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52.1999.217

Sentenza o decisione senza scheda

Ticino · 1999-11-23 · Italiano TI
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Sentenza o decisione senza scheda

Erwägungen (2 Absätze)

E. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine.

2.   Il ricorrente chiede di

essere personalmente sentito e che venga ordinata l'audizione di alcuni testi,

quali, ad esempio, lo psichiatra, il medico curante o il responsabile

dell'Ufficio del patronato di __________ o gli insegnanti della Scuola

professionale artigianale ed industriale di __________ o, infine, l'attuale

datore di lavoro.

2.1. La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono

determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale cantonale. Se questa

risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dagli art. 4 Cost. e

6 CEDU, norme che assicurano all'interessato il diritto di esprimersi su tutti

i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e che

gli garantiscono anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di

conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo e di avanzare

offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17; STF 7 giugno 1996 in re Moretti).

La procedura amministrativa cantonale è retta dal principio inquisitorio (cfr. art.

18 cpv. 1 PAmm). In virtù di questo principio l'autorità amministrativa deve

accertare d'ufficio gli elementi suscettibili di determinare la decisione ed

assumere di sua iniziativa le prove necessarie confrontando accuratamente i contrapposti

interessi (DTF 104 Ia 212), senza essere peraltro vincolata dalle domande delle

parti. In quest'ambito, all'autorità spetta la facoltà di procedere al

cosiddetto apprezzamento anticipato delle prove, rinunciando a quelle offerte

dalle parti la cui assunzione non condurrebbe verosimilmente ad alcun nuovo

chiarimento rilevante per il giudizio (DTF 109 II 398, 106 Ia 162, 104 V 210;

Rep. 1980 p. 7; Borghi, GAT, N. 364). In base alla valutazione anticipata delle

prove esibite l'autorità amministrativa può quindi rifiutarsi di assumere

quelle considerate ininfluenti, ma deve darne ragione nel proprio giudizio

(RDAT II-1994 N. 50, 1990 N. 43).

In ogni caso né la legislazione cantonale né quella federale

garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo

sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per scritto (DTF 117

II 132, consid. 3b, pag. 137 e rinvii; A. Scolari, Diritto amministrativo,

parte generale, Bellinzona / Cadenazzo 1988, n. 141 e 146).

2.2. In virtù del principio dell'apprezzamento anticipato

delle prove offerte, le richieste formulate dal ricorrente, peraltro notificate

per la prima volta soltanto in questa sede, non vengono accolte. L'insorgente

ha infatti già avuto modo di esprimersi per scritto e ha dunque avuto ampie

possibilità per esporre le proprie ragioni. Considerate le prove già presenti

agli atti, questo Tribunale ritiene che neppure l'audizione dei testi indicati

fornirebbe elementi di rilievo per il giudizio.

2.3. Ne discende che anche il procedere del Governo cantonale

è immune da rimproveri in questo ambito, tanto più che in quella sede il

ricorrente non aveva notificato alcuna prova.

Il gravame può dunque essere evaso sulla base degli atti, integrati

dalle risultanze degli accertamenti esperiti nel corso dell'istruttoria (art.

18 cpv. 1 PAmm).

3.   Il permesso di domicilio,

di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS), perde ogni validità in

seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS). Ai sensi dell'art.

9 cpv. 4 lett. b LDDS, il permesso di domicilio può inoltre essere revocato

quando lo straniero non è più in possesso di un documento di legittimazione

nazionale valido e non venga fornita la garanzia richiesta per l'adempimento di

tutti gli obblighi di diritto pubblico di cui all'art. 6 cpv. 2 LDDS. Se si

verificano più cause di espulsione di cui nessuna singolarmente, in virtù del

principio della proporzionalità, si procederà ad un apprezzamento generale; il

provvedimento adottato sarà dunque considerato adeguato solo dopo aver

esaminato nel complesso tutti i fatti emergenti suscettibili di giustificare

l'allontanamento dello straniero (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal

fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).

4.   4.1. Lo straniero può

essere espulso dalla Svizzera quando è stato punito dall'autorità giudiziaria

per un crimine o un delitto (art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS), quando la sua

condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o non

è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita

(lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere,

cada in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d).

L'espulsione giusta l'art.

10 cpv. 1 lett. b LDDS può sembrare giustificata, segnatamente quando lo

straniero contravviene gravemente o reiteratamente alle disposizioni di legge o

alle decisioni dell'autorità; contravviene gravemente alla morale; tralascia

continuamente, per cattiva volontà o sregolatezza, di adempiere obblighi di

diritto pubblico o privato; vive nella sregolatezza o nell'ozio (art. 16 cpv. 2

ODDS).

L'espulsione prevista dall'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS può

essere pronunciata solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese

d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (art. 10 cpv. 2

LDDS). Devono essere evitati rigori inutili. In questi casi potrà essere

ordinato solo il rimpatrio, ossia il trasferimento dello straniero indigente

dall'assistenza pubblica del Paese ospitante a quella del Paese d'origine (DTF

119 Ib 4 consid. 2b). Tale misura di allontanamento non impedisce, contrariamente

all'espulsione, l'entrata in Svizzera; lo straniero può difatti nuovamente

entrare nel nostro Paese allorquando è accertato che non è più a carico

dell'assistenza. Nei casi in cui manca l'accordo del Paese d'origine per

mettere a carico dell'assistenza pubblica il proprio cittadino, il rimpatrio

può essere paragonato, nel suo risultato, ad un'espulsione senza interdizione

di entrata in Svizzera.

4.2. In linea di principio,

la legalità dell'espulsione va esaminata in base alle circostanze esistenti al

momento dell'emanazione della sentenza di ultima istanza (DTF 114 Ib 1 consid.

3b pag. 4). Nondimeno, se un'espulsione è giustificata dalla situazione

esistente al momento in cui è stata ordinata, essa può essere annullata soltanto

qualora intervengano fatti nuovi di particolare importanza. Al riguardo non

basta comunque che tra l'emanazione della decisione dell’autorità di polizia

degli stranieri e quella delle istanze di ricorso l’insorgente si sia

comportato in modo ineccepibile. Diversamente gli si offrirebbe la possibilità

di modificare a suo favore i fatti determinanti già attraverso la semplice

impugnazione del provvedimento di espulsione (cfr. TCA 13 novembre 1998 in re

A.M consid. 3.2).

