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Staatsrecht.
11. HANDELS- UND GEWERBEFREIHEIT
LIDERTE DU COMMERCE ET DE VINDUSTRIE
31. Sentenza. 18 luglio nella causa Buri contro 'l'icino.
Costituzionalita di un disposto cantonale ehe vieta ai fomai~
anche padroni, il lavoro dalle ore 20 dei sabbato alle
prime ore deI lunedi e la vendita di pane fresco in domenica
e durante gli orari stabiliti par il riposo.
A.- Il decreto legislativo ticinese 29 dieembre 1922
regolante il lavoro nei panifiei e nelle pastieeerie dis-
pone:
Art. 1 ° : Neipanifici e obbligatorio il riposo domeni-
cale.
Art. 20: Il lavoro deve cessare alle 20 deI sabato e
non puo rieomineiare ehe neUe ore antimeridiane deI
lunedi sueeessivo.
Art. 30 : Durante questo periodo il lavoro nei panifici
e proibito tanto per il padrone quanta per l'operaio.
Art. 8° : NeUe aziende ehe hanno pal1ificio e pastieee-
ria, saral1l1O applicate le disposiziol1i ehe riguardano i
pal1ifiei a meno ehe la pasticceria fosse prevalente. In
ogni modo, resta assolutamente vietata la eonfezione
e la vendita di pane freseo·in domeniche e durante gli
orari stabiliti per il riposo.
B. -
Contro questo deereto Federico Buri, panet-
tiere in Lugano, ha prodotto ricorso al Tribunale fede-
rale per violazione degli art. 4 e 31 CF. Esso allega: La
restrizione della attivita deI padrone. come essa e pre-
vista dal querelato decreto, e arbitraria e implica viola-
zione dei principi costituzionali della parita di tratta-
mento edella liberta dell'industria edel commercio.
Vart. 31 garantisee il prineipio della libera coneorrenza :
esso pure e violato dai disposti precitati. 11 lavoro for-
Handels- und Gewerbefreiheit. N° 31.
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nito dal panettiere non causa rumori 0 molestie speciali
incompatibili col riposo domenicale 0 eoll'ordine pub-
blico. Serve a bisogni impreseindibili e giornalieri. Lo
Stato non ha il diritto di impedire ai cittadini l'estrin-
secazione della loro forza e volonta di lavoro. E lecito
ammettere ehe i motivi ehe hanno indotto il legislatore
a vietare anche ai padroni (e non solo agli operai) il
lavoro domenieale non abbiano va]ore oggettivo: sono
stati ispirati da associazioni di consumo 0 da industriali
ehe vendono deI pa ne senza essere fornai. Il rieorrente
conchiude domandando l'annullazione dei disposti deI
decreto querelato in quanto coneernono il divieto ai
padroni panettieri e pasticcieri di fabbrieare e di vendere
pane fresco nei giorni e neHe ore previste..·
.
C. -
Degli argomenti contenuti nella rIsposta al r~
corso interposta dal Consiglio di Stato deI Cantone Tl-
cino, si dira, per quanta oecorra, nei seguenti conside-
randi :
Considerando in diritlo:
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- Oltre i disposti precitati, il rieorso impugna
anche gli art. 6 e 7 deI decreto. 1\1a essi concernono spe-
cialmente i pasticcieri e le pasticeerie. E poiche il ricor-
rente si intitola solo panettiere, gli vien meno la legitti-
mazione attiva di impugnarli. DeI resto, quanto si dira
nei confronti 2, 3 ed 8, vale anche, in sostanza, per gli
art. 6 e 7.
20 -
Seeondo le conclusioni deI ricorso, due sono i
quesiti risolversi :
.
.
a) Se sia compatibile colla CostItuzlOne federale.
speeialmente eol principio della .liberta ~ell'in~us~ria e
deI commercio, il divieto fatto al padrom fornru dl pre-
parare deI pane nelle ore indicate nel decreto .querelato:
b) Se 10 sia il disposto delI'art. 8, second? 11 quale. al
fomai e proibita la vendita di pa ne fresco In domemca
e durante gli orari stabiliti per il riposo.
