 22 pagine) adempie certamente le condizioni poste in ambito di esposto fattuale. Essa permette di comprendere l’oggetto del procedimento estero e di farsi un quadro esauriente e preciso dei reati contestati agli imputati. Non è in ogni caso compito dell’autorità rogata ac- certare i fatti oggetto del procedimento estero e verificare la logicità della rico- struzione dei fatti esposta in rogatoria e tantomeno statuire sulla colpevolezza delle persone indagate. L’esposto dei fatti non presenta contraddizioni manife- ste ai sensi della summenzionata giurisprudenza (v. supra consid. 2.1). Spet- terà in ogni caso al giudice estero del merito acclarare la fattispecie nei suoi dettagli. Le censure in questo ambito vanno dunque disattese.

E. 3 La ricorrente contesta l’adempimento della condizione della doppia punibilità. A suo avviso, i fatti di cui alla rogatoria non sarebbero di rilevanza penale ma civile.

E. 3.1 Nel diritto interno, il principio della doppia punibilità è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza e verificare la loro corrispondenza con le norme del di- ritto svizzero, ma semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 con- sid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifica- zione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Diversamente dall'am- bito estradizionale, le misure di cooperazione sono già ammesse se la condi- zione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e rinvii). La doppia punibilità deve essere esaminata secondo il diritto in vigore nello Stato richiesto nel momento in cui la decisione sulla cooperazione è presa, e non secondo il diritto in vigore al momento della conclusione di un trattato, della commissione di un'eventuale infrazione o della presentazione della do- manda di assistenza (v. sentenza del Tribunale federale 1A.205/2006 del 7 di- cembre 2006 consid. 3.2 e sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.36 del 7 maggio 2007 consid. 1 con rinvii).

E. 3.2 In concreto, i fatti contestati agli indagati (v. supra lett. A e consid. 2.2) non sono di mera rilevanza civile ma senza dubbio di rilevanza penale visto che prima facie possono perlomeno essere sussunti ai reati di amministrazione infedele

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(art. 158 CP), appropriazione indebita (art. 138 CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). La condizione della doppia punibilità è ossequiata già solo per tali motivi, senza che il giudice dell’assistenza debba chinarsi nel dettaglio in que- stioni di sussunzione che ricadono esclusivamente nella giurisdizione del giu- dice estero del merito.

E. 4 La ricorrente censura la violazione del principio della proporzionalità. Essa so- stiene che la documentazione litigiosa non sarebbe d’utilità per l’autorità ro- gante, dato che la stessa sarebbe già in suo possesso. Non vi sarebbe inoltre nessun nesso tra l’inchiesta estera e i valori patrimoniali sequestrati.

E. 4.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu- mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces- sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap- prezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio- nalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le in- formazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii).

Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sen- tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. Si tratta di quei conti, come nel caso in esame, suscettibili di un utilizzo con finalità criminali. L’autorità ri- chiedente ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che

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possa far parte del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (decisione del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2). Naturalmente è anche possibile che i conti contestati non siano stati utilizzati per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti o riciclare fondi, ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo verifi- care essa stessa, sulla base di una documentazione completa, tenendo pre- sente che l’assistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove in- criminanti ma anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; decisione del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La trasmissione dell'intera docu- mentazione potrà evitare altresì che le autorità debbano inoltrare eventuali do- mande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sen- tenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecu- zione e del giudice dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale gioca un ruolo cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti evidenziati dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ot- tobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1).

E. 4.2 In concreto, la documentazione litigiosa presenta senz’altro un’utilità potenziale per il procedimento estero. Come riportato dal MPC nella decisione impugnata, in data 17 dicembre 2024 sarebbe intervenuta l’acquisizione da parte di LL. dell’ex palazzo della borsa di Budapest per un importo di EUR 30 milioni (oltre una parte variabile stimata in EUR 10 milioni) trasferito su una relazione banca- ria ungherese intestata alla cedente EE. sulla base del progetto criminale at- tuato da F. e dai suoi correi. Secondo l’inchiesta estera, una parte del prezzo di vendita, ossia EUR 7'967'694.37, sarebbe stata versata sulla relazione banca- ria litigiosa (con causale “Reimbursement Loan”), precisato che il fondo AA. sa- rebbe un sub-fondo di K.Plc (v. act. 1.1, pag. 3; decreto del Giudice istruttore dello Stato della Città del Vaticano del 19 novembre 2025, pag. 6, in act. 1.6).

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Vista la natura dei reati contestati all’estero, tutta la documentazione bancaria litigiosa deve essere trasmessa all’autorità rogante, affinché questa possa rico- struire in maniera esaustiva tutti i flussi legati all’operazione d’acquisto immobi- liare in esame. Che l’autorità estera possa già essere in possesso di tutta o parte della documentazione in questione nulla muta a quanto precede. Il legame tra l’inchiesta estera e la relazione litigiosa è quindi sufficientemente sostan- ziato, ribadito che non è compito del giudice dell’assistenza approfondire ulte- riormente la fattispecie né statuire sul merito delle accuse. Spetterà al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale nella Città del Vaticano e detta documentazione. Riassumendo, alla luce della domanda rogatoriale e del suo complemento risulta che la documentazione liti- giosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della proporzionalità.

E. 5 L’insorgente ritiene che la quantificazione del provento del reato contenuta nella domanda d’assistenza e, a monte, nel provvedimento del Giudice istruttore va- ticano, sarebbe palesemente difforme dall’importo di cui si intende mantenere il sequestro. Il giudice estero avrebbe peraltro commesso un errore di calcolo, nella misura in cui il fondo AA. avrebbe ricevuto, in data 13 dicembre 2024, EUR 6'999’975.– e non EUR 7'967’694.37. Essa ritiene poi che la parte di valori patrimoniali indicati dall’autorità rogante come da sequestrarsi per equivalente, ossia EUR 4 milioni, deve essere dissequestrata immediatamente, visto il ca- rattere sussidiario di tale misura rispetto al sequestro di valori provento diretto di reati. Il sequestro avrebbe altresì un impatto sui negozi giuridici in corso e futuri del fondo, cagionando un danno rilevante ed insanabile. In sintesi, il man- cato adempimento delle obbligazioni e l’impossibilità di dare esecuzione agli investimenti deliberati esporrebbero il fondo AA. alla perdita definitiva di con- tratti e opportunità di mercato già negoziati o in fase di negoziazione, a un ri- schio immediato e concreto di azioni esecutive da parte dei creditori e alla po- tenziale revoca dell’autorizzazione da parte della Malta Financial Services Au- thority (MFSA), alla cui supervisione è sottoposto.

