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60.2003.257

istanza di promozione dell'accusa. falsa testimonianza.

Ticino · 2004-12-13 · Italiano TI
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Erwägungen (10 Absätze)

E. 1 In presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP concede alla parte lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare alla Camera dei ricorsi penali, entro dieci giorni, un'istanza motivata di promozione dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato. Il primo presupposto per l'accoglimento di un'istanza di promozione dell'accusa, risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994 n. 115, 1989 p. 598 e 1987

p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale, esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione, attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art. 189 CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti. In questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio. Seconda condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla certezza, come alle competenze del giudice di merito.

E. 2 Prima di entrare nel merito della vertenza occorre rilevare che in data 29.11.2001 la IS 1 e la IS 2 hanno presentato una petizione alla Pretura competente nei confronti del dr. __________ __________, apparentemente presidente della __________, chiedendo di ordinare a quest’ultimo “ (…) di non più formulare - in qualsivoglia forma - esternazioni avverso __________ quanto ai corsi di osteopatia da essa promossa sia nel corso di riunioni di __________, sia verso terzi ”, postulando inoltre che venga accertata “ (…) l’illiceità della lesione connessa alle esternazioni menzionate nella (…) petizione ed in particolare a quelle del 31 ottobre 2001 durante la riunione di __________ avvenuta a __________ ”, invocando gli art. 28 ss. CCS (doc. A allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, petizione 29.11.2001, p. 7).

E. 3 ed., Zurigo 2004, p. 430 e 431; BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, Basilea 2003, n. 29 ad art. 307 CP; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Kurzkommentar,

2. ed., Zurigo 1997, n. 15 ad art. 307 CP; G. STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, BT II, 5. ed., Berna 2000, § 54 n. 36; B. CORBOZ, Les principales infractions en droit suisse, volume II, Berna 2002, n. 46 ad art. 307 CP). L’ignoranza e l’errore escludono il dolo (cfr. decisioni CRP 17.11.1997 in re C. A. e F. A. e 5.12.1997 in re E. L., pubblicate in REP. 1997 n. 91).

E. 3.1 Il reato di cui all’art. 307 cpv. 1 CP - secondo cui è punito con la reclusione sino a cinque anni o con la detenzione chiunque come testimonio, perito, traduttore od interprete in un procedimento giudiziario, fa sui fatti della causa una falsa deposizione, una falsa constatazione o fornisce una falsa perizia o traduce falsamente; se il dichiarante ha prestato giuramento o ha promesso solennemente di dire la verità, la pena è della reclusione sino a cinque anni o della detenzione non inferiore a sei mesi (art. 307 cpv. 2 CP); la pena è della detenzione sino a sei mesi se la falsità concerne fatti non influenti sulla decisione del giudice (art. 307 cpv. 3 CP) - presuppone, dal profilo soggettivo, intenzionalità da parte dell’autore; il dolo eventuale è comunque sufficiente (cfr. A. DONATSCH / W. WOHLERS, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit,

E. 3.2 Gli istanti sostengono innanzitutto che la denunciata, sentita in

qualità di teste in sede civile, avrebbe dichiarato il falso asserendo

"

(…) di avere partecipato “a tutte

le sedute di __________ dalla sua fondazione fino al 2002” (…)

", che contrariamente a quanto ha ritenuto il procuratore

pubblico nella decisione impugnata sarebbe "

(…) piuttosto evidente che -

sapere se la teste era o meno presente a tutte le riunioni di __________ (luogo

in cui sono principalmente avvenute le violazioni della personalità oggetto del

procedimento civile) - è circostanza importante per conoscere cosa la teste ha

avuto modo di percepire direttamente e cosa ella possa riferire con sufficiente

sicurezza in merito alle affermazioni ed all’atteggiamento negativo che il

dott. __________ ha tenuto nei confronti di __________

” e che “

la

domanda intesa ad indicare la sua effettiva presenza alle riunioni,

sicuramente, costituiva un elemento essenziale per verificare la credibilità

del teste

” (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 3 e 5; doc. B

allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p.

2).

