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Sentenza o decisione senza scheda

Ticino · 1996-06-25 · Italiano TI
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Sentenza o decisione senza scheda

Erwägungen (8 Absätze)

E. 1 A norma dell’art. 38 LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla notificazione. L’art. 38 LALPT legittima a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi (cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (nuovo cpv. 4 lett. c, in vigore dal 15.3.1995). In concreto la legittimazione attiva della ricorrente è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett.

c) LALPT. Presentato nei termini di legge, e quindi tempestivo, il ricorso é ricevibile in ordine.

E. 2 .   Il comune gode di autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti). L’autonomia non è però assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo con l’autonomia riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv.

E. 3 Scopo essenziale

della pianificazione è di “

assicurare una funzionale utilizzazione del suolo

e una razionale abitabilità del territorio”

(art. 22 quater Cost.).

Obiettivo primo, la netta separazione tra territorio abitato e non.

La LPT riprende e sviluppa

tale postulato. Secondo l’art. 1 il suolo dev’essere utilizzato con misura,

l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo

scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni

della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita,

come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio oltre a garantire la

difesa nazionale. Giusta l’art. 3 il paesaggio dev’essere tutelato sia

mantenendo sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrandovi

armoniosamente gli insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi

ricreativi e permettendo al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli

insediamenti vanno strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati

nella loro estensione. Si dovrà aver cura di preservare l’abitato da immissioni

nocive (inquinamento fonico, atmosferico, ecc.), di inserire molti spazi verdi

e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili.

Si tratta di esigenze

spesso contrastanti, di una realtà talvolta troppo complessa per poter essere

gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche.

In realtà solo un’attenta,

oculata ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco consente

di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni del

territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo sviluppo

armonioso, che rispetti la natura, il paesaggio e più specificamente

l’ambiente, rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni

della popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia

461 consid. 5a). Il principio trova la sua consacrazione all’art. 3 OPT

(Obbligo di ponderazione) ai cui sensi “se dispongono di margini d’azione

nell’adempimento e coordinamento dei compiti d’incidenza territoriale, le

autorità ponderano i diversi interessi.” In tale contesto esse: “a) verificano

gli interessi toccati; b) valutano gi interessi verificati considerandone in particolare

la compatibilità con lo sviluppo territoriale auspicato e con le implicazioni

possibili; c) tengono conto di tali interessi nel miglior modo possibile, sulla

base della loro valutazione.” Infine “nella motivazione delle decisioni esse

presentano la ponderazione degli interessi.”

L’assenza o carenza della

ponderazione porta alla violazione dell’art. 4 Cost. (DTF 114 Ia 376).

E. 4 Giusta l'art. 22quater cpv. 1 della Costituzione federale (Cost.) i Cantoni devono allestire dei piani d'azzonamento per assicurare una funzionale utilizzazione del suolo e una razionale abitabilità del territorio. A livello legislativo l'obbligo di pianificare è codificato all'art. 2 LPT. Secondo quest'ultima legge la pianificazione deve avere luogo in diverse tappe: pianificazione direttrice, pianificazione dell'utilizzazione e procedura del permesso di costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di cui ogni parte adempie una specifica funzione. Il piano di utilizzazione - in Ticino detto PR

- viene adottato, secondo le indicazioni del piano direttore (art. 6 e segg., 26 cpv. 2 LPT), sulla scorta di un'ampia coordinazione e valutazione (Art. 1 cpv. 1 2a frase, 2 cpv. 1 LPT) e nell'ambito di una procedura ove è garantita protezione giuridica (art. 33 e seg. LPT) e partecipazione democratica (art. 4 LPT). Il PR disciplina l'uso ammissibile del suolo (art. 14 e segg. LPT): rende vincolante verso i privati detto ordinamento oltre che il contenuto del PD (art. 21 cpv. 1 LPT).

E. 5 Secondo l’art. 15

LPT le zone edificabili comprendono i terreni idonei all’edificazione già

edificati in larga misura (lett. a) o prevedibilmente necessari

all’edificazione e urbanizzati entro quindici anni (lett. b).

Va tenuto presente che l’art.

15 LPT pone le condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile

possa entrare in linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è

escluso, per definizione. Non basta, per converso, che i requisiti legali siano

tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,  perché l’inserimento in zona

edificabile si imponga. Un comprensorio può infatti rispondere alla definizione

legale di più zone, prestarsi ad es. sia all’edificazione sia all’agricoltura o

contenere valori naturali e paesaggistici che ne impongano la protezione a

dispetto delle altre idoneità.

Spesso non può essere

categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente

adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se

rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato

e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni).

In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di

vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in

una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia

448 ss consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 ss consid. 5b, 118 Ib 344 ss consid. 4a).

Tranne, dunque, nella

misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un

terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno

relativizzati.

a.

L’idoneità va

generalmente riconosciuta se il terreno si           presta per le sue

caratteristiche naturali (morfologiche,                 topografiche,

climatiche, ecc.) all’uso che si vuol fare del        suolo.