5.   Nel caso specifico il

ricorrente è entrato la prima volta in Svizzera il 25 novembre 1984,

rimanendovi per circa 2 anni. In tale breve periodo, segnatamente in data 7/8

settembre 1986, egli ha iniziato ad interessare i servizi di polizia e

giudiziari per i reati di furto d'uso e furto senza scasso. Nel 1989 __________

è tornato in Svizzera e ha continuato a delinquere, in particolare:

- 22

febbraio 1989            inchiestato per acquisto e consumo di hashish;

- 20 aprile

1989                condannato con decreto d'accusa a 7 giorni di arresto,

sospesi condizionalmente

per un periodo

di prova di 2 anni, per violenza contro funzionari;

- 13

settembre 1991         arrestato a Lu__________ano per acquisto e vendita di

eroina;

- 17 ottobre

1991             condannato con decreto d'accusa a 15 giorni di arresto,

sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per

violazione della LStup;

- 27

novembre 1991          arrestato a Bellinzona per consumo, acquisto e vendita

di eroina;

- 10 gennaio

1992            condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________

per infrazione aggravata e ripetuta contravvenzione alla LStup alla pena di 16

mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due

anni; non è stata revocata la sospensione condizionale della pena di 15 giorni

di arresto inflittagli con decreto d'accusa 17 ottobre 1991, ma il condannato è

stato ammonito;

- 9 aprile

1993                 arrestato a __________ per sospetto furto e ricettazione

nonché violazione della LStup;

- 27 aprile

1993                arrestato a __________ per tentato furto con scasso;

- 17 maggio

1993              arrestato a __________ e trasferito a __________ per

violazione della LStup. (acquisto e vendita eroina);

- 26 ottobre

1993             condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________

a 10 mesi di detenzione per violazione aggravata e contravvenzione alla LStup,

furto e ricettazione. E' stata inoltre ordinata la revoca della sospensione

condizionale della pena di 15 giorni di arresto inflitta con decreto d'accusa

17 ottobre 1991 e 16 mesi di detenzione inflitti con sentenza 10 gennaio 1992

della Corte delle Assise correzionali di __________; __________ è rimasto in

carcere dal 26 ottobre 1993 al 15 marzo 1995, in tale periodo la sua richiesta

di libertà condizionale è stata in un primo tempo rifiutata, non avendo lo

stesso dimostrato di essere riuscito ad inserirsi nel nostro contesto sociale

(cfr. decreto 1/4 luglio 1994, n. 95/94, del Consiglio di Vigilanza).

__________ è stata poi liberato condizionalmente il 15 marzo 1995 (cfr. decreto

23/24 febbraio 1995, n. 21/95 del Consiglio di Vigilanza);

- 5 aprile

1995                 decisione di ammonimento dell'allora Sezione degli

stranieri, con l'avvertenza che in caso di recidiva o comportamento scorretto

si sarebbe proceduto alla sua espulsione dalla Svizzera;

- 20 luglio

1995                condannato con decreto d'accusa al pagamento di una multa

di Fr. 120.--per ripetuta contravvenzione alla LStup (fatti avvenuti fra il 15

marzo 1995 ed il 17 aprile 1995);

- 21 ottobre

1996             nuovamente arrestato a __________ per violazione della LStup;

- 31

dicembre 1996          condannato con decreto d'accusa per violazione della LStup

alla pena di 15 giorni di detenzione da espiare (fatti avvenuti a __________ e

__________ nel periodo 28 settembre 1996-21 ottobre 1996); .

- 11 marzo

1997              2° decisione di ammonimento dell'allora Sezione degli

stranieri, con l'avvertenza che, in caso di recidiva o di comportamento

scorretto, si sarebbe proceduto alla sua espulsione o al rimpatrio dal territorio

elvetico;

- 12 e 21

marzo 1997       interrogato per violazioni alla LStup;

- 24 marzo

1997              condannato con decreto d'accusa al pagamento di una multa di

Fr. 200.-- per infrazione e contravvenzione alla LStup (fatti avvenuti a

__________ il 21 e 22 gennaio 1997);

- 21 maggio

1997             arrestato a __________ per infrazione aggravata alla LStup;

- 14 luglio

1998                arrestato per violazione alla LStup;

- 5 novembre

1997           condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________

per ripetuta infrazione e contravvenzione alla LStup e mancata coazione alla

pena di 9 mesi di detenzione; nei confronti dello stesso è stato ordinato il

trattamento ambulatoriale ex art. 44 C.P., da avviarsi in sede di espiazione di

pena. Il 20 dicembre 1997, in occasione di un congedo per far visita alla

madre, __________ ha dovuto essere ricoverato

in ospedale per overdose, con conseguente ritrasferimento in carcere

(detenuto dal 5 novembre 1997 al 6 giugno 1998);

- 19 gennaio

1998            il Consiglio di Vigilanza ha revocato la liberazione

condizionale concessa il 15 marzo 1995 e ha ordinato l'esecuzione del residuo

di 3 mesi di detenzione;

- 20

febbraio 1998            il Consiglio di Vigilanza ha negato la liberazione

condizionale ad __________, il quale è stato poi scarcerato il 6 giugno 1998.

5.1. Occorre innanzitutto

osservare che l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri

persegue uno scopo differente di quello dell'autorità penale. Nel determinare

se pronunciare o meno l'espulsione di un condannato straniero giusta l'art. 55

CP oppure se pronunciarla accordando la sospensione condizionale, il giudice

penale terrà conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato; per

l'autorità amministrativa è invece determinante il mantenimento dell'ordine e

della sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato dall'autorità

di polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni

più rigorose di quello dell'autorità penale (STF inedita del 21 gennaio 1999 in

re E.N. consid. 2; DTF 120 Ib 132 consid. 5b; 114 Ib 4 consid. 3a). Di

conseguenza la circostanza che il giudice penale abbia rinunciato a pronunciare

nei confronti di __________ la pena accessoria dell'espulsione ex art. 55 CP

non è, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, di rilievo ai fini del

presente giudizio.

5.2. Le infrazioni commesse da __________ sono indubbiamente

gravi sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo ed inoltre sono state

commesse in situazione di recidiva. I reati, per la maggior parte violazioni

alla LStup e protrattisi per circa 7 anni, hanno portato a varie condanne per

complessivi 36 mesi di detenzione. Il ricorrente, ha avuto più volte la

possibilità di uscire dal mondo della droga, tuttavia senza esito positivo. In

particolare negli anni 1992/1993, __________, allora assistito __________, ha

seguito due cure scalari di ketalgine; nel luglio 1993 ha rinunciato alla

proposta formulategli dall'Ufficio di patronato di seguire un collocamento terapeutico

presso __________; nell'agosto 1997, dopo nemmeno un mese di trattamento ex art.