Ora, a prescindere dal fatto che gli istanti non hanno indicato seri

e concreti indizi di colpevolezza a carico della denunciata, non appare in ogni

modo che essa abbia voluto o abbia preso in considerazione di dichiarare il

falso in sede civile. La denunciata interrogata al proposito dinanzi al

magistrato inquirente ha, difatti, affermato che “

(…) tengo a precisare che

in occasione della risposta orale e non immediatamente versata a verbale mi ricordo

di aver dichiarato che mi sembrava aver partecipato a tutte le riunioni

”,

che “

la domanda mirava a conoscere in effetti se io ero la persona

competente per la questione relativa all’osteopatia e non tanto a mio giudizio

se io avessi veramente partecipato a tutte le riunioni

” e che “

ciò non

di meno mi ricordo perfettamente che il Giudice mi aveva chiesto se avevo

partecipato a tutte le riunioni

” (AI 6, verbale d’interrogatorio 4.7.2003,

p. 2). Ha inoltre asserito che “

al momento della rilettura del verbale, che

preciso essere in italiano mentre io sono di lingua madre francese, non ho

prestato particolare attenzione a questa frase

”, di riconoscere

effettivamente “

(…) di non aver partecipato ad una riunione e precisamente a

quella del 19.09.2001

” e di aver in ogni caso “

(…) partecipato a tutte

le altre riunioni che, dopo consultazione della mia documentazione, posso quantificare

in sette sedute compresa quella del 19.09.2001

” e che “

è possibile che

fra gennaio e maggio 2002 abbia avuto luogo un’ulteriore riunione

” (AI 6,

verbale d’interrogatorio 4.7.2003, p. 2).

Giova inoltre osservare che punibile è soltanto colui che dichiara

il falso sui fatti della causa, ossia nella misura in cui la dichiarazione è in

connessione con la chiarificazione oppure con l’accertamento della fattispecie,

che è oggetto della procedura, ove vengono, tra l’altro, inglobate le risposte

a domande che tendono ad esaminare la credibilità oppure l’attendibilità delle

dichiarazioni del teste sulla fattispecie (cfr. A. DONATSCH / W. WOHLERS, op. cit.,

p. 428 e rif.; BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 18 ad art. 307

CP; B. CORBOZ, op. cit., n. 30 ss. ad art. 307 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 13

ad art. 307 CP).

Ora, se è vero che la denunciata in sede civile ha sostenuto di aver

partecipato a tutte le riunioni di __________ e successivamente dinanzi al

procuratore pubblico ha precisato, previo consultazione della documentazione,

di non aver effettivamente partecipato alla seduta del 19.9.2001, è altrettanto

vero che essa ha comunque dichiarato di essere stata presente alle altre

sedute. Dalla lettura del verbale di audizione 17.3.2003 non appare inoltre - contrariamente

a quanto asseriscono gli istanti -, che in quel frangente sia stata messa in

discussione la credibilità della teste, essendo da considerarsi un’affermazione

di parte che non trova alcun riscontro oggettivo negli atti. La denunciata ha in

ogni caso avuto modo di esprimere la sua opinione sull’atteggiamento assunto

dal dr. __________ in relazione alla __________ (cfr. doc. B allegato alla

denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 3). Per il che,

la questione non merita ulteriore approfondimento ed il decreto impugnato non

può che essere confermato in relazione a questa fattispecie.

E. 3.3 Gli istanti ritengono altresì che la denunciata avrebbe dichiarato

il falso affermando che "

(…) i membri di __________ “sono vincolati dal

segreto (…)

”" (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 3;

doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza

17.3.2003, p. 3). Asseriscono inoltre che essa, dinanzi al magistrato

inquirente, “

(…) ha reiterato l’affermazione secondo cui i membri di __________

sarebbero stati vincolati dal segreto. (…). In sede di risposta alle domande di

parte civile (vedi pag. 5 terzo paragrafo) tuttavia la denunciata ha ammesso

sussistere “una differenza fra l’obbligo al segreto professionale ed il dovere

di confidenzialità

”, sostenendo che “

data tale ammissione è palese

osservare come - contrariamente a quanto vuol far credere la denunciata - lo

stesso __________ (…) parla di “confidentialité” e non di segreto (…)

” (istanza

di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 4). Ritengono infine che “

(…) il

fatto che il testimone, citato da una parte, formuli delle affermazioni precise

importanti, che in quanto estreme contraddicono quanto asserito dalla parte

coinvolta (il dott. __________ parla unicamente di confidenzialità), è

circostanza interessante ed utile in un’ottica generale (quindi di credibilità

della teste), siccome fornisce delle indicazioni sulla sua effettiva

oggettività

”, asserendo inoltre che “

sapere poi se i commissari __________

erano o meno tenuti al segreto, visti gli sviluppi intervenuti a seguito delle

legittime rimostranze del prof. __________, è un fatto attinente alla causa

siccome atto ad influire sulla valutazione dell’agire del dott. __________

(istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 5).

