opencaselaw.ch

90.2002.161

Sentenza o decisione senza scheda

Ticino · 2003-09-02 · Italiano TI
Fonte Original Esporta Word PDF BibTeX RIS

Sentenza o decisione senza scheda

Erwägungen (1 Absätze)

E. 44 PAmm). Il Consiglio di Stato non ha infatti ancora emesso la sua decisione

su questo oggetto in applicazione dell'art. 37 cpv. 1 LALPT, anche se anticipa

già, a chiare lettere, che non approverà la zona edificabile interessata,

qualora il comune non dovesse ottemperare alla richiesta di approntare le

necessarie opere di premunizione. Ai fini della ricevibilità del gravame non

occorre tuttavia indagare oltre circa la natura esatta della risoluzione

impugnata e chiedersi, segnatamente, se essa possa essere considerata, quanto

agli effetti, alla stregua di una decisione di non approvazione della predetta

zona edificabile, che potrebbe essere revocata qualora il comune adempisse

determinati oneri. In effetti, anche avverandosi l'ipotesi più favorevole per

il ricorrente - ovvero che il comune provveda all'esecuzione delle opere di

premunizione richieste dal Governo - la decisione governativa impugnata avrebbe

comunque sia l'effetto di rimandare nel tempo l'approvazione dell'assegnazione

del suo fondo alla zona fabbricabile e, pertanto, la sua edificazione; ciò

basta per riconoscere la sussistenza di un danno a pregiudizio dell'insorgente,

che egli non potrebbe completamente eliminare nemmeno nel caso in cui il

Consiglio di Stato dovesse, in seguito, approvare la controversa zona

edificabile e che, pertanto, esso cerca di scongiurare mediante il ricorso in esame.

Il gravame è, dunque, ricevibile anche se la risoluzione impugnata dovesse

essere considerata incidentale.

L'insorgente

chiede che venga approvata immediatamente l'edificabilità dei mapp. _________ e

_________. Solo tuttavia il mapp. _________ è stato attribuito dal comune alla

zona R2; il terreno a lago al mapp. _________ è difatti stato assegnato alla

zona RP/SP, che costituisce, di principio, una zona non edificabile (art. 45

NAPR). Un'approvazione dell'edificabilità per questo fondo, che non è stata

rivendicata dall'insorgente in prima sede, non entra pertanto in linea di conto

(art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT, 63 cpv. 2 PAmm).

2.   In

campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è,

però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve

garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno

un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato

(art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno

potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma

anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità

incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità

loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro

compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente

sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il

diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più

appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad

intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun

criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario

rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli

scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro

sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della

pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore

(cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà

segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale

degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b;

II-1999 n. 27 consid. 3).

Il

potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece

circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n.

78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per

poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una

modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

3.   3.1.

I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale,

piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del

suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone

edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili

comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono

già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari

ed urbanizzati entro 15 anni (lett. b).

3.2.

Un terreno è idoneo all'edificazione quando le sue caratteristiche soddisfano

le esigenze richieste dall'utilizzazione prevista per lo stesso. Oltre al

requisito dell'edificabilità del terreno dal profilo tecnico, che al giorno

d'oggi è quasi sempre soddisfatto, per decidere in merito all'idoneità di un

terreno alla costruzione devono essere presi in considerazione, anzitutto, gli

scopi ed i principi che reggono la pianificazione del territorio (art. 1 e 3

LPT). L'assegnazione di un terreno alla zona residenziale deve pertanto, in

primo luogo, rispondere alla necessità di creare e conservare degli

insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT) ed al principio di

salvaguardare, per quanto possibile, i luoghi destinati all'abitazione da

immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. b LPT). L'esposizione di un

terreno a pericoli naturali può pertanto pregiudicare la sua idoneità

all'edificazione e, di conseguenza, la possibilità di includerlo nella zona

edificabile (Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. 42-49, con rinvii;

Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction,

expropriation, Berna 2001, n. 317, pure con rinvii). In sintonia con la

legislazione federale gli obiettivi pianificatori cantonali del piano

direttore, adottati dal Gran Consiglio con decreto legislativo del 12 dicembre

1990, stabiliscono, a questo riguardo, l'obbligo di

"predisporre i

necessari provvedimenti pianificatori per evitare insediamenti in zone critiche

e fissare le condizioni per un adeguato uso del suolo in tali zone"

(cfr. obiettivi in materia di pericoli naturali, A.4. lett. d).

3.3.

Anche l'obbligo per i Cantoni, sancito all'art. 6 cpv. 2 lett. c LPT, di

designare nei fondamenti del piano direttore i territori che sono minacciati in

misura rilevante da pericoli naturali dev'essere messo in relazione con la

delimitazione dei terreni idonei all'edificazione ai sensi dell'art. 15 LPT

(Flückiger, ibidem). Nel nostro Cantone gli studi di base svolti in questo

ambito hanno indotto il Consiglio di Stato ad adottare la scheda di coordinamento

n. 4.1 del piano direttore, di risultato intermedio, avente come oggetto

proprio i territori soggetti a pericoli naturali ed il cui scopo consiste

nell'attuazione a livello pianificatorio di adeguate misure di prevenzione, al

fine di aumentare a lungo termine la sicurezza delle persone e delle cose, di

permettere l'uso adeguato del suolo, come pure di ridurre i costi sociali

provocati dai pericoli naturali. Le modalità di coordinamento prevedono che il

Cantone, nell'ambito dell'allestimento del catasto cantonale dei territori

soggetti a pericoli naturali conformemente alla relativa legge del 29 gennaio

1990, porta a termine l'approfondimento e la puntualizzazione delle conoscenze

sui territori soggetti a pericoli naturali rappresentati graficamente nel piano

direttore e verifica inoltre il grado di rischio del rimanente territorio

potenzialmente soggetto a pericolo. I comuni forniscono a questo scopo al

Cantone tutte le informazioni e conoscenze di cui dispongono su detti pericoli.

Le misure pianificatorie di prevenzione devono essere successivamente

consolidate dai comuni interessati tramite le necessarie modifiche dei piani

regolatori.

3.4.

La legge sui territori soggetti a pericoli naturali del 29 gennaio 1990 (LTPN),

che attua il coordinamento previsto attraverso la scheda n. 4.1 del piano

direttore, disciplina l'accertamento, la premunizione ed i risanamento dei

territori esposti o colpiti da pericoli naturali, come pure il sussidiamento

dei necessari provvedimenti (art. 1 LTPN).

L'accertamento

dei territori esposti o colpiti da pericoli naturali è operato mediante

l'allestimento di un piano (in origine definito catasto) delle zone soggette a

pericolo (PZP; art. 2 cpv. 1 LTPN). Esso comprende il catasto degli eventi

conosciuti e la carta dei pericoli potenziali (art. 2 cpv. 3 LTPN). Il mancato

inserimento di un territorio nel PZP non ne esclude la pericolosità (art. 2

cpv. 2 LTPN). Il PZP serve quale base per il disciplinamento degli interventi

di premunizione e risanamento (art. 3 cpv. 1 LTPN). Il Cantone, i comuni e le

Regioni devono inoltre tenerne conto nell'ambito delle loro pianificazioni

territoriali e dei programmi di sviluppo regionali (art. 3 cpv. 2 LTPN).