E. 44 CP presso detto centro, egli è stato allontanato su richiesta del direttore;

da ultimo, il 20 dicembre 1997, durante un congedo concessogli per fare visita

alla madre, ha dovuto essere ricoverato all'ospedale per un'overdose. Né le

condanne penali, né gli ammonimenti dell'allora Sezione degli stranieri, hanno

trattenuto __________ dal compiere ulteriori reati. Con il suo comportamento

l'insorgente ha dunque dimostrato di non riuscire ad integrarsi alla realtà

elvetica, pur essendo in Svizzera dalla fine del 1984. Le circostanze che

__________ stia attualmente frequentando la Scuola professionale artigianale ed

industriale di __________ e svolgendo l'apprendistato di macellaio, non possono

mutare le suddette conclusioni, né sono tali da escludere un rischio di

recidiva, tanto più che egli sta seguendo una terapia a base di metadone e che

quindi non è possibile ritenere che si sia definitivamente allontanato dal

mondo della droga. In concreto sono quindi adempiuti i requisiti di cui all'art.

10 cpv. 1 lett. a e b LDDS.

6.   Va inoltre rilevato che

__________ è al beneficio di prestazioni assistenziali dal 1992 (cfr. scritto

22 settembre 1998 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'assistenza). Dallo

scritto 21 ottobre 1999 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, risulta

che, a partire dal 1992 e fino a quel momento, ad __________ è stato versato un

importo pari a Fr. 54'220.--, e che gli vengono a tutt'oggi pagati i premi

della Cassa malati. Le prestazioni di cui ha beneficiato il ricorrente sono

quindi quantitativamente importanti ed hanno interessato un periodo di circa 7

anni. Va inoltre aggiunto che __________ non ha mai rimborsato, anche soltanto

parzialmente, il debito contratto. E' ben vero che quest'ultimo si dichiara ora

disposto ad iniziare a rifondere quanto precedentemente percepito al termine

del proprio apprendistato. Tale proposta non è tuttavia sufficiente. In primo

luogo il termine dell'apprendistato è fissato per il 2001, in secondo luogo non

è affatto scontato che __________ troverà subito un'occupazione ed, infine,

tenuto conto dell'entità del debito e del salario che egli potrebbe percepire

quale macellaio, è da ritenere che il rimborso del debito, almeno a medio

termine, sia quantomai difficoltoso.

7.   L'art. 11 cpv. 3 LDDS

precisa che un'espulsione può essere pronunciata solo se dall'insieme delle

circostanze sembra adeguata. L'art. 16 cpv. 3 ODDS dispone che per valutare se

tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente, della

gravità della colpa dell'interessato, della durata del suo soggiorno in Svizzera

e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione.

Se il provvedimento di allontanamento, nonostante la sua

legale fondatezza, non appare opportuno in considerazione delle circostanze, lo

straniero sarà solo minacciato di espulsione. La minaccia sarà notificata sotto

forma di decisione scritta e motivata, che preciserà quanto le autorità si

attendono dallo straniero (art. 16 cpv. 3 ODDS). Inoltre, più a lungo lo

straniero ha risieduto in Svizzera, più le esigenze per l'espulsione saranno

rigorose (DTF 122 II 433 consid. 2c).

7.1. In concreto, un'attenta ponderazione di tutti gli

interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il provvedimento adottato

dall'autorità inferiore. In effetti, oltre al forte debito assistenziale, il

fatto che l'interessato sia stato ritenuto colpevole di infrazione aggravata

alla LStup e condannato alla pena complessiva di circa 3 anni di detenzione, è

tanto grave da giustificare la misura adottata (cfr. STF inedita del 21 gennaio

1999 in re E.N. consid. 3b). Sebbene ammonito per ben due volte sulle conseguenze

di un comportamento recidivo, __________ ha continuato a delinquere, ad

assumere sostanze stupefacenti e a rimanere a carico della pubblica assistenza.

Durante la sua permanenza in Svizzera egli ha dunque dimostrato mancanza di rispetto

delle regole elvetiche e non è stato in grado di adattarsi al nostro modo di

vivere. Considerato che lo straniero ha vissuto in __________ fino all'età di

15 anni, che in tale Paese ha ricevuto la propria educazione scolastica (cfr.

sentenza 26 ottobre 1993 della Corte delle Assise correzionali di Locarno-Città)

e che, nel 1986 vi è ritornato per un periodo di circa due anni, è da ritenere

che un suo rientro nel paese d'origine non pregiudicherà in maniera eccessiva

la sua risocializzazione. Del resto in Iugoslavia risiedono i nonni materni, ai

quali è stato affidato dall'età di sei mesi fino alla sua entrata in Svizzera e

con cui ha sempre mantenuto i contatti. Neppure l'asserita, ma non comprovata

assenza di strutture sociali idonee, può costituire un motivo sufficiente per

modificare la decisione impugnata. Le medesime considerazioni valgono con

riferimento ad un eventuale processo per renitenza. Infine, va evidenziato che

la questione relativa alla mancanza di un documento nazionale valido è

improponibile: se effettivamente il ricorrente non fosse più in possesso di un

passaporto riconosciuto e valevole, ciò costituirebbe un motivo di revoca del

permesso di domicilio ai sensi dell'art. 9 cpv. 4 lett. b LDDS. Il rientro in

Patria non comporta pertanto difficoltà insormontabili per l'insorgente ed

inoltre la decisione di semplice rimpatrio non gli preclude la possibilità di

rientrare in Svizzera nell'ambito delle normative per i turisti. Cosicché

rimangono salvaguardate le relazioni con la madre e con la fidanzata.

8.   L'insorgente evidenzia il

profondo legame con la madre e con la fidanzata.

In concreto non occorre

esaminare in che misura il ricorrente sia legittimato a prevalersi della

violazione dell'art. 8 CEDU nelle suddette relazioni. In particolare non va

approfondito se, come asserito, esista un legame stretto, intatto e

effettivamente vissuto, che è protetto dalla norma invocata (cfr. DTF 115 Ib 99

consid. e). Va in effetti osservato che, comunque sia, giusta l'art. 8 n. 2

CEDU, un'ingerenza nell'esercizio del diritto al rispetto della vita privata e

famigliare è ammissibile, se è prevista dalla legge e se costituisce una misura

che, in una società democratica, è necessaria, in particolare, per la

protezione dell'ordine pubblico e per la prevenzione dei reati (cfr. DTF 119 Ib

90 consid. 4b; 118 Ib 161 consid. d). Orbene, nel caso in esame la revoca del

permesso di domicilio al ricorrente persegue tali fini e scaturisce da una corretta

ponderazione tra l'interesse dello straniero a che egli possa continuare a risiedere

in Svizzera e l'interesse pubblico contrario. Ne consegue che, anche qualora il

ricorrente fosse legittimato ad invocare la disposizione citata, la censura

andrebbe comunque respinta.

9.   Contrariamente a quanto

sostenuto dall'insorgente, la decisione impugnata è dunque legittima, adeguata

alle circostanze e rispettosa del principio della proporzionalità. Il ricorso

deve pertanto essere respinto.