La sua attribuzione a

zona edificabile deve peraltro rispettare            i principi pianificatori

degli art. 1 e 3 LPT. Dev’essere in        particolare compatibile con

l’esigenza di creare e conservare                       insediamenti

accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b), consentire una razionale ripartizione

delle abitazioni e delle attività       lavorative, offrire un sufficiente

accesso attraverso la rete        viaria pubblica, preservare l’abitato dalle

immissioni nocive o   moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a. e b., 24 LPA e 29 OPA).

Deve                                          inoltre tener adeguatamente conto

delle necessità delle     infrastrutture pubbliche (DTF 114 Ia 251 consid. 5c).

b.

Per stabilire

se i terreni sono già ampiamente edificati si tien            conto delle costruzioni

già esistenti, della natura della loro         utilizzazione, delle

infrastrutture presenti, delle licenze   edilizie già rilasciate per progetti

pubblici e privati, dell’attività                      edificatoria fin lì

intrapresa, ecc. Entrano in considerazione       solo le costruzioni che per la

loro tipologia e l’impiego fattone       appartengono di per sé alla zona

edificabile, ad eccezione     segnatamente delle costruzioni agricole.

Determinanti non                sono però le singole costruzioni, né le singole

particelle. Il       requisito va invece esaminato per rapporto a tutto il       comprensorio.

Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di            case effettivamente

abitato e utilizzato, purché non lo sia a         scopo agricolo. Né basta

peraltro la semplice presenza di un                    gruppo di case: queste

devono presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, formare un

agglomerato sufficientemente concluso, avere una fisionomia            abbastanza

marcata, un minimo di coerenza formale e        funzionale, che ne faccia un

nucleo vitale e non una casuale                                       disseminazione

di case più o meno ravvicinate. Dipenderà                                          dalla

tradizione insediativa locale la densità edificatoria       minima. In certe

zone potrà essere ammessa una certa       dispersione, in altre solo la

contiguità sarà significativa.          Facenti parte dell’insediamento possono

pure essere            considerati, a secondo delle circostanze, gli eventuali

vuoti                              che presenta il suo tessuto (Baulücken), o

quelle adiacenze                          non costruite che però attengono

all’insieme e non devono                                      per prevalenti

motivi avere altra attribuzione.

Si terrà conto che l’art.

3 LPT esigendo che gli insediamenti   siano strutturati secondo i bisogni della

popolazione e limitati   nella loro estensione pone il principio della

concentrazione    delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione

edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo

spreco di terreno e l’irrazionalità                                      dell’assetto

territoriale che ne consegue; la creazione di                                    piccole

zone lontano dall’abitato può essere considerata non                                        solo

indesiderata ma addirittura contraria alla diritto federale                                (DTF

116 Ia 336 ss consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).

Va tuttavia

considerato che il criterio della preesistenza di      un’ampia edificazione,

come gli altri dell’art. 15 LPT, può       assumere valenza assoluta solo in

senso negativo, serve                                       cioè a escludere

l’attribuzione a zona edificabile solo di quei                                          terreni

che incontrovertibilmente non presentino i requisiti     necessari. Negli altri

casi si dovrà procedere a ponderazione       (DTF 113 Ia 450 ss consid. 4

d)da).

c.

Il requisito

più delicato è quello della prevedibile necessità di             far capo a

determinati fondi, per l’edificazione, nell’arco di       quindici anni.

Il metodo solitamente

usato consiste nel determinare qual è   stato il fabbisogno di terreno

edificabile negli ultimi anni, se           ne estrapola quindi il trend per

pronosticare il fabbisogno dei                             prossimi quindici

anni; nel contempo si rileva l’evoluzione      demografica degli ultimi anni,

ricavandone una prognosi di       sviluppo per i prossimi quindici. Si

confronta infine questi dati            con la contenibilità del piano. Il

metodo è stato ritenuto      compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale

federale (DTF 116                                Ia 230). Un altro metodo basa

la prognosi dell’art. 15 sul                                         rapporto

tra superfici costruite e rimaste libere all’interno                                       della

zona edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso                                      di

utilizzo delle riserve di aree edificabili negli ultimi anni e se                            ne

calcola il fabbisogno per i prossimi 15. Pure questo                                     metodo

ha avuto l’approvazione del Tribunale federale (DTF                                       114

Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la       riserva di aree

edificabili offra sufficiente ricettività alla       popolazione pronosticata.

Una volta fatto il raffronto tra            contenibilità e presumibile

fabbisogno rimane da stabilire se         la prima è ragionevolmente

commisurata al secondo. Il                                   Tribunale federale

ha giudicato che il fattore due, ossia il       raddoppio del numero degli

abitanti nel termine di 15 anni,       poteva essere accertato quale principio pianificatorio,

purché            si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona   edificabile

ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non                                  invece

se dovesse valere quale generale licenza di       aumentare la zona edificabile

si da contenere il doppio della       popolazione (DTF 116 Ia 230). Il

Tribunale federale ha             condannato l’eccessivo schematismo di simili

formule.

