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36.2014.8

Sussidio 2013. Le norme ticinesi ossequiano il diritto federale contenuto all'art. 65 LAMal. Le stesse non ostacolano la realizzazione della volontà del legislatore federale. Qui sussidio contenuto a figlio in formazione di famiglia di cedo medio superiore

Ticino · 2014-04-16 · Italiano TI
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Sussidio 2013. Le norme ticinesi ossequiano il diritto federale contenuto all'art. 65 LAMal. Le stesse non ostacolano la realizzazione della volontà del legislatore federale. Qui sussidio contenuto a figlio in formazione di famiglia di cedo medio superiore

Erwägungen (2 Absätze)

E. 2 della Legge cantonale di applicazione della LAMal (LCAMal qui di seguito),

contro le decisioni dell’amministrazione emanate in applicazione della medesima

legge è possibile il reclamo all’organo che ha pronunciato il provvedimento,

ciò nel termine di 30 giorni dalla notificazione. Nel medesimo termine sono

impugnabili al Tribunale cantonale delle Assicurazioni le decisioni emanate su

reclamo da parte dell’autorità amministrativa preposta.

In concreto la decisione

su reclamo impugnata resa dalla Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG,

Ufficio delle Prestazioni, è del 12 dicembre 2013, il signor RI 1 ha reagito il

successivo 9 gennaio 2014, il ricorso è stato consegnato alla Posta il 13

gennaio 2014 ed è pervenuto al Tribunale cantonale delle Assicurazioni il 14

gennaio successivo. Considerato la consegna alla Posta della decisione

impugnata il precedente 12 dicembre 2013 il ricorso è tempestivo ed il

Tribunale cantonale delle Assicurazioni può esaminarlo nel merito.

2.3.   Come rilevato nella decisione

13 agosto 2012 in re R. (inc. 36.2012.20) ed ancora nella decisione 21 gennaio

2013 (36.2012.71) con vigenza a partire dall’inizio del 2012 le norme contenute

nella Legge di applicazione della LAMal del 26 giugno 1997 sono state

radicalmente riviste ed il precedente sistema di concessione dei sussidi,

basato su un modello scalare che faceva riferimento all’imponibile cantonale, è

stato sostituito con un sistema che pone alla base il reddito complessivo

contenuto nella decisione applicabile secondo l’annuale decreto del Consiglio

di Stato (art. 40 LCAMal), per definire un reddito disponibile calcolato in

maniera semplificata per la successiva determinazione del diritto alla

riduzione del premio (RIPAM qui di seguito). Le nuove norme tendono a

conseguire una migliore aderenza del sistema di concessione delle RIPAM alla

realtà sociale e vogliono considerare maggiormente la diversa capacità, in

specie delle famiglie, di finanziare i premi in funzione delle loro dimensioni.

Il sistema adottato non vuole però solo evitare

“gli effetti indesiderati”

del precedente ma tende a

“tenere conto della reale situazione dell’offerta

assicurativa … nell’ambito dell’assicurazione di base … con l’introduzione del

premio medio di riferimento”

(PMR qui di seguito) che sostituisce la

nozione di media cantonale ponderata precedentemente ritenuta.

Le nuove regole tendono

all’adempimento degli obiettivi di politica sociale cantonale dettati dalla

Laps (Legge sull’armonizzazione ed il coordinamento delle prestazioni sociali

del 5 giugno 2000) e fanno riferimento specifico a tale legge per la fissazione

del fabbisogno minimo che serve a determinare l’entità dell’aiuto sociale.

Va ribadito che è il

Cantone che accorda le riduzioni dei premi dell’assicurazione obbligatoria

delle cure medico sanitarie (art. 23 LCAMal) e che le nuove norme mantengono il

principio di concedere la RIPAM, tranne per le particolari situazioni dei

beneficiari di prestazioni complementari AVS ed AI nonché di prestazioni Laps

(art. 42 e 43 LCAMal), a fronte della presentazione di un’istanza scritta (art.

25 LCAMal) accompagnata dalla necessaria documentazione. Per gli assicurati tassati

in via ordinaria l’istanza deve essere di principio inoltrata entro la fine

dell’anno che precede l’anno per il quale il sussidio è richiesto.

Per la determinazione

della cerchia di assicurati da considerare per il calcolo della riduzione del

premio si deve far capo al concetto di unità di riferimento (UR qui di seguito).

La stessa è, di regola, costituita dall’unità riconosciuta a livello fiscale

(art. 26 cpv. 2 LCAMal). I coniugi separati senza figli minorenni conviventi

sono ritenuti persone sole mentre i partners conviventi, se data una convivenza

stabile, costituiscono un’unica unità di riferimento (UR qui di seguito). Per

l’art. 27 LCAMal fanno parte dell’UR anche le persone maggiorenni, purché non

coniugate, senza figli e di età non superiore a 30 anni, il cui totale dei

redditi registrati nella tassazione applicabile non sia superiore ai limiti del

fabbisogno esistenziale definito dalla Laps.

Per quanto attiene al

premio riconosciuto l’art. 28 LCAMal ritiene un premio per ogni assicuratore,

premio che è determinato per ogni possibile categoria di assicurati a norma

dall’art. 61 cpv. 3 LAMal secondo cui per gli assicurati che non hanno ancora

compiuto i 18 anni (minorenni), l’assicuratore deve fissare un premio più basso

rispetto a quello degli assicurati d’età superiore (adulti) ed é legittimato a

fare altrettanto nel caso di assicurati che non hanno ancora compiuto i 25 anni

(giovani adulti). Il PMR è calcolato a partire dalla media ponderata dei premi

approvati dal Dipartimento federale dell'interno (DFI) considerando una

franchigia ordinaria (e quindi minima di legge) e comprensivo del rischio

infortunio ed è costituito dalla media ponderata dei premi riconosciuti e del

numero degli assicurati iscritti presso ogni singolo assicuratore, ripartiti

per le regioni di premio ammesse (art. 61 cpv. 2 LAMal). Il PMR è determinato

annualmente dal Consiglio di Stato per ogni singola categoria di assicurati

prevista dalla LAMal (art. 40 LCAMal).

Alla base del diritto alla

riduzione del premio è stato posto il reddito di riferimento che è dedotto dai

dati fiscali riferiti al periodo di tassazione determinato per ogni singolo

anno di sussidio dal Consiglio di Stato (art. 30 cpv. 1 LCAM). La legge rinvia

invece al regolamento la determinazione dei casi e le modalità di accertamento

del reddito di riferimento al di fuori od in assenza dei dati relativi al

periodo fiscale determinante. Analogamente al reddito la sostanza viene fissata

sulla base della tassazione indicata dal Consiglio di Stato nel suo annuale

decreto, con la precisazione però che va reintegrata la sostanza donata o

ceduta in usufrutto che deve essere computata nel calcolo (art. 30 a LCAMal). Per questa ultima ipotesi occorre fare riferimento alla situazione che emerge

dall’ultima tassazione che precede la donazione o cessione in usufrutto. Il

regolamento di applicazione della legge (RLCAMdel 29 maggio 2012,  pubblicato

sul BU il 1 giugno successivo, regolamento che ha sostituito il precedente del

E. 5 aprile 2011 entrato in vigore il 1 gennaio 2012 che a sua volta aveva

abrogato il previgente regolamento del 13 novembre 2007 tranne eccezioni che

qui non giova evocare), all’art. 16, prevede che, in queste ipotesi (sia che la

cessione avvenga prima o durante il periodo fiscale determinante), nel calcolo

del reddito di riferimento vengano considerati i valori di sostanza antecedenti

la rinuncia. I dati registrati nella tassazione fiscale prima della donazione o

della cessione in usufrutto sono riportati anche sui periodi fiscali successivi

e il rispettivo ammontare è ridotto annualmente di CHF 10'000.00.

L’art. 31 LCAMal definisce

il reddito disponibile. Lo stesso è frutto di un calcolo che parte dal reddito

lordo, ovvero la somma di tutti i redditi dell’unità di riferimento secondo la

LT, cui va aggiunto un quindicesimo della sostanza netta ritenuta nella

tassazione. Contrariamente al diritto previgente non viene più ritenuta

franchigia per la sostanza. Dall’importo così calcolato sono ammesse le precise

e specifiche deduzioni che vedremo nelle considerazioni successive per giungere

al reddito disponibile semplificato (RDS qui di seguito).

Per determinare quindi il

parametro da porre alla base del calcolo della RIPAM dell’UR si deve stabilire

il RDS che si fissa partendo dal reddito lordo riportato dalla decisione di

tassazione per l’imposta cantonale del periodo di tassazione determinato dal

Consiglio di Stato, maggiorato della quota parte della sostanza computabile,

dedotti i valori riconosciuti dalla legge in deduzione. L’amministrazione si basa

quindi integralmente sui dati fiscali (da qui l’espressa base legale che

consente accessibilità alla Cassa ai dati fiscali necessari all’elaborazione

del calcolo, art. 25 LCAMal) e ciò senza che sia, di principio, necessario

acquisire ulteriori informazioni dall’assicurato medesimo o tramite terzi.

Dall’importo del reddito

complessivo lordo vanno dedotte, esclusivamente, le spese specificatamente

riconosciute dall’art. 31 cpv. 2 LCAMal. La legge ha fissato in maniera

esaustiva e completa sia quali deduzioni siano possibili e, laddove lo abbia

fatto, gli importi ammessi in deduzione (in questo senso il Rapporto della

Commissione della Gestione e delle Finanze, pag. 3 punto 3.1. in fine che

riprende il Rapporto 15 settembre 2009 DSS pag. 17). Ci si può domandare quali

criteri abbiano condotto il legislatore ad ammettere determinate spese per

ometterne altre. Il criterio discriminante sembra essere stato quello della

necessità della spesa e del suo vincolo.