Su questa seconda controversia, occorre osservare :
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Il divieto di vendere pa Re freseo e di importanza minore
di quello ehe consistesse nell'ordinare Ia chiusura com-
pieta dei magazzeni (dunque anche di quelli dei fornai)
in dati giorni ed ore. Ma anchc se il divieto fosse generale
e equivalesse, per i fornai, aUa ehiusura completa, esso
non sarebbe me no eostituzionalmente tollerabile, eome
risulta daHa eostante pratiea delle Autorita federali,
seeondo la qualc malgracto il disposto dell'art. 31 CF, i
Canto ni sono liberi di fissare delle are e dei giorni di
riposo e specialmente di ordinare la chiusura dei magaz-
zeni (v. SALIS N. 1012 e seg.; 776, 984 e 985; Foglio
federnle ed. fran<;ese 1907 4 p. 641 e seg.; 1911 1 p. 156;
RU 20 p. 270 e 35 I p. 721 e le sentenze ivi citate). Nen
v'ha motivo per dissentire da questa antica eben 8ta-
bilita giurisprudenza. Tutti i Cantoni eonoseono delle
restrizioni di questa natura ed anche ii legislatore fede-
rale le ha ritenuto indispcnsabili nel dominio di sua
competenza, eioe dell'esercizio delle fabbriehe (sentenza
24 maggio 1917 neUa causa Bouvier eontro Ginevra, eon-
siderando 3°).
Dato quindi ehe il divieto di vendita deI pane freseo
in domeniea non e eensurabile per motivi costituzio-
nali, Ia questione den' obbligo fatto ai fornai (padroni ed
operai) di astenersi dal lavoro in certe ore deI sabato
edella domenica, diventa, se non oziosa, almenD di
esigua importanza. E ovvio, infatti, ehe se i fornai inten-
dono Iavorare la notte dal sabato aHa domenica, si e
per poter vendere la domeniea il pane freseo eotto Ia
notte antecedente e non per smerciare il Iunedi mattina
il pane di sabato notte 0 di domenica mattina, diventato
nel frattempo stantio.
Ma se pure si vuol eonsiderare questa questione in-
dipendentemente daHa prima ed attribuirle valore pai-
ticolare, basta rilevare : Il divieto fatto anche ai padroni
di Iavorare neHe ore precitate sarebbe incostituzionale
dal punto di vista deU'art. 4 e anehe deU'art. 31 CF, se
a suo favore non potesse venir addotta ragione seria ed
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indubbiamente ammissibile. Ma ci6 non e. Nella sua
risposta al rieorso, il Consiglio di Stato asserisee : « Se si
dovesse lasciare faeoltativo ai padroni il lavoro festivo
e Ia vendita di pane freseo in domeniea, si yerrebbe a
togliere ogni possibilita di eontrollo ed a ereare una
disparita di trattamento a dan no dei proprietari ehe non
esercitano essi medesimi Ia professione deI panettiere
edel pasticeiere e tale disparita di trattamento sarebbe
preeisamente contraria all'art. 4 CF.)) Questi motivi non
sono inammissibili. E ovvio, infatti, ehe ove il Iavoro
fosse lecito ai padroni, grande sarebbe Ia Ioro tentazione
di adibire ad esso anehe degli operai, mentre poi,
trattandosi di lavoro notturno, ehe si pUD fare e si fa
ordinariamente in retro-botteghe e, coi metodi moderni,
pUD essere eompiuto senza molto rumore, diffieiIe
sarebbe agli agenti di polizia il sopprimere gli abusi.
Aeeettabile e pure il seeondo argomento, quello della
disparita di trattamento ehe sorgerebbe ove il Iavoro
fosse Iecito ai padroni. E bensi vero ehe questo argo-
mento e di indole piuttosto eeonomiea e ehe la res tri-
zione invade il eampo deHa libera eoneorrenza in materia
commerciale. Ma, come questo giudiee ebbe gia a
diehiarare, non sempre le disposizioni ehe interessano
ed intraleiano iI giuoeo deHa libera eoneorrenza possono
essere
senz'altro dichiarate inconciliabili coll'art. 31
CF. Non 10 saranno specialmente quelle ehe tendono
a ristabilire, tra professionisti deHa stessa categoria, Ia
parita di trattamento ehe si troverebbe lesa da misura
statale lecita e dettata da motivi di ordine pubblieo.