Pure qui si riterrà violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto       che

la zona edificabile è eccessivamente dimensionata. L’art   15 LPT, avverte il

Tribunale federale, non ha carattere di                                assolutezza,

non è da solo determinante. L’azzonamento                              deve

tendere come tutta la pianificazione a realizzare un                               insediamento

equilibrato, commisurato allo sviluppo che si                         vuole

imprimere al paese.

Ciò richiede la ponderazione generale di tutti gli aspetti, di     tutti

gli interessi essenziali attinenti al territorio (DTF 116 Ia        232, 114 Ia

369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).

E. 6 Ai sensi dell’art. 16 LPT le zone agricole comprendono percontro i terreni idonei all’utilizzazione agricola o all’orticoltura e i terreni che, nell’interesse generale, devono essere utilizzati dall’agricoltura, con l’avvertenza che, per quanto possibile, devono essere delimitate ampie superfici contigue. Va tenuto presente che i terreni agricoli hanno subito una drastica amputazione negli anni addietro, il che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia di quelli superstiti e ciò per tutta una serie di motivi, che vanno dalle necessità dell’agricoltura stessa, all’esigenza di assicurare l’approvvigionamento alimentare del paese in caso di grave crisi, alla riserva di aree impregiudicate per le prossime generazioni e infine alla protezione del paesaggio. Come rileva il Tribunale federale, le finalità della zona agricola sono molteplici: travalicano l’ambito meramente agricolo per invadere la politica dell’alloggio, del mercato immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La zona agricola è l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è chiamata a contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere anche aree mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre considerazioni di essere conservate. Questa funzione protettiva non può essere svolta dalle zone di protezione dell’art. 17 LPT, poiché in linea di principio queste tutelano solo i paesaggi “particolarmente belli”. Di conseguenza la protezione di paesaggi “normali” può unicamente farsi attribuendoli a zone agricole (sentenza 4.6.1993 della I. Corte di diritto pubblico, ZBl, Band 95/1994 pag. 133 seg., trad. libera). E’ in effetti innegabile che l'uso agricolo del suolo è uno dei fattori che maggiormente determinano le fattezze di un paesaggio (DTF 113 Ia 200). Non a caso, nel porre il rispetto del paesaggio tra i principi pianificatori fondamentali,  l’art. 3 cpv. 2 LPT precisa alla lett. a) che a questo fine occorre “mantenere per l’agricoltura superfici coltive idonee.”

E. 7 Fatte queste

premesse occorre ora applicare questi principi alla modifica pianificatoria

operata dal Consiglio di Stato onde esaminarne la legittimità.

Come già rilevato,

la ricorrente contesta la decisione del Governo di escludere il suo particellare,

assieme al mappale no. 241 di proprietà dello Stato, dalla zona residenziale

R2.

La particella della ricorrente forma, unitamente al fondo __________una

striscia inedificata che confina, sul lato nord con un comparto inserito dal PR

in zona residenziale mentre a sud si apre su una vasta zona agricola ed è essa

stessa usata per scopi agricoli.

Il problema è di stabilire se le particelle in questione vanno attribuite alla

zona edificabile, come deciso dal comune o a quella agricola, come statuito

d’ufficio dal Consiglio di Stato.

Il quesito va risolto alla luce dell’art. 15 lett.b LPT e del principio pianificatorio

fondamentale, che, prescrivendo un uso moderato e razionale del suolo (cfr. art.

22 quater Cost., 1 e 2 LPT), si oppone ad un’indiscriminata espansione delle

zone edificabili. Queste vanno se possibile concentrate, evitando di invadere

nuove aree, specie se preziose per altri scopi e in primo luogo per

l’agricoltura.

A questo proposito dalla relazione tecnica risulta che la contenibilità del PR

a pieno sfruttamento è __________ __________unità insediative di cui __________

abitanti, ossia di ben __________abitanti in più rispetto alla popolazione

attuale, che a fine 1993 contava __________abitanti (cfr. Annuario statistico

ticinese 1994, pag. 66). Ciò significa che per sfruttare a pieno il potenziale

edificatorio consentito dal PR nei prossimi 10, 15 anni si dovrebbe verificare

un aumento della popolazione pari al 73% di quella attuale. Situazione questa

difficilmente ipotizzabile, specialmente se si considera che nell’ultimo

decennio (dal 1980 al 1990) la popolazione di Lodrino è aumentata solo del

6,5%, pari a __________abitanti (cfr. Annuario statistico 1994 pag. 51). Quindi

anche volendo considerare un potenziale afflusso di gente nel comune a causa

dei lavori per la realizzazione dell’Alp Transit, il potenziale edificatorio

previsto appare comunque nettamente sovradimensionato. Da non dimenticare che

nel calcolo sovraesposto non sono state computate le unità insediative previste

con la realizzazione del piano di quartiere “__________a”, pianificato sulla

particella no. __________allo scopo di promuovere l’abitazione primaria a carattere

sociale, che da solo permette all’incirca l’insediamento di 200 nuovi abitanti

(cfr. decisione impugnata pag. 14, rispettivamente risposta governativa pag.