E. 5.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna- zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto all’og- getto di quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3). Lo Stato richiedente deve co- munque apportare elementi che dimostrino, almeno a prima vista, che i conti per i quali si chiede il sequestro siano effettivamente stati utilizzati per trasferire

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fondi di cui si sospetta l’origine delittuosa (DTF 130 II 329 consid. 5.1 e riferi- menti ivi citati).

E. 5.2 Ebbene, visto quanto esposto in precedenza (v. supra consid. 2.2 e 4.2) nonché il danno per lo IOR di non meno di EUR 14 milioni indicato dall’autorità rogante (v. supra lett. A), importo decisamente superiore ai valori qui sequestrati, è pos- sibile concludere che esistono elementi sufficienti per confermare il sequestro della relazione intestata alla ricorrente. Tuttavia, se è vero che nel suo decreto del 19 novembre 2025 il Giudice istruttore vaticano ha affermato che “per l’im- porto di euro 7.967.694,37 si può individuare un adeguato collegamento con le illecite condotte di penale rilevanza” (act. 1.6, pag. 9 e seg.), nella decisione qui impugnata il MPC ha dichiarato che dalla documentazione concernente la rela- zione litigiosa emerge un solo accredito intervenuto il 13 dicembre 2024 di EUR 6'999'975.– provenienti dalla FF. di Budapest, con la causale “reimburse- ment loan” (v. act. 1.1, pag. 6 e seg.; atto 007005_00187 e 007005_00195 in- carto MPC). L’autorità d’esecuzione afferma infatti che “questa transazione cor- risponde a quanto indicato dall’autorità richiedente nella sua domanda di assi- stenza giudiziaria del 30 gennaio 2025, ovvero che dall’inchiesta estera sarebbe emerso che una parte del prezzo di vendita dell’ex Palazzo della Borsa di Bu- dapest, per un importo totale di EUR 7'967'694.37, sarebbe stato versato sulla relazione bancaria oggetto della presente decisione tramite due distinti bonifici. Non vi è traccia di un secondo accredito nella documentazione bancaria pro- dotta, sebbene la transazione del 13 dicembre 2024, per un importo di circa EUR 7 milioni, costituisca già di per sé un importo notevole rispetto alla parte del prezzo di vendita del predetto immobile (quasi EUR 8 milioni) che sarebbe stata versata sul conto oggetto della presente decisione” (ibidem, pag. 7 e seg.). In sede di risposta, il MPC non ha purtroppo fornito ulteriori spiegazioni sulla questione, decidendo di confermare il sequestro a concorrenza di EUR 7'967'694.37. Questa Corte ritiene invece che il MPC debba chiarire con l’autorità rogante, alla luce di quanto sopra, a concorrenza di quale importo oc- corra mantenere il sequestro. Esso dovrà quindi interpellare senza indugio l’au- torità rogante all’uopo. Nel frattempo, il sequestro deve essere confermato nella sua integralità. Ciò premesso, il potenziale nesso fra l’importo di EUR 6'999'975.– sequestrato e i reati contestati agli indagati è in ogni caso dato: toccherà poi all'autorità estera accertare se il denaro in questione – o l’im- porto di EUR 7'967'694.37, a dipendenza della presa di posizione dell’autorità rogante – è effettivamente di origine illecita. In caso affermativo, esso potrebbe fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP nonché DTF 123 II 134 consid. 5c; 123 II 268 consid. 4; 123 II 595 consid. 3). Potendo i suddetti valori essere il provento diretto dei reati contestati all’estero, la censura concernente una pos- sibile confisca per equivalente deve essere disattesa. Il sequestro in questione deve essere mantenuto di principio sino alla notifica di una decisione definitiva

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ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia co- municato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii), ferma restando la ne- cessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e). Per quanto riguarda invece l’asserito pregiudizio economico causato dal sequestro, va rilevato che le affermazioni effettuate dalla ricorrente, la quale si limita a ri- cordare quanto ancora bloccato (v. act. 1, pag. 14), non sono supportate dal benché minimo documento che attesti l’insorgere di effettivi problemi di natura economica immediati, per cui anche da questo punto di vista la misura in que- stione non presenta sostanziali criticità. Ne consegue che il sequestro va con- fermato, riservato il necessario chiarimento di cui sopra.

E. 6 La ricorrente sostiene infine che la domanda d’assistenza del 3 aprile 2025 sa- rebbe totalmente silente in merito alla riserva della specialità, per cui la deci- sione di entrata nel merito che la dichiara ricevibile e la rispettiva decisione di chiusura sono pure palesemente irrispettose dell’art. 67 AIMP.

E. 6.1 Giusta l’art. 67 cpv. 1 AIMP, le informazioni e i documenti ottenuti mercé l’assi- stenza non possono essere usati nello Stato richiedente né a scopo d’indagine né come mezzi di prova in procedimenti vertenti su fatti per cui l’assistenza è inammissibile. Il cpv. 2 della medesima disposizione prevede che qualsiasi altro uso sottostà al consenso dell’Ufficio federale. Tale consenso non è necessario se: il fatto cui si riferisce la domanda costituisce un’altra fattispecie penale per la quale l’assistenza giudiziaria è ammissibile (lett. a), o il procedimento penale estero è diretto contro un’altra persona che ha partecipato al reato (lett. b).

E. 6.2 In concreto, indipendentemente dal contenuto della rogatoria, il MPC ha chia- ramente indicato nella decisione impugnata che la trasmissione all’estero av- verrà attirando espressamente l’attenzione dell’autorità rogante sul rispetto del principio della specialità (v. act. 1.1, pag. 12). Non vi sono del resto elementi nell’incarto che possano far ritenere che la Città del Vaticano non rispetterà tale principio. La censura in questo ambito va dunque respinta.

E. 7 Da quanto sopra discende che il gravame va parzialmente accolto nei termini di cui al considerando 5.2. Per il resto, la decisione impugnata va confermata.

E. 8.1 In gran parte soccombente la ricorrente deve sopportare una parte delle spese (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di- cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa

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di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 7’000.–; essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato di fr. 8’000.–. La cassa del Tribunale resti- tuirà alla ricorrente il saldo di fr. 1'000.–.

E. 8.2 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l’autorità di ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al Tribunale pe- nale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio, le quali compren- dono l'onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche (art. 11 cpv. 1 RSPPF in combinato disposto con l'art. 10 RSPPF). Nelle procedure davanti alla Corte dei reclami penali l’onorario è fissato secondo il libero apprezzamento, se, come nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memo- ria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nella fattispecie, appare adeguato un onorario di fr. 2’000.–, tenuto conto della par- ziale soccombenza. L’indennità per ripetibili è messa a carico del Ministero pub- blico della Confederazione in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA.