A questo riguardo occorre evidenziare che la denunciata nel corso

del suo interrogatorio tenutosi presso il Ministero pubblico ha confermato il

contenuto e la veridicità della dichiarazione resa in sede civile, ossia che “

le

sedute di __________ non sono pubbliche e i membri sono vincolati dal segreto,

cosa questa puntualizzata sin dall’inizio dal prof. __________ e necessità

sottolineata anche dal dr. __________

” (AI 6, verbale d’interrogatorio

4.7.2003, p. 2; doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza

17.3.2003, p. 3). Ha poi aggiunto che “

fin dall’inizio dell’attività della

commissione il suo presidente aveva reso attento i membri a non voler divulgare

quanto la commissione avesse a decidere affinché non ci fosse una circolazione abusiva

e delle interpretazioni arbitrarie di quanto all’interno della commissione si avesse

a discutere

”, che “

l’appello a questa forma di discrezione ci è stata

ripetuta pure in seguito ed in particolare allorquando la commissione ha

esaminato delle candidature (dossier di persone) e rispettivamente ha discusso

dei problemi che concernevano il prof. __________ in relazione alla procedura

civile ticinese relativa alla __________ così come quando si ebbe a discutere

dell’esclusione del dott. __________ dalla commissione

”, producendo il

verbale di audizione di __________ __________ “

(…) con particolare

riferimento alla risposta data alle domande 15 e 16 a pag. 4

” (AI 6, verbale

d’interrogatorio 4.7.2003, p. 2 e 3; doc. A ivi allegato).

Dal verbale della seduta della __________ tenutasi il 19.9.2001 emerge

effettivamente che “____________________

rappelle le principe de confidentialité

qu’il faut respecter pour la bonne marche du travail de la __________

”, che

quest’ultimo “

(…) suggère de faire preuve d’une certaine réserve tout en prévenant

les fausses rumeurs. __________ encourage un èchange d’informations sans dévoiler

d’éventuelles décisions

” (doc. E allegato alla denuncia penale

17/22.4.2003, verbale di seduta del 20.9.2001, p. 1) e inoltre che __________ __________,

sentito in via rogatoriale dal Tribunal civil __________ ha in particolare dichiarato

che “

les agissements de __________ constituaient une violation de son devoir

de confidentialité, (…)

” (AI 6 - doc. A, verbale di audizione 17.12.2002,

p. 4). Ora, il fatto che la denunciata, in sede civile, abbia utilizzato il

termine “segreto” invece del termine “confidenzialità”, e abbia confermato la veridicità

ed il contenuto della sua affermazione dinanzi al procuratore pubblico, non è

affatto in contrasto con quanto affermato da __________ e da __________, i

quali hanno soltanto utilizzato un termine meno incisivo. Si rileva inoltre che

la denunciata ha parlato di segreto in senso generale e non ha parlato di

segreto professionale. La sua dichiarazione non fa del resto nemmeno dubitare

della sua credibilità in qualità di teste, avendo fornito delle spiegazioni

lineari in merito presso il Ministero pubblico. Ne consegue che la disposizione

di cui all’art. 307 CP non appare applicabile nemmeno in relazione a questa

fattispecie.

E. 3.4 Gli istanti asseverano infine che falsa sarebbe pure la dichiarazione

resa dalla denunciata sempre in sede civile, secondo cui "

”__________”

a differenza della __________ “rilascia titoli di studio o diplomi riconosciuti

a livello cantonale” (…)

" e che questa dichiarazione confermerebbe ”

(…)

l’intento della testimone di dare un’immagine contraria alla realtà, asserendo

in modo certo una circostanza tutt’altro che corretta

” (istanza di

promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 3 e 6; cfr. anche doc. B allegato alla

denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 4).