6).

Alla luce di queste considerazioni si deve concludere che il dimensionamento

della zona edificabile così come previsto e adottato dall’autorità comunale

disattende i principi e gli scopi pianificatori espressi nei considerandi

precedenti, ragion per cui la decisione del Consiglio di Stato di ridurre il

comprensorio edificabile appare corretta e rispettosa dell’autonomia comunale.

Inoltre, come detto, il particellare della ricorrente risulta situato proprio a

ridosso di una vasta zona agricola pregiata, inserita a Piano Direttore come

zona SAC, che costituisce una base agricola territoriale di rilievo per tutto

il Cantone (cfr. rapporto della Sezione agricoltura del 2 aprile 1990, pag. 14

decisione impugnata). Quindi permettere l’edificazione anche in questo luogo

senza che vi sia un effettivo e reale bisogno capace di giustificare il sacrificio

del pregiato territorio agricolo, non è assolutamente conforme ai principi

pianificatori applicabili in concreto. Giustamente pertanto l’esecutivo

cantonale non ha approvato l’inserimento in zona edificabile delle particelle

in esame che vengono in definitiva perfettamente ad integrare una zona agricola

fra le più pregiate del Comune.

E. 8 Per concludere, l’interesse privato della ricorrente a potere edificare il proprio fondo deve cedere il passo difronte al prevalente interesse pubblico ad un corretto dimensionamento delle aree edificabili e all’esclusione delle medesime dalle parti che dal punto di vista agricolo sono meritevoli di protezione e conservazione. L’impugnativa non merita quindi conferma. Per questi motivi, visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie, dichiara e pronuncia

1.   Il ricorso é respinto .

2.   La ricorrente é condannata al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per complessivi fr. 700.--.

3.   Intimazione: -  Avv. __________ __________

- Municipio di __________

- Consiglio di Stato, ____________

- Sezione pianificazione urbanistica, __________ Tribunale della pianificazione del territorio Il presidente                                                           Il segretario

Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Tessin Tribunale della pianificazione 25.06.1996 90.1995.71 Tessin Tribunale della pianificazione 25.06.1996 90.1995.71 Ticino Tribunale della pianificazione 25.06.1996 90.1995.71