10.   Con l'emanazione del presente

giudizio la domanda di concedere l'effetto sospensivo al gravame diviene priva

di oggetto. L'istanza di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del

gratuito patrocinio va respinta siccome il ricorso era infondato sin dall'inizio,

ritenuto che __________, benché reso edotto per ben due volte di un suo

possibile rimpatrio/espulsione in caso di recidiva, ha continuato a delinquere

(art. 30 PAmm). Le spese e la tassa di giustizia seguono la soccombenza.

Infine, con riferimento all'affermazione, peraltro poco credibile ed affatto

comprovata, secondo cui la patrocinatrice legale del ricorrente avrebbe

ricevuto "mandato ufficiale" da parte dell'Ufficio del patronato di

__________, giova unicamente rilevare che in tale ipotesi sarebbe proprio

siffatto ufficio a regolare il rapporto di prestazione, ivi comprese le

questioni finanziarie.

Per

questi motivi,

visti

gli art. 1,4,6,9,10,11 LDDS; 16 ODDS; 8 CEDU; 100 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a

LALPS; 3,18,28,30, 43,46,47,60,61 PAmm;

dichiara e pronuncia:

1.   Il ricorso è respinto.

§.  Di conseguenza, __________ (9 novembre 1969), cittadino

iugoslavo, è tenuto a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 15

gennaio 2000, notificando la propria partenza al competente ufficio regionale

degli stranieri.

2.   La tassa di giustizia e le

spese per complessivi Fr. 800.-- sono a carico del ricorrente.

3.   Contro la presente

decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato

ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine

di 30 giorni dall'intimazione.

3.   Intimazione

a:

Per

il Tribunale cantonale amministrativo

Il

presidente                                                             La

segretaria

Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Tessin Tribunale cantonale amministrativo 23.11.1999 52.1999.217 Tessin Tribunale cantonale amministrativo 23.11.1999 52.1999.217 Ticino Tribunale cantonale amministrativo 23.11.1999 52.1999.217

Sentenza o decisione senza scheda

Incarto n. 52.99.00217 Lugano 23 novembre 1999 In nome della Repubblica e Cantone del Ticino Il Tribunale cantonale amministrativo composto dei giudici: Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna, Stefano Bernasconi segretaria: Ursula Züblin, vicecancelliera statuendo sul ricorso 18 agosto 1999 di __________, patr. da: avv. __________, Contro la decisione 20 luglio 1999 (no. 3114) del Consiglio di Stato, che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la decisione 17 luglio 1998 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione degli stranieri (ora: permessi e immigrazioni), in materia di revoca del permesso di domicilio; viste le risposte:

-    26 agosto 1999 del Consiglio di Stato;

-    26 agosto 1999 della Sezione dei permessi e dell'immigrazione; letti ed esaminati gli atti; ritenuto, in fatto A.   a) __________ (9 novembre 1969), cittadino jugoslavo, è entrato la prima volta in Svizzera il 25 novembre 1984, al fine di ricongiungersi con la madre, titolare di un permesso di domicilio e sposata con un cittadino italiano pure beneficiario di un permesso C, la quale sino ad allora lo aveva affidato alle cure dei nonni materni, essendo emigrata in Svizzera quando egli aveva sei mesi. L'11 gennaio 1985 lo straniero ha ottenuto il permesso di domicilio.

b) Dopo aver svolto l'apprendistato di macellaio-salumiere per circa due anni presso la ditta __________ - il relativo contratto di tirocinio è stato sciolto con effetto al 30 giugno 1986 per insufficienze scolastiche - __________ ha fatto ritorno in patria, dove è rimasto fino al 1989, data in cui un suo zio gli ha proposto di tornare in Svizzera per lavorare quale macellaio presso la ditta __________ di Stabio. Rientrato in Svizzera lo straniero ha quindi potuto usufruire del permesso di domicilio, il cui ultimo termine di controllo è stato fissato al 18 dicembre 1998. B.   a) Con scritto 2 luglio 1998 l'allora Sezione degli stranieri ha comunicato ad __________ che era in corso di esame la possibilità di emettere nei suoi confronti un'espulsione amministrativa o una decisione di rimpatrio, ritenuto che, nonostante i due ammonimenti del 5 aprile 1995 e dell'11 marzo 1997, egli è stato successivamente condannato dall'Autorità giudiziaria ticinese. Lo ha pertanto invitato a prendere posizione per iscritto, entro il 31 luglio 1998, circa eventuali impedimenti ad un rientro definitivo in Patria.

b) __________, con lettera 8 luglio 1998, dopo aver descritto la sua vita anteriore, ha asserito di essere ormai "pulito", mantenuto per quanto concerne il vitto dalla madre, nonché seguito dall'Ufficio del patronato di Locarno. Relativamente ad un eventuale rientro in Patria, ha sostenuto di non essere più in possesso di alcun documento nazionale valido (il passaporto gli è stato trattenuto, poiché soggetto al servizio militare), che, quale renitente, subirebbe un processo, e che non potrebbe appoggiarsi ai nonni, i quali, pensionati, sarebbero impossibilitati a procurargli un lavoro. Ha infine evidenziato di aver perso ogni contatto con il suo Paese di origine, avendolo lasciato all'età di 15 anni. C.   In data 17 luglio 1998 l'allora Sezione degli stranieri ha emesso una decisione di rimpatrio nei confronti di __________, con conseguente revoca del permesso di domicilio. Il Dipartimento, fondandosi sugli art. 9 cpv. 3, 10, 11 cpv. 3, 12 LDDS e 16 ODDS, ha in sostanza tenuto conto del comportamento generale dello straniero durante il suo soggiorno in Svizzera, segnatamente del fatto che, seppure ammonito per ben due volte a seguito di diverse condanne e reso edotto di un eventuale decisione di espulsione o di rimpatrio in caso di recidiva o comportamento scorretto, egli ha continuato ad interessare le autorità di polizia e giudiziarie. Considerando la decisione di espulsione assai rigorosa in ragione del soggiorno precedente, gli ha concesso di rientrare in futuro in territorio elvetico quale turista, a condizione di comportarsi in modo ineccepibile. Di conseguenza ad __________ è stato fissato un termine, scadente il 30 settembre 1998, per lasciare la Svizzera. D.   a) Contro la predetta decisione dipartimentale __________ è tempestivamente insorto davanti al Consiglio di Stato, postulandone l'annullamento e chiedendo inoltre di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria. In tale sede egli ha sostenuto che con sentenza 5 novembre 1997 la Corte delle Assise correzionali di Locarno non lo ha espulso dal territorio elvetico, ma ha ordinato il trattamento ambulatoriale ai sensi dell'art. 44 CP: l'autorità penale avrebbe quindi ritenuto possibile e meritevole il tentativo di reinserirlo nel nostro tessuto sociale. Ha inoltre sottolineato di essere diventato tossicodipendente in Svizzera, per cui sarebbe equanime che qui egli venisse curato; dal rapporto 31 ottobre 1997 dell'Ufficio del patronato di Locarno risulta inoltre che, malgrado le difficoltà riscontrate, egli avrebbe buone probabilità di superare le proprie problematiche se gli venisse consentito di rimanere in Svizzera. Infine ha evidenziato che un suo reinserimento nella realtà del Paese d'origine sarebbe quantomai improbabile e di non essere in possesso di un valido passaporto, né di altro documento equivalente.