Se il divieto in diseorso, in se leeito, non fosse applicato
ai padroni, ne soffrirebbero, come rettamente osserva il
Consiglio di Stato, quei negozi ehe non sono diretti da
un padrone. Si e quindi Ia parita di trattamento ehe il
disposto delI'art. 3 deI deereto intende -
a ragione
-
ripristinare (efr. RU 44 I p. 4 e seg., specialmente
p.l0).
Infine si rileva ehe il decreto legislativo querelato fu
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Staatsrecht.
provocato dall'associazione ticinese dei proprietari di
forni (memoria 7 luglio 1912 al Dipartimento cantonale
deI lavoro) e fu poscia approvato da tutti i rappresen-
tanti delle associazioni padronali panettieri e pasticcieri
esistenti nel Cantone (v. risposta deI Consiglio di Stato);
inoltre, ehe fra tutti i fornai stabiliti nel Ticino, solo il
ricorrente si e lagnato di una legge ehe, fatta a loro is-
tanza, non puö lederne sensibilmente gli interessi profes-
sionali; ehe le disposizioni eoncernenti la limitazione deI
lavoro settimanale ed il riposo festivo sono ispirate da
considerazioni d'ordine generale e d'igiene sociale ehe
soverchiano l'interesse privato (sentenza Bouvier contro
Ginevra preeitata, p. 5 eons. 30) e, finalmente, ehe anehe
altri Cantoni conoscono il divieto di Iavoro
festivo
entro eerte ore deI sabato e la domeniea, senza distiu-
guere tm padrone ed operai (ad es. i Cantoni di Argo-
via, Basilea-Citta, Zurigo, San-Gallo ecc.). Nel suo
decreto den' 11 agosto 1917 il Cantone di Friborgo ha
disposto affatto analoga a quello delI'art. 3 querelato.
II Tribunale tederale pronuncia :
Il ricorso e respinto.
III. POLITISCHES STIMM- UND WAHLRECHT
DROIT ELECTORAL ET DROIT DE VOTE
32. Arr6t du 18;uillet 1923 dans la canse Blanc et consorts
contre Conseil d'Etat du canton de Fribourg.
I.omputation de delais en matiere d'exercice de droits
politiques.
A. -
Le 15 janvier 1923, le Grand Conseil du canton
de Fribourg a vote une loi instituant des pensions de
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retraite en faveur des Conseillers d'Etat. Cette loi a
ete publiee, pour la derniere fois, dans la Feuille offi-
eielle du canton de Fribourg dn samedi 3 mars 1923.
Le lundi 19 mars, Louis Blanc, depute a Bulle, a
depose a la Chancellerie d'Etat une demande signee
par trente citoyens et tendante a soumettre eette loi
a l'approbation des electeurs dans la forme prevue
par la loi du 13 mai 1921 sur « l'exereice du droit d'ini-
tiative constitutionnelle et legislative des citoyens et
du droit de referendum ».
Le 7 avril 1923, le Conseil d'Etat de Fribourg, sta-
tuant sur eette demande, a rendu l'arrete suivant:
« La demande de referendum deposee au sujet de
la loi du 15 fevrier 1923, instituant des pensions de
retraite en faveur des Conseillers d'Etat, est declaree
tardive et ne peut, en consequenee, etre publiee».
Cette decision est motivee en substance comme suit :
La loi du 13 decembre 1921 dispose, a son art. 24
que « la demallde de referendum est deposee a la Chan-
cellerie d'Etat, munie des signatures d'au mohls vingt
cinq citoyens, dans le delai de 15 jours a partir de la
derniere publication de la loi ou du decret dans la Feuille
officielle». La derniere publication de la loi du 15 fe-
vrier 1923 ayant paru le samedi 3 mars, le delai ponr
le depot de. la demande. de referendum expirait done
le 18 mars. Peu importe que ce jour la rat un dimanche.
La procedure de referendum releve du droit public.
01' il est de regle, en droit public, qu'a moins d'une
disposition expresse les deIais sont appliques strictement
et ne peuvent etre prolonges meme si le terme echoit
un dimanche ou un jour ferie. C'est ainsi, d'ailleurs,
que la Cour de cassation a toujours interprete I'art. 474
al. 1 code proc. pen. en ce qui concerne le pourvoi en
cassation et il y a lieu de relever qu'il y a identite de
termes entre cette disposition et l'art. 24 de la loi du
13 decembre 1921. Cette opinion est du reste conforme
au but de l'art. 29 precite. L'intention du legislateur,