Sono

iscritti nel PZP i territori soggetti a pericoli naturali, segnatamente quelli

soggetti a spostamenti di terreno permanenti, a caduta di valanghe, frane,

crolli di roccia, alluvionamenti e inondazioni (art. 4 LTPN). Il PZP è

costituito da piani in scala non inferiore a 1:10'000 e da una relazione

tecnica (art. 5 cpv. 1 LTPN). I piani descrivono in scala adeguata i territori

esposti a pericoli e riportano graficamente gli eventi conosciuti, i rilievi effettuati

e le zone soggette a pericolo. Essi indicano segnatamente il genere e il grado

di pericolo. All'interno delle superfici edificabili e nelle immediate

vicinanze le zone soggette a pericoli vengono riportate su un piano

particellare (art. 2 RLTPN). Nella relazione tecnica viene esposto il riassunto

delle ricerche eseguite e sono elencati i pericoli naturali rilevati (art. 3

RLTPN).

Il

PZP è allestito dal dipartimento del territorio in collaborazione con i servizi

statali interessati, previa consultazione dei municipi (art. 6 cpv. 1 LTPN;

art. 1 RLTPN), di regola su scala comunale; può tuttavia essere elaborato a

tappe, per singoli comprensori, decisi dal dipartimento (art. 4 RLTPN). La

popolazione partecipa all'allestimento attraverso periodiche riunioni

informative convocate dal dipartimento (art. 6 cpv. 2 LTPN). Il PZP è

pubblicato per un periodo di tre mesi presso i comuni interessati (art. 7 LTPN;

art. 5 RLTPN). Gli enti pubblici, le Regioni e i privati interessati hanno la

facoltà di ricorrere contro il PZP al Consiglio di Stato entro 30 giorni dalla

scadenza del periodo di pubblicazione (art. 8 LTPN). Il Consiglio di Stato

decide inappellabilmente i ricorsi e adotta il PZP (art. 9 LTPN). L'inclusione

di un fondo al PZP è menzionata a registro fondiario a cura del dipartimento

(art. 9a LTPN). Le norme sull'adozione del PZP si applicano anche alla sua

modifica (art. 10 LTPN).

La

premunizione ed il risanamento dei territori soggetti a pericoli naturali sono

pianificati nel piano cantonale di premunizione e risanamento (PCPR; art. 11

LTPN). Il PCPR indica (art. 12 cpv. 1 LTPN): i concetti ai quali deve

uniformarsi la sistemazione idraulica, idrogeologica e valangaria del Cantone

(cifra 1); le opere di premunizione, di risanamento e di manutenzione, con il

loro grado di priorità, intese alla protezione, da catastrofi naturali, della

vita umana e di beni materiali ragguardevoli (cifra 2); i tempi di attuazione

(cifra 3); i compiti delle Regioni (cifra 4); gli enti pubblici incaricati

degli studi esecutivi e dell'attuazione, come pure i consorzi, istituiti o da

istituire conformemente all'apposita legislazione (cifra 5); le valutazioni di

spesa (cifra 6). Il PCPR, che dev'essere coordinato con il piano direttore e il

piano finanziario (art. 12 cpv. 2 LTPN), è costituito da un rapporto corredato

dalle necessarie rappresentazioni cartografiche e tabelle sinottiche (art. 13

LTPN). Il relativo progetto è allestito dal Consiglio di Stato (art. 14 LTPN),

che lo notifica a comuni, consorzi e Regioni, i quali possono presentare

osservazioni e proposte (art. 15 LTPN). Il Consiglio di Stato esamina le

osservazioni e le proposte ed adotta il PCPR (art. 16 LTPN), che entra

immediatamente in vigore (art. 17 LTPN). Le norme sull'adozione del PCPR si applicano

anche alla sua modifica (art. 18 cpv. 1 LTPN).

Gli

enti designati dal PCPR provvedono all'attuazione degli interventi (art. 19

LTPN), che possono essere sussidiati dal Cantone e dalla Confederazione (art.

da 21 a 24 LTPN).

4.   4.1.

Le rappresentazioni grafiche del piano regolatore approvato dal Consiglio di

Stato il 2 luglio 1991 riportavano, a titolo indicativo, due estese fasce di

potenziale pericolo naturale cui era esposto il territorio di _________: l'una

riguardava il territorio a monte della zona edificabile compresa tra il nucleo

del comune e la località __________, ubicata ad ovest del nucleo stesso, senza

incidere sulla zona edificabile; l'altra concerneva il comparto __________

-__________ e si poneva in conflitto diretto con la zona fabbricabile del piano

regolatore. Queste fasce erano state definite mediante accertamento

dell'Istituto Scienze della Terra (IST) del 1984. Incaricato da quest'ultimo

istituto, il 3 giugno 1991 lo studio di geologia dell'ing. __________

__________ presentò un rilievo geomorfologico del territorio comunale, successivamente

aggiornato il 3 maggio 1993, che evidenziava un pericolo di caduta di massi generalizzato

per l'intero comune, ma in particolare per la località di __________, ubicata

sopra il territorio (edificabile) di __________, _________ e __________. L'IST

ha indi proceduto ad un affinamento degli accertamenti, culminato con la

presentazione di uno studio 19 luglio 1999 del CIRN (Consorzio ingegneri per il

catasto dei rischi naturali), sottoscritto dagli ing. __________ __________ e

__________ __________ ed incentrato essenzialmente sull'esame di due aree particolarmente

esposte alla caduta di sassi/blocchi/massi: quella, già menzionata di

__________, e quella della valle di __________, compreso tra il __________, la

chiesa di _________ (S. __________ __________ __________) e la località di S.

__________. Questo rapporto, esteso sino a livello particellare, concludeva,

per il settore di __________, ad un'intensità prevalentemente media del

fenomeno di caduta sassi/massi, che interessava, oltre alla foresta, anche una

serie di fondi posti nelle sottostanti località di __________, _________ e

__________, di cui la maggior parte edificati: tra questi figuravano anche i

mapp. _________ e _________, di proprietà del ricorrente. I periti

consigliavano di intervenire con protezioni di tipo passivo (reti, muri,

rinforzi ecc.) e attivo (disgaggi, ancoraggi, sottomurazioni ecc.); queste

ultime in combinazione con un monitoraggio per quei blocchi e massi situati

nelle parti alte, che avrebbero potuto sviluppare delle grandi energie nella

loro caduta (cfr. rapporto citato, pag. 28 seg., 48). Gli esperti avevano

stimato la stessa intensità del fenomeno anche per il settore della valle di

__________, che - oltre alla foresta - interessava però un numero inferiore di

fondi, per la maggior parte non edificati, compresi tra la località di

__________. __________ e l'oratorio di S. __________ __________ __________,

posto accanto alla chiesa, sopra la sede dell'amministrazione comunale. Faceva

eccezione un'area comprendente il citato oratorio e una lingua di terra

immediatamente sovrastante lo stesso, in relazione alla quale l'intensità del

fenomeno veniva quantificata come elevata. In questo caso gli esperti

consigliavano di fissare od asportare i blocchi che causavano pericolo, procedendo

altresì ad eseguire verifiche e bonifiche per l'intero settore (cfr. rapporto citato,

pag. 46 e 48). Lo studio del CIRN presentava, in annesso, le mappe delle aree

di pericolo in scala 1:2000, che indicavano, in generale, per i settori in

oggetto la sussistenza di un pericolo medio; facevano eccezione il comprensorio

interessante l'oratorio di __________. __________, dichiarato di pericolo alto,

e le superfici immediatamente a valle delle costruzioni poste in località

__________, _________ e __________, assegnate alle zone a basso pericolo. Il

perimetro di queste aree e la definizione dei vari gradi di pericolo sono

quindi stati ripresi nel piano del paesaggio adottato dal consiglio comunale.