b) Con giudizio 20 luglio 1999 Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione 17 luglio 1998, respingendo il gravame di __________. L'Esecutivo cantonale ha considerato ossequiati i presupposti per il rimpatrio di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a, b e d LDDS. Dopo attenta ponderazione degli interessi privati e pubblici in gioco, ha ritenuto la decisione dipartimentale legittima, adeguata alle circostanze ed ossequiosa del principio della proporzionalità. Ha infine respinto la domanda di ammissione all'assistenza giudiziaria ed al gratuito patrocinio, trattandosi di ricorso sprovvisto di probabilità di esito favorevole.

c) Visto l'esito del ricorso, il 3 agosto 1999, la Sezione dei permessi e dell'immigrazione ha fissato ad __________ il 30 settembre 1999 quale ultimo termine per lasciare il territorio cantonale. E.   Avverso la predetta pronuncia governativa, __________ insorge ora davanti al Tribunale cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento. Sottolinea di essere in Svizzera dall'età di 15 anni, dove vivono anche la madre e la compagna __________, con la quale intenderebbe formare una famiglia, e di avere un comportamento encomiabile. A tale ultimo proposito il ricorrente precisa che attualmente frequenta la Scuola professionale artigianale e industriale di Mendrisio quale apprendista macellaio, svolgendo nel contempo l'apprendistato presso il negozio di macelleria-salumeria di __________ a __________, sulla base di un contratto di tirocinio con scadenza 15 settembre 2001. Contesta il mancato svolgimento da parte del Consiglio di Stato di qualsiasi atto istruttorio, segnatamente l'audizione del ricorrente stesso e di qualche teste. Evidenzia che un eventuale rientro in Iugoslavia non soltanto lo priverebbe della presenza costruttiva della madre e della fidanzata, ma gli impedirebbe pure di concludere la terapia metadonica. D'altronde nel suo Paese non potrebbe neppure contare sull'assistenza dei nonni materni, pensionati, e sarebbe pure sprovvisto di un valido passaporto. In definitiva la misura del rimpatrio non sarebbe né proporzionata, né giustificata da un interesse pubblico prevalente. L'insorgente chiede infine di essere posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria e che al ricorso venga concesso l'effetto sospensivo. F.   All'accoglimento del gravame si oppongono il servizio dei ricorsi del Consiglio di Stato e la Sezione dei permessi e dell'immigrazione. Delle relative motivazioni, si dirà, per quanto necessario, in seguito. G.   In fase istruttoria, il Tribunale ha richiesto all'insorgente di esprimersi sullo scritto 21 ottobre 1999 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, dal quale risulta che egli ha percepito prestazioni per un ammontare pari a Fr. 54'220.-- senza provvedere ad alcun rimborso. L'interessato non contesta le suddette risultanze, ribadendo che, una volta terminata la formazione professionale e trovato un posto di lavoro, egli inizierà il rimborso del suo debito (cfr. scritto 26 ottobre 1999). Considerato, in diritto

1.   1.1. In materia di diritto degli stranieri la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di Stato è data soltanto nella misura in cui quest'ultime sono suscettibili di essere impugnate con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale (cfr. art. 10 lett. a LALPS). 1.2. Giusta l'art. 100 lett. b n. 3 OG, in materia di polizia degli stranieri il ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale non è esperibile contro il rilascio o il rifiuto di permessi al cui ottenimento la legislazione federale non conferisce un diritto. L'art. 4 LDDS sancisce che l'autorità competente decide liberamente, nei limiti delle disposizioni della legge e dei trattati con l'estero, in merito alla concessione del permesso di dimora o di domicilio. Lo straniero ha quindi un diritto all'ottenimento di un simile permesso solo laddove tale pretesa si fonda su di una disposizione particolare del diritto federale o di un trattato internazionale (DTF 122 II 3 consid. 1a, 388 consid. 1a con rinvii). Sennonché, indipendentemente dalla questione se sussista o meno un diritto al rilascio di un permesso di soggiorno, il ricorso di diritto amministrativo è ammissibile contro decisioni concernenti la decadenza del permesso di domicilio o di dimora (DTF 99 Ib 4 consid. 2, consid. 1a non pubblicato in DTF 120 Ib 369 segg. e 112 Ib 1 segg.; Rep. 1967, 169). 1.3. Il gravame in oggetto, tempestivo (art. 10 LALPS e 46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere (art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine.

2.   Il ricorrente chiede di essere personalmente sentito e che venga ordinata l'audizione di alcuni testi, quali, ad esempio, lo psichiatra, il medico curante o il responsabile dell'Ufficio del patronato di __________ o gli insegnanti della Scuola professionale artigianale ed industriale di __________ o, infine, l'attuale datore di lavoro. 2.1. La natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati innanzi tutto dalla normativa procedurale cantonale. Se questa risulta insufficiente, valgono le garanzie minime dedotte dagli art. 4 Cost. e 6 CEDU, norme che assicurano all'interessato il diritto di esprimersi su tutti i punti essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione e che gli garantiscono anche il diritto di partecipare all'assunzione delle prove, di conoscere i risultati delle stesse, di determinarsi a riguardo e di avanzare offerte di prova (DTF 120 Ib 379, 118 Ia 17; STF 7 giugno 1996 in re Moretti). La procedura amministrativa cantonale è retta dal principio inquisitorio (cfr. art. 18 cpv. 1 PAmm). In virtù di questo principio l'autorità amministrativa deve accertare d'ufficio gli elementi suscettibili di determinare la decisione ed assumere di sua iniziativa le prove necessarie confrontando accuratamente i contrapposti interessi (DTF 104 Ia 212), senza essere peraltro vincolata dalle domande delle parti. In quest'ambito, all'autorità spetta la facoltà di procedere al cosiddetto apprezzamento anticipato delle prove, rinunciando a quelle offerte dalle parti la cui assunzione non condurrebbe verosimilmente ad alcun nuovo chiarimento rilevante per il giudizio (DTF 109 II 398, 106 Ia 162, 104 V 210; Rep. 1980 p. 7; Borghi, GAT, N. 364). In base alla valutazione anticipata delle prove esibite l'autorità amministrativa può quindi rifiutarsi di assumere quelle considerate ininfluenti, ma deve darne ragione nel proprio giudizio (RDAT II-1994 N. 50, 1990 N. 43). In ogni caso né la legislazione cantonale né quella federale garantiscono alla parte il diritto di essere udita oralmente, essendo sufficiente che essa possa far valere le proprie ragioni per scritto (DTF 117 II 132, consid. 3b, pag. 137 e rinvii; A. Scolari, Diritto amministrativo, parte generale, Bellinzona / Cadenazzo 1988, n. 141 e 146). 2.2. In virtù del principio dell'apprezzamento anticipato delle prove offerte, le richieste formulate dal ricorrente, peraltro notificate per la prima volta soltanto in questa sede, non vengono accolte. L'insorgente ha infatti già avuto modo di esprimersi per scritto e ha dunque avuto ampie possibilità per esporre le proprie ragioni. Considerate le prove già presenti agli atti, questo Tribunale ritiene che neppure l'audizione dei testi indicati fornirebbe elementi di rilievo per il giudizio. 2.3. Ne discende che anche il procedere del Governo cantonale è immune da rimproveri in questo ambito, tanto più che in quella sede il ricorrente non aveva notificato alcuna prova. Il gravame può dunque essere evaso sulla base degli atti, integrati dalle risultanze degli accertamenti esperiti nel corso dell'istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