La legge annovera in

deduzione il premio di riferimento medio dell’assicurazione obbligatoria contro

le malattie determinato annualmente dal Consiglio di Stato (PRM, in merito si

veda l’art. 29 LCAMal), i contributi sociali secondo la LT (ossia: AVS, AI,

IPG, AD, AINP e LPP), le pensioni alimentari versate, le spese professionali

(secondo la LT ma fino ad un massimo di CHF 4'000.00) nonché le spese per

interessi passivi privati e aziendali (secondo la LT ma sino ad un importo

massimo di CHF 3'000.00) . Altre spese quali l’affitto, altri premi assicurativi

(ad esempio per le coperture complementari, la RC privata o auto), imposte e

tasse, spese mediche (anche per franchigie e partecipazioni nell’ambito della

LAMal), rispettivamente spese di gestione e manutenzione immobili o le

deduzioni ammesse fiscalmente per figli a carico od ancora per doppia economia

non sono considerate nel testo legale.

2.4.   Fissato il RDS il nuovo

sistema prevede la determinazione di limiti di reddito al di sotto dei quali è

accordato l’importo massimo della prestazione sociale, limiti che dipendono

dall’UR ciò che

“garantisce l’equità di trattamento orizzontale, perché

tiene conto della reale situazione di reddito della famiglia, che dipende in

primo luogo dal numero dei suoi componenti”

(Rapporto DSS pag. 31). Questo

contrariamente al previgente sistema che conosceva tre sole tipologie di

differenziazione per l’importo massimo della prestazione. La parte del reddito

che supera i limiti superiori per l’ottenimento del massimo della prestazione

sociale deve, per volontà esplicita del legislatore, essere messa a

contribuzione del pagamento dei premi. In questo caso occorre procedere

mediante un calcolo articolato. In questa costellazione (superamento del limite

di reddito per l’ottenimento del massimo della prestazione sociale) l’importo

della RIPAM diminuisce in maniera progressiva e proporzionata a dipendenza

dell’incremento del reddito da computare. La diminuzione é

“pari a una

percentuale del reddito che supera il limite che da diritto all’importo

massimo”

e

“determina la velocità di riduzione della prestazione”

(

Rapporto DSS

pag. 31). Le percentuali

della riduzione variano a seconda della tipologia dell’unità di riferimento.

L’art. 36 LCAMal fissa le seguenti percentuali: 8% (persone sole con figli),

13% (persone coniugate con figli), 20% (persone sole senza figli) e 21% (persone

coniugate senza figli).

Su questi aspetti

torneremo ulteriormente nei consid. 2.5 e 2.7 più avanti.

Le nuove norme prevedono

poi che l’importo effettivo della riduzione del premio si ottenga moltiplicando

l’importo normativo di riduzione dei premi (definito all’art. 34 cpv. 1 LCAMal

e corrispondente alla somma dei premi medi di riferimento, per categoria ed

assicurato dell’UR) per il coefficiente cantonale che determina l’effettiva

entità del sussidio che lo Stato riconosce all’UR interessata. Il legislatore

aveva inizialmente fissato (all’art. 37 LCAM) il coefficiente cantonale nel

78,5% (a fronte di una proposta del Consiglio di Stato contenuta nel disegno di

legge fissata al 76%, l’aumento essendo dettato dalla volontà di non conseguire

un risparmio con il nuovo modello legislativo).

Successivamente

all’adozione delle nuove norme il coefficiente cantonale è stato ridimensionato

(ancora prima dell’entrata in vigore delle norme) al 73,5% (a fronte

dell’evolvere dei costi nell’assicurazione malattia e del conseguente aumento

dei premi). La volontà di non penalizzare le fasce di reddito meno abbienti ha

indotto il legislatore, a fronte della richiesta dell’esecutivo di abbassare il

coefficiente al 70% (Messaggio 6689 del 27 settembre 2012), a modulare il

coefficiente di finanziamento (Rapporto 6689R sul Messaggio 27 settembre 2012

relativo alla modifica della LCAMal: adeguamento coefficiente cantonale nella

riduzione dei premi, datato 4 dicembre 2012 concretizzato nella modifica di

legge approvata il successivo 8 febbraio 2013, BU 7/2013). Per il 2013 quindi

il coefficiente di finanziamento cantonale è determinato nel 73.5% per le unità

di riferimento con un reddito disponibile inferiore o uguale alla metà del

limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi della Laps e del

70% per le altre unità di riferimento.

2.5.   Determinato quindi il RDS

riferito all’istante, e quindi dopo avere dedotto dal reddito lordo le spese

vincolate riconosciute, l’importo va raffrontato ad un limite determinato dalla

legge mediante richiamo dei principi contenuti nella Laps, cifra variabile a

dipendenza della dimensione dell’UR. Come indicato nel considerando precedente

se il RDS risulta inferiore al valore limite l’UR beneficia dell’importo

massimo del sussidio. Se invece è superiore a questo limite (come rammenta il

Rapporto 6264 dell’8 giugno 2010 pag. 4)

“una percentuale fissa del reddito

che eccede tale soglia dovrà essere destinata al finanziamento dei premi,

mentre il resto costituirà la prestazione del Cantone. Man mano che il reddito

aumenta la prestazione cantonale si riduce, fino ad arrivare a zero. Il limite

di reddito fino al quale è riconosciuto il diritto ad una prestazione massima è

stato definito nella legge alla metà del fabbisogno minimo in base alla Laps,

ciò senza il computo della pigione”

.

Il valore limite per il

riconoscimento della massima RIPAM era pari al fabbisogno determinato secondo

l’art. 10 Laps. Dal 2013 è invece unicamente del 50% di detto valore. Per l’anno

2013 il Consiglio di Stato aveva introdotto la novità a livello del regolamento

(art. 48 RLCAMal) senza però averne le competenze in assenza di una valida

delega legislativa (art. 84 LCAMal, che l’art. 48 RLCAMal cita espressamente,

rispettivamente all’art. 40 LCAMal). Il valore è stato finalmente modificato

con un ritocco dell’art. 35 cpv. 2 LCAMal. Più avanti vedremo come questa

modifica, senza parallelo adeguamento dell'art. 36 LCAMal, causasse difficoltà

di interpretazione che hanno comportato, in una procedura trattata da questo

Tribunale cantonale delle Assicurazioni nel 2013 (inc. 36.2013.28 in re M.V.

sfociata nella decisione del 5 dicembre 2013 impugnata al TF ma da questi

dichiarata inammissibile per ragioni formali), delicata istruttoria ed

emanazione di una decisione di principio. Il limite di reddito disponibile di

riferimento, valido a partire dal 1 gennaio 2013, per la determinazione

dell'importo normativo massimo di riduzione dei premi LAMal si estende quindi fino

al limite di fabbisogno, senza computo della pigione.

Nelle decisioni di questo

Tribunale cantonale delle Assicurazioni riferite al sussidio 2012 (STCA

36.2012.71 relativa al qui ricorrente ed a lui nota; 36.2012.20 in re M. del 13

agosto 2012 nonché 36.2012.14 del 3 settembre 2012 in re F. pubblicata in RTiD 2013 I pag. 44 e segg. no. 11) questa Corte ha evidenziato che

l’art. 10 Laps fissa nel seguente modo la soglia di intervento:

a) per il titolare

del diritto:

importo

corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni

complementari all’AVS/AI per la persona sola

b)

per la prima persona supplementare dell’unità di riferimento:

importo

corrispondente alla metà del limite minimo previsto dalla legislazione sulle

prestazioni complementari all’AVS/AI per la persona sola

c)

per la seconda e la terza persona supplementare dell’unità di riferimento:

importo

corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni

complementari all’AVS/AI per il primo figlio

d)

per la quarta e quinta persona supplementare dell’unità di riferimento:

importo

corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni

complementari all’AVS/AI per il terzo figlio

e)

per la sesta e ogni ulteriore persona supplementare dell’unità di

riferimento:

importo

corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni

complementari all’AVS/AI per il quinto figlio.

2

Per limiti minimi secondo

la legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI si intende:

a)    fr. 16’540.-- con

riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. a);

b)    fr.

8’270.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. b);

c)    fr.

8’680.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. c);

d)    fr.

5’787.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. d);

e)    fr.

2’893.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. e).

3

I limiti dell’art. 10 cpv.

2 vengono adeguati contemporaneamente ai limiti della legislazione sulle

prestazioni complementari all’AVS/AI e nella misura dell’incremento deciso

dall’autorità federale per le prestazioni complementari all’AVS/AI.

Il legislatore ha –

tramite la Laps – accostato i valori di calcolo della LCAMal a quelli della

legislazione in materia di prestazioni complementari, non senza dimenticare

infatti che una fetta importante dei beneficiari della riduzione del premio

dell’assicurazione obbligatoria delle cure è parallelamente beneficiario di PC

(e gode di trattamento di favore per le modalità di ottenimento della

riduzione).

Con riferimento al cpv. 3

dell'art. 10 Laps va ricordato come  l’Ordinanza 09 del Consiglio Federale

datata 26 settembre 2008 sugli adeguamenti all’evoluzione dei prezzi e dei

salari nell’AVS/AI/IPG prevedeva un incremento del

3,2%

rispetto

all’anno precedente mentre l’incremento dell’Ordinanza 11 è dell’

1.8%

(art. 3 cpv. 2). Quest’ultima percentuale altro non è che l’arrotondamento del

tasso percentuale tecnico calcolato nel’

1,7543%

. La giurisprudenza ha

chiarito, alla luce della comunicazione acquisita presso l’UFAS (lettera 24

luglio 2012 destinata alla Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG,

Bellinzona) che “

l’aumento percentuale reale delle rendite non corrisponde

al tasso indicato dal CF che non viene quindi letteralmente applicato

dall’amministrazione. Gli importi delle rendite subiscono infatti un

arrotondamento. Nell’ambito della RIPAM la Cassa ha applicato il tasso

percentuale tecnicamente calcolato dal raffronto degli importi”

delle

rendite vecchiaia singole minime (STCA 36.2012.33 del 4 settembre 2012

riassunta in RTiD 2013 I pag. 63 e 64 no. 12 e STCA 36.2012.71 del 21 gennaio

2013 relativa al qui ricorrente, consid. 2.7.). Analogamente occorrerà

procedere con l’Ordinanza 13 del Consiglio Federale datata 21 settembre 2012

sugli adeguamenti all’evoluzione dei prezzi e dei salari nell’AVS/AI/IPG che

prevede un incremento (arrotondato) dello 0,9% ma che in realtà assomma allo

0,86209, rebus sic stanti bus, per i sussidi del prossimo anno (2014). Per

quanto attiene alla RIPAM 2013, correttamente, l’amministrazione ha evidenziato

che occorre ritenere gli adeguamenti sino e compreso il 2012 (art. 18 RLCAMal).