La sovrapposizione dei piani ha permesso di rilevare che le superfici esposte a

pericolo interessavano, parzialmente, anche la zona residenziale estensiva (R2)

prevista dal piano delle zone nelle località di __________, _________,

__________ e Indipendenza e quella residenziale estensiva con prescrizioni

speciali (R2S) stabilita sempre dallo stesso piano per la località di

__________. __________. Il consiglio comunale ha, pertanto, in pari tempo

disposto la seguente normativa (art. 31 NAPR):

"

Zone

esposte a pericoli naturali

1. Il PR riporta a titolo

provvisorio (stato degli studi fino al luglio 1999) tre zone soggette

principalmente al pericolo di caduta sassi e blocchi. Il comune coordina con

l'Istituto cantonale di scienze della terra le misure di protezione necessarie.

2. Le possibilità edificatorie sono definite come segue:

a) Zona I a "rischio alto":

-                          divieto di edificazione.

b) Zona II a "rischio medio":

-                          sono vietate nuove

costruzioni che comportano assembra-

mento di persone;

-                          nuove costruzioni o

cambiamenti di destinazione per case

unifamigliari sono possibili alle seguenti condizioni

che

devono essere soddisfatte simultaneamente:

-                          per le deformazioni

gravitative profonde verifica dell'entità dei

movimenti ed esecuzione degli accorgimenti tecnici

costruttivi

atti a limitare il più possibile gli effetti degli

spostamenti;

-                          organizzazione d'allarme;

-                          accessi sicuri.

Il costo delle verifiche e degli interventi citati sono a

carico del

proprietario.

c) Zona III a "rischio basso":

-                          l'edificazione è

condizionata all'allestimento di una perizia

geologica che accerti la situazione locale e

definisca gli

interventi di premunizione necessari per ridurre in

modo

adeguato i potenziali pericoli; detti interventi

vanno svolti

unitamente all'edificazione e sono a carico del

proprietario."

4.2.

In sede di esame, il Consiglio di Stato non ha condiviso la soluzione proposta

dal comune per risolvere i problemi posti dall'incombenza di pericoli naturali

su parte delle zona edificabile definita dal piano regolatore, ritenendola

insufficiente.

Il

Governo ha rilevato che un terreno esposto a un pericolo medio di caduta di

sassi poteva ancora essere considerato idoneo alla costruzione ai sensi

dell'art. 15 LPT, alla condizione che fossero realizzate, da parte del comune,

le necessarie opere di premunizione. Per il settore studiato approfonditamente

tramite il menzionato rapporto del CIRN, il quale si estendeva dal limite ovest

del nucleo (zona del municipio e della chiesa) sino alla località di __________

e che è stato riduttivamente designato nella risoluzione impugnata come

comparto __________.__________ -__________, il Consiglio di Stato ha pertanto

sospeso la decisione di approvazione dell'attribuzione alla zona edificabile

dei terreni esposti a tali pericoli e fissato al comune un termine di tre anni

per realizzare i necessari interventi di premunizione; in assenza di questi

ultimi esso ha anticipato che avrebbe negato l'approvazione dell'assegnazione

alla zona edificabile di quei fondi. Il Consiglio di Stato ha, di conseguenza,

sospeso anche la decisione di approvazione dell'art. 31 NAPR, regolamentante

l'edificazione nelle zone esposte a tali pericoli.

La

decisione governativa merita tutela.

4.3.

Intanto è utile rilevare che - per quanto qui interessa - la zona edificabile

proposta dal comune coincide in larga misura con quella già prevista dal piano

regolatore approvato dal Governo il 2 luglio 1991. Nelle località in oggetto

l'ampliamento del perimetro della zona edificabile si esaurisce,

essenzialmente, nell'inclusione nel territorio fabbricabile delle superfici che

erano state escluse dalla foresta nell'ambito della procedura di accertamento

del bosco a confine con l'area edificabile, oggetto di risoluzione governativa

25 giugno 1997. Trattasi dunque nel complesso di aree che, al presente, sono

prevalentemente edificate con abitazioni.

Com'è

stato spiegato, l'esposizione di un determinato territorio a pericoli naturali

può pregiudicare l'idoneità all'edificazione dello stesso ai sensi dell'art. 15

LPT. Per questo motivo l'accertamento puntuale, di natura tecnica, di tali

pericoli deve precedere la decisione di attribuire il territorio interessato

alla zona edificabile. La conoscenza, in particolare, del genere e del grado di

pericolo che incombe sul territorio interessato costituisce difatti un

imprescindibile elemento di valutazione di cui l'autorità di pianificazione

deve disporre onde poter compiutamente determinarsi in merito all'idoneità

all'edificazione dello stesso e, di conseguenza, alla sua attribuzione alla

zona fabbricabile. Tale assegnazione può peraltro implicare, quale

indispensabile requisito per riconoscere l'idoneità all'edificazione,

l'esecuzione di opere di premunizione e risanamento. Queste opere devono già

essere adeguatamente pianificate, per quanto possibile, in sede di piano regolatore,

non solo in vista di una loro tempestiva e razionale realizzazione, la quale

presuppone anche la definizione dell'ente pubblico incaricato della stessa, ma

anche perché i relativi oneri per il comune rientrano nei costi delle opere

contemplate dal piano regolatore giusta l'art. 30 LALPT e devono, di

conseguenza, essere ricompresi nel programma di realizzazione previsto dalla

medesima norma; non dev'essere inoltre esclusa, in queste previsioni, l'esame

della possibilità di recupero di parte delle spese presso i proprietari

interessati tramite l'imposizione di contributi di miglioria.