Dalla lettura della dichiarazione resa dalla denunciata in sede

civile risulta che essa ha affermato che, a sua conoscenza, la __________ non

rilascia titoli universitari riconosciuti a livello elvetico, che questi

certificati non sono nemmeno riconosciuti a livello cantonale, contrariamente __________,

che collabora con le autorità competenti del Canton __________ oppure alla

scuola di __________ che collabora con le autorità competenti di quel Cantone (cfr.

doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza

17.3.2003, p. 4), evidenziando quindi un rapporto di collaborazione tra le

scuole svizzero-francofone e le autorità competenti del Cantone in cui sono

ubicate. Dalla circostanza che la denunciata dinanzi al magistrato inquirente

abbia affermato che “

benché secondo la lettera di quanto verbalizzato

sembrerebbe che, a differenza della __________, la scuola di __________ sia

riconosciuta a livello cantonale, in realtà con quella frase intendevo dire che

all’epoca contrariamente alla __________ che non aveva, a mia conoscenza, una

buona collaborazione con le autorità cantonali, la scuola di __________

collaborava positivamente con le autorità del Canton __________ ma anche con le

istituzioni sovracantonali

”, rilevando inoltre che ciò che è stato

verbalizzato in sede civile corrisponderebbe soltanto ad una sintesi di quanto

essa aveva realmente dichiarato, sollevando altresì il problema di comprensione

linguistica (AI 6 - doc. A, verbale d’interrogatorio 4.7.2003, p. 3), essendo di

lingua madre francese, appare che essa non abbia voluto dichiarare il falso in

relazione al riconoscimento della scuola svizzero-francofona. Gli istanti del

resto non hanno apportato alcuna prova concreta attestante il suo presunto

agire intenzionale. Già per questo motivo, l’ipotesi di reato di falsa

testimonianza non è applicabile al caso di specie.

E. 3.5 Alla luce di quanto sopra esposto, contrariamente a quanto sostengono gli istanti, il procuratore pubblico non è incorso in alcun errore in diritto (cfr., al proposito, istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 7). Ne consegue che il decreto impugnato va integralmente tutelato.

E. 4 Non essendo data la prima condizione di ammissibilità dell'istanza, è inoltre superfluo esaminare la disponibilità di nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla certezza, come alle competenze del giudice di merito. Il procuratore pubblico non è del resto obbligato ad assumere tutte le prove, essendo ammesso un apprezzamento anticipato (decisione TF 6P.139/2004 del 28.10.2004; R. HAUSER / E. SCHWERI, Schweizerisches Strafprozessrecht, 5. ed., Basilea 2002, § 54 n. 1 e § 55 n. 8 ss.), segnatamente quando la prova è manifestamente irrilevante, inutile o inidonea a dimostrare fatti pertinenti o a modificare la convinzione del giudice (M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, Commento del codice di procedura penale ticinese, Lugano 1997, n. 25 ad art. 58 CPP e n. 4 ad art. 79 CPP), come nella fattispecie.

E. 5 L’istanza va respinta. Tassa di giustizia, spese e adeguate ripetibili seguono la soccombenza. Per questi motivi, richiamati gli art. 186 CPP, 307 CP, 1 ss. e 39 lit. f LTG ed ogni altra norma applicabile, pronuncia

1.   L'istanza è respinta. 2. La tassa di giustizia di CHF 650.-- e le spese di CHF 150.--, per complessivi CHF 800.-- (ottocento), sono poste, in solido, a carico di IS 1, __________ e di IS 2, __________, che rifonderanno, in solido, all’avv. ______________________________ PI 1, __________, CHF 250.-- (duecentocinquanta) a titolo di ripetibili di questa sede.

3.   Rimedi di diritto: Il presente giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione al Tribunale federale. Il ricorso deve essere depositato presso il Tribunale federale entro trenta giorni dalla notificazione della presente decisione (art. 272 PPF). La legittimazione e le modalità del ricorso sono rette dagli art. 268 ss. PPF.