Sentenza o decisione senza scheda

Incarto n. 90.95.00071 Lugano 25 giugno 1996 In nome della Repubblica e Cantone del Ticino Il Tribunale della pianificazione del territorio composto dai giudici: Efrem Beretta, presidente, Giovanna Roggero-Will, Michele Rusca vicecancelliera Daniela Regazzi visto il ricorso del 5 maggio 1995 di __________ __________, __________, rappr. da: avv. __________ __________, ____________________, contro la decisione no. __________del __________marzo 1995 del Consiglio di Stato di approvazione definitiva del PR di __________; viste le osservazioni del 21 giugno 1995 del Comune di __________ e la risposta no. __________del __________ giugno 1995 del Consiglio di Stato; letti ed esaminati gli atti; esperiti i necessari accertamenti; r i t e n u t o in fatto a. La signora __________ __________ è proprietaria del mappale no. __________, di 3’000 mq di terreno, sito in località “__________ ” del comune di __________. b. Con messaggio 13 marzo 1985 e 7 dicembre 1987 il Municipio di __________ ha sottoposto il progetto di PR al Consiglio Comunale che ne ha deciso l’adozione il 22 febbraio 1988. Tale piano prevedeva di mantenere il particellare no. __________di proprietà della signora __________ in zona residenziale R2. c. Il 24 febbraio 1989 il Municipio di __________ ha presentato al Consiglio di Stato formale domanda di approvazione del PR. Con decisione no. __________del __________marzo 1992 il Governo ha quindi approvato il PR all’esame. Nell’ambito di questa approvazione il Consiglio di Stato ha però espresso l’intenzione di non voler confermare alcuni comparti della zona edificabile prevista dal Comune, tra i quali appunto la zona residenziale R2 in località “__________ ” concernente i mappali no. __________e no. __________ (cfr. punto 3.6.2.2 lett. b pag. 41 della decisione governativa e planimetria allegata no. 14). I motivi a sostegno di questa decisione riguardavano essenzialmente problemi di contenibilità di PR e di conservazione del territorio agricolo. Il Governo ha al proposito comunque ordinato al Municipio di procedere alla pubblicazione dei suoi intenti per un periodo di 30 giorni per dare così facoltà agli interessati di inoltrare eventuali osservazioni in merito a salvaguardia del loro diritto di essere sentiti prima dell’emanazione di una decisione finale (cfr. decisione governativa pag. 70 punto 7). d. In data 17 giugno 1992 la signora __________ ha quindi inoltrato le proprie osservazioni al riguardo contestando il previsto stralcio del suo fondo dalla zona edificabile, unico sedime a disposizione dei suoi figli per una futura edificazione, e chiedendo un riesame del caso. e. Con decisione no. __________del __________marzo 1995 il Consiglio di Stato ha definitivamente risolto di non approvare la zona residenziale R2 prevista in località ”__________ ” e meglio come indicato nell’allegato no. 2 della risoluzione. In sostanza in questa risoluzione governativa sono state riprese le medesime argomentazioni già espresse nella precedente decisione del 24 marzo 1992 di approvazione del PR. Ovvero è stato censurato un sovradimensionamento della zona edificabile prevista a PR rispetto alle previsioni di sviluppo futuro della popolazione. Inoltre il Governo ha pure rilevato l’importanza agricola di questo comparto che attualmente risulta utilizzato proprio a questo scopo in quanto non edificato sebbene dal 1969 risulti attribuito alla zona edificabile. Esso evidenzia inoltre il basso grado di urbanizzazione presente in loco. f. Contro questa decisione la signora __________ è insorta davanti a questo Tribunale, con impugnativa del 5 maggio 1995. In particolare evidenzia come in concreto il rispetto dell’autonomia comunale non sia stato sufficientemente salvaguardato, ossia come non si sia tenuto sufficientemente conto delle esigenze locali. A suo dire all’agricoltura è già stato garantito un più che adeguato spazio che non necessita ulteriori ampliamenti. Percontro appare necessario il promovimento di forze economiche future soprattutto nel settore professionale e logistico. Essa rileva pure come con questa decisione viene in pratica privata della sua unica possibilità d’edificare all’interno del comune. Inoltre, facendo riferimento alla confinante particella no. __________di proprietà del comune, destinata alla costruzione di abitazioni a carattere sociale nell’ambito del progettato nuovo piano di quartiere “__________ ”, essa rileva come con ciò il suo fondo non risulti più staccato dal resto delle zone edificabili e come l’urbanizzazione della zona risulterà, grazie a questo comparto, praticamente inevitabile. Essa chiede quindi l’accoglimento del ricorso con conseguente annullamento della decisione del Consiglio di Stato nella misura in cui non approva l’inserimento del comparto “__________ ” e in particolare del mappale no.__________ in zona edificabile residenziale R2. g. Con osservazioni del 21 giugno 1995 al ricorso il Comune di __________ ha dichiarato di condividere le censure sollevate dalla ricorrente, riconfermandosi nella propria impugnativa al Consiglio di Stato. Dal canto suo il Governo, con risposta del 14 giugno 1995, chiede la reiezione del ricorso in sostanza per i medesimi motivi già avanzati nelle risoluzione impugnata. h. In data 3 ottobre 1995 è stato esperito un sopralluogo nell’ambito del quale le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande. All’occasione il patrocinatore della ricorrente ha reso attenti sulla prevista realizzazione di una strada a sud del quartiere __________, la quale a suo dire comporterà un’adeguata fascia edificabile lungo i suoi due lati e quindi anche sui mappali no. __________ e __________. c o n s i d e r a t o in diritto 1. A norma dell’art. 38 LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al Tribunale della pianificazione del territorio (TPT), entro 30 giorni dalla notificazione. L’art. 38 LALPT legittima a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi (cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (nuovo cpv. 4 lett. c, in vigore dal 15.3.1995). In concreto la legittimazione attiva della ricorrente è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett.