Nel caso di specie

l’importo è stato correttamente cifrato dalla Cassa in complessivi CHF

35’164.--, pari agli importi riportati nella norma citata in precedenza aumentati

in virtù delle percentuali appena riprese (ci si riferisca alla STCA

36.2012.71, consid. 2.7. in fine in particolare). Il ricorrente non ha

contestato l’importo ritenuto dal SSAM.

2.6.   Nel caso di

specie la Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG si è scostata dalla

decisione di tassazione del ricorrente poiché questi si è ritirato dalla vita

attiva professionale ponendosi al beneficio della pensione anticipata. Il SSAM

ha quindi accertato, in conformità alla documentazione prodotta dallo stesso

ricorrente, rendite per complessivi CHF 84'047 ed altri introiti (riportati su

base annua) per complessivi CHF 101'491.--. Questo importo è stato maggiorato

della quota di sostanza da ritenere sulla scorta della decisione di tassazione

ultima a disposizione e cresciuta in giudicato (art. 14 cpv. 3 Reg LCAMal) pari

a CHF 46'627.-- che corrisponde ad 1/15 di CHF 681'381.-- cui si assomma la

sostanza di __________ per un importo di CHF 1'202.--. Da questo importo vanno

dedotti i premi medi d’assicurazione riconosciuti con il DE 3 ottobre 2012 (RL

6.4.6.1.6.) fissati in CHF 4'908.-- per il signor

RI 1

e

per la moglie ed in CHF 4'525.-- per il figlio _________ per un totale di

14'341.-- (la Cassa ha riconosciuto la deduzione di un franco in più:

14'342.--). Il SSAM ha ammesso poi la deduzione dei contributi obbligatori ed

interessi passivi per ulteriori CHF 8'971.-- per giungere ad un reddito

disponibile di riferimento di CHF 124'805.-- che supera decisamente il limite

di reddito che consente l’attribuzione del sussidio massimo (come visto: CHF

35'164.--). Quanto eseguito dall’amministrazione è dunque corretto e va

confermato.

2.7.   La Cassa ha determinato

l’importo che l’UR deve mettere in concreto a contribuzione per il pagamento

dei premi in applicazione dell’art. 36 LCAMal. La norma prevede letteralmente

quanto segue:

"

Oltre il

limite di cui all’art. 35, la parte di reddito supplementare da destinare al

finanziamento dei premi è definita come segue:

"

a)   persone sole

senza figli: 20% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35;

b)   persone sole

con figli: 8% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35;

c)   persone

coniugate senza figli: 21% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art.

35;

d)   persone

coniugate con figli: 13% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art.

35."

Come hanno evidenziato le

parti nei loro allegati il tenore di questa norma è stato cambiato nel corso

dell’anno 2013. Come rammenta la nota posta in calce alla norma nella sua

pubblicazione nella RL (e recante il n. 77) l’articolo di legge è stato

modificato dalla legge del 25 novembre 2013 con sua entrata in vigore

retroattiva al 1 gennaio 2013 (BU 2014, 9). Il tema della retroattività di

questa norma e comunque del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35

LCAMal è stato oggetto di approfondita analisi nella STCA 36.2013.28 in re V.M.

del 5 dicembre 2013 dove questa Corte ha evidenziato quanto segue:

"

In merito

al tema che si pone in concreto relativo alla interpretazione delle norme dell'art.

35 e 36 LCAMal va ricordato, come ha fatto il TF nella sentenza 12 dicembre

2011 8C_311/2011 (pubblicata in DTF 138 V 50 e segg.) al considerando 4 che, di

principio, la legge va interpretata secondo il suo senso letterale. Se il testo

non è chiaro e se più interpretazioni sono possibili occorre ricercare la

volontà reale del legislatore. (…)

L'interpretazione del testo di legge ha quale scopo quello di

determinare con precisione il senso della regola. Il compito del giurista in

genere e del giudice, che deve applicare le norme, è quello di stabilire a

quale situazione di fatto concreta la norma – con le conseguenze in essa

contenuta – debba applicarsi:

Non si dimentichi che il giudice non é semplicemente “la bocca che

ripete le parole della legge” (Montesquieu, L’ésprit des lois, 1777, Libro XI

capitolo VI) ma deve provvedere ad interpretare le norme, a comprenderne senso,

portata, applicabilità alla situazione concreta che gli si presenta di fronte.

Per ciò fare il giudice deve partire dal senso letterale e quindi

dall'espressione utilizzata dal legislatore. Il primo metodo interpretativo è,

infatti, quello grammaticale che costituisce

l'

"Ausgangspunkt jeder Auslegung"

(Häfelin/Haller/Keller, op.cit. n° 91).

La giurisprudenza federale, su questo aspetto, è chiara:

"

Ausgangspunkt jeder Auslegung bildet der

Wortlaut der Bestimmung. Ist der Text nicht ganz klar und sind verschiedene

Interpretationen möglich, so muss nach seiner wahren Tragweite gefragt werden

unter Berücksichtigung aller Auslegungselemente. Abzustellen ist dabei

namentlich auf die Entstehungsgeschichte der Norm und ihren Zweck sowie auf die

Bedeutung, die der Norm im Kontext mit anderen Bestimmungen zukommt. Die

Gesetzesmaterialien sind zwar nicht unmittelbar entscheidend, dienen aber als

Hilfsmittel, um den Sinn der Norm zu erkennen." (DTF 131 II 697 e 4.1.)

In effetti dal testo chiaro usato dal legislatore ci si può

scostare soltanto

"

wenn triftige Gründe dafür bestehen, dass

er nicht den wahren Sinn der Bestimmung wiedergibt. Solche triftigen Gründe

können sich aus der Entstehungsgeschichte, aus dem Sinn und Zweck der

Vorschrift und aus dem Zusammenhang mit anderen Normen ergeben."

(Häfelin/Haller/Keller, op.cit., 4° 92).

In questo senso la giurisprudenza del TF che in DTF 131 II 217

ss., pag. 221 consid.  2.3 rileva:

"

Nach der Rechtsprechung darf die Auslegung

vom klaren Wortlaut eines Rechtssatzes nur dann abweichen, wenn triftige Gründe

dafür bestehen, dass er nicht den wahren Sinn der Bestimmung wiedergibt. Solche

triftigen Gründe können sich aus der Entstehungsgeschichte, aus dem Sinn und

Zweck der Vorschrift und aus dem Zusammenhang mit anderen Gesetzesbestimmungen

ergeben. Entscheidend ist danach nicht der vordergründig klare Wortlaut einer

Norm, sondern der wahre Rechtssinn, welcher durch die anerkannten Regeln der

Auslegung zu ermitteln ist. Auch Bundesgesetze sind einer Auslegung wider den

Wortlaut zugänglich. Art. 191 BV setzt dem nur insoweit Schranken, als er

verbietet, vom klaren Wortlaut und vom Sinn und Zweck einer Vorschrift

abzugehen, um diese in den Rahmen der Verfassung zu stellen. Der Wortlaut

allein aber stellt kein Hindernis dar, selbst wenn er klar ist. Bestehen

triftige Gründe dafür, dass er den wahren Rechtssinn einer Vorschrift - die

ratio legis - nicht wiedergibt, ist es nach dem Gesagten zulässig, von ihm

abzuweichen und die Vorschrift entsprechend zu deuten, insbesondere dann, wenn

der

wahre Rechtssinn entgegen dem Wortlaut

verfassungskonform erscheint (BGE 111 Ia 292 E. 3b S. 297; BGE 131 II 13 E.

7.1, mit Hinweisen)."

Nell'ambito dell'interpretazione grammaticale il punto di partenza

del giudice, come indicato, è il testo legale stesso, ciò che comprende anche

l'eventuale marginale. Per l'interpretazione di norme federali si fa capo alle

redazioni nelle diverse lingue nazionali con il rilievo che alcuna ha la

priorità sulle altre (Häfelin/Haller/Keller, op.cit., n° 95 e DTF 125 UI 402).

L'attività interpretativa del giudice deve quindi considerare,

oltre il testo normativo, e nella misura in cui lo stesso non sussidi

pienamente, anche la sistematica della regola. La cosiddetta

"systematische

Auslegung"

ossia la determinazione della portata e del senso preciso

della norma alla luce della sua relazione con le altre norme del corpo

legislativo in discussione.

Un esempio illuminante di questo metodo interpretativo è

consegnato dalla giurisprudenza in DTF 105 Ib 225 consid. 3b con cui, nella

trattazione di un caso di acquisizione della cittadinanza, il concetto di

domicilio è stato collegato dal TF non alla LCit stessa (art. 36) ma all'art.

23 CCS. Il TF così si è espresso in merito all'uso della sistematica della

legge:

"

Eine systematische Betrachtung des

Bürgerrechtsgesetzes ergibt, dass es unter I. den "Erwerb und Verlust (des

Schweizer Bürgerrechts) von Gesetzes wegen" und unter II. den "Erwerb

und Verlust durch behördlichen Beschluss" regelt. II.A. trägt den Titel:

"Erwerb durch Einbürgerung". Unter diesem Titel werden in den Art. 12

bis 41 die folgenden Materien behandelt: "a. Ordentliche

Einbürgerung" (Art. 12-17), "b. Wiedereinbürgerung" (Art.

18-25), "c. Erleichterte Einbürgerung" (Art. 26-31) und "d.