La

legislazione cantonale istituisce una procedura specifica per accertare compiutamente

i pericoli naturali cui è rispettivamente può essere esposto il territorio: quella

di adozione del PZP. Questa procedura fornisce all'ente pianificante le informazioni

necessarie onde poter predisporre un'utilizzazione del territorio rispettosa

della protezione delle persone e dei beni materiali, senza dover far fronte a

costosi interventi di premunizione e risanamento, rispettivamente, dove

necessario, serve quale base per il disciplinamento di tali interventi (art. 3

cpv. 1 LTPN). Essa assicura inoltre la partecipazione della popolazione e la

tutela dei diritti dei proprietari interessati. In concreto lo svolgimento di

questa procedura non ha avuto luogo prima che il consiglio comunale di

_________ decidesse di confermare rispettivamente estendere la zona edificabile

residenziale nelle località sopra menzionate, malgrado fosse noto che queste

ultime o una loro parte fossero esposte a pericolo di caduta di sassi;

circostanza peraltro pubblicamente attestata - tranne che per la località di

__________, che qui non interessa, giacché tanto il comune quanto il Governo hanno

disposto un soluzione differente - dallo stesso piano del paesaggio, sul quale erano

state riportate le zone di pericolo definite dallo studio di dettaglio del CIRN

in applicazione dell'art. 28 cpv. 2 lett. l LALPT. Nemmeno, di conseguenza, la

determinazione dell'autorità di pianificazione ha tenuto in considerazione, in

quest'ambito, la necessità di dover realizzare delle opere di premunizione.

4.4.

Ferme queste fondamentali carenze, a ragione il Consiglio di Stato non poteva

tutelare l'assegnazione al territorio edificabile delle aree interessate. Nelle

concrete circostanze, la risoluzione governativa di sospendere la sua

decisione, su questo oggetto, sino alla realizzazione delle necessarie opere di

premunizione costituisce già una soluzione di compromesso improntata al

pragmatismo, che risulta addirittura più vantaggiosa per il comune e per i

proprietari interessati che non un diniego puro e semplice dell'approvazione

della zona edificabile esposta a pericoli naturali ed il rinvio degli atti al

comune per la presentazione, previa adozione del PZP, di una variante

finalizzata allo stesso scopo, che contempli anche le opere di premunizione

necessarie, come imporrebbe la stretta osservanza delle competenti disposizioni

legali. Se, pertanto, il Governo poteva legittimamente adottare la controversa

soluzione è quesito che, alla fin fine, può rimanere irrisolto per il motivo

che - comunque sia - il Tribunale non potrebbe modificare la situazione a

pregiudizio dell'insorgente (art. 65 cpv. 4 PAmm).

Invano

il ricorrente rimprovera allo Stato di essere venuto meno nell'adempimento dei

compiti che gli affida la legge sui territori soggetti a pericoli naturali del

29 gennaio 1990 (LTPN). Il fatto che, come sostiene l'insorgente, i competenti

organi dello Stato non abbiano provveduto a far approvare il PZP relativo al

comune depone semmai ulteriormente, come è appena stato spiegato, a sfavore

delle richieste ricorsuali.

Pure

a torto l'insorgente tende a ridimensionare i pericoli. In effetti, com'è stato

messo in luce, il pericolo di caduta di sassi incombe su un territorio

relativamente ampio, oltretutto prevalentemente già edificato con abitazioni.

Con ogni evidenza questo pericolo non può pertanto essere semplicemente

scongiurato tramite l'imposizione di particolari provvedimenti di sicurezza per

i soli edifici di nuova costruzione o per i quali viene mutata la destinazione,

come si limita a prescrivere l'art. 31 NAPR proposto dal comune. L'intervento

di realizzazione delle opere di tutela della zona fabbricabile deve pertanto abbracciare

l'intero territorio interessato dai pericoli; donde la necessità che tale

intervento venga compiutamente studiato ed eseguito, in primo luogo, dal

comune. L'obbligo del proprietario di realizzare sul suo fondo dei provvedimenti

protettivi al momento dell'edificazione assume, invece, un ruolo subalterno e

complementare rispetto all'intervento di premunizione generale che dev'essere

promosso dall'ente pubblico. La risoluzione impugnata non disattende pertanto

né il principio dell'interesse pubblico né quello della proporzionalità.

Infondata

appare, infine l'asserita lesione del principio di uguaglianza rispetto ai

proprietari dei fondi ubicati all'interno del com-

parto

interessato che hanno già edificato i propri fondi. Anche questi ultimi vengono

difatti trattati, tramite il provvedimento impugnato, allo stesso modo degli

altri.

5.   Il

ricorso, infondato, dev'essere respinto. La tassa di giudizio dev'essere posta

a carico del ricorrente (art. 28 PAmm).

Per questi motivi,

visti gli articoli di legge applicabili alla

fattispecie,

dichiara e pronuncia

Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Tessin Tribunale della pianificazione 02.09.2003 90.2002.161 Tessin Tribunale della pianificazione 02.09.2003 90.2002.161 Ticino Tribunale della pianificazione 02.09.2003 90.2002.161

Sentenza o decisione senza scheda

Incarto n. 90.2002.161 Lugano 2 settembre 2003 In nome della Repubblica e Cantone del Ticino Il Tribunale della pianificazione del territorio composto dai giudici: Raffaello Balerna, presidente, Lorenzo Anastasi, Matteo Cassina segretario: Leopoldo Crivelli statuendo sul ricorso del 9 dicembre 2002 di __________ __________, __________ __________ patr. da: avv. __________ __________, __________ __________ __________ __________ contro la risoluzione __________febbraio 2002 (n. __________) con cui il Consiglio di Stato ha approvato il piano regolatore di __________; viste le risposte:

- 6 febbraio 2003 del municipio di __________;

- 28 gennaio 2003 della divisione della pianificazione territoriale del dipartimento del territorio; letti ed esaminati gli atti; ritenuto, in fatto: A.   _________ _________ è proprietario del mapp. _________ di _________. Il fondo, di complessivi mq 2925, è inedificato e parzialmente boschivo. E' ubicato in località _________, immediatamente sopra la strada cantonale che collega _________ a _________. Alla proprietà di questo fondo è legata quella del dirimpettaio mapp. _________, un prato di 27 mq posto tra la cantonale ed il lago _________. B.   Nella seduta del 20 marzo 2000 il consiglio comunale di _________ ha adottato la revisione del piano regolatore. La parte non boschiva del mapp. _________ è stata assegnata alla zona R2 (residenziale estensiva). Il mapp. _________ è invece stato attribuito alla zona RP/SP (riva protetta riservata a svago privato). Entrambi i fondi sono inoltre stato inclusi nel perimetro delle zone esposte a pericoli naturali: più precisamente nella zona II, a rischio medio. C.   Con risoluzione 5 febbraio 2002 (n. 570) il Consiglio di Stato ha approvato il piano. Esso ha tuttavia negato l'approvazione di alcune proposte pianificatorie, sospeso su altre la propria decisione ed infine modificato d'ufficio il piano regolatore su ulteriori oggetti. Per quanto qui interessa il Governo ha rilevato che il problema delle zone esposte a pericoli naturali, più precisamente alla caduta di sassi, non era stato affrontato e risolto in maniera soddisfacente. Per questo motivo esso ha sospeso la decisione di approvazione dell'attribuzione alla zona edificabile dei terreni esposti a tali pericoli nel comparto _________, accertati attraverso uno studio di dettaglio allestito il 19 luglio 1999, e fissato al comune un termine di tre anni per realizzare i necessari interventi di premunizione; in assenza di questi ultimi l'approvazione dell'assegnazione alla zona edificabile di quei fondi sarebbe stata negata (cfr. risoluzione impugnata, cifra 3.4.3, lett. a, pag. 24 segg.). Il Consiglio di Stato ha, di conseguenza, sospeso anche la decisione di approvazione dell'art. 31 NAPR, il quale regolamentava l'edificazione nelle zone esposte a tali pericoli. D.   La risoluzione governativa in oggetto è stata pubblicata presso la cancelleria comunale di _________ nel periodo 29 ottobre/28 novembre 2002. Con ricorso 9 dicembre 2002 _________ _________, i cui fondi sono compresi nel settore _________, insorge innanzi a questo Tribunale avverso la menzionata risoluzione governativa. Il ricorrente domanda che le zone edificabili previste nel menzionato comparto soggette a pericoli naturali vengano immediatamente approvate. Rimprovera in particolare allo Stato di essere venuto meno nell'adempimento dei compiti che gli affida la legge sui territori soggetti a pericoli naturali del 29 gennaio 1990 (LTPN). Mette inoltre in dubbio l'interesse pubblico e la proporzionalità del provvedimento impugnato, denunciando anche una lesione del principio di uguaglianza. E.   La divisione della pianificazione territoriale chiede la reiezione dell'impugnativa. Il municipio di _________ ne postula invece l'accoglimento. F.   In data 11 aprile 2003 il Tribunale ha tenuto un'udienza, in occasione della quale le parti hanno confermato le rispettive posizioni. considerato, in diritto:

1.   La competenza del Tribunale è data, il ricorso è tempestivo (art. 38 cpv. 1 LALPT) e la legittimazione del ricorrente certa (art. 38 cpv. 4 lett. c LALPT). La risoluzione di sospendere la decisione di approvazione delle zone edificabili comprese nel settore _________ esposte a pericoli naturali parrebbe costituire non tanto una decisione finale bensì una decisione incidentale, che può essere impugnata solo se causa al ricorrente un danno non altrimenti riparabile (art. 44 PAmm). Il Consiglio di Stato non ha infatti ancora emesso la sua decisione su questo oggetto in applicazione dell'art. 37 cpv. 1 LALPT, anche se anticipa già, a chiare lettere, che non approverà la zona edificabile interessata, qualora il comune non dovesse ottemperare alla richiesta di approntare le necessarie opere di premunizione. Ai fini della ricevibilità del gravame non occorre tuttavia indagare oltre circa la natura esatta della risoluzione impugnata e chiedersi, segnatamente, se essa possa essere considerata, quanto agli effetti, alla stregua di una decisione di non approvazione della predetta zona edificabile, che potrebbe essere revocata qualora il comune adempisse determinati oneri. In effetti, anche avverandosi l'ipotesi più favorevole per il ricorrente - ovvero che il comune provveda all'esecuzione delle opere di premunizione richieste dal Governo - la decisione governativa impugnata avrebbe comunque sia l'effetto di rimandare nel tempo l'approvazione dell'assegnazione del suo fondo alla zona fabbricabile e, pertanto, la sua edificazione; ciò basta per riconoscere la sussistenza di un danno a pregiudizio dell'insorgente, che egli non potrebbe completamente eliminare nemmeno nel caso in cui il Consiglio di Stato dovesse, in seguito, approvare la controversa zona edificabile e che, pertanto, esso cerca di scongiurare mediante il ricorso in esame. Il gravame è, dunque, ricevibile anche se la risoluzione impugnata dovesse essere considerata incidentale. L'insorgente chiede che venga approvata immediatamente l'edificabilità dei mapp. _________ e _________. Solo tuttavia il mapp. _________ è stato attribuito dal comune alla zona R2; il terreno a lago al mapp. _________ è difatti stato assegnato alla zona RP/SP, che costituisce, di principio, una zona non edificabile (art. 45 NAPR). Un'approvazione dell'edificabilità per questo fondo, che non è stata rivendicata dall'insorgente in prima sede, non entra pertanto in linea di conto (art. 38 cpv. 4 lett. b LALPT, 63 cpv. 2 PAmm).

2.   In campo pianificatorio il comune ticinese fruisce di autonomia. Questa non è, però, assoluta. Secondo l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del piano regolatore da parte di almeno un'istanza di ricorso. Nel Cantone Ticino tale autorità è il Consiglio di Stato (art. 37 cpv. 1 LALPT), che decide i ricorsi - e approva il piano - con pieno potere cognitivo: questo significa controllo non solo della legittimità ma anche dell'opportunità delle scelte pianificatorie comunali. Le autorità incaricate di compiti pianificatori badano tuttavia di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d'apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti (art. 2 cpv. 3 LPT). Il Consiglio di Stato non può dunque semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettare il diritto di questo di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più appropriata, ragionevole od opportuna. Esso non può però limitarsi ad intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo e sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l'approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei dettami del piano direttore (cfr. anche l'art. 26 cpv. 2 LPT). L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3 OPT (RDAT II-2001 n. 78 consid. 6b; II-1999 n. 27 consid. 3). Il potere cognitivo del Tribunale della pianificazione del territorio è invece circoscritto alla violazione del diritto (art. 38 cpv. 2 LALPT; RDAT II-2001 n. 78 consid. 6c; II-1999 n. 27 consid. 3; II-1997 n. 23); fanno eccezione - per poter ossequiare l'art. 33 cpv. 3 lett. b LPT - i casi in cui è impugnata una modifica del piano regolatore disposta d'ufficio dal Consiglio di Stato.

3.   3.1. I piani di utilizzazione - nel nostro Cantone chiamati, a livello comunale, piani regolatori (art. 24 segg. LALPT) - disciplinano l'uso ammissibile del suolo (art. 14 cpv. 1 LPT). Essi devono delimitare, in primo luogo, le zone edificabili, agricole e protette (art. 14 cpv. 2 LPT). Le zone edificabili comprendono, secondo l'art. 15 LPT, i terreni idonei all'edificazione che sono già stati edificati in larga misura (lett. a) e quelli prevedibilmente necessari ed urbanizzati entro 15 anni (lett. b). 3.2. Un terreno è idoneo all'edificazione quando le sue caratteristiche soddisfano le esigenze richieste dall'utilizzazione prevista per lo stesso. Oltre al requisito dell'edificabilità del terreno dal profilo tecnico, che al giorno d'oggi è quasi sempre soddisfatto, per decidere in merito all'idoneità di un terreno alla costruzione devono essere presi in considerazione, anzitutto, gli scopi ed i principi che reggono la pianificazione del territorio (art. 1 e 3 LPT). L'assegnazione di un terreno alla zona residenziale deve pertanto, in primo luogo, rispondere alla necessità di creare e conservare degli insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT) ed al principio di salvaguardare, per quanto possibile, i luoghi destinati all'abitazione da immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. b LPT). L'esposizione di un terreno a pericoli naturali può pertanto pregiudicare la sua idoneità all'edificazione e, di conseguenza, la possibilità di includerlo nella zona edificabile (Flückiger, Commentario LPT, ad art. 15 n. 42-49, con rinvii; Zen-Ruffinen/Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation, Berna 2001, n. 317, pure con rinvii). In sintonia con la legislazione federale gli obiettivi pianificatori cantonali del piano direttore, adottati dal Gran Consiglio con decreto legislativo del 12 dicembre 1990, stabiliscono, a questo riguardo, l'obbligo di "predisporre i necessari provvedimenti pianificatori per evitare insediamenti in zone critiche e fissare le condizioni per un adeguato uso del suolo in tali zone" (cfr. obiettivi in materia di pericoli naturali, A.4. lett. d). 3.3. Anche l'obbligo per i Cantoni, sancito all'art. 6 cpv. 2 lett. c LPT, di designare nei fondamenti del piano direttore i territori che sono minacciati in misura rilevante da pericoli naturali dev'essere messo in relazione con la delimitazione dei terreni idonei all'edificazione ai sensi dell'art. 15 LPT (Flückiger, ibidem). Nel nostro Cantone gli studi di base svolti in questo ambito hanno indotto il Consiglio di Stato ad adottare la scheda di coordinamento