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Dispositiv
  1. Il ricorso è parzialmente accolto ai sensi del considerando 5.2.
  2. Per il resto, il ricorso è respinto e il sequestro confermato.
  3. La tassa di giustizia di fr. 7'000.– è messa a carico della ricorrente. Essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato di fr. 8'000.–. La Cassa del Tribu- nale restituirà alla ricorrente il saldo di fr. 1'000.–.
  4. Il Ministero pubblico della Confederazione verserà alla ricorrente un importo di fr. 2’000.– a titolo di ripetibili.
Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Sentenza del 3 giugno 2026 Corte dei reclami penali Composizione

Giudici penali federali Patrick Robert-Nicoud, Presidente, Roy Garré e Nathalie Zufferey, Cancelliere Giampiero Vacalli

Parti

A. LTD,

rappresentata dagli avv. Clara Poglia e Louis Burrus, Ricorrente

contro

MINISTERO PUBBLICO DELLA CONFEDERAZIONE, Controparte

Oggetto

Assistenza giudiziaria internazionale in materia penale alla Città del Vaticano

Consegna di mezzi di prova (art. 74 AIMP); durata del sequestro (art. 33a OAIMP)

B u n d e s s t r a f g e r i c h t T r i b u n a l p é n a l f é d é r a l T r i b u n a l e p e n a l e f e d e r a l e T r i b u n a l p e n a l f e d e r a l

Numero dell’incarto: RR.2026.26

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Fatti: A. Il 3 aprile 2025, il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha presentato alla Svizzera una domanda d’assistenza giudiziaria, completata il 3 dicembre 2025, nell’ambito di un procedimento penale avviato nei confronti di B., C., D., E., F., G., H., I. e J. per titolo di peculato (art. 168 CP/VA), truffa (art. 413 CP/VA), appropriazione indebita (art. 417 CP/VA) e ri- ciclaggio (art. 421-bis CP/VA). In sostanza, le autorità inquirenti vaticane so- spettano che F., H., G. e I., in qualità di gestori pro tempore di K. Plc, fondo L., M. Ltd, N., fondo O., P. SA e Q. SA, e B., C., R. e J., esponenti di vertice dell’Isti- tuto per le Opere di Religione della Città del Vaticano (in seguito: IOR) all’epoca dei fatti (ossia 2012-2013) e D. ed E., attivi presso S., società di consulenza dello IOR, “con artifizi e raggiri volti a ingannare la buona fede del Consiglio di Sovrintendenza dell’Istituto, tramite la creazione di un’apparenza documentale, tacevano le effettive condizioni a cui lo IOR, per il tramite della propria parteci- pazione in fondo L., avrebbe investito nell’operazione del fondo O. volta all’ac- quisto dell’ex Palazzo della Borsa di Budapest, procurando così al Dott. F. e alle società da lui controllate un ingiusto profitto, con corrispondente danno per l’Istituto, per un ammontare non inferiore a 14 mln/Euro” (v. richiesta di seque- stro del Promotore di giustizia del 15 gennaio 2024 al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, pag. 1, in act. 1.2).

Siccome una parte del prezzo di vendita del palazzo in questione sarebbe stata versata sulla relazione bancaria n. IBAN n. 1 presso la banca T., a Ginevra, intestata a “A. as custodian of AA.” (v. act. 1.2, pag. 3 e segg.), l’autorità rogante ha postulato il sequestro di tale relazione bancaria unitamente all’acquisizione della relativa documentazione (v. ibidem, pag. 22 e seg.).

B. Con decisione del 7 luglio 2025, il Ministero pubblico della Confederazione (in seguito: MPC), a cui l’Ufficio federale di giustizia (in seguito: UFG) ha delegato l’esecuzione della rogatoria, è entrato nel merito della stessa, affermando che le misure di esecuzione sarebbero state ordinate con decisioni separate (v. act. 1.3). Con scritto dello stesso giorno, il MPC ha ordinato alla banca T. a Ginevra di fornire determinata documentazione concernente la relazione bancaria di cui sopra. Il 18 luglio seguente, la banca T. ha fornito i documenti richiesti e comu- nicato che l’IBAN in questione è collegato al conto n. 1 intestato ad A. in qualità di depositario (as custodian of) del fondo AA., quest’ultimo a sua volta gestito da M. Ltd. Con obbligo di consegna del 24 luglio 2025, il MPC ha ordinato l’edi- zione della documentazione bancaria riguardante il periodo dal 1° dicembre 2024 al 24 luglio 2025, atti forniti il 6 agosto seguente. Con decreto dell’8 agosto 2025, il MPC ha ordinato il sequestro della relazione n. 1. Con decreto del

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14 agosto seguente, il MPC ha ordinato il dissequestro parziale del conto in questione per l’importo eccedente EUR 11.2 milioni (v. act. 1.1, pag. 3 e seg.).

C. Con complemento rogatoriale del 3 dicembre 2025, l’autorità estera, trasmet- tendo un decreto del 19 novembre 2025 emesso dal Giudice istruttore dello Stato della Città del Vaticano, ha chiesto il dissequestro di EUR 3'232'305.63 dal conto n. 1 (v. act. 1.6). Con decreto del 26 gennaio 2026, il MPC ha pertanto proceduto come richiesto, sbloccando il conto per l’importo eccedente EUR 7'967'694.37 (v. act. 1.1, pag. 4).

D. Con decisione di chiusura del 3 febbraio 2026, il MPC ha ordinato la trasmis- sione di svariata documentazione concernente la relazione bancaria n. 1 non- ché mantenuto il blocco della stessa a concorrenza di EUR 7'967'694.37 (v. act. 1.1, pag. 9).

E. Il 6 marzo 2026, A. Ltd ha interposto ricorso avverso la suddetta decisione di- nanzi alla Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale, postulando, in via principale, l’annullamento della stessa, la non trasmissione della documen- tazione litigiosa e il dissequestro della relazione bancaria in questione. In via subordinata, essa chiede l’annullamento della decisione impugnata, la non tra- smissione della documentazione litigiosa e il dissequestro della relazione ban- caria per la parte eccedente l’importo di EUR 6'999'975.– (v. act. 1, pag. 15 e seg.).

F. Con scritto del 1° aprile 2026, il MPC ha chiesto che il ricorso venga respinto (v. act. 7). Con risposta dell’8 aprile 2026, l’UFG postula anch’esso la reiezione del gravame (v. act. 10).

G. Con replica del 20 aprile 2026, trasmessa al MPC e all’UFG per conoscenza (v. act. 13), la ricorrente si riconferma nelle proprie conclusioni ricorsuali (v. act. 12).

Le argomentazioni delle parti verranno riprese, nella misura del necessario, nei successivi considerandi in diritto.