c) LALPT. Presentato nei termini di legge, e quindi tempestivo, il ricorso é ricevibile in ordine. 2 .   Il comune gode di autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del territorio (Rep. 1989, pag. 422, consid. 2 e riferimenti). L’autonomia non è però assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del PR da parte di almeno un’istanza. Nel Cantone Ticino l’autorità competente è, a norma dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di Stato, che decide i ricorsi ed approva il PR con pieno potere cognitivo. Ciò significa controllo non solo della legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte pianificatorie comunali. A contemperare l’estensione di tale controllo con l’autonomia riconosciuta al comune interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3 LPT: le autorità incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle autorità loro subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti. Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire il proprio apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettarne il diritto di scegliere tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il Consiglio di Stato non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente insostenibile. Deve al contrario rifiutare l’approvazione di quelle soluzioni che disattendono i principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non danno loro sufficiente attuazione. Se l’autorità di approvazione esige dal comune, per motivi oggettivi, di porre il PR in consonanza con l’ordinamento giuridico, il comune invocherà invano la lesione della sua autonomia (DTF 116 Ia 226 e seg. consid. 2a; Alfred Kuttler, Zum Schutz der Gemeindeautonomie in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung, Rep. 1991, pag. 45 e segg., in part. 55). Il TPT non dispone, contrariamente al Consiglio di Stato, del sindacato d’opportunità (tranne, in applicazione dell’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una modifica d’ufficio del PR). Il ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in particolare contro l'errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla legge o risultante implicitamente da essa, l'apprezzamento giuridico erroneo di un fatto, l'eccesso o l'abuso di potere, la violazione di una norma essenziale di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT). 3. Scopo essenziale della pianificazione è di “ assicurare una funzionale utilizzazione del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.). Obiettivo primo, la netta separazione tra territorio abitato e non. La LPT riprende e sviluppa tale postulato. Secondo l’art. 1 il suolo dev’essere utilizzato con misura, l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita, come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio oltre a garantire la difesa nazionale. Giusta l’art. 3 il paesaggio dev’essere tutelato sia mantenendo sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrandovi armoniosamente gli insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi e permettendo al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive (inquinamento fonico, atmosferico, ecc.), di inserire molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di esigenze spesso contrastanti, di una realtà talvolta troppo complessa per poter essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà solo un’attenta, oculata ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo sviluppo armonioso, che rispetti la natura, il paesaggio e più specificamente l’ambiente, rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid. 5a). Il principio trova la sua consacrazione all’art. 3 OPT (Obbligo di ponderazione) ai cui sensi “se dispongono di margini d’azione nell’adempimento e coordinamento dei compiti d’incidenza territoriale, le autorità ponderano i diversi interessi.” In tale contesto esse: “a) verificano gli interessi toccati; b) valutano gi interessi verificati considerandone in particolare la compatibilità con lo sviluppo territoriale auspicato e con le implicazioni possibili; c) tengono conto di tali interessi nel miglior modo possibile, sulla base della loro valutazione.” Infine “nella motivazione delle decisioni esse presentano la ponderazione degli interessi.” L’assenza o carenza della ponderazione porta alla violazione dell’art. 4 Cost. (DTF 114 Ia 376). 4. Giusta l'art. 22quater cpv. 1 della Costituzione federale (Cost.) i Cantoni devono allestire dei piani d'azzonamento per assicurare una funzionale utilizzazione del suolo e una razionale abitabilità del territorio. A livello legislativo l'obbligo di pianificare è codificato all'art. 2 LPT. Secondo quest'ultima legge la pianificazione deve avere luogo in diverse tappe: pianificazione direttrice, pianificazione dell'utilizzazione e procedura del permesso di costruzione. Esse stanno in reciproco rapporto e formano un tutto coerente, di cui ogni parte adempie una specifica funzione. Il piano di utilizzazione - in Ticino detto PR