n. 4.1 del piano direttore, di risultato intermedio, avente come oggetto proprio i territori soggetti a pericoli naturali ed il cui scopo consiste nell'attuazione a livello pianificatorio di adeguate misure di prevenzione, al fine di aumentare a lungo termine la sicurezza delle persone e delle cose, di permettere l'uso adeguato del suolo, come pure di ridurre i costi sociali provocati dai pericoli naturali. Le modalità di coordinamento prevedono che il Cantone, nell'ambito dell'allestimento del catasto cantonale dei territori soggetti a pericoli naturali conformemente alla relativa legge del 29 gennaio 1990, porta a termine l'approfondimento e la puntualizzazione delle conoscenze sui territori soggetti a pericoli naturali rappresentati graficamente nel piano direttore e verifica inoltre il grado di rischio del rimanente territorio potenzialmente soggetto a pericolo. I comuni forniscono a questo scopo al Cantone tutte le informazioni e conoscenze di cui dispongono su detti pericoli. Le misure pianificatorie di prevenzione devono essere successivamente consolidate dai comuni interessati tramite le necessarie modifiche dei piani regolatori. 3.4. La legge sui territori soggetti a pericoli naturali del 29 gennaio 1990 (LTPN), che attua il coordinamento previsto attraverso la scheda n. 4.1 del piano direttore, disciplina l'accertamento, la premunizione ed i risanamento dei territori esposti o colpiti da pericoli naturali, come pure il sussidiamento dei necessari provvedimenti (art. 1 LTPN). L'accertamento dei territori esposti o colpiti da pericoli naturali è operato mediante l'allestimento di un piano (in origine definito catasto) delle zone soggette a pericolo (PZP; art. 2 cpv. 1 LTPN). Esso comprende il catasto degli eventi conosciuti e la carta dei pericoli potenziali (art. 2 cpv. 3 LTPN). Il mancato inserimento di un territorio nel PZP non ne esclude la pericolosità (art. 2 cpv. 2 LTPN). Il PZP serve quale base per il disciplinamento degli interventi di premunizione e risanamento (art. 3 cpv. 1 LTPN). Il Cantone, i comuni e le Regioni devono inoltre tenerne conto nell'ambito delle loro pianificazioni territoriali e dei programmi di sviluppo regionali (art. 3 cpv. 2 LTPN). Sono iscritti nel PZP i territori soggetti a pericoli naturali, segnatamente quelli soggetti a spostamenti di terreno permanenti, a caduta di valanghe, frane, crolli di roccia, alluvionamenti e inondazioni (art. 4 LTPN). Il PZP è costituito da piani in scala non inferiore a 1:10'000 e da una relazione tecnica (art. 5 cpv. 1 LTPN). I piani descrivono in scala adeguata i territori esposti a pericoli e riportano graficamente gli eventi conosciuti, i rilievi effettuati e le zone soggette a pericolo. Essi indicano segnatamente il genere e il grado di pericolo. All'interno delle superfici edificabili e nelle immediate vicinanze le zone soggette a pericoli vengono riportate su un piano particellare (art. 2 RLTPN). Nella relazione tecnica viene esposto il riassunto delle ricerche eseguite e sono elencati i pericoli naturali rilevati (art. 3 RLTPN). Il PZP è allestito dal dipartimento del territorio in collaborazione con i servizi statali interessati, previa consultazione dei municipi (art. 6 cpv. 1 LTPN; art. 1 RLTPN), di regola su scala comunale; può tuttavia essere elaborato a tappe, per singoli comprensori, decisi dal dipartimento (art. 4 RLTPN). La popolazione partecipa all'allestimento attraverso periodiche riunioni informative convocate dal dipartimento (art. 6 cpv. 2 LTPN). Il PZP è pubblicato per un periodo di tre mesi presso i comuni interessati (art. 7 LTPN; art. 5 RLTPN). Gli enti pubblici, le Regioni e i privati interessati hanno la facoltà di ricorrere contro il PZP al Consiglio di Stato entro 30 giorni dalla scadenza del periodo di pubblicazione (art. 8 LTPN). Il Consiglio di Stato decide inappellabilmente i ricorsi e adotta il PZP (art. 9 LTPN). L'inclusione di un fondo al PZP è menzionata a registro fondiario a cura del dipartimento (art. 9a LTPN). Le norme sull'adozione del PZP si applicano anche alla sua modifica (art. 10 LTPN). La premunizione ed il risanamento dei territori soggetti a pericoli naturali sono pianificati nel piano cantonale di premunizione e risanamento (PCPR; art. 11 LTPN). Il PCPR indica (art. 12 cpv. 1 LTPN): i concetti ai quali deve uniformarsi la sistemazione idraulica, idrogeologica e valangaria del Cantone (cifra 1); le opere di premunizione, di risanamento e di manutenzione, con il loro grado di priorità, intese alla protezione, da catastrofi naturali, della vita umana e di beni materiali ragguardevoli (cifra 2); i tempi di attuazione (cifra 3); i compiti delle Regioni (cifra 4); gli enti pubblici incaricati degli studi esecutivi e dell'attuazione, come pure i consorzi, istituiti o da istituire conformemente all'apposita legislazione (cifra 5); le valutazioni di spesa (cifra 6). Il PCPR, che dev'essere coordinato con il piano direttore e il piano finanziario (art. 12 cpv. 2 LTPN), è costituito da un rapporto corredato dalle necessarie rappresentazioni cartografiche e tabelle sinottiche (art. 13 LTPN). Il relativo progetto è allestito dal Consiglio di Stato (art. 14 LTPN), che lo notifica a comuni, consorzi e Regioni, i quali possono presentare osservazioni e proposte (art. 15 LTPN). Il Consiglio di Stato esamina le osservazioni e le proposte ed adotta il PCPR (art. 16 LTPN), che entra immediatamente in vigore (art. 17 LTPN). Le norme sull'adozione del PCPR si applicano anche alla sua modifica (art. 18 cpv. 1 LTPN). Gli enti designati dal PCPR provvedono all'attuazione degli interventi (art. 19 LTPN), che possono essere sussidiati dal Cantone e dalla Confederazione (art. da 21 a 24 LTPN).