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Diritto: 1. 1.1 La Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale giudica i ricorsi contro le decisioni di prima istanza delle autorità cantonali o federali in materia di assi- stenza giudiziaria internazionale, salvo che la legge disponga altrimenti (art. 25 cpv. 1 legge federale sull’assistenza internazionale in materia penale [AIMP; RS 351.1] del 20 marzo 1981, unitamente ad art. 37 cpv. 2 lett. a legge federale sull’organizzazione delle autorità penali della Confederazione [LOAP; RS 173.71] del 19 marzo 2010).

1.2 In assenza di trattati internazionali, ai rapporti di assistenza giudiziaria interna- zionale in materia penale tra la Città del Vaticano e la Svizzera si applica la legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale del 20 marzo 1981 (AIMP; RS 351.1), unitamente alla relativa ordinanza (OAIMP; RS 351.11;

v. art. 1 cpv. 1 lett. b AIMP).

1.3 Salvo diversa disposizione dell’AIMP, la procedura di ricorso è retta dalla legge federale sulla procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA; RS 172.021;

v. art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP e 12 cpv. 1 AIMP; DANGUBIC/KESHELAVA, Com- mentario basilese, Internationales Strafrecht, 2015, n. 1 e segg. ad art. 12 AIMP); per gli atti procedurali, vige il diritto procedurale determinante in materia penale, segnatamente il CPP (v. art. 12 cpv. 1 seconda frase AIMP e art. 54 CPP).

1.4 Le decisioni dell’autorità cantonale o federale d’esecuzione relative alla chiu- sura della procedura d’assistenza giudiziaria (cosiddette decisioni di chiusura) possono essere impugnate congiuntamente alle decisioni incidentali anteriori, con termine di ricorso di trenta giorni (art. 80e cpv. 1 e 80k AIMP).

1.5 Interposto tempestivamente contro la sopraccitata decisione di chiusura dell’au- torità federale d’esecuzione, il ricorso è ricevibile sotto il profilo degli art. 25 cpv. 1, 80e cpv. 1 e 80k AIMP. Titolare della relazione bancaria oggetto della deci- sione impugnata, A. Ltd è legittimata a ricorrere (v. art. 80h lett. b AIMP e art. 9a lett. a OAIMP nonché DTF 137 IV 134 consid. 5.2.1; 130 II 162 consid. 1.1; 128 II 211 consid. 2.3; TPF 2007 79 consid. 1.6 pag. 82).

2. La ricorrente sostiene che la descrizione dei fatti contenuta nella domanda di assistenza sarebbe inveritiera e lacunosa in più punti fondamentali, oltre che contenere numerose contraddizioni e affermazioni illogiche.

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2.1 Per quanto attiene alla domanda di assistenza, l’art. 28 AIMP esige in sostanza che essa sia scritta, che indichi l'ufficio da cui emana e all'occorrenza l'autorità competente per il procedimento penale, il suo oggetto, il motivo, la qualifica- zione giuridica del reato, i dati, il più possibile precisi e completi, della persona contro cui è diretto il procedimento penale, presentando altresì un breve espo- sto dei fatti essenziali, al fine di permettere allo Stato rogato di verificare che non sussistano condizioni ostative all'assistenza (DTF 129 II 97 consid. 3; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121, 547 consid. 3a; 117 Ib 64 consid. 5c; TPF 2015 110 consid. 5.2.1). Ciò non implica per lo Stato richiedente l'obbligo di provare la commissione del reato, ma solo quello di esporre in modo sufficiente le circo- stanze sulle quali fonda i propri sospetti, per permettere allo Stato richiesto di escludere la sussistenza di un'inammissibile ricerca indiscriminata di prove (v. su questo tema DTF 129 II 97 consid. 3.1; 125 II 65 consid. 6b/aa; 122 II 367 consid. 2c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.92 del 18 luglio 2017 consid. 2.2). L'autorità rogata non si scosta dall'esposto dei fatti contenuto nella domanda, fatti salvi gli errori, le lacune o altre contraddizioni evidenti ed immediatamente rilevati (DTF 142 IV 250 consid. 6.3; 136 IV 4 consid. 4.1; 133 IV 76 consid. 2.2; 132 II 81 consid. 2.1; 118 Ib 111 consid. 5b pag. 121 e seg; TPF 2011 194 consid. 2.1).

2.2 In concreto, dalla rogatoria risulta che il procedimento vaticano “ha ad oggetto varie operazioni di investimento poste in essere da F. nella gestione di un fondo maltese gestito da K. Plc anch’esso riconducibile a F. operazioni rispetto alle quali una sentenza emessa dal Tribunale dello Stato (nell’ambito di un conten- zioso civile promosso da l.O.R. nei confronti dell’ex direttore e dell’ex vice diret- tore, i dott.ri B. e C.) e recentemente cresciuta in giudicato che, nel riconoscere la responsabilità degli ex manager (condannati alla refusione dei danni quanti- ficati in 47,6 mln/euro) per la grave violazione ai doveri da cui essi erano gravati nella loro attività di gestione, ha, tra l’altro, censurato la sottoscrizione del com- parto fondo L. ritenuta come «operazione strumentale agli interessi delle con- troparti dello IOR» che «ha comportato investimenti per complessivi 223.208- 101,00 poi ripartiti nei seguenti ulteriori investimenti; BB., CC. fondo O., DD..» riconoscendo «il danno emergente relativo a tali investimenti [pari a] 40.542.300,00» [p. 81 sent. Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, 4-4- 2018 nel proc. 121-2014 RG). Ciò premesso dal punto di vista generale, si pre- cisa che la presente rogatoria, ha ad oggetto esclusivamente una delle sopra richiamate operazioni, vale a dire l’investimento in fondo O. Come si spiegherà meglio in proseguo, in attuazione del programma di investimento, nel 2013 l.O.R. versava la somma dì 17 mln/euro al fondo O. che, secondo le intese in- tercorse con i vertici di I.O.R. al momento dell’avvio dell’operazione, avrebbe dovuto acquisire un NPL (not performing loan), vale a dire un credito deterio- rato, per una cifra pari a 32 mln/euro, vantato dalla banca ungherese EE. nei confronti della FF. (riconducibile al sig. GG.) proprietaria dell’ex Palazzo della

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Borsa di Budapest. Le indagini espletate hanno, infatti, evidenziato che il credito oggetto dell’operazione di finanziamento era stata inizialmente acquistato per 20 mln/euro nel dicembre 2012 da un altro comparto di K. Plc, denominato HH. il cui investitore principale era un noto ente previdenziale italiano, II. Per effetto delle manovre speculative che costituiscono l’oggetto principale della presente richiesta, attraverso una triangolazione – che questo Ufficio ritiene fraudolenta