4.   Intimazione: terzi implicati PI 1 patrocinata da: PA 2 Per la Camera dei ricorsi penali Il presidente                                                             La segretaria

Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Incarto n.60.2003.257

Lugano

13 dicembre 2004

In nomedella Repubblica e Cantonedel Ticino

La Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello

composta dai giudici:

Mauro Mini, presidente,

segretaria:

Daniela Rüegg, vicecancelliera

sedente per statuire sull’istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003 presentata da

IS 1,

IS 2,

in relazione

al decreto di non luogo a procedere 28.7.2003 emanato dal procuratore pubblico Moreno Capella nell’ambito del procedimento penale dipendente dalle denunce 16.4.2003 e 10.7.2003 (recte: 17/22.4.2003, rispettivamente 10/11.7.2003) nei confronti di ______________________________ PI 1, __________ (patr. da avv. __________ PA 2, __________), per titolo di falsa testimonianza;

richiamate le osservazioni 12.8.2003 del procuratore pubblico e 19/20.8.2003 di __________ PI 1, entrambe concludenti per la reiezione del gravame;

letti ed esaminati gli atti;

considerato

in fatto

3.2.

Gli istanti sostengono innanzitutto che la denunciata, sentita in qualità di teste in sede civile, avrebbe dichiarato il falso asserendo"() di avere partecipato “a tutte le sedute di __________ dalla sua fondazione fino al 2002” ()", che contrariamente a quanto ha ritenuto il procuratore pubblico nella decisione impugnata sarebbe "() piuttosto evidente che - sapere se la teste era o meno presente a tutte le riunioni di __________ (luogo in cui sono principalmente avvenute le violazioni della personalità oggetto del procedimento civile) - è circostanza importante per conoscere cosa la teste ha avuto modo di percepire direttamente e cosa ella possa riferire con sufficiente sicurezza in merito alle affermazioni ed all’atteggiamento negativo che il dott. __________ ha tenuto nei confronti di __________” e che “la domanda intesa ad indicare la sua effettiva presenza alle riunioni, sicuramente, costituiva un elemento essenziale per verificare la credibilità del teste” (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 3 e 5; doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 2).

Ora, a prescindere dal fatto che gli istanti non hanno indicato seri e concreti indizi di colpevolezza a carico della denunciata, non appare in ogni modo che essa abbia voluto o abbia preso in considerazione di dichiarare il falso in sede civile. La denunciata interrogata al proposito dinanzi al magistrato inquirente ha, difatti, affermato che “() tengo a precisare che in occasione della risposta orale e non immediatamente versata a verbale mi ricordo di aver dichiarato che mi sembrava aver partecipato a tutte le riunioni”, che “la domanda mirava a conoscere in effetti se io ero la persona competente per la questione relativa all’osteopatia e non tanto a mio giudizio se io avessi veramente partecipato a tutte le riunioni” e che “ciò non di meno mi ricordo perfettamente che il Giudice mi aveva chiesto se avevo partecipato a tutte le riunioni” (AI 6, verbale d’interrogatorio 4.7.2003,

p. 2). Ha inoltre asserito che “al momento della rilettura del verbale, che preciso essere in italiano mentre io sono di lingua madre francese, non ho prestato particolare attenzione a questa frase”, di riconoscere effettivamente “() di non aver partecipato ad una riunione e precisamente a quella del 19.09.2001” e di aver in ogni caso “() partecipato a tutte le altre riunioni che, dopo consultazione della mia documentazione, posso quantificare in sette sedute compresa quella del 19.09.2001” e che “è possibile che fra gennaio e maggio 2002 abbia avuto luogo un’ulteriore riunione” (AI 6, verbale d’interrogatorio 4.7.2003, p. 2).

Giova inoltre osservare che punibile è soltanto colui che dichiara il falso sui fatti della causa, ossia nella misura in cui la dichiarazione è in connessione con la chiarificazione oppure con l’accertamento della fattispecie, che è oggetto della procedura, ove vengono, tra l’altro, inglobate le risposte a domande che tendono ad esaminare la credibilità oppure l’attendibilità delle dichiarazioni del teste sulla fattispecie (cfr. A. DONATSCH / W. WOHLERS, op. cit.,

p. 428 e rif.; BSK StGB II - V. DELNON / B. RÜDY, op. cit., n. 18 ad art. 307 CP; B. CORBOZ, op. cit., n. 30 ss. ad art. 307 CP; S. TRECHSEL, op. cit., n. 13 ad art. 307 CP).