3.   Il permesso di domicilio, di durata illimitata (art. 6 cpv. 1 prima frase LDDS), perde ogni validità in seguito ad espulsione o rimpatrio (art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS). Ai sensi dell'art. 9 cpv. 4 lett. b LDDS, il permesso di domicilio può inoltre essere revocato quando lo straniero non è più in possesso di un documento di legittimazione nazionale valido e non venga fornita la garanzia richiesta per l'adempimento di tutti gli obblighi di diritto pubblico di cui all'art. 6 cpv. 2 LDDS. Se si verificano più cause di espulsione di cui nessuna singolarmente, in virtù del principio della proporzionalità, si procederà ad un apprezzamento generale; il provvedimento adottato sarà dunque considerato adeguato solo dopo aver esaminato nel complesso tutti i fatti emergenti suscettibili di giustificare l'allontanamento dello straniero (cfr. Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).

4.   4.1. Lo straniero può essere espulso dalla Svizzera quando è stato punito dall'autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (art. 10 cpv. 1 lett. a LDDS), quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel paese che lo ospita (lett. b) oppure quando egli stesso, o una persona a cui deve provvedere, cada in modo continuo e rilevante a carico dell'assistenza pubblica (lett. d). L'espulsione giusta l'art. 10 cpv. 1 lett. b LDDS può sembrare giustificata, segnatamente quando lo straniero contravviene gravemente o reiteratamente alle disposizioni di legge o alle decisioni dell'autorità; contravviene gravemente alla morale; tralascia continuamente, per cattiva volontà o sregolatezza, di adempiere obblighi di diritto pubblico o privato; vive nella sregolatezza o nell'ozio (art. 16 cpv. 2 ODDS). L'espulsione prevista dall'art. 10 cpv. 1 lett. d LDDS può essere pronunciata solo nel caso in cui il ritorno dell'espulso nel suo Paese d'origine è possibile e può essere ragionevolmente richiesto (art. 10 cpv. 2 LDDS). Devono essere evitati rigori inutili. In questi casi potrà essere ordinato solo il rimpatrio, ossia il trasferimento dello straniero indigente dall'assistenza pubblica del Paese ospitante a quella del Paese d'origine (DTF 119 Ib 4 consid. 2b). Tale misura di allontanamento non impedisce, contrariamente all'espulsione, l'entrata in Svizzera; lo straniero può difatti nuovamente entrare nel nostro Paese allorquando è accertato che non è più a carico dell'assistenza. Nei casi in cui manca l'accordo del Paese d'origine per mettere a carico dell'assistenza pubblica il proprio cittadino, il rimpatrio può essere paragonato, nel suo risultato, ad un'espulsione senza interdizione di entrata in Svizzera. 4.2. In linea di principio, la legalità dell'espulsione va esaminata in base alle circostanze esistenti al momento dell'emanazione della sentenza di ultima istanza (DTF 114 Ib 1 consid. 3b pag. 4). Nondimeno, se un'espulsione è giustificata dalla situazione esistente al momento in cui è stata ordinata, essa può essere annullata soltanto qualora intervengano fatti nuovi di particolare importanza. Al riguardo non basta comunque che tra l'emanazione della decisione dell’autorità di polizia degli stranieri e quella delle istanze di ricorso l’insorgente si sia comportato in modo ineccepibile. Diversamente gli si offrirebbe la possibilità di modificare a suo favore i fatti determinanti già attraverso la semplice impugnazione del provvedimento di espulsione (cfr. TCA 13 novembre 1998 in re A.M consid. 3.2).

5.   Nel caso specifico il ricorrente è entrato la prima volta in Svizzera il 25 novembre 1984, rimanendovi per circa 2 anni. In tale breve periodo, segnatamente in data 7/8 settembre 1986, egli ha iniziato ad interessare i servizi di polizia e giudiziari per i reati di furto d'uso e furto senza scasso. Nel 1989 __________ è tornato in Svizzera e ha continuato a delinquere, in particolare:

- 22 febbraio 1989            inchiestato per acquisto e consumo di hashish;

- 20 aprile 1989                condannato con decreto d'accusa a 7 giorni di arresto, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, per violenza contro funzionari;

- 13 settembre 1991         arrestato a Lu__________ano per acquisto e vendita di eroina;

- 17 ottobre 1991             condannato con decreto d'accusa a 15 giorni di arresto, sospesi condizionalmente per un periodo di prova di due anni, per violazione della LStup;

- 27 novembre 1991          arrestato a Bellinzona per consumo, acquisto e vendita di eroina;

- 10 gennaio 1992            condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________ per infrazione aggravata e ripetuta contravvenzione alla LStup alla pena di 16 mesi di detenzione, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni; non è stata revocata la sospensione condizionale della pena di 15 giorni di arresto inflittagli con decreto d'accusa 17 ottobre 1991, ma il condannato è stato ammonito;

- 9 aprile 1993                 arrestato a __________ per sospetto furto e ricettazione nonché violazione della LStup;

- 27 aprile 1993                arrestato a __________ per tentato furto con scasso;

- 17 maggio 1993              arrestato a __________ e trasferito a __________ per violazione della LStup. (acquisto e vendita eroina);