– l’NPL in questione è stato ceduto al fondo O. al maggior valore dì 41 mln/euro. Il risultato, come si dirà, è che questo plusvalore – di importo non inferiore a 21 mln/euro dei quali effettivamente sborsati sino ad oggi 14 mln/euro – è stato liquidato con i fondi provenienti da l.O.R. Le risultanze investigative hanno con- sentito di verificare che parte di questo plusvalore è stato successivamente di- rottato verso società con sede in paesi off-shore una delle quali (JJ. con sede in Panama) sicuramente riconducibile a F. il quale, nella vicenda de qua, ha agito con una pluralità di ruoli e di vesti in palese conflitto di interessi quale amministratore e legale rappresentante dei vari enti e/o fondi su cui il denaro versato dallo IOR è stato successivamente investito così procurandosi un ingiu- sto profitto in danno dei Fondi e del loro investitore. Della seconda società (la KK. Ltd. con sede a Dubai), allo stato non si hanno informazioni più dettagliate ed è opinione dell’Ufficio, sulla quale sono in corso approfondimenti, che anche in questo caso si tratti dì un soggetto economico riconducibile ad F. Dagli atti prodotti a questo Ufficio e dagli approfondimenti svolti è emerso che l’investi- mento dello l.O.R. in N. avvenuto, come detto, a condizioni economiche forte- mente squilibrate, si è potuto realizzare grazie al compiacente contributo dell’al- lora vertice dell’Istituto stesso rappresentato dal Direttore e dal Vicedirettore dello stesso, il dott. B. ed il dott. C. (nei confronti dei quali, come pure detto, si è recentemente concluso dinanzi al Tribunale dello Stato un contenzioso civile promosso da l.O.R. per responsabilità amministrativa) nonché dei rappresen- tanti di S. il dott. D. ed il dott. E., una società di consulenza alla quale era stato affidato dai predetti il ruolo di analisi della compatibilità etica degli investimenti effettuati dal comparto dedicato a l.O.R. (e nei confronti dei quali il Tribunale dello Stato, con la sentenza 4-4-2018, sia pur incidenter tantum, ha delineato precise responsabilità)” (act. 1.2, pag. 4 e seg.). L’autorità rogante aggiunge che “da una serie di fonti aperte (delle quali I.O.R. ha prontamente notiziato lo scrivente Ufficio per sollecitarlo a adottare provvedimenti cautelari), è emerso che in data 17-12-2024 LL. ha concluso con successo l’acquisizione dello sto- rico palazzo per un corrispettivo inizialmente non noto (perché non divulgato) ma che a seguito di successivi approfondimenti, si è verificato essere corrispon- dente a 30 mln/euro (oltre una parte variabile stimata in 10 mln/euro) su un rapporto bancario in Ungheria intestato alla cedente EE. dei quali non meno di 8 mln/euro versati (allo stato risultano certamente trasferiti attraverso due boni- fici bancari 7.967.694,37 euro) ritrasferiti su una relazione bancaria accesa presso la banca T. esistente a Ginevra (n. 1) ed intestato a “A. Ltd as custodian of AA.”, con causale «Reimbursement Loan»” (ibidem, pag. 5 e seg.).

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2.3 Orbene, la rogatoria del 3 aprile 2025 (di 22 pagine) adempie certamente le condizioni poste in ambito di esposto fattuale. Essa permette di comprendere l’oggetto del procedimento estero e di farsi un quadro esauriente e preciso dei reati contestati agli imputati. Non è in ogni caso compito dell’autorità rogata ac- certare i fatti oggetto del procedimento estero e verificare la logicità della rico- struzione dei fatti esposta in rogatoria e tantomeno statuire sulla colpevolezza delle persone indagate. L’esposto dei fatti non presenta contraddizioni manife- ste ai sensi della summenzionata giurisprudenza (v. supra consid. 2.1). Spet- terà in ogni caso al giudice estero del merito acclarare la fattispecie nei suoi dettagli. Le censure in questo ambito vanno dunque disattese.

3. La ricorrente contesta l’adempimento della condizione della doppia punibilità. A suo avviso, i fatti di cui alla rogatoria non sarebbero di rilevanza penale ma civile.

3.1 Nel diritto interno, il principio della doppia punibilità è espresso all'art. 64 cpv. 1 AIMP. Il giudice dell'assistenza e prima di esso le autorità d'esecuzione non devono procedere a un esame dei reati e delle norme penali menzionati nella domanda di assistenza e verificare la loro corrispondenza con le norme del di- ritto svizzero, ma semplicemente vagliare, limitandosi a un esame prima facie, se i fatti addotti nella domanda estera – effettuata la dovuta trasposizione – sarebbero punibili anche secondo il diritto svizzero, ricordato che la punibilità secondo il diritto svizzero va determinata senza tener conto delle particolari forme di colpa e condizioni di punibilità da questo previste (DTF 124 II 184 con- sid. 4b/cc pag. 188; 118 Ib 543 consid. 3b/aa pag. 546; 116 Ib 89 consid. 3b/bb; 112 Ib 576 consid. 11b/bb pag. 594). I fatti incriminati non devono forzatamente essere caratterizzati, nelle due legislazioni toccate, dalla medesima qualifica- zione giuridica (DTF 124 II 184 consid. 4b/cc pag. 188). Diversamente dall'am- bito estradizionale, le misure di cooperazione sono già ammesse se la condi- zione della doppia punibilità è ossequiata alla luce di una singola fattispecie (sentenza del Tribunale federale 1C_138/2007 del 17 luglio 2007 consid. 2.3 e rinvii). La doppia punibilità deve essere esaminata secondo il diritto in vigore nello Stato richiesto nel momento in cui la decisione sulla cooperazione è presa, e non secondo il diritto in vigore al momento della conclusione di un trattato, della commissione di un'eventuale infrazione o della presentazione della do- manda di assistenza (v. sentenza del Tribunale federale 1A.205/2006 del 7 di- cembre 2006 consid. 3.2 e sentenza del Tribunale penale federale RR.2007.36 del 7 maggio 2007 consid. 1 con rinvii).

3.2 In concreto, i fatti contestati agli indagati (v. supra lett. A e consid. 2.2) non sono di mera rilevanza civile ma senza dubbio di rilevanza penale visto che prima facie possono perlomeno essere sussunti ai reati di amministrazione infedele

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(art. 158 CP), appropriazione indebita (art. 138 CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). La condizione della doppia punibilità è ossequiata già solo per tali motivi, senza che il giudice dell’assistenza debba chinarsi nel dettaglio in que- stioni di sussunzione che ricadono esclusivamente nella giurisdizione del giu- dice estero del merito.