- viene adottato, secondo le indicazioni del piano direttore (art. 6 e segg., 26 cpv. 2 LPT), sulla scorta di un'ampia coordinazione e valutazione (Art. 1 cpv. 1 2a frase, 2 cpv. 1 LPT) e nell'ambito di una procedura ove è garantita protezione giuridica (art. 33 e seg. LPT) e partecipazione democratica (art. 4 LPT). Il PR disciplina l'uso ammissibile del suolo (art. 14 e segg. LPT): rende vincolante verso i privati detto ordinamento oltre che il contenuto del PD (art. 21 cpv. 1 LPT). 5. Secondo l’art. 15 LPT le zone edificabili comprendono i terreni idonei all’edificazione già edificati in larga misura (lett. a) o prevedibilmente necessari all’edificazione e urbanizzati entro quindici anni (lett. b). Va tenuto presente che l’art. 15 LPT pone le condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa entrare in linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso, per definizione. Non basta, per converso, che i requisiti legali siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile,  perché l’inserimento in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può infatti rispondere alla definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia all’edificazione sia all’agricoltura o contenere valori naturali e paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle altre idoneità. Spesso non può essere categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato e neppure se sarà necessario  per l’edificazione nei prossimi quindici anni). In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia 448 ss consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 ss consid. 5b, 118 Ib 344 ss consid. 4a). Tranne, dunque, nella misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno relativizzati. a. L’idoneità va generalmente riconosciuta se il terreno si           presta per le sue caratteristiche naturali (morfologiche,                 topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol fare del        suolo. La sua attribuzione a zona edificabile deve peraltro rispettare            i principi pianificatori degli art. 1 e 3 LPT. Dev’essere in        particolare compatibile con l’esigenza di creare e conservare                       insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b), consentire una razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività       lavorative, offrire un sufficiente accesso attraverso la rete        viaria pubblica, preservare l’abitato dalle immissioni nocive o   moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a. e b., 24 LPA e 29 OPA). Deve                                          inoltre tener adeguatamente conto delle necessità delle     infrastrutture pubbliche (DTF 114 Ia 251 consid. 5c). b. Per stabilire se i terreni sono già ampiamente edificati si tien            conto delle costruzioni già esistenti, della natura della loro         utilizzazione, delle infrastrutture presenti, delle licenze   edilizie già rilasciate per progetti pubblici e privati, dell’attività                      edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in considerazione       solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego fattone       appartengono di per sé alla zona edificabile, ad eccezione     segnatamente delle costruzioni agricole. Determinanti non                sono però le singole costruzioni, né le singole particelle. Il       requisito va invece esaminato per rapporto a tutto il       comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di            case effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a         scopo agricolo. Né basta peraltro la semplice presenza di un                    gruppo di case: queste devono presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, formare un agglomerato sufficientemente concluso, avere una fisionomia            abbastanza marcata, un minimo di coerenza formale e        funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non una casuale                                       disseminazione di case più o meno ravvicinate. Dipenderà                                          dalla tradizione insediativa locale la densità edificatoria       minima. In certe zone potrà essere ammessa una certa       dispersione, in altre solo la contiguità sarà significativa.          Facenti parte dell’insediamento possono pure essere            considerati, a secondo delle circostanze, gli eventuali vuoti                              che presenta il suo tessuto (Baulücken), o quelle adiacenze                          non costruite che però attengono all’insieme e non devono                                      per prevalenti motivi avere altra attribuzione. Si terrà conto che l’art. 3 LPT esigendo che gli insediamenti   siano strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati   nella loro estensione pone il principio della concentrazione    delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo spreco di terreno e l’irrazionalità                                      dell’assetto territoriale che ne consegue; la creazione di                                    piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non                                        solo indesiderata ma addirittura contraria alla diritto federale                                (DTF 116 Ia 336 ss consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c). Va tuttavia considerato che il criterio della preesistenza di      un’ampia edificazione, come gli altri dell’art. 15 LPT, può       assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve                                       cioè a escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei                                          terreni che incontrovertibilmente non presentino i requisiti     necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a ponderazione       (DTF 113 Ia 450 ss consid. 4 d)da). c. Il requisito più delicato è quello della prevedibile necessità di             far capo a determinati fondi, per l’edificazione, nell’arco di       quindici anni. Il metodo solitamente usato consiste nel determinare qual è   stato il fabbisogno di terreno edificabile negli ultimi anni, se           ne estrapola quindi il trend per pronosticare il fabbisogno dei                             prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione      demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di       sviluppo per i prossimi quindici. Si confronta infine questi dati            con la contenibilità del piano. Il metodo è stato ritenuto      compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale federale (DTF 116                                Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul                                         rapporto tra superfici costruite e rimaste libere all’interno                                       della zona edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso                                      di utilizzo delle riserve di aree edificabili negli ultimi anni e se                            ne calcola il fabbisogno per i prossimi 15. Pure questo                                     metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale (DTF                                       114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la       riserva di aree edificabili offra sufficiente ricettività alla       popolazione pronosticata. Una volta fatto il raffronto tra            contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da stabilire se         la prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il                                   Tribunale federale ha giudicato che il fattore due, ossia il       raddoppio del numero degli abitanti nel termine di 15 anni,       poteva essere accertato quale principio pianificatorio, purché            si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona   edificabile ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non                                  invece se dovesse valere quale generale licenza di       aumentare la zona edificabile si da contenere il doppio della       popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha             condannato l’eccessivo schematismo di simili formule. Pure qui si riterrà violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto       che la zona edificabile è eccessivamente dimensionata. L’art   15 LPT, avverte il Tribunale federale, non ha carattere di                                assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento                              deve tendere come tutta la pianificazione a realizzare un                               insediamento equilibrato, commisurato allo sviluppo che si                         vuole imprimere al paese. Ciò richiede la ponderazione generale di tutti gli aspetti, di     tutti gli interessi essenziali attinenti al territorio (DTF 116 Ia        232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c). 