Gemeinsame Bestimmungen" (Art. 32-41). Beim Art. 36 BüG handelt es sich

demnach um eine gemeinsame Bestimmung des Erwerbs durch Einbürgerung. Aufgrund

ihrer Stellung im Gesetz kann diese Bestimmung daher lediglich auf die

ordentliche Einbürgerung, die Wiedereinbürgerung und die erleichterte

Einbürgerung Anwendung finden, nicht aber auf den Erwerb und Verlust des

Bürgerrechts von Gesetzes wegen (so auch OSWALD/STEINER, Bundesgesetz über

Erwerb und Verlust des Schweizer Bürgerrechts, Zürich 1953, S. 35; BURGER, Die

erleichterte Einbürgerung, Diss. Bern 1971, S. 60).

Anders

verhielte es sich, wenn sich diese Bestimmung am Anfang oder an Schluss des

Gesetzes unter dem Titel "Gemeinsame Bestimmungen" befinden

würde.Eine andere Frage ist, ob der Gesetzgeber mit der in Art. 36 BüG

verwendeten Formulierung "als Wohnsitz im Sinne dieses Gesetzes

gilt..." die Bedeutung der Bestimmung weiter fassen wollte, als es deren

Stellung im Gesetz nahelegen würde; diese Frage kann indessen nicht mit der

systematischen Auslegungsmethode beantwortet werden."

Per la determinazione del senso della norma il giudice può

ricorrere all'interpretazione storica od all'interpretazione teleologica ossia

la "Zweckvorstellung, die mit einer Rechtsnorm verbunden ist"

(Häfelin/Haller/Keller, op.cit. n° 120).

Secondo i medesimi autori:

"

Der Wortlaut einer Norm soll nicht

isoliert, sondern im Zusammenhang mit den Zielvorstellungen des Gesetzgebers betrachtet

werden. Dabei ist aber nicht allein der Zweck, den der historische Gesetzgeber

einer Norm gegeben hat, massgeblich; vielmehr kann sich der Zweck einer Norm in

gewissem Rahmen wandeln und von zeitgebundenen historischen Vorstellungen

abheben. Die teleologische Auslegung kann sich also je nach Fall sowohl mit der

historischen wie auch mit der zeitgemässen Auslegung verbinden. (…)Immer aber

muss der Zweck in der Norm selbst enthalten sein; unzulässig ist es, normfremde

Zwecke in die Norm hineinzulegen." (op.cit. n° 121 e 122)

Per un esempio di questa modalità di interpretazione si faccia

riferimento alla DTF 117 Ia 387 consid. 3 dove il TF era confrontato con

l'interpretazione dell'art. 6 CEDU con riferimento all'esclusione del pubblico

dalla sala del processo penale. In quella sentenza la nostra Alta Corte ha

ritenuto come un passaggio del testo dalla norma non fosse felicemente espresso

andando conseguentemente ad esaminare quali fossero gli intendimenti e la

volontà del legislatore.

La dottrina ci ricorda anche, per questa modalità di

interpretazione delle norme, che

"

Auch bei der teleologischen Auslegung ist

der Ausgangspunkt stets der Wortlaut der auszulegenden Norm. Jedoch kann gemäss

der ständigen Rechtsprechung des Bundesgerichts vom Wortlaut abgewichen werden,

wenn triftige Gründe für die Annahme vorliegen, dass der Wortlaut nicht dem

Sinn der Norm entspricht. Gerade bei der Auslegung gegen den Wortlaut kommt der

Besinnung auf den Zweck einer Gesetzesbestimmung eine vorrangige Bedeutung zu."

(Häfelin/Haller/Keller, op. cit., n. 124)

L'Alta Corte ammette un'interpretazione teleologica che si scosta

dal testo legale in casi rari ed in situazioni particolari; lo ha fatto nella

sentenza DTF 131 II 217 in materia di LAVI dove ha considerato che, contrariamente

al testo della legge concernente l'aiuto alle vittime di reati, le prestazioni

ricevute dalla vittima a titolo di risarcimento del danno materiale devono

essere dedotte dall'indennità anche quando siano già state considerate nel

calcolo dei redditi determinanti secondo la legge federale sulle prestazioni

complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità.

La dottrina tende ad evidenziare comunque che questi casi sono

rari e debbano rimanere l'eccezione, essendo possibile provvedere in tal modo:

"

wenn der Zweck eindeutig feststeht und

diesem Zweck innerhalb der rechtlichen Regelung eine grosse Bedeutung zukommt. (Häfelin/Haller/Keller,

op. cit., n. 126)

Nel caso concreto la modifica di una norma (art. 35 cpv. 2 LCAMal),

cui rimanda l'art. 36 LCAMal, e l'assenza di una modifica di quest'ultima

norma, rilevato poi l'ulteriore rinvio dell'art. 35 cpv. 2 LCAMal all'art. 10

Laps in uno con l'interpretazione data dall'amministrazione in concreto,

impongono una verifica del senso della norma e della sua applicabilità

concreta.

(…)

Per chiarire il motivo per il quale, a fronte della modifica

legislativa posta in essere come descritto, la Cassa abbia  applicato la

percentuale dell'art. 36 LCAMal al reddito che supera il 50% del limite Laps e

non invece l'intero reddito determinato come impone l'art. 35 cpv. 2 LCAMal, il

Tribunale cantonale delle Assicurazioni – come descritto nelle considerazioni

relative ai fatti – ha dapprima interpellato la Cassa (il 7 agosto 2013 doc. IX)

e quindi indetto un’udienza e sentito, il 3 ottobre 2013, i responsabili della

Cassa (doc. XVIII).

Alla luce degli accertamenti svolti può essere qui ritenuto come

il legislatore abbia modificato l'art. 35 cpv. 2 LCAMal che, per la RIPAM

riferita all’anno 2013, ha il seguente tenore:

B.  Limite di reddito per la riduzione massimo di premio

Art. 35

Il limite di reddito disponibile di riferimento per la

determinazione dell'importo normativo massimo di riduzione dei premi LAMal è

differenziato a dipendenza della dimensione dell'unità di riferimento.

Esso si estende fino al limite di fabbisogno, senza computo

della pigione, ai sensi della legge sull'armonizzazione e il coordinamento

delle prestazioni sociali (Laps) del 5 giugno 2000.

Il legislatore non ha invece modificato in alcun modo l'art. 36

LCAMal per l'anno 2013, mentre l’esecutivo ha proposto soltanto il 24 settembre

2013 con Messaggio 6851 (doc. XVIII/2) una modifica “formale” (come ricordato

dal Direttore della Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG in corso

dell’udienza del 3 ottobre 2013) della norma rapportando le percentuali

dell’art. 36 LCAMal (tutte) al reddito disponibile che supera “

il 50% del

limite di cui all’art. 35”

. L'estensione del reddito disponibile (calcolato

in maniera semplificata) che conferisce il diritto alla RIPAM massima, secondo

il modificato art. 35 cpv. 2 LCAMal, assomma all'intero importo determinato

conformemente all'art. 10 cpv. 3 Laps. La Cassa ritiene però, in caso di

superamento di detto limite, che il RDS che va messo a contribuzione per pagare

il premio è quello che supera il 50% dell'importo dell'art. 10 Laps. Questa

interpretazione delle norme (art. 36 in relazione con l'art. 35 cpv. 2 LCAMal),

emergerebbe, secondo la Cassa, con sufficiente chiarezza dalla documentazione

prodotta dall'amministrazione stessa ed annessa al doc. XIII, e meglio come

evocato nello scritto 9 aprile 2013 del Consiglio di Stato alla Commissione

della gestione e delle finanze del Gran Consiglio (doc. XIII/4) con cui si

indica come:

"

Coerentemente con la volontà del Parlamento di formalizzare i

miglioramenti decisi dal Consiglio di Stato per i bassi redditi nel settore

della riduzione di premio (cioè per gli assicurati con un reddito disponibile

inferiore o uguale al 100% del limite di fabbisogno minimo, senza computo della

pigione, ai sensi della Laps), si è modificato l'art. 35 cpv. 2 LCAMal (vedi

rapporto CGF del 4 dicembre 2012 n. 6689R, capitolo 2.2) che è entrato in

vigore il 1° gennaio 2013. In  considerazione dei semplici rinvii alla

disposizione modificata contenuti nell'art. 36 LCAMal, quest'ultima norma

avrebbe dovuto essere oggetto, per motivi di tecnica legislativa, di un

contestuale e conseguente adeguamento." (doc. XIII/4)

Come indicato, ad oggi e comunque per l'anno 2013, una tale

modifica, che la Cassa ritiene formale, non è stata attuata. Ne discende che,

da un profilo prettamente letterale, per l'art. 35 cpv. 2 LCAMal il limite

massimo per l'ottenimento della massima RIPAM si estende fino al limite di

fabbisogno (senza computo della pigione) fissato dalla Laps mentre in virtù

dell'art. 36 LCAMal i redditi che vanno

"Oltre il limite di cui

all'art. 35"

devono contribuire al pagamento del premio e vanno

considerati, secondo precise percentuali, e portati in deduzione dell'importo

del sussidio. Il giudice delegato ha chiesto spiegazioni in merito alla Cassa,

e la stessa, nel suo scritto 30 agosto 2013 (doc. XIII), ha evidenziato che:

"

(…)

La

volontà del Consiglio di Stato, della Commissione della gestione e delle

finanze del Gran Consiglio e del Parlamento non è mai stata quella di

modificare la formula di calcolo della RIPAM per le persone con un reddito

disponibile superiore al 100% del limite di fabbisogno minimo, senza pigione,

ai sensi Laps, rispetto a quella in vigore per la RIPAM dell'anno 2012.