4. La ricorrente censura la violazione del principio della proporzionalità. Essa so- stiene che la documentazione litigiosa non sarebbe d’utilità per l’autorità ro- gante, dato che la stessa sarebbe già in suo possesso. Non vi sarebbe inoltre nessun nesso tra l’inchiesta estera e i valori patrimoniali sequestrati.

4.1 Il principio della proporzionalità esige che vi sia una connessione fra la docu- mentazione richiesta e il procedimento estero (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2; 136 IV 82 consid. 4.1/4.4; 130 II 193 consid. 4.3; 129 II 462 consid. 5.3; 122 II 367 consid. 2c; TPF 2017 66 consid. 4.3.1), tuttavia la questione di sapere se le informazioni richieste nell'ambito di una domanda di assistenza siano neces- sarie o utili per il procedimento estero deve essere lasciata, di massima, all'ap- prezzamento delle autorità richiedenti (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; sentenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiesto non dispone infatti dei mezzi per pronunciarsi sull'opportunità di assumere determinate prove e non può sostituirsi in questo compito all'autorità estera che conduce le indagini (DTF 132 II 81 consid. 2.1 e rinvii). La richiesta di assunzione di prove può essere rifiutata solo se il principio della proporzio- nalità è manifestamente disatteso (DTF 139 II 404 consid. 7.2.2 pag. 424; 120 Ib 251 consid. 5c; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii) o se la domanda appare abusiva, le in- formazioni richieste essendo del tutto inidonee a far progredire le indagini (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 122 II 134 consid. 7b; 121 II 241 consid. 3a; sentenza del Tribunale penale federale RR.2017.21 dell'8 maggio 2017 consid. 3.1 e rinvii).

Inoltre, da consolidata prassi, quando le autorità estere chiedono informazioni per ricostruire flussi patrimoniali di natura criminale si ritiene che necessitino di regola dell'integralità della relativa documentazione, in modo tale da chiarire quali siano le persone o entità giuridiche coinvolte (DTF 129 II 462 consid. 5.5; 124 II 180 consid. 3c inedito; 121 II 241 consid. 3b e c; sentenze del Tribunale federale 1A.177/2006 del 10 dicembre 2007 consid. 5.5; 1A.227/2006 del 22 febbraio 2007 consid. 3.2; 1A.195/2005 del 1° settembre 2005 in fine; sen- tenza del Tribunale penale federale RR.2019.257 del 12 febbraio 2020 consid. 2.1). Lo Stato richiedente dovrebbe in linea di principio essere informato di tutte le transazioni effettuate attraverso i conti coinvolti. Si tratta di quei conti, come nel caso in esame, suscettibili di un utilizzo con finalità criminali. L’autorità ri- chiedente ha un interesse ad essere informata di qualsiasi transazione che

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possa far parte del meccanismo delittuoso messo in atto dalle persone sotto inchiesta (decisione del Tribunale penale federale RR.2014.4 del 30 luglio 2014 consid. 2.2.2). Naturalmente è anche possibile che i conti contestati non siano stati utilizzati per ricevere proventi di reati o per effettuare trasferimenti illeciti o riciclare fondi, ma l’autorità richiedente ha comunque interesse a poterlo verifi- care essa stessa, sulla base di una documentazione completa, tenendo pre- sente che l’assistenza reciproca è finalizzata non solo alla raccolta di prove in- criminanti ma anche a discarico (sentenza del Tribunale federale 1A.88/2006 del 22 giugno 2006 consid. 5.3; decisione del Tribunale penale federale RR.2007.29 del 30 maggio 2007 consid. 4.2). La trasmissione dell'intera docu- mentazione potrà evitare altresì che le autorità debbano inoltrare eventuali do- mande complementari (DTF 136 IV 82 consid. 4.1; 121 II 241 consid. 3; sen- tenza del Tribunale federale 1C_486/2008 dell'11 novembre 2008 consid. 2.4; sentenza del Tribunale penale federale RR.2011.113 del 28 luglio 2011 consid. 4.2), con evidente intralcio alle esigenze di celerità (v. anche art. 17a cpv. 1 AIMP). In base alla giurisprudenza, l'esame da parte delle autorità di esecu- zione e del giudice dell'assistenza va orientato alla cosiddetta utilità potenziale, secondo cui la consegna giusta l'art. 74 AIMP è esclusa soltanto per quei mezzi di prova certamente privi di rilevanza per il procedimento penale all'estero (DTF 134 II 318 consid. 6.4; 126 II 258 consid. 9c; 122 II 367 consid. 2c; 121 II 241 consid. 3a e b; TPF 2010 73 consid. 7.1). Il principio dell’utilità potenziale gioca un ruolo cruciale nell'ambito dell'assistenza in materia penale. Lo scopo di tale cooperazione è proprio quello di favorire la scoperta di fatti, informazioni e mezzi di prova, compresi quelli di cui l'autorità estera non sospetta neppure l'esistenza. Non si tratta soltanto di aiutare lo Stato richiedente a provare i fatti evidenziati dall'inchiesta, ma di svelarne altri, se ne esistono. Ne deriva, per l'autorità d'esecuzione, un dovere di esaustività che giustifica la comunicazione di tutti gli elementi da essa raccolti e potenzialmente idonei alle indagini estere, al fine di chiarire in tutti i suoi aspetti i meccanismi delittuosi sotto la lente degli inquirenti esteri (sentenze del Tribunale penale federale RR.2010.173 del 13 ot- tobre 2010 consid. 4.2.4/a e RR.2009.320 del 2 febbraio 2010 consid. 4.1).

4.2 In concreto, la documentazione litigiosa presenta senz’altro un’utilità potenziale per il procedimento estero. Come riportato dal MPC nella decisione impugnata, in data 17 dicembre 2024 sarebbe intervenuta l’acquisizione da parte di LL. dell’ex palazzo della borsa di Budapest per un importo di EUR 30 milioni (oltre una parte variabile stimata in EUR 10 milioni) trasferito su una relazione banca- ria ungherese intestata alla cedente EE. sulla base del progetto criminale at- tuato da F. e dai suoi correi. Secondo l’inchiesta estera, una parte del prezzo di vendita, ossia EUR 7'967'694.37, sarebbe stata versata sulla relazione banca- ria litigiosa (con causale “Reimbursement Loan”), precisato che il fondo AA. sa- rebbe un sub-fondo di K.Plc (v. act. 1.1, pag. 3; decreto del Giudice istruttore dello Stato della Città del Vaticano del 19 novembre 2025, pag. 6, in act. 1.6).