6. Ai sensi dell’art. 16 LPT le zone agricole comprendono percontro i terreni idonei all’utilizzazione agricola o all’orticoltura e i terreni che, nell’interesse generale, devono essere utilizzati dall’agricoltura, con l’avvertenza che, per quanto possibile, devono essere delimitate ampie superfici contigue. Va tenuto presente che i terreni agricoli hanno subito una drastica amputazione negli anni addietro, il che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia di quelli superstiti e ciò per tutta una serie di motivi, che vanno dalle necessità dell’agricoltura stessa, all’esigenza di assicurare l’approvvigionamento alimentare del paese in caso di grave crisi, alla riserva di aree impregiudicate per le prossime generazioni e infine alla protezione del paesaggio. Come rileva il Tribunale federale, le finalità della zona agricola sono molteplici: travalicano l’ambito meramente agricolo per invadere la politica dell’alloggio, del mercato immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La zona agricola è l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è chiamata a contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere anche aree mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre considerazioni di essere conservate. Questa funzione protettiva non può essere svolta dalle zone di protezione dell’art. 17 LPT, poiché in linea di principio queste tutelano solo i paesaggi “particolarmente belli”. Di conseguenza la protezione di paesaggi “normali” può unicamente farsi attribuendoli a zone agricole (sentenza 4.6.1993 della I. Corte di diritto pubblico, ZBl, Band 95/1994 pag. 133 seg., trad. libera). E’ in effetti innegabile che l'uso agricolo del suolo è uno dei fattori che maggiormente determinano le fattezze di un paesaggio (DTF 113 Ia 200). Non a caso, nel porre il rispetto del paesaggio tra i principi pianificatori fondamentali,  l’art. 3 cpv. 2 LPT precisa alla lett. a) che a questo fine occorre “mantenere per l’agricoltura superfici coltive idonee.” 7. Fatte queste premesse occorre ora applicare questi principi alla modifica pianificatoria operata dal Consiglio di Stato onde esaminarne la legittimità. Come già rilevato, la ricorrente contesta la decisione del Governo di escludere il suo particellare, assieme al mappale no. 241 di proprietà dello Stato, dalla zona residenziale R2. La particella della ricorrente forma, unitamente al fondo __________una striscia inedificata che confina, sul lato nord con un comparto inserito dal PR in zona residenziale mentre a sud si apre su una vasta zona agricola ed è essa stessa usata per scopi agricoli. Il problema è di stabilire se le particelle in questione vanno attribuite alla zona edificabile, come deciso dal comune o a quella agricola, come statuito d’ufficio dal Consiglio di Stato. Il quesito va risolto alla luce dell’art. 15 lett.b LPT e del principio pianificatorio fondamentale, che, prescrivendo un uso moderato e razionale del suolo (cfr. art. 22 quater Cost., 1 e 2 LPT), si oppone ad un’indiscriminata espansione delle zone edificabili. Queste vanno se possibile concentrate, evitando di invadere nuove aree, specie se preziose per altri scopi e in primo luogo per l’agricoltura. A questo proposito dalla relazione tecnica risulta che la contenibilità del PR a pieno sfruttamento è __________ __________unità insediative di cui __________ abitanti, ossia di ben __________abitanti in più rispetto alla popolazione attuale, che a fine 1993 contava __________abitanti (cfr. Annuario statistico ticinese 1994, pag. 66). Ciò significa che per sfruttare a pieno il potenziale edificatorio consentito dal PR nei prossimi 10, 15 anni si dovrebbe verificare un aumento della popolazione pari al 73% di quella attuale. Situazione questa difficilmente ipotizzabile, specialmente se si considera che nell’ultimo decennio (dal 1980 al 1990) la popolazione di Lodrino è aumentata solo del 6,5%, pari a __________abitanti (cfr. Annuario statistico 1994 pag. 51). Quindi anche volendo considerare un potenziale afflusso di gente nel comune a causa dei lavori per la realizzazione dell’Alp Transit, il potenziale edificatorio previsto appare comunque nettamente sovradimensionato. Da non dimenticare che nel calcolo sovraesposto non sono state computate le unità insediative previste con la realizzazione del piano di quartiere “__________a”, pianificato sulla particella no. __________allo scopo di promuovere l’abitazione primaria a carattere sociale, che da solo permette all’incirca l’insediamento di 200 nuovi abitanti (cfr. decisione impugnata pag. 14, rispettivamente risposta governativa pag. 6). Alla luce di queste considerazioni si deve concludere che il dimensionamento della zona edificabile così come previsto e adottato dall’autorità comunale disattende i principi e gli scopi pianificatori espressi nei considerandi precedenti, ragion per cui la decisione del Consiglio di Stato di ridurre il comprensorio edificabile appare corretta e rispettosa dell’autonomia comunale. Inoltre, come detto, il particellare della ricorrente risulta situato proprio a ridosso di una vasta zona agricola pregiata, inserita a Piano Direttore come zona SAC, che costituisce una base agricola territoriale di rilievo per tutto il Cantone (cfr. rapporto della Sezione agricoltura del 2 aprile 1990, pag. 14 decisione impugnata). Quindi permettere l’edificazione anche in questo luogo senza che vi sia un effettivo e reale bisogno capace di giustificare il sacrificio del pregiato territorio agricolo, non è assolutamente conforme ai principi pianificatori applicabili in concreto. Giustamente pertanto l’esecutivo cantonale non ha approvato l’inserimento in zona edificabile delle particelle in esame che vengono in definitiva perfettamente ad integrare una zona agricola fra le più pregiate del Comune. 8. Per concludere, l’interesse privato della ricorrente a potere edificare il proprio fondo deve cedere il passo difronte al prevalente interesse pubblico ad un corretto dimensionamento delle aree edificabili e all’esclusione delle medesime dalle parti che dal punto di vista agricolo sono meritevoli di protezione e conservazione. L’impugnativa non merita quindi conferma. Per questi motivi, visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie, dichiara e pronuncia

1.   Il ricorso é respinto .

2.   La ricorrente é condannata al pagamento delle tasse di giudizio e delle spese per complessivi fr. 700.--.

3.   Intimazione: -  Avv. __________ __________

- Municipio di __________

- Consiglio di Stato, ____________

- Sezione pianificazione urbanistica, __________ Tribunale della pianificazione del territorio Il presidente                                                           Il segretario