(…)" (doc. XIII)

Vista la lacunosa spiegazione e la divergenza in essere tra testo

legislativo e l’interpretazione dello stesso da parte dell'amministrazione che

ha ritenuto la volontà del legislatore, come emergerebbe dagli annessi prodotti

con lo scritto doc. XIII (in particolare dai calcoli eseguiti all’attenzione

della Commissione della Gestione e delle finanze del Gran Consiglio scritto 27

novembre 2012 CDS/Commissione Gestione doc. XIII/2), il Tribunale cantonale

delle Assicurazioni ha voluto approfondire il tema indicendo l'udienza del 3

ottobre 2013. In quella sede è stata evidenziata la reale volontà del

legislatore relativa alla modifica dell’art. 35 cpv. 2 LCAMal e l’influenza

della stessa sull’art. 36 LCAMal; ciò che si ritrova nel Messaggio 6851 del 24

settembre 2013 (doc. XVIII/2) relativo (anche) alla modifica (formale)

dell'art. 36 LCAMal e quindi della volontà in esso contenuta di rendere

letteralmente conforme il testo legale alla  volontà del Parlamento, e prima ancora

del Governo, di non estendere eccessivamente il riconoscimento della RIPAM

allargando la cerchia dei beneficiari ma aiutando maggiormente gli assicurati

più bisognosi. Tale volontà emerge chiaramente dai dibattiti parlamentari

avvenuti il 17 dicembre 2012 (doc. XVIII/1) in particolare relativi alla

modifica del coefficiente di finanziamento cantonale del sussidio. In specie

negli interventi dei deputati Gianora, Guidicelli e del Direttore del DSS

Beltraminelli, anche se in maniera non esplicita. Il senso e la portata delle

norme in questione appare anche dallo scritto 27 novembre 2012 del Consiglio di

Stato destinato alla Commissione della gestione, e da questa integrato nelle

sue proposte, da cui emerge, in maniera implicita nei calcoli e nelle cifre proposte,

la fissazione del limite del 50% del RD oltre il quale le percentuali dell’art.

36 LCAMal iniziano ad applicarsi se il RD superiore al fabbisogno (doc.

XIII/2).

Nel rapporto di maggioranza del 12 novembre 2013 della Commissione

della gestione e delle finanze del Gran Consiglio sul già citato Messaggio n.

6851 figura la seguente indicazione:

"

Si tratta di un adeguamento formale, già anticipato a questa

Commissione dal Consiglio di Stato con la sua corrispondenza del 9 aprile 2013

(vedi risoluzione governativa n. 1658 del 9 aprile 2013), che essa interessa

l'art. 36 LCAMal e che corrisponde alla volontà politica espressa da questa

Commissione con il suo rapporto del 4 dicembre 2012 sul messaggio n.

6689."

Anche nel Rapporto di minoranza del 12 novembre 2013 della

Commissione della gestione e delle finanze, tale modifica formale viene

approvata:

"

La modifica formale che interessa l'art. 36 LCAMal e che corrisponde

alla volontà politica espressa dal Parlamento con l'approvazione del rapporto

del 4 dicembre 2012 sul messaggio n. 6689 è approvata anche dalla minoranza

commissionale e può entrare in vigore secondo le indicazioni governative."

Questo Tribunale non può esimersi dal criticare il fatto che una

divergenza tra lettera della norma e volontà del legislatore sia stata lasciata

in essere per tutto il 2013, creando dubbi interpretativi che in un ambito così

delicato e sensibile socialmente, non debbono essere lasciati.

La conclusione cui è pervenuta la Cassa, e quindi

l'interpretazione delle norme secondo la reale volontà del legislatore, va

confermata in questa sede e deve prevalere. L’interpretazione della norma

secondo la (sufficientemente chiara) volontà del legislatore deve quindi essere

ammessa e condivisa. In effetti l’art. 35 cpv. 2 LCAMal, applicabile ai sussidi

2013, prevede che la RIPAM massima venga concessa a coloro che hanno un RDS

inferiore (o uguale) fabbisogno secondo l'art. 10 Laps  (senza computo della

pigione) mentre l'applicazione della riduzione del sussidio per la doverosa messa

a contributo del reddito secondo le percentuali dell'art. 36 LCAMal deve

iniziare con il superamento del 50% del fabbisogno se il RD superiore al

fabbisogno stesso. Con questa interpretazione la manifestata volontà di aiutare

i meno favoriti è effettivamente conseguita nonostante la stessa non si sia

riverberata in una norma chiara ed esplicita.

L'interpretazione secondo la volontà del legislatore palesa quindi

l'intenzione di favorire i redditi più modesti riuscendo comunque a coniugare

un contenimento della spesa complessiva e deve qui prevalere anche se ciò, come

ammesso dal Direttore della Cassa sentito in corso dell’udienza del 3 ottobre

2013, comporta la reintroduzione di una soglia di reddito che il legislatore

intendeva, con il primordiale progetto di legge, eliminare (rispetto al diritto

previgente) con l’adozione di un modello lineare. Questa reintroduzione di un

effetto soglia va anche a contraddire la volontà iniziale di conseguire una

uguaglianza orizzontale tra gli assicurati. Più che la coerenza del sistema e

la sua linearità, nel ragionamento mal espresso (e meglio: non esplicito) del

legislativo, è prevalso il desiderio di aggiustamento del sistema per favorire

i redditi più modesti evitando però parallelamente  una crescita (che sarebbe stata

significativa economicamente) della spesa complessiva. Si pensi infatti che

l'applicazione delle norme secondo il loro senso letterale avrebbe causato al

cantone una maggiore spesa

“di diversi milioni di franchi” (doc. XVIII pag.

3)

difficilmente sopportabile per casse esauste come quelle ticinesi.

Come indicato la coerenza del sistema viene intaccata

dall’introduzione di un effetto soglia le cui conseguenze sono facilmente

desumibili dall’esempio seguente: se una UR dispone di un RDS sino a CHF 26'052.--

(che per l’ipotesi di due adulti coniugati e senza figli costituisce il tetto

del fabbisogno Laps) beneficia dell’importo massimo della RIPAM (normativo)

pari ai valori dei PMR cumulati dall’UR ossia CHF 9'816.--. Se invece lo stesso

nucleo dispone di un reddito superiore di un solo franco deve mettere a

contribuzione la somma che esorbita il 50% del RDS. Nel nostro esempio con un

RDS di CHF 26'053.--, la RIPAM ammonta a:

{9'816 – [26'053 – 50% (26'052) x 21%]} = CHF 7'080.35

Quindi un solo franco di RDS superiore al fabbisogno pieno

comporta una diminuzione reale della RIPAM (normativa) di CHF 2'735.65 rispetto

a quella massima. Non è certo questa soluzione che rispetta i precetti di

linearità, proporzionalità, ed equità orizzontale (oltre che verticale) esposti

nel messaggio che ha accompagnato le norme entrate in vigore il 1° gennaio

2012; nonostante ciò questo Tribunale ritiene di dovere interpretare le norme

in questione secondo la volontà che il legislatore ha manifestato in maniera

sufficientemente chiara."

Da quanto precede discende

che la modifica della norma intervenuta con la legge del 25 novembre 2013, ed

avente effetto retroattivo al 1° gennaio 2013, non ha fatto altro che

ratificare l’interpretazione della norma stessa eseguita dalla giurisprudenza

di questo TCA.

2.8.   Visto quanto precede occorre

allora verificare il calcolo dell’amministrazione partendo dal RD fissato in

CHF 124'805.-- e secondo la formula correttamente riportata

dall’amministrazione nella sua decisione a p. 6. I premi medi di riferimento

(che sono stati indicati in precedenza con la differenza di CHF 1.-- in favore

del ricorrente) assommano a CHF 14'342.-- (recte: 14'341.--), il limite del

reddito che consente l’attribuzione della RIPAM massima è di CHF 35'164.-- (come

indicato nelle considerazioni che precedono) e la quota di partecipazione al

finanziamento è determinata dall’art. 36 litt. d LCAMal nel 13%. Il

coefficiente cantonale di finanziamento è determinato secondo l’art. 37 cpv. 1

litt. b LCAMal nel 70%. Il valore che ne risulta deve essere rapportato ad 8

mesi su 12 dell’anno. Il calcolo dell’amministrazione si rivela corretto e va

pienamente condiviso.

2.9.   Nelle sue motivazioni il

ricorrente lamenta il fatto che le norme cantonali di applicazione non rispettino

la preminenza del diritto federale come impone l’art. 49 Cost. Fed. siccome non

gli concederebbero il 50% dell’importo del premio del figlio __________ come

impone l’art. 65 cpv. 1 bis LAMal.

2.10.   In merito alla natura del

diritto cantonale che regola la RIPAM va ribadito qui che, per volontà del

legislatore chiara (come i TF ha indicato ripetutamente: a titolo d’esempio si

vedano le DTF 136 I 220; 131 V 202 e 125 V 183 rispettivamente 124 V 298 nonché

le DTF 8C_612/2013 e 8C_614/2013 del 30 dicembre 2013) le regole cantonali non

debbono violare la preminenza del diritto federale. In DTF 136 I 220 consid.

6.1. il TF così si esprime:

"

Der Grundsatz der derogatorischen Kraft des Bundesrechts nach

Art.

49 Abs. 1 BV

schliesst in Sachgebieten, welche die Bundesgesetzgebung

abschliessend regelt, eine Rechtsetzung durch die Kantone aus. In Sachgebieten,

die das Bundesrecht - wie bei der Prämienverbilligung - nicht abschliessend

ordnet, dürfen Kantone nur solche Vorschriften erlassen, die nicht gegen Sinn und

Geist des Bundesrechts verstossen und dessen Zweck nicht beeinträchtigen (ZBl

109/2008 S. 311, 2P.229/2006 E. 3). Die kantonalen Bestimmungen über die

Prämienverbilligung müssen sich somit an Sinn und Geist des KVG halten und

dürfen den mit der Prämienverbilligung angestrebten Zweck nicht vereiteln (BGE

122 I 343 E. 4a S. 349; GEBHARD EUGSTER, Krankenversicherung, in: Soziale

Sicherheit, SBVR Bd.

XIV, 2007, S. 764 Rz. 1071; URS CH.

NEF, Die Prämienverbilligung in der Krankenversicherung, in: LAMal - KVG, Recueil

de travaux en l'honneur de la société suisse de droit des assurances, 1997, S.

489)."