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Vista la natura dei reati contestati all’estero, tutta la documentazione bancaria litigiosa deve essere trasmessa all’autorità rogante, affinché questa possa rico- struire in maniera esaustiva tutti i flussi legati all’operazione d’acquisto immobi- liare in esame. Che l’autorità estera possa già essere in possesso di tutta o parte della documentazione in questione nulla muta a quanto precede. Il legame tra l’inchiesta estera e la relazione litigiosa è quindi sufficientemente sostan- ziato, ribadito che non è compito del giudice dell’assistenza approfondire ulte- riormente la fattispecie né statuire sul merito delle accuse. Spetterà al giudice estero del merito valutare se dalla documentazione inoltrata emerge in concreto una connessione penalmente rilevante fra i fatti oggetto della procedura penale nella Città del Vaticano e detta documentazione. Riassumendo, alla luce della domanda rogatoriale e del suo complemento risulta che la documentazione liti- giosa è potenzialmente utile per l’inchiesta, motivo per cui la sua trasmissione rispetta il principio della proporzionalità.

5. L’insorgente ritiene che la quantificazione del provento del reato contenuta nella domanda d’assistenza e, a monte, nel provvedimento del Giudice istruttore va- ticano, sarebbe palesemente difforme dall’importo di cui si intende mantenere il sequestro. Il giudice estero avrebbe peraltro commesso un errore di calcolo, nella misura in cui il fondo AA. avrebbe ricevuto, in data 13 dicembre 2024, EUR 6'999’975.– e non EUR 7'967’694.37. Essa ritiene poi che la parte di valori patrimoniali indicati dall’autorità rogante come da sequestrarsi per equivalente, ossia EUR 4 milioni, deve essere dissequestrata immediatamente, visto il ca- rattere sussidiario di tale misura rispetto al sequestro di valori provento diretto di reati. Il sequestro avrebbe altresì un impatto sui negozi giuridici in corso e futuri del fondo, cagionando un danno rilevante ed insanabile. In sintesi, il man- cato adempimento delle obbligazioni e l’impossibilità di dare esecuzione agli investimenti deliberati esporrebbero il fondo AA. alla perdita definitiva di con- tratti e opportunità di mercato già negoziati o in fase di negoziazione, a un ri- schio immediato e concreto di azioni esecutive da parte dei creditori e alla po- tenziale revoca dell’autorizzazione da parte della Malta Financial Services Au- thority (MFSA), alla cui supervisione è sottoposto.

5.1 L'autorità che entra nel merito di una domanda d'assistenza giudiziaria interna- zionale e, in esecuzione della stessa, ordina un sequestro, deve verificare che tale provvedimento abbia un legame sufficientemente stretto con i fatti esposti nella domanda e non sia manifestamente sproporzionato per rapporto all’og- getto di quest'ultima (DTF 130 II 329 consid. 3; sentenza del Tribunale federale 1C_513/2010 dell'11 marzo 2011 consid. 3.3). Lo Stato richiedente deve co- munque apportare elementi che dimostrino, almeno a prima vista, che i conti per i quali si chiede il sequestro siano effettivamente stati utilizzati per trasferire

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fondi di cui si sospetta l’origine delittuosa (DTF 130 II 329 consid. 5.1 e riferi- menti ivi citati).

5.2 Ebbene, visto quanto esposto in precedenza (v. supra consid. 2.2 e 4.2) nonché il danno per lo IOR di non meno di EUR 14 milioni indicato dall’autorità rogante (v. supra lett. A), importo decisamente superiore ai valori qui sequestrati, è pos- sibile concludere che esistono elementi sufficienti per confermare il sequestro della relazione intestata alla ricorrente. Tuttavia, se è vero che nel suo decreto del 19 novembre 2025 il Giudice istruttore vaticano ha affermato che “per l’im- porto di euro 7.967.694,37 si può individuare un adeguato collegamento con le illecite condotte di penale rilevanza” (act. 1.6, pag. 9 e seg.), nella decisione qui impugnata il MPC ha dichiarato che dalla documentazione concernente la rela- zione litigiosa emerge un solo accredito intervenuto il 13 dicembre 2024 di EUR 6'999'975.– provenienti dalla FF. di Budapest, con la causale “reimburse- ment loan” (v. act. 1.1, pag. 6 e seg.; atto 007005_00187 e 007005_00195 in- carto MPC). L’autorità d’esecuzione afferma infatti che “questa transazione cor- risponde a quanto indicato dall’autorità richiedente nella sua domanda di assi- stenza giudiziaria del 30 gennaio 2025, ovvero che dall’inchiesta estera sarebbe emerso che una parte del prezzo di vendita dell’ex Palazzo della Borsa di Bu- dapest, per un importo totale di EUR 7'967'694.37, sarebbe stato versato sulla relazione bancaria oggetto della presente decisione tramite due distinti bonifici. Non vi è traccia di un secondo accredito nella documentazione bancaria pro- dotta, sebbene la transazione del 13 dicembre 2024, per un importo di circa EUR 7 milioni, costituisca già di per sé un importo notevole rispetto alla parte del prezzo di vendita del predetto immobile (quasi EUR 8 milioni) che sarebbe stata versata sul conto oggetto della presente decisione” (ibidem, pag. 7 e seg.). In sede di risposta, il MPC non ha purtroppo fornito ulteriori spiegazioni sulla questione, decidendo di confermare il sequestro a concorrenza di EUR 7'967'694.37. Questa Corte ritiene invece che il MPC debba chiarire con l’autorità rogante, alla luce di quanto sopra, a concorrenza di quale importo oc- corra mantenere il sequestro. Esso dovrà quindi interpellare senza indugio l’au- torità rogante all’uopo. Nel frattempo, il sequestro deve essere confermato nella sua integralità. Ciò premesso, il potenziale nesso fra l’importo di EUR 6'999'975.– sequestrato e i reati contestati agli indagati è in ogni caso dato: toccherà poi all'autorità estera accertare se il denaro in questione – o l’im- porto di EUR 7'967'694.37, a dipendenza della presa di posizione dell’autorità rogante – è effettivamente di origine illecita. In caso affermativo, esso potrebbe fare l'oggetto di una decisione di confisca o di restituzione all'avente diritto nello Stato richiedente (v. art. 74a cpv. 1 e 2 AIMP nonché DTF 123 II 134 consid. 5c; 123 II 268 consid. 4; 123 II 595 consid. 3). Potendo i suddetti valori essere il provento diretto dei reati contestati all’estero, la censura concernente una pos- sibile confisca per equivalente deve essere disattesa. Il sequestro in questione deve essere mantenuto di principio sino alla notifica di una decisione definitiva

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ed esecutiva dello Stato richiedente o fintanto che quest'ultimo non abbia co- municato che una tale decisione non può più essere pronunciata (art. 74a cpv. 3 AIMP e 33a OAIMP; TPF 2007 124 consid. 8 e rinvii), ferma restando la ne- cessità che la procedura all'estero avanzi (DTF 126 II 462 consid. 5e). Per quanto riguarda invece l’asserito pregiudizio economico causato dal sequestro, va rilevato che le affermazioni effettuate dalla ricorrente, la quale si limita a ri- cordare quanto ancora bloccato (v. act. 1, pag. 14), non sono supportate dal benché minimo documento che attesti l’insorgere di effettivi problemi di natura economica immediati, per cui anche da questo punto di vista la misura in que- stione non presenta sostanziali criticità. Ne consegue che il sequestro va con- fermato, riservato il necessario chiarimento di cui sopra.