- 26 ottobre 1993             condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________ a 10 mesi di detenzione per violazione aggravata e contravvenzione alla LStup, furto e ricettazione. E' stata inoltre ordinata la revoca della sospensione condizionale della pena di 15 giorni di arresto inflitta con decreto d'accusa 17 ottobre 1991 e 16 mesi di detenzione inflitti con sentenza 10 gennaio 1992 della Corte delle Assise correzionali di __________; __________ è rimasto in carcere dal 26 ottobre 1993 al 15 marzo 1995, in tale periodo la sua richiesta di libertà condizionale è stata in un primo tempo rifiutata, non avendo lo stesso dimostrato di essere riuscito ad inserirsi nel nostro contesto sociale (cfr. decreto 1/4 luglio 1994, n. 95/94, del Consiglio di Vigilanza). __________ è stata poi liberato condizionalmente il 15 marzo 1995 (cfr. decreto 23/24 febbraio 1995, n. 21/95 del Consiglio di Vigilanza);

- 5 aprile 1995                 decisione di ammonimento dell'allora Sezione degli stranieri, con l'avvertenza che in caso di recidiva o comportamento scorretto si sarebbe proceduto alla sua espulsione dalla Svizzera;

- 20 luglio 1995                condannato con decreto d'accusa al pagamento di una multa di Fr. 120.--per ripetuta contravvenzione alla LStup (fatti avvenuti fra il 15 marzo 1995 ed il 17 aprile 1995);

- 21 ottobre 1996             nuovamente arrestato a __________ per violazione della LStup;

- 31 dicembre 1996          condannato con decreto d'accusa per violazione della LStup alla pena di 15 giorni di detenzione da espiare (fatti avvenuti a __________ e __________ nel periodo 28 settembre 1996-21 ottobre 1996); .

- 11 marzo 1997              2° decisione di ammonimento dell'allora Sezione degli stranieri, con l'avvertenza che, in caso di recidiva o di comportamento scorretto, si sarebbe proceduto alla sua espulsione o al rimpatrio dal territorio elvetico;

- 12 e 21 marzo 1997       interrogato per violazioni alla LStup;

- 24 marzo 1997              condannato con decreto d'accusa al pagamento di una multa di Fr. 200.-- per infrazione e contravvenzione alla LStup (fatti avvenuti a __________ il 21 e 22 gennaio 1997);

- 21 maggio 1997             arrestato a __________ per infrazione aggravata alla LStup;

- 14 luglio 1998                arrestato per violazione alla LStup;

- 5 novembre 1997           condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________ per ripetuta infrazione e contravvenzione alla LStup e mancata coazione alla pena di 9 mesi di detenzione; nei confronti dello stesso è stato ordinato il trattamento ambulatoriale ex art. 44 C.P., da avviarsi in sede di espiazione di pena. Il 20 dicembre 1997, in occasione di un congedo per far visita alla madre, __________ ha dovuto essere ricoverato in ospedale per overdose, con conseguente ritrasferimento in carcere (detenuto dal 5 novembre 1997 al 6 giugno 1998);

- 19 gennaio 1998            il Consiglio di Vigilanza ha revocato la liberazione condizionale concessa il 15 marzo 1995 e ha ordinato l'esecuzione del residuo di 3 mesi di detenzione;

- 20 febbraio 1998            il Consiglio di Vigilanza ha negato la liberazione condizionale ad __________, il quale è stato poi scarcerato il 6 giugno 1998. 5.1. Occorre innanzitutto osservare che l'autorità competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno scopo differente di quello dell'autorità penale. Nel determinare se pronunciare o meno l'espulsione di un condannato straniero giusta l'art. 55 CP oppure se pronunciarla accordando la sospensione condizionale, il giudice penale terrà conto, anzitutto, del reinserimento sociale dell'interessato; per l'autorità amministrativa è invece determinante il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici. Ne deriva che l'apprezzamento effettuato dall'autorità di polizia degli stranieri può avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni più rigorose di quello dell'autorità penale (STF inedita del 21 gennaio 1999 in re E.N. consid. 2; DTF 120 Ib 132 consid. 5b; 114 Ib 4 consid. 3a). Di conseguenza la circostanza che il giudice penale abbia rinunciato a pronunciare nei confronti di __________ la pena accessoria dell'espulsione ex art. 55 CP non è, contrariamente a quanto sostenuto nel gravame, di rilievo ai fini del presente giudizio. 5.2. Le infrazioni commesse da __________ sono indubbiamente gravi sia dal punto di vista oggettivo che soggettivo ed inoltre sono state commesse in situazione di recidiva. I reati, per la maggior parte violazioni alla LStup e protrattisi per circa 7 anni, hanno portato a varie condanne per complessivi 36 mesi di detenzione. Il ricorrente, ha avuto più volte la possibilità di uscire dal mondo della droga, tuttavia senza esito positivo. In particolare negli anni 1992/1993, __________, allora assistito __________, ha seguito due cure scalari di ketalgine; nel luglio 1993 ha rinunciato alla proposta formulategli dall'Ufficio di patronato di seguire un collocamento terapeutico presso __________; nell'agosto 1997, dopo nemmeno un mese di trattamento ex art. 44 CP presso detto centro, egli è stato allontanato su richiesta del direttore; da ultimo, il 20 dicembre 1997, durante un congedo concessogli per fare visita alla madre, ha dovuto essere ricoverato all'ospedale per un'overdose. Né le condanne penali, né gli ammonimenti dell'allora Sezione degli stranieri, hanno trattenuto __________ dal compiere ulteriori reati. Con il suo comportamento l'insorgente ha dunque dimostrato di non riuscire ad integrarsi alla realtà elvetica, pur essendo in Svizzera dalla fine del 1984. Le circostanze che __________ stia attualmente frequentando la Scuola professionale artigianale ed industriale di __________ e svolgendo l'apprendistato di macellaio, non possono mutare le suddette conclusioni, né sono tali da escludere un rischio di recidiva, tanto più che egli sta seguendo una terapia a base di metadone e che quindi non è possibile ritenere che si sia definitivamente allontanato dal mondo della droga. In concreto sono quindi adempiuti i requisiti di cui all'art. 10 cpv. 1 lett. a e b LDDS.

6.   Va inoltre rilevato che __________ è al beneficio di prestazioni assistenziali dal 1992 (cfr. scritto 22 settembre 1998 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'assistenza). Dallo scritto 21 ottobre 1999 dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, risulta che, a partire dal 1992 e fino a quel momento, ad __________ è stato versato un importo pari a Fr. 54'220.--, e che gli vengono a tutt'oggi pagati i premi della Cassa malati. Le prestazioni di cui ha beneficiato il ricorrente sono quindi quantitativamente importanti ed hanno interessato un periodo di circa 7 anni. Va inoltre aggiunto che __________ non ha mai rimborsato, anche soltanto parzialmente, il debito contratto. E' ben vero che quest'ultimo si dichiara ora disposto ad iniziare a rifondere quanto precedentemente percepito al termine del proprio apprendistato. Tale proposta non è tuttavia sufficiente. In primo luogo il termine dell'apprendistato è fissato per il 2001, in secondo luogo non è affatto scontato che __________ troverà subito un'occupazione ed, infine, tenuto conto dell'entità del debito e del salario che egli potrebbe percepire quale macellaio, è da ritenere che il rimborso del debito, almeno a medio termine, sia quantomai difficoltoso.