4.   4.1. Le rappresentazioni grafiche del piano regolatore approvato dal Consiglio di Stato il 2 luglio 1991 riportavano, a titolo indicativo, due estese fasce di potenziale pericolo naturale cui era esposto il territorio di _________: l'una riguardava il territorio a monte della zona edificabile compresa tra il nucleo del comune e la località __________, ubicata ad ovest del nucleo stesso, senza incidere sulla zona edificabile; l'altra concerneva il comparto __________ -__________ e si poneva in conflitto diretto con la zona fabbricabile del piano regolatore. Queste fasce erano state definite mediante accertamento dell'Istituto Scienze della Terra (IST) del 1984. Incaricato da quest'ultimo istituto, il 3 giugno 1991 lo studio di geologia dell'ing. __________ __________ presentò un rilievo geomorfologico del territorio comunale, successivamente aggiornato il 3 maggio 1993, che evidenziava un pericolo di caduta di massi generalizzato per l'intero comune, ma in particolare per la località di __________, ubicata sopra il territorio (edificabile) di __________, _________ e __________. L'IST ha indi proceduto ad un affinamento degli accertamenti, culminato con la presentazione di uno studio 19 luglio 1999 del CIRN (Consorzio ingegneri per il catasto dei rischi naturali), sottoscritto dagli ing. __________ __________ e __________ __________ ed incentrato essenzialmente sull'esame di due aree particolarmente esposte alla caduta di sassi/blocchi/massi: quella, già menzionata di __________, e quella della valle di __________, compreso tra il __________, la chiesa di _________ (S. __________ __________ __________) e la località di S. __________. Questo rapporto, esteso sino a livello particellare, concludeva, per il settore di __________, ad un'intensità prevalentemente media del fenomeno di caduta sassi/massi, che interessava, oltre alla foresta, anche una serie di fondi posti nelle sottostanti località di __________, _________ e __________, di cui la maggior parte edificati: tra questi figuravano anche i mapp. _________ e _________, di proprietà del ricorrente. I periti consigliavano di intervenire con protezioni di tipo passivo (reti, muri, rinforzi ecc.) e attivo (disgaggi, ancoraggi, sottomurazioni ecc.); queste ultime in combinazione con un monitoraggio per quei blocchi e massi situati nelle parti alte, che avrebbero potuto sviluppare delle grandi energie nella loro caduta (cfr. rapporto citato, pag. 28 seg., 48). Gli esperti avevano stimato la stessa intensità del fenomeno anche per il settore della valle di __________, che - oltre alla foresta - interessava però un numero inferiore di fondi, per la maggior parte non edificati, compresi tra la località di __________. __________ e l'oratorio di S. __________ __________ __________, posto accanto alla chiesa, sopra la sede dell'amministrazione comunale. Faceva eccezione un'area comprendente il citato oratorio e una lingua di terra immediatamente sovrastante lo stesso, in relazione alla quale l'intensità del fenomeno veniva quantificata come elevata. In questo caso gli esperti consigliavano di fissare od asportare i blocchi che causavano pericolo, procedendo altresì ad eseguire verifiche e bonifiche per l'intero settore (cfr. rapporto citato, pag. 46 e 48). Lo studio del CIRN presentava, in annesso, le mappe delle aree di pericolo in scala 1:2000, che indicavano, in generale, per i settori in oggetto la sussistenza di un pericolo medio; facevano eccezione il comprensorio interessante l'oratorio di __________. __________, dichiarato di pericolo alto, e le superfici immediatamente a valle delle costruzioni poste in località __________, _________ e __________, assegnate alle zone a basso pericolo. Il perimetro di queste aree e la definizione dei vari gradi di pericolo sono quindi stati ripresi nel piano del paesaggio adottato dal consiglio comunale. La sovrapposizione dei piani ha permesso di rilevare che le superfici esposte a pericolo interessavano, parzialmente, anche la zona residenziale estensiva (R2) prevista dal piano delle zone nelle località di __________, _________, __________ e Indipendenza e quella residenziale estensiva con prescrizioni speciali (R2S) stabilita sempre dallo stesso piano per la località di __________. __________. Il consiglio comunale ha, pertanto, in pari tempo disposto la seguente normativa (art. 31 NAPR): " Zone esposte a pericoli naturali

1. Il PR riporta a titolo provvisorio (stato degli studi fino al luglio 1999) tre zone soggette principalmente al pericolo di caduta sassi e blocchi. Il comune coordina con l'Istituto cantonale di scienze della terra le misure di protezione necessarie.

2. Le possibilità edificatorie sono definite come segue:

a) Zona I a "rischio alto":

-                          divieto di edificazione.

b) Zona II a "rischio medio":

-                          sono vietate nuove costruzioni che comportano assembra- mento di persone;

-                          nuove costruzioni o cambiamenti di destinazione per case unifamigliari sono possibili alle seguenti condizioni che devono essere soddisfatte simultaneamente:

-                          per le deformazioni gravitative profonde verifica dell'entità dei movimenti ed esecuzione degli accorgimenti tecnici costruttivi atti a limitare il più possibile gli effetti degli spostamenti;

-                          organizzazione d'allarme;

-                          accessi sicuri. Il costo delle verifiche e degli interventi citati sono a carico del proprietario.

c) Zona III a "rischio basso":