In

sostanza il legislatore federale ha concesso ai cantoni di determinare il

concetto di condizioni economiche modeste dell’art. 65 cpv. 1 LAMal. Con

l’introduzione del cpv. 1 bis della medesima norma il legislatore federale ha

voluto imporre ai cantoni unicamente di versare importi incidenti e

sufficientemente significativi per favorire non solo gli assicurati viventi in

disagio economico ma anche per le famiglie di ceto medio. La definizione del

concetto di condizione economica modesta è stato lasciato, anche in questa

costellazione, sempre alla legislazione cantonale. Nel Messaggio di

accompagnamento della modifica legislativa qui in discussione (pubblicata in FF

2004 3869) e nella bozza di legge (FF 2004 3895) il Consiglio federale aveva

proposto di cambiare radicalmente il sistema di riconoscimento e versamento

delle riduzioni dei premi. Il progetto non è stato però seguito da Parlamento e

ne è rimasta la norma discussa dal ricorrente che, come detto, impone solo che

per i redditi medi e bassi i Cantoni riducono di almeno il 50 per cento i premi

dei minorenni e dei giovani adulti in periodo di formazione. Come indicato però

la definizione di questi redditi medi e bassi il cantone è pienamente autonomo.

Il sistema scelto in Ticino prevede in sostanza di andare oltre ai limiti

fissati nel diritto federale poiché il modello voluto è un sistema che calcola

in base a percentuali ed i valori che decrescono quanto più aumenta il reddito

a disposizione. In sostanza anche per le classi di reddito che non possono

francamente essere considerate medie, tra le quali non può non essere

annoverato il ricorrente alla luce del significativo reddito, dell’importante

sostanza e della pochezza degli oneri ipotecari in uno con un significativo

valore locativo, viene ammesso il versamento di un importo a sussidio del

pagamento del premio LAMal. In fondo il cantone avrebbe potuto limitare ad

importi di reddito e sostanza inferiori la definizione di “redditi medi”

escludendo situazioni economiche quali quella del ricorrente che aderisce

maggiormente alla definizione di condizione economica agiata. Si ricorda qui

che, in virtù delle previgenti norme cantonali, la sostanza detenuta dal ricorrente

sarebbe stata preclusiva del diritto a percepire qualsiasi aiuto statale.

2.11.   Alla luce di quanto precede,

il ricorso va respinto senza carico di tassa di giustizia e spese al ricorrente

e senza il carico di ripetibili. Le vie di ricorso contro il presente giudizio

sono indicate nel dispositivo.

Dispositiv
  1. dichiara e pronuncia Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni Il presidente                                                          Il segretario Daniele Cattaneo                                                 Gianluca Menghetti
Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.04.2014 36.2014.8 Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.04.2014 36.2014.8 Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 16.04.2014 36.2014.8

Sussidio 2013. Le norme ticinesi ossequiano il diritto federale contenuto all'art. 65 LAMal. Le stesse non ostacolano la realizzazione della volontà del legislatore federale. Qui sussidio contenuto a figlio in formazione di famiglia di cedo medio superiore