7.   L'art. 11 cpv. 3 LDDS precisa che un'espulsione può essere pronunciata solo se dall'insieme delle circostanze sembra adeguata. L'art. 16 cpv. 3 ODDS dispone che per valutare se tale presupposto sia adempiuto, occorre tenere conto, segnatamente, della gravità della colpa dell'interessato, della durata del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia subirebbero in caso di espulsione. Se il provvedimento di allontanamento, nonostante la sua legale fondatezza, non appare opportuno in considerazione delle circostanze, lo straniero sarà solo minacciato di espulsione. La minaccia sarà notificata sotto forma di decisione scritta e motivata, che preciserà quanto le autorità si attendono dallo straniero (art. 16 cpv. 3 ODDS). Inoltre, più a lungo lo straniero ha risieduto in Svizzera, più le esigenze per l'espulsione saranno rigorose (DTF 122 II 433 consid. 2c). 7.1. In concreto, un'attenta ponderazione di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il provvedimento adottato dall'autorità inferiore. In effetti, oltre al forte debito assistenziale, il fatto che l'interessato sia stato ritenuto colpevole di infrazione aggravata alla LStup e condannato alla pena complessiva di circa 3 anni di detenzione, è tanto grave da giustificare la misura adottata (cfr. STF inedita del 21 gennaio 1999 in re E.N. consid. 3b). Sebbene ammonito per ben due volte sulle conseguenze di un comportamento recidivo, __________ ha continuato a delinquere, ad assumere sostanze stupefacenti e a rimanere a carico della pubblica assistenza. Durante la sua permanenza in Svizzera egli ha dunque dimostrato mancanza di rispetto delle regole elvetiche e non è stato in grado di adattarsi al nostro modo di vivere. Considerato che lo straniero ha vissuto in __________ fino all'età di 15 anni, che in tale Paese ha ricevuto la propria educazione scolastica (cfr. sentenza 26 ottobre 1993 della Corte delle Assise correzionali di Locarno-Città) e che, nel 1986 vi è ritornato per un periodo di circa due anni, è da ritenere che un suo rientro nel paese d'origine non pregiudicherà in maniera eccessiva la sua risocializzazione. Del resto in Iugoslavia risiedono i nonni materni, ai quali è stato affidato dall'età di sei mesi fino alla sua entrata in Svizzera e con cui ha sempre mantenuto i contatti. Neppure l'asserita, ma non comprovata assenza di strutture sociali idonee, può costituire un motivo sufficiente per modificare la decisione impugnata. Le medesime considerazioni valgono con riferimento ad un eventuale processo per renitenza. Infine, va evidenziato che la questione relativa alla mancanza di un documento nazionale valido è improponibile: se effettivamente il ricorrente non fosse più in possesso di un passaporto riconosciuto e valevole, ciò costituirebbe un motivo di revoca del permesso di domicilio ai sensi dell'art. 9 cpv. 4 lett. b LDDS. Il rientro in Patria non comporta pertanto difficoltà insormontabili per l'insorgente ed inoltre la decisione di semplice rimpatrio non gli preclude la possibilità di rientrare in Svizzera nell'ambito delle normative per i turisti. Cosicché rimangono salvaguardate le relazioni con la madre e con la fidanzata.

8.   L'insorgente evidenzia il profondo legame con la madre e con la fidanzata. In concreto non occorre esaminare in che misura il ricorrente sia legittimato a prevalersi della violazione dell'art. 8 CEDU nelle suddette relazioni. In particolare non va approfondito se, come asserito, esista un legame stretto, intatto e effettivamente vissuto, che è protetto dalla norma invocata (cfr. DTF 115 Ib 99 consid. e). Va in effetti osservato che, comunque sia, giusta l'art. 8 n. 2 CEDU, un'ingerenza nell'esercizio del diritto al rispetto della vita privata e famigliare è ammissibile, se è prevista dalla legge e se costituisce una misura che, in una società democratica, è necessaria, in particolare, per la protezione dell'ordine pubblico e per la prevenzione dei reati (cfr. DTF 119 Ib 90 consid. 4b; 118 Ib 161 consid. d). Orbene, nel caso in esame la revoca del permesso di domicilio al ricorrente persegue tali fini e scaturisce da una corretta ponderazione tra l'interesse dello straniero a che egli possa continuare a risiedere in Svizzera e l'interesse pubblico contrario. Ne consegue che, anche qualora il ricorrente fosse legittimato ad invocare la disposizione citata, la censura andrebbe comunque respinta.

9.   Contrariamente a quanto sostenuto dall'insorgente, la decisione impugnata è dunque legittima, adeguata alle circostanze e rispettosa del principio della proporzionalità. Il ricorso deve pertanto essere respinto.

10.   Con l'emanazione del presente giudizio la domanda di concedere l'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto. L'istanza di conferimento dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio va respinta siccome il ricorso era infondato sin dall'inizio, ritenuto che __________, benché reso edotto per ben due volte di un suo possibile rimpatrio/espulsione in caso di recidiva, ha continuato a delinquere (art. 30 PAmm). Le spese e la tassa di giustizia seguono la soccombenza. Infine, con riferimento all'affermazione, peraltro poco credibile ed affatto comprovata, secondo cui la patrocinatrice legale del ricorrente avrebbe ricevuto "mandato ufficiale" da parte dell'Ufficio del patronato di __________, giova unicamente rilevare che in tale ipotesi sarebbe proprio siffatto ufficio a regolare il rapporto di prestazione, ivi comprese le questioni finanziarie. Per questi motivi, visti gli art. 1,4,6,9,10,11 LDDS; 16 ODDS; 8 CEDU; 100 lett. b n. 3 OG; 10 lett. a LALPS; 3,18,28,30, 43,46,47,60,61 PAmm; dichiara e pronuncia:

1.   Il ricorso è respinto. §.  Di conseguenza, __________ (9 novembre 1969), cittadino iugoslavo, è tenuto a lasciare il territorio del Cantone Ticino entro il 15 gennaio 2000, notificando la propria partenza al competente ufficio regionale degli stranieri.

2.   La tassa di giustizia e le spese per complessivi Fr. 800.-- sono a carico del ricorrente.

3.   Contro la presente decisione, nella misura in cui è fondata sul diritto pubblico federale, è dato ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale a Losanna nel termine di 30 giorni dall'intimazione.

3.   Intimazione a: Per il Tribunale cantonale amministrativo Il presidente                                                             La segretaria