6. La ricorrente sostiene infine che la domanda d’assistenza del 3 aprile 2025 sa- rebbe totalmente silente in merito alla riserva della specialità, per cui la deci- sione di entrata nel merito che la dichiara ricevibile e la rispettiva decisione di chiusura sono pure palesemente irrispettose dell’art. 67 AIMP.

6.1 Giusta l’art. 67 cpv. 1 AIMP, le informazioni e i documenti ottenuti mercé l’assi- stenza non possono essere usati nello Stato richiedente né a scopo d’indagine né come mezzi di prova in procedimenti vertenti su fatti per cui l’assistenza è inammissibile. Il cpv. 2 della medesima disposizione prevede che qualsiasi altro uso sottostà al consenso dell’Ufficio federale. Tale consenso non è necessario se: il fatto cui si riferisce la domanda costituisce un’altra fattispecie penale per la quale l’assistenza giudiziaria è ammissibile (lett. a), o il procedimento penale estero è diretto contro un’altra persona che ha partecipato al reato (lett. b).

6.2 In concreto, indipendentemente dal contenuto della rogatoria, il MPC ha chia- ramente indicato nella decisione impugnata che la trasmissione all’estero av- verrà attirando espressamente l’attenzione dell’autorità rogante sul rispetto del principio della specialità (v. act. 1.1, pag. 12). Non vi sono del resto elementi nell’incarto che possano far ritenere che la Città del Vaticano non rispetterà tale principio. La censura in questo ambito va dunque respinta.

7. Da quanto sopra discende che il gravame va parzialmente accolto nei termini di cui al considerando 5.2. Per il resto, la decisione impugnata va confermata.

8.

8.1 In gran parte soccombente la ricorrente deve sopportare una parte delle spese (v. art. 63 cpv. 1 della legge federale sulla procedura amministrativa del 20 di- cembre 1968 [PA; RS 172.021] richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP). La tassa

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di giustizia è calcolata giusta gli art. 73 cpv. 2 LOAP, 63 cpv. 4bis lett. b PA, nonché 5 e 8 cpv. 3 lett. b del regolamento del 31 agosto 2010 sulle spese, gli emolumenti, le ripetibili e le indennità della procedura penale federale (RSPPF; RS 173.713.162), ed è fissata nella fattispecie a fr. 7’000.–; essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato di fr. 8’000.–. La cassa del Tribunale resti- tuirà alla ricorrente il saldo di fr. 1'000.–.

8.2 Giusta l’art. 64 cpv. 1 PA, richiamato l’art. 39 cpv. 2 lett. b LOAP, l’autorità di ricorso, se ammette il ricorso in tutto o in parte, può, d’ufficio o a domanda, assegnare al ricorrente un’indennità per le spese indispensabili e relativamente elevate che ha sopportato (ripetibili). Nei procedimenti davanti al Tribunale pe- nale federale le ripetibili consistono nelle spese di patrocinio, le quali compren- dono l'onorario e le spese indispensabili, segnatamente quelle di trasferta, di vitto e di alloggio, nonché le spese postali e telefoniche (art. 11 cpv. 1 RSPPF in combinato disposto con l'art. 10 RSPPF). Nelle procedure davanti alla Corte dei reclami penali l’onorario è fissato secondo il libero apprezzamento, se, come nel caso concreto, al più tardi al momento dell’inoltro dell’unica o ultima memo- ria, non è presentata alcuna nota delle spese (art. 12 cpv. 2 RSPPF). Nella fattispecie, appare adeguato un onorario di fr. 2’000.–, tenuto conto della par- ziale soccombenza. L’indennità per ripetibili è messa a carico del Ministero pub- blico della Confederazione in quanto autorità inferiore giusta l’art. 64 cpv. 2 PA.

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Per questi motivi, la Corte dei reclami penali pronuncia: 1. Il ricorso è parzialmente accolto ai sensi del considerando 5.2. 2. Per il resto, il ricorso è respinto e il sequestro confermato. 3. La tassa di giustizia di fr. 7'000.– è messa a carico della ricorrente. Essa è coperta dall’anticipo delle spese già versato di fr. 8'000.–. La Cassa del Tribu- nale restituirà alla ricorrente il saldo di fr. 1'000.–. 4. Il Ministero pubblico della Confederazione verserà alla ricorrente un importo di fr. 2’000.– a titolo di ripetibili.

Bellinzona, 5 giugno 2026

In nome della Corte dei reclami penali del Tribunale penale federale

Il Presidente: Il Cancelliere:

Comunicazione a: - Avv. Clara Poglia e Louis Burrus - Ministero pubblico della Confederazione - Ufficio federale di giustizia, Settore Assistenza giudiziaria

Dopo la crescita in giudicato inviare a: - Ministero pubblico della Confederazione, Servizio esecuzione delle sen- tenze

Informazione sui rimedi giuridici Il ricorso contro una decisione nel campo dell’assistenza giudiziaria internazionale in materia penale deve essere depositato presso il Tribunale federale entro 10 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 e 2 lett. b LTF). Gli atti scritti devono essere consegnati al Tribunale federale oppure, all’indirizzo di questo, alla posta svizzera o a una rappresentanza diplomatica o consolare svizzera al più tardi l’ultimo giorno del termine (art. 48 cpv. 1 LTF). In caso di trasmissione per via elettronica, per il rispetto di un termine è determinante il

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momento in cui è rilasciata la ricevuta attestante che la parte ha eseguito tutte le operazioni necessarie per la trasmissione (art. 48 cpv. 2 LTF). Il ricorso è ammissibile soltanto se concerne un’estradizione, un sequestro, la consegna di oggetti o beni oppure la comunicazione di informazioni inerenti alla sfera segreta e se si tratti di un caso particolarmente importante (art. 84 cpv. 1 LTF). Un caso è particolarmente importante segnatamente laddove vi sono motivi per ritenere che sono stati violati elementari principi procedurali o che il procedimento all’estero presenta gravi lacune (art. 84 cpv. 2 LTF).