Ora, se è vero che la denunciata in sede civile ha sostenuto di aver partecipato a tutte le riunioni di __________ e successivamente dinanzi al procuratore pubblico ha precisato, previo consultazione della documentazione, di non aver effettivamente partecipato alla seduta del 19.9.2001, è altrettanto vero che essa ha comunque dichiarato di essere stata presente alle altre sedute. Dalla lettura del verbale di audizione 17.3.2003 non appare inoltre - contrariamente a quanto asseriscono gli istanti -, che in quel frangente sia stata messa in discussione la credibilità della teste, essendo da considerarsi un’affermazione di parte che non trova alcun riscontro oggettivo negli atti. La denunciata ha in ogni caso avuto modo di esprimere la sua opinione sull’atteggiamento assunto dal dr. __________ in relazione alla __________ (cfr. doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 3). Per il che, la questione non merita ulteriore approfondimento ed il decreto impugnato non può che essere confermato in relazione a questa fattispecie.

3.3.

Gli istanti ritengono altresì che la denunciata avrebbe dichiarato il falso affermando che "() i membri di __________ “sono vincolati dal segreto ()”" (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 3; doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 3). Asseriscono inoltre che essa, dinanzi al magistrato inquirente, “() ha reiterato l’affermazione secondo cui i membri di __________ sarebbero stati vincolati dal segreto. (). In sede di risposta alle domande di parte civile (vedi pag. 5 terzo paragrafo) tuttavia la denunciata ha ammesso sussistere “una differenza fra l’obbligo al segreto professionale ed il dovere di confidenzialità”, sostenendo che “data tale ammissione è palese osservare come - contrariamente a quanto vuol far credere la denunciata - lo stesso __________ () parla di “confidentialité” e non di segreto ()” (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 4). Ritengono infine che “() il fatto che il testimone, citato da una parte, formuli delle affermazioni precise importanti, che in quanto estreme contraddicono quanto asserito dalla parte coinvolta (il dott. __________ parla unicamente di confidenzialità), è circostanza interessante ed utile in un’ottica generale (quindi di credibilità della teste), siccome fornisce delle indicazioni sulla sua effettiva oggettività”, asserendo inoltre che “sapere poi se i commissari __________ erano o meno tenuti al segreto, visti gli sviluppi intervenuti a seguito delle legittime rimostranze del prof. __________, è un fatto attinente alla causa siccome atto ad influire sulla valutazione dell’agire del dott. __________” (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 5).

A questo riguardo occorre evidenziare che la denunciata nel corso del suo interrogatorio tenutosi presso il Ministero pubblico ha confermato il contenuto e la veridicità della dichiarazione resa in sede civile, ossia che “le sedute di __________ non sono pubbliche e i membri sono vincolati dal segreto, cosa questa puntualizzata sin dall’inizio dal prof. __________ e necessità sottolineata anche dal dr. __________” (AI 6, verbale d’interrogatorio 4.7.2003, p. 2; doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 3). Ha poi aggiunto che “fin dall’inizio dell’attività della commissione il suo presidente aveva reso attento i membri a non voler divulgare quanto la commissione avesse a decidere affinché non ci fosse una circolazione abusiva e delle interpretazioni arbitrarie di quanto all’interno della commissione si avesse a discutere”, che “l’appello a questa forma di discrezione ci è stata ripetuta pure in seguito ed in particolare allorquando la commissione ha esaminato delle candidature (dossier di persone) e rispettivamente ha discusso dei problemi che concernevano il prof. __________ in relazione alla procedura civile ticinese relativa alla __________ così come quando si ebbe a discutere dell’esclusione del dott. __________ dalla commissione”, producendo il verbale di audizione di __________ __________ “() con particolare riferimento alla risposta data alle domande 15 e 16 a pag. 4” (AI 6, verbale d’interrogatorio 4.7.2003, p. 2 e 3; doc. A ivi allegato).