Raccomandata Incarto n. 36.2014.8 IR / sc Lugano 16 aprile 2014 In nome della Repubblica e Cantone Ticino Il Tribunale cantonale delle assicurazioni composto dei giudici: Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici segretario: Gianluca Menghetti statuendo sul ricorso del 9 gennaio 2014 di RI 1 contro la decisione su reclamo del 12 dicembre 2013 emanata da Cassa cantonale di compensazione Ufficio delle prestazioni, 6501 Bellinzona in materia di assicurazione sociale contro le malattie ritenuto, in fatto 1.1.   Mediante richiesta 22 dicembre 2012, pervenuta il successivo 27 dicembre al Servizio sussidi assicurazione malattia dell’Ufficio Prestazioni della Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG a Bellinzona (qui appresso: SSAM), RI 1 (1951), coniugato, domiciliato a __________ con la moglie __________, assicurato presso __________ e padre di __________, 1988, studente presso il __________, ha chiesto di essere posto al beneficio della riduzione del premio dell’assicurazione contro le malattie (RIPAM qui di seguito) per il 2013 (doc. 1). Con il formulario prestabilito per la richiesta RI 1 ha prodotto, all’attenzione del SSAM, uno scritto in cui fornisce spiegazioni sulla sua situazione economica segnalando di essere stato posto al beneficio del pensionamento anticipato dal 1 aprile 2010 e chiedendo l’applicazione degli art. 30 cpv. 2 LCAMal e 14 cpv. 1 e 3 RLCAMal. L’assicurato ha calcolato la riduzione fissandola in CHF 1'831.--. 1.2.   Con decisione formale del 31 gennaio 2013 (doc. 2) il SSAM ha riconosciuto un diritto alla riduzione del premio da attribuirsi unicamente in favore del figlio del richiedente (__________) limitata ad un importo di CHF 141,60 con l’avvertenza che gli importi inferiori a CHF 240.-- riconosciuti agli assicurati d’età compresa tra i 18 ed i 25 anni “ non saranno comunicati all’assicuratore malattia” . Il 6 febbraio 2013, verbalmente, l’assicurato ha chiesto spiegazioni in merito al calcolo. Con scritto del medesimo giorno (doc. 3) il SSAM ha fornito dettagliate spiegazioni indicando che il reddito disponibile accertato (RD qui di seguito) nel caso concreto è di CHF 126'347.-- considerato il premio di riferimento ritenibile, il limite di reddito disponibile per la RIPAM massima e la quota di partecipazione di finanziamento dei premi, oltre al coefficiente cantonale di finanziamento l’amministrazione non ha potuto che confermare l’importo di CHF 141,60. Il 1° marzo 2013 RI 1 ha formalizzato un reclamo alla Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG. L’assicurato ha contestato il calcolo dell’amministrazione. Considerando corretto il reddito disponibile di riferimento calcolato il signor RI 1 indica che il diritto al sussidio richiama l’art. 35 cpv. 2 LCAMal recentemente modificato (pubblicazione sul FUCT n. 7 dell’8 febbraio 2013) osservando che “ la riduzione massima si estende fino al limite di bisogno che per un’unità di riferimento di 3 persone ammonta a CHF 35'164.--“ . L’assicurato ritiene quindi che, per l’art. 36 LCAMal, la quota di sussidio debba essere di CHF 1'742.--. Nelle ulteriori argomentazioni del reclamo il signor RI 1 evidenzia che le norme cantonali emanate dal Cantone per concretizzare il diritto alla riduzione dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie, debbano rispettare i principi del diritto federale e non possono derogare il diritto federale. In concreto l’assicurato considera in ogni modo violato il senso e svuotato della sua portata l’art. 65 cpv. 1 bis LAMal (doc. 4). 1.3.   Dopo avere verificato il calcolo (doc. 5), avere corrisposto con l’assicurato (doc. 6/7) ed avere ottenuto dallo stesso (con scritto 8 luglio 2013, doc. 9) una serie di documenti tra cui la decisione di tassazione 2011, l'attestazione di versamento di contributi personali AVS e di versamento di premi assicurativi contro gli infortuni, documenti attestanti il pagamento di interessi passivi ad una banca nonché un conteggio del mese di gennaio 2013 della pensione versata, l'amministrazione ha rivisto la sua posizione. Eseguita ulteriore verifica dei calcoli sulla scorta della nuova documentazione presentata (doc. 10 – 14) il SSAM ha infatti comunicato all’assicurato (il 24 luglio 2013, doc. 15) di avere annullato la decisione impugnata mediante reclamo e l’intenzione di emanare ulteriore provvedimento. Il 31 luglio 2013 il SSAM ha trasmesso all’indirizzo di __________, due nuove decisioni, riferite a due distinti periodi dell’anno 2013. Per il periodo compreso tra il settembre ed il dicembre è stato riconosciuto al figlio del ricorrente l’importo di CHF 345,25; per i primi 8 mesi dell’anno invece CHF 188.-- (doc. 16 e 17). Anche queste nuove decisioni sono state oggetto di una richiesta di RI 1 relativa alla giustificazione del calcolo eseguito dall’amministrazione. (doc. 20 del 17 agosto 2013). Quest’ultima ha eseguito dapprima ulteriori verifiche (doc. 18 e 19), ed il 30 agosto 2013 (doc. 21) ha comunicato al ricorrente quanto richiesto richiamando l’applicazione dell’art. 14 RLCAMal, la determinazione di un RD di CHF 124'805.--, un limite di reddito di CHF 35'164.--  ed un diritto confermato per i primi 8 mesi del 2013 di CHF 188.--. Per gli ultimi 4 mesi del 2013 è stato ritenuto invece un reddito di CHF 116'525.--, che ha comportato il riconoscimento di una RIPAM maggiore (CHF 345,20) ma questo solo in favore di __________. 1.4.   Mediante reclamo formale del 3 settembre 2013, RI 1 ha contestato puntualmente il calcolo evidenziando come lo stesso, applicato l’art. 36 LCAMal, sia errato e l’ammontare da riconoscere maggiore. Nel suo reclamo nuovamente l’assicurato fa valere una violazione del diritto federale e dell’art. 65 cpv. 1 bis LAMal (doc. 22 di uguale tenore del doc. 23, i due reclami sono riferiti alle decisioni relative ai 2 periodi in discussione). A seguito di una richiesta di precisazione l’assicurato ha fornito alcune spiegazioni così esprimendosi: " (…) Periodo gennaio – agosto 2013 Con un reddito disponibile di riferimento di Fr. 124'805.--, in applicazione degli articoli 35 cpv. 2 e 36 LCAMal, e confermati dalle istruzioni alla pagina 5, un assegno di Fr. 1'254.65. Periodo settembre – dicembre 2013. Segnalate un RD di Fr. 116'525.-- e considerate quale premio medio di riferimento dell'unità di riferimento l'importo dei Fr. 14'342.-- mentre che l'unità di riferimento relativa al periodo sopracitato gode di un premio medio di riferimento di Fr. 14'724.--. Con un reddito disponibile di riferimento ricalcolato in Fr. 116'143.--, --, in applicazione degli articoli 35 cpv. 2 e 36 LCAMal, e confermati dalle istruzioni alla pagina 5, un assegno di Fr. 979.35. (…)" (doc. 27) Con due distinte decisioni emanate su reclamo il medesimo giorno (12 dicembre 2013) e trasmesse entrambe (questa volta) a RI 1 (nella sua veste di rappresentante dell’unità di riferimento, UR qui di seguito) l’amministrazione ha confermato i provvedimenti impugnati. La decisione 2013/50483-1 si riferisce ai mesi da gennaio ad agosto (compreso) 2013, la decisione 2013/50483-2 si riferisce invece al periodo da settembre a dicembre 2013. 1.5.   Mediante ricorso del 9/14 gennaio 2014 (doc. I) RI 1 impugna la decisione riferita ai primi 8 mesi del 2013, ossia la decisione no. 2013/50483-1 del 12 dicembre 2013 producendo l’atto impugnato di cui contesta la fondatezza. Il ricorrente rileva che l’importo di CHF 188.-- calcolato dalla Cassa non è corretto, questo perché il Gran Consiglio “ ha votato il nuovo art. 36 LCAMal che, con entrata in vigore retroattiva al 1.1.2013 …, ha conferito la base legale per le calcolazioni effettuate in precedenza dall’Istituto” . Richiamando poi i suoi precedenti scritti RI 1 ribadisce che l’art. 65 cpv. 1 bis LAMal non verrebbe rispettato, tale norma imponendo una RIPAM pari ad almeno il 50% del premio. RI 1 chiede che venga quindi riconosciuto un versamento di CHF 702,60 per __________ riferito al periodo corrente dal gennaio all’agosto 2013. L’atto è stato intimato all’amministrazione il 14 gennaio 2014 con invito a produrre una risposta di causa e gli atti della procedura (doc. II). Il 27 gennaio 2014 la Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG, Ufficio delle Prestazioni, ha proposto di respingere il gravame con una dettagliata e puntuale presa di posizione sulla quale si tornerà, laddove necessario, in corso di motivazione. Il 27 gennaio 2014 (doc. III) alla parte ricorrente è stato concesso il termine di legge per richiedere l’assunzione o proporre nuove prove, rispettivamente per esprimersi sulla risposta di causa. Il termine è decorso infruttuoso. Non sono state acquisite ulteriori prove. in diritto 2.1.   Il gravame 9/14 gennaio 2014 di RI 1 è adeguatamente motivato e preciso nelle sue contestazioni giuridiche. Le conclusioni, pur non essendo formulate separatamente dal contesto delle motivazioni, appaiono in maniera chiara e precisa sicché il ricorso è ricevibile in ordine. 2.2.   A norma dell’art. 76 cpv. 1 e 2 della Legge cantonale di applicazione della LAMal (LCAMal qui di seguito), contro le decisioni dell’amministrazione emanate in applicazione della medesima legge è possibile il reclamo all’organo che ha pronunciato il provvedimento, ciò nel termine di 30 giorni dalla notificazione. Nel medesimo termine sono impugnabili al Tribunale cantonale delle Assicurazioni le decisioni emanate su reclamo da parte dell’autorità amministrativa preposta. In concreto la decisione su reclamo impugnata resa dalla Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG, Ufficio delle Prestazioni, è del 12 dicembre 2013, il signor RI 1 ha reagito il successivo 9 gennaio 2014, il ricorso è stato consegnato alla Posta il 13 gennaio 2014 ed è pervenuto al Tribunale cantonale delle Assicurazioni il 14 gennaio successivo. Considerato la consegna alla Posta della decisione impugnata il precedente 12 dicembre 2013 il ricorso è tempestivo ed il Tribunale cantonale delle Assicurazioni può esaminarlo nel merito. 2.3.   Come rilevato nella decisione 13 agosto 2012 in re R. (inc. 36.2012.20) ed ancora nella decisione 21 gennaio 2013 (36.2012.71) con vigenza a partire dall’inizio del 2012 le norme contenute nella Legge di applicazione della LAMal del 26 giugno 1997 sono state radicalmente riviste ed il precedente sistema di concessione dei sussidi, basato su un modello scalare che faceva riferimento all’imponibile cantonale, è stato sostituito con un sistema che pone alla base il reddito complessivo contenuto nella decisione applicabile secondo l’annuale decreto del Consiglio di Stato (art. 40 LCAMal), per definire un reddito disponibile calcolato in maniera semplificata per la successiva determinazione del diritto alla riduzione del premio (RIPAM qui di seguito). Le nuove norme tendono a conseguire una migliore aderenza del sistema di concessione delle RIPAM alla realtà sociale e vogliono considerare maggiormente la diversa capacità, in specie delle famiglie, di finanziare i premi in funzione delle loro dimensioni. Il sistema adottato non vuole però solo evitare “gli effetti indesiderati” del precedente ma tende a “tenere conto della reale situazione dell’offerta assicurativa … nell’ambito dell’assicurazione di base … con l’introduzione del premio medio di riferimento” (PMR qui di seguito) che sostituisce la nozione di media cantonale ponderata precedentemente ritenuta. Le nuove regole tendono all’adempimento degli obiettivi di politica sociale cantonale dettati dalla Laps (Legge sull’armonizzazione ed il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000) e fanno riferimento specifico a tale legge per la fissazione del fabbisogno minimo che serve a determinare l’entità dell’aiuto sociale. Va ribadito che è il Cantone che accorda le riduzioni dei premi dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie (art. 23 LCAMal) e che le nuove norme mantengono il principio di concedere la RIPAM, tranne per le particolari situazioni dei beneficiari di prestazioni complementari AVS ed AI nonché di prestazioni Laps (art. 42 e 43 LCAMal), a fronte della presentazione di un’istanza scritta (art. 25 LCAMal) accompagnata dalla necessaria documentazione. Per gli assicurati tassati in via ordinaria l’istanza deve essere di principio inoltrata entro la fine dell’anno che precede l’anno per il quale il sussidio è richiesto. Per la determinazione della cerchia di assicurati da considerare per il calcolo della riduzione del premio si deve far capo al concetto di unità di riferimento (UR qui di seguito). La stessa è, di regola, costituita dall’unità riconosciuta a livello fiscale (art. 26 cpv. 2 LCAMal). I coniugi separati senza figli minorenni conviventi sono ritenuti persone sole mentre i partners conviventi, se data una convivenza stabile, costituiscono un’unica unità di riferimento (UR qui di seguito). Per l’art. 27 LCAMal fanno parte dell’UR anche le persone maggiorenni, purché non coniugate, senza figli e di età non superiore a 30 anni, il cui totale dei redditi registrati nella tassazione applicabile non sia superiore ai limiti del fabbisogno esistenziale definito dalla Laps. Per quanto attiene al premio riconosciuto l’art. 28 LCAMal ritiene un premio per ogni assicuratore, premio che è determinato per ogni possibile categoria di assicurati a norma dall’art. 61 cpv. 3 LAMal secondo cui per gli assicurati che non hanno ancora compiuto i 18 anni (minorenni), l’assicuratore deve fissare un premio più basso rispetto a quello degli assicurati d’età superiore (adulti) ed é legittimato a fare altrettanto nel caso di assicurati che non hanno ancora compiuto i 25 anni (giovani adulti). Il PMR è calcolato a partire dalla media ponderata dei premi approvati dal Dipartimento federale dell'interno (DFI) considerando una franchigia ordinaria (e quindi minima di legge) e comprensivo del rischio infortunio ed è costituito dalla media ponderata dei premi riconosciuti e del numero degli assicurati iscritti presso ogni singolo assicuratore, ripartiti per le regioni di premio ammesse (art. 61 cpv. 2 LAMal). Il PMR è determinato annualmente dal Consiglio di Stato per ogni singola categoria di assicurati prevista dalla LAMal (art. 40 LCAMal). Alla base del diritto alla riduzione del premio è stato posto il reddito di riferimento che è dedotto dai dati fiscali riferiti al periodo di tassazione determinato per ogni singolo anno di sussidio dal Consiglio di Stato (art. 30 cpv. 1 LCAM). La legge rinvia invece al regolamento la determinazione dei casi e le modalità di accertamento del reddito di riferimento al di fuori od in assenza dei dati relativi al periodo fiscale determinante. Analogamente al reddito la sostanza viene fissata sulla base della tassazione indicata dal Consiglio di Stato nel suo annuale decreto, con la precisazione però che va reintegrata la sostanza donata o ceduta in usufrutto che deve essere computata nel calcolo (art. 30 a LCAMal). Per questa ultima ipotesi occorre fare riferimento alla situazione che emerge dall’ultima tassazione che precede la donazione o cessione in usufrutto. Il regolamento di applicazione della legge (RLCAMdel 29 maggio 2012,  pubblicato sul BU il 1 giugno successivo, regolamento che ha sostituito il precedente del 5 aprile 2011 entrato in vigore il 1 gennaio 2012 che a sua volta aveva abrogato il previgente regolamento del 13 novembre 2007 tranne eccezioni che qui non giova evocare), all’art. 16, prevede che, in queste ipotesi (sia che la cessione avvenga prima o durante il periodo fiscale determinante), nel calcolo del reddito di riferimento vengano considerati i valori di sostanza antecedenti la rinuncia. I dati registrati nella tassazione fiscale prima della donazione o della cessione in usufrutto sono riportati anche sui periodi fiscali successivi e il rispettivo ammontare è ridotto annualmente di CHF 10'000.00. L’art. 31 LCAMal definisce il reddito disponibile. Lo stesso è frutto di un calcolo che parte dal reddito lordo, ovvero la somma di tutti i redditi dell’unità di riferimento secondo la LT, cui va aggiunto un quindicesimo della sostanza netta ritenuta nella tassazione. Contrariamente al diritto previgente non viene più ritenuta franchigia per la sostanza. Dall’importo così calcolato sono ammesse le precise e specifiche deduzioni che vedremo nelle considerazioni successive per giungere al reddito disponibile semplificato (RDS qui di seguito). Per determinare quindi il parametro da porre alla base del calcolo della RIPAM dell’UR si deve stabilire il RDS che si fissa partendo dal reddito lordo riportato dalla decisione di tassazione per l’imposta cantonale del periodo di tassazione determinato dal Consiglio di Stato, maggiorato della quota parte della sostanza computabile, dedotti i valori riconosciuti dalla legge in deduzione. L’amministrazione si basa quindi integralmente sui dati fiscali (da qui l’espressa base legale che consente accessibilità alla Cassa ai dati fiscali necessari all’elaborazione del calcolo, art. 25 LCAMal) e ciò senza che sia, di principio, necessario acquisire ulteriori informazioni dall’assicurato medesimo o tramite terzi. Dall’importo del reddito complessivo lordo vanno dedotte, esclusivamente, le spese specificatamente riconosciute dall’art. 31 cpv. 2 LCAMal. La legge ha fissato in maniera esaustiva e completa sia quali deduzioni siano possibili e, laddove lo abbia fatto, gli importi ammessi in deduzione (in questo senso il Rapporto della Commissione della Gestione e delle Finanze, pag. 3 punto 3.1. in fine che riprende il Rapporto 15 settembre 2009 DSS pag. 17). Ci si può domandare quali criteri abbiano condotto il legislatore ad ammettere determinate spese per ometterne altre. Il criterio discriminante sembra essere stato quello della necessità della spesa e del suo vincolo. La legge annovera in deduzione il premio di riferimento medio dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie determinato annualmente dal Consiglio di Stato (PRM, in merito si veda l’art. 29 LCAMal), i contributi sociali secondo la LT (ossia: AVS, AI, IPG, AD, AINP e LPP), le pensioni alimentari versate, le spese professionali (secondo la LT ma fino ad un massimo di CHF 4'000.00) nonché le spese per interessi passivi privati e aziendali (secondo la LT ma sino ad un importo massimo di CHF 3'000.00) . Altre spese quali l’affitto, altri premi assicurativi (ad esempio per le coperture complementari, la RC privata o auto), imposte e tasse, spese mediche (anche per franchigie e partecipazioni nell’ambito della LAMal), rispettivamente spese di gestione e manutenzione immobili o le deduzioni ammesse fiscalmente per figli a carico od ancora per doppia economia non sono considerate nel testo legale. 2.4.   Fissato il RDS il nuovo sistema prevede la determinazione di limiti di reddito al di sotto dei quali è accordato l’importo massimo della prestazione sociale, limiti che dipendono dall’UR ciò che “garantisce l’equità di trattamento orizzontale, perché tiene conto della reale situazione di reddito della famiglia, che dipende in primo luogo dal numero dei suoi componenti” (Rapporto DSS pag. 31). Questo contrariamente al previgente sistema che conosceva tre sole tipologie di differenziazione per l’importo massimo della prestazione. La parte del reddito che supera i limiti superiori per l’ottenimento del massimo della prestazione sociale deve, per volontà esplicita del legislatore, essere messa a contribuzione del pagamento dei premi. In questo caso occorre procedere mediante un calcolo articolato. In questa costellazione (superamento del limite di reddito per l’ottenimento del massimo della prestazione sociale) l’importo della RIPAM diminuisce in maniera progressiva e proporzionata a dipendenza dell’incremento del reddito da computare. La diminuzione é “pari a una percentuale del reddito che supera il limite che da diritto all’importo massimo” e “determina la velocità di riduzione della prestazione” (Rapporto DSS pag. 31). Le percentuali della riduzione variano a seconda della tipologia dell’unità di riferimento. L’art. 36 LCAMal fissa le seguenti percentuali: 8% (persone sole con figli), 13% (persone coniugate con figli), 20% (persone sole senza figli) e 21% (persone coniugate senza figli). Su questi aspetti torneremo ulteriormente nei consid. 2.5 e 2.7 più avanti. Le nuove norme prevedono poi che l’importo effettivo della riduzione del premio si ottenga moltiplicando l’importo normativo di riduzione dei premi (definito all’art. 34 cpv. 1 LCAMal e corrispondente alla somma dei premi medi di riferimento, per categoria ed assicurato dell’UR) per il coefficiente cantonale che determina l’effettiva entità del sussidio che lo Stato riconosce all’UR interessata. Il legislatore aveva inizialmente fissato (all’art. 37 LCAM) il coefficiente cantonale nel 78,5% (a fronte di una proposta del Consiglio di Stato contenuta nel disegno di legge fissata al 76%, l’aumento essendo dettato dalla volontà di non conseguire un risparmio con il nuovo modello legislativo). Successivamente all’adozione delle nuove norme il coefficiente cantonale è stato ridimensionato (ancora prima dell’entrata in vigore delle norme) al 73,5% (a fronte dell’evolvere dei costi nell’assicurazione malattia e del conseguente aumento dei premi). La volontà di non penalizzare le fasce di reddito meno abbienti ha indotto il legislatore, a fronte della richiesta dell’esecutivo di abbassare il coefficiente al 70% (Messaggio 6689 del 27 settembre 2012), a modulare il coefficiente di finanziamento (Rapporto 6689R sul Messaggio 27 settembre 2012 relativo alla modifica della LCAMal: adeguamento coefficiente cantonale nella riduzione dei premi, datato 4 dicembre 2012 concretizzato nella modifica di legge approvata il successivo 8 febbraio 2013, BU 7/2013). Per il 2013 quindi il coefficiente di finanziamento cantonale è determinato nel 73.5% per le unità di riferimento con un reddito disponibile inferiore o uguale alla metà del limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi della Laps e del 70% per le altre unità di riferimento. 2.5.   Determinato quindi il RDS riferito all’istante, e quindi dopo avere dedotto dal reddito lordo le spese vincolate riconosciute, l’importo va raffrontato ad un limite determinato dalla legge mediante richiamo dei principi contenuti nella Laps, cifra variabile a dipendenza della dimensione dell’UR. Come indicato nel considerando precedente se il RDS risulta inferiore al valore limite l’UR beneficia dell’importo massimo del sussidio. Se invece è superiore a questo limite (come rammenta il Rapporto 6264 dell’8 giugno 2010 pag. 4) “una percentuale fissa del reddito che eccede tale soglia dovrà essere destinata al finanziamento dei premi, mentre il resto costituirà la prestazione del Cantone. Man mano che il reddito aumenta la prestazione cantonale si riduce, fino ad arrivare a zero. Il limite di reddito fino al quale è riconosciuto il diritto ad una prestazione massima è stato definito nella legge alla metà del fabbisogno minimo in base alla Laps, ciò senza il computo della pigione” . Il valore limite per il riconoscimento della massima RIPAM era pari al fabbisogno determinato secondo l’art. 10 Laps. Dal 2013 è invece unicamente del 50% di detto valore. Per l’anno 2013 il Consiglio di Stato aveva introdotto la novità a livello del regolamento (art. 48 RLCAMal) senza però averne le competenze in assenza di una valida delega legislativa (art. 84 LCAMal, che l’art. 48 RLCAMal cita espressamente, rispettivamente all’art. 40 LCAMal). Il valore è stato finalmente modificato con un ritocco dell’art. 35 cpv. 2 LCAMal. Più avanti vedremo come questa modifica, senza parallelo adeguamento dell'art. 36 LCAMal, causasse difficoltà di interpretazione che hanno comportato, in una procedura trattata da questo Tribunale cantonale delle Assicurazioni nel 2013 (inc. 36.2013.28 in re M.V. sfociata nella decisione del 5 dicembre 2013 impugnata al TF ma da questi dichiarata inammissibile per ragioni formali), delicata istruttoria ed emanazione di una decisione di principio. Il limite di reddito disponibile di riferimento, valido a partire dal 1 gennaio 2013, per la determinazione dell'importo normativo massimo di riduzione dei premi LAMal si estende quindi fino al limite di fabbisogno, senza computo della pigione. Nelle decisioni di questo Tribunale cantonale delle Assicurazioni riferite al sussidio 2012 (STCA 36.2012.71 relativa al qui ricorrente ed a lui nota; 36.2012.20 in re M. del 13 agosto 2012 nonché 36.2012.14 del 3 settembre 2012 in re F. pubblicata in RTiD 2013 I pag. 44 e segg. no. 11) questa Corte ha evidenziato che l’art. 10 Laps fissa nel seguente modo la soglia di intervento:

a) per il titolare del diritto: importo corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI per la persona sola b) per la prima persona supplementare dell’unità di riferimento: importo corrispondente alla metà del limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI per la persona sola c) per la seconda e la terza persona supplementare dell’unità di riferimento: importo corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI per il primo figlio d) per la quarta e quinta persona supplementare dell’unità di riferimento: importo corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI per il terzo figlio e) per la sesta e ogni ulteriore persona supplementare dell’unità di riferimento: importo corrispondente al limite minimo previsto dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI per il quinto figlio. 2 Per limiti minimi secondo la legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI si intende:

a)    fr. 16’540.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. a);

b)    fr. 8’270.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. b);

c)    fr. 8’680.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. c);

d)    fr. 5’787.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. d);

e)    fr. 2’893.-- con riferimento all’art. 10 cpv. 1 lett. e). 3 I limiti dell’art. 10 cpv. 2 vengono adeguati contemporaneamente ai limiti della legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI e nella misura dell’incremento deciso dall’autorità federale per le prestazioni complementari all’AVS/AI. Il legislatore ha – tramite la Laps – accostato i valori di calcolo della LCAMal a quelli della legislazione in materia di prestazioni complementari, non senza dimenticare infatti che una fetta importante dei beneficiari della riduzione del premio dell’assicurazione obbligatoria delle cure è parallelamente beneficiario di PC (e gode di trattamento di favore per le modalità di ottenimento della riduzione). Con riferimento al cpv. 3 dell'art. 10 Laps va ricordato come  l’Ordinanza 09 del Consiglio Federale datata 26 settembre 2008 sugli adeguamenti all’evoluzione dei prezzi e dei salari nell’AVS/AI/IPG prevedeva un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente mentre l’incremento