-                          l'edificazione è condizionata all'allestimento di una perizia geologica che accerti la situazione locale e definisca gli interventi di premunizione necessari per ridurre in modo adeguato i potenziali pericoli; detti interventi vanno svolti unitamente all'edificazione e sono a carico del proprietario." 4.2. In sede di esame, il Consiglio di Stato non ha condiviso la soluzione proposta dal comune per risolvere i problemi posti dall'incombenza di pericoli naturali su parte delle zona edificabile definita dal piano regolatore, ritenendola insufficiente. Il Governo ha rilevato che un terreno esposto a un pericolo medio di caduta di sassi poteva ancora essere considerato idoneo alla costruzione ai sensi dell'art. 15 LPT, alla condizione che fossero realizzate, da parte del comune, le necessarie opere di premunizione. Per il settore studiato approfonditamente tramite il menzionato rapporto del CIRN, il quale si estendeva dal limite ovest del nucleo (zona del municipio e della chiesa) sino alla località di __________ e che è stato riduttivamente designato nella risoluzione impugnata come comparto __________.__________ -__________, il Consiglio di Stato ha pertanto sospeso la decisione di approvazione dell'attribuzione alla zona edificabile dei terreni esposti a tali pericoli e fissato al comune un termine di tre anni per realizzare i necessari interventi di premunizione; in assenza di questi ultimi esso ha anticipato che avrebbe negato l'approvazione dell'assegnazione alla zona edificabile di quei fondi. Il Consiglio di Stato ha, di conseguenza, sospeso anche la decisione di approvazione dell'art. 31 NAPR, regolamentante l'edificazione nelle zone esposte a tali pericoli. La decisione governativa merita tutela. 4.3. Intanto è utile rilevare che - per quanto qui interessa - la zona edificabile proposta dal comune coincide in larga misura con quella già prevista dal piano regolatore approvato dal Governo il 2 luglio 1991. Nelle località in oggetto l'ampliamento del perimetro della zona edificabile si esaurisce, essenzialmente, nell'inclusione nel territorio fabbricabile delle superfici che erano state escluse dalla foresta nell'ambito della procedura di accertamento del bosco a confine con l'area edificabile, oggetto di risoluzione governativa 25 giugno 1997. Trattasi dunque nel complesso di aree che, al presente, sono prevalentemente edificate con abitazioni. Com'è stato spiegato, l'esposizione di un determinato territorio a pericoli naturali può pregiudicare l'idoneità all'edificazione dello stesso ai sensi dell'art. 15 LPT. Per questo motivo l'accertamento puntuale, di natura tecnica, di tali pericoli deve precedere la decisione di attribuire il territorio interessato alla zona edificabile. La conoscenza, in particolare, del genere e del grado di pericolo che incombe sul territorio interessato costituisce difatti un imprescindibile elemento di valutazione di cui l'autorità di pianificazione deve disporre onde poter compiutamente determinarsi in merito all'idoneità all'edificazione dello stesso e, di conseguenza, alla sua attribuzione alla zona fabbricabile. Tale assegnazione può peraltro implicare, quale indispensabile requisito per riconoscere l'idoneità all'edificazione, l'esecuzione di opere di premunizione e risanamento. Queste opere devono già essere adeguatamente pianificate, per quanto possibile, in sede di piano regolatore, non solo in vista di una loro tempestiva e razionale realizzazione, la quale presuppone anche la definizione dell'ente pubblico incaricato della stessa, ma anche perché i relativi oneri per il comune rientrano nei costi delle opere contemplate dal piano regolatore giusta l'art. 30 LALPT e devono, di conseguenza, essere ricompresi nel programma di realizzazione previsto dalla medesima norma; non dev'essere inoltre esclusa, in queste previsioni, l'esame della possibilità di recupero di parte delle spese presso i proprietari interessati tramite l'imposizione di contributi di miglioria. La legislazione cantonale istituisce una procedura specifica per accertare compiutamente i pericoli naturali cui è rispettivamente può essere esposto il territorio: quella di adozione del PZP. Questa procedura fornisce all'ente pianificante le informazioni necessarie onde poter predisporre un'utilizzazione del territorio rispettosa della protezione delle persone e dei beni materiali, senza dover far fronte a costosi interventi di premunizione e risanamento, rispettivamente, dove necessario, serve quale base per il disciplinamento di tali interventi (art. 3 cpv. 1 LTPN). Essa assicura inoltre la partecipazione della popolazione e la tutela dei diritti dei proprietari interessati. In concreto lo svolgimento di questa procedura non ha avuto luogo prima che il consiglio comunale di _________ decidesse di confermare rispettivamente estendere la zona edificabile residenziale nelle località sopra menzionate, malgrado fosse noto che queste ultime o una loro parte fossero esposte a pericolo di caduta di sassi; circostanza peraltro pubblicamente attestata - tranne che per la località di __________, che qui non interessa, giacché tanto il comune quanto il Governo hanno disposto un soluzione differente - dallo stesso piano del paesaggio, sul quale erano state riportate le zone di pericolo definite dallo studio di dettaglio del CIRN in applicazione dell'art. 28 cpv. 2 lett. l LALPT. Nemmeno, di conseguenza, la determinazione dell'autorità di pianificazione ha tenuto in considerazione, in quest'ambito, la necessità di dover realizzare delle opere di premunizione. 4.4. Ferme queste fondamentali carenze, a ragione il Consiglio di Stato non poteva tutelare l'assegnazione al territorio edificabile delle aree interessate. Nelle concrete circostanze, la risoluzione governativa di sospendere la sua decisione, su questo oggetto, sino alla realizzazione delle necessarie opere di premunizione costituisce già una soluzione di compromesso improntata al pragmatismo, che risulta addirittura più vantaggiosa per il comune e per i proprietari interessati che non un diniego puro e semplice dell'approvazione della zona edificabile esposta a pericoli naturali ed il rinvio degli atti al comune per la presentazione, previa adozione del PZP, di una variante finalizzata allo stesso scopo, che contempli anche le opere di premunizione necessarie, come imporrebbe la stretta osservanza delle competenti disposizioni legali. Se, pertanto, il Governo poteva legittimamente adottare la controversa soluzione è quesito che, alla fin fine, può rimanere irrisolto per il motivo che - comunque sia - il Tribunale non potrebbe modificare la situazione a pregiudizio dell'insorgente (art. 65 cpv. 4 PAmm). Invano il ricorrente rimprovera allo Stato di essere venuto meno nell'adempimento dei compiti che gli affida la legge sui territori soggetti a pericoli naturali del 29 gennaio 1990 (LTPN). Il fatto che, come sostiene l'insorgente, i competenti organi dello Stato non abbiano provveduto a far approvare il PZP relativo al comune depone semmai ulteriormente, come è appena stato spiegato, a sfavore delle richieste ricorsuali. Pure a torto l'insorgente tende a ridimensionare i pericoli. In effetti, com'è stato messo in luce, il pericolo di caduta di sassi incombe su un territorio relativamente ampio, oltretutto prevalentemente già edificato con abitazioni. Con ogni evidenza questo pericolo non può pertanto essere semplicemente scongiurato tramite l'imposizione di particolari provvedimenti di sicurezza per i soli edifici di nuova costruzione o per i quali viene mutata la destinazione, come si limita a prescrivere l'art. 31 NAPR proposto dal comune. L'intervento di realizzazione delle opere di tutela della zona fabbricabile deve pertanto abbracciare l'intero territorio interessato dai pericoli; donde la necessità che tale intervento venga compiutamente studiato ed eseguito, in primo luogo, dal comune. L'obbligo del proprietario di realizzare sul suo fondo dei provvedimenti protettivi al momento dell'edificazione assume, invece, un ruolo subalterno e complementare rispetto all'intervento di premunizione generale che dev'essere promosso dall'ente pubblico. La risoluzione impugnata non disattende pertanto né il principio dell'interesse pubblico né quello della proporzionalità. Infondata appare, infine l'asserita lesione del principio di uguaglianza rispetto ai proprietari dei fondi ubicati all'interno del com- parto interessato che hanno già edificato i propri fondi. Anche questi ultimi vengono difatti trattati, tramite il provvedimento impugnato, allo stesso modo degli altri.

5.   Il ricorso, infondato, dev'essere respinto. La tassa di giudizio dev'essere posta a carico del ricorrente (art. 28 PAmm). Per questi motivi, visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie, dichiara e pronuncia

1.   Il ricorso è respinto . 2. La tassa di giudizio, di fr. 1'500.--, è posta a carico del ricorrente.

3.   Intimazione a: - _________ _________, __________ __________ __________, __________ __________ rappr. da: avv. __________ __________, __________ __________ __________, ____________________ ____________________; - Municipio di _________, __________ _________; - Divisione della pianificazione territoriale, Viale S. Franscini 17, 6501 Bellinzona; - Consiglio di Stato, Residenza governativa, 6501 Bellinzona. Tribunale della pianificazione del territorio Il presidente                                                           Il segretario