Dal verbale della seduta della __________ tenutasi il 19.9.2001 emerge effettivamente che “____________________rappelle le principe de confidentialité qu’il faut respecter pour la bonne marche du travail de la __________”, che quest’ultimo “() suggère de faire preuve d’une certaine réserve tout en prévenant les fausses rumeurs. __________ encourage un èchange d’informations sans dévoiler d’éventuelles décisions” (doc. E allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di seduta del 20.9.2001, p. 1) e inoltre che __________ __________, sentito in via rogatoriale dal Tribunal civil __________ ha in particolare dichiarato che “les agissements de __________ constituaient une violation de son devoir de confidentialité, ()” (AI 6 - doc. A, verbale di audizione 17.12.2002,

p. 4). Ora, il fatto che la denunciata, in sede civile, abbia utilizzato il termine “segreto” invece del termine “confidenzialità”, e abbia confermato la veridicità ed il contenuto della sua affermazione dinanzi al procuratore pubblico, non è affatto in contrasto con quanto affermato da __________ e da __________, i quali hanno soltanto utilizzato un termine meno incisivo. Si rileva inoltre che la denunciata ha parlato di segreto in senso generale e non ha parlato di segreto professionale. La sua dichiarazione non fa del resto nemmeno dubitare della sua credibilità in qualità di teste, avendo fornito delle spiegazioni lineari in merito presso il Ministero pubblico. Ne consegue che la disposizione di cui all’art. 307 CP non appare applicabile nemmeno in relazione a questa fattispecie.

3.4.

Gli istanti asseverano infine che falsa sarebbe pure la dichiarazione resa dalla denunciata sempre in sede civile, secondo cui "”__________” a differenza della __________ “rilascia titoli di studio o diplomi riconosciuti a livello cantonale” ()" e che questa dichiarazione confermerebbe ”() l’intento della testimone di dare un’immagine contraria alla realtà, asserendo in modo certo una circostanza tutt’altro che corretta” (istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 3 e 6; cfr. anche doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 4).

Dalla lettura della dichiarazione resa dalla denunciata in sede civile risulta che essa ha affermato che, a sua conoscenza, la __________ non rilascia titoli universitari riconosciuti a livello elvetico, che questi certificati non sono nemmeno riconosciuti a livello cantonale, contrariamente __________, che collabora con le autorità competenti del Canton __________ oppure alla scuola di __________ che collabora con le autorità competenti di quel Cantone (cfr. doc. B allegato alla denuncia penale 17/22.4.2003, verbale di udienza 17.3.2003, p. 4), evidenziando quindi un rapporto di collaborazione tra le scuole svizzero-francofone e le autorità competenti del Cantone in cui sono ubicate. Dalla circostanza che la denunciata dinanzi al magistrato inquirente abbia affermato che “benché secondo la lettera di quanto verbalizzato sembrerebbe che, a differenza della __________, la scuola di __________ sia riconosciuta a livello cantonale, in realtà con quella frase intendevo dire che all’epoca contrariamente alla __________ che non aveva, a mia conoscenza, una buona collaborazione con le autorità cantonali, la scuola di __________ collaborava positivamente con le autorità del Canton __________ ma anche con le istituzioni sovracantonali”, rilevando inoltre che ciò che è stato verbalizzato in sede civile corrisponderebbe soltanto ad una sintesi di quanto essa aveva realmente dichiarato, sollevando altresì il problema di comprensione linguistica (AI 6 - doc. A, verbale d’interrogatorio 4.7.2003, p. 3), essendo di lingua madre francese, appare che essa non abbia voluto dichiarare il falso in relazione al riconoscimento della scuola svizzero-francofona. Gli istanti del resto non hanno apportato alcuna prova concreta attestante il suo presunto agire intenzionale. Già per questo motivo, l’ipotesi di reato di falsa testimonianza non è applicabile al caso di specie.

3.5.

Alla luce di quanto sopra esposto, contrariamente a quanto sostengono gli istanti, il procuratore pubblico non è incorso in alcun errore in diritto (cfr., al proposito, istanza di promozione dell’accusa 6/7.8.2003, p. 7). Ne consegue che il decreto impugnato va integralmente tutelato.

Per questi motivi,

richiamati gli art. 186 CPP, 307 CP, 1 ss. e 39 lit. f LTG ed ogni altra norma applicabile,

pronuncia

PI 1

Per la Camera dei ricorsi penali

Il presidente                                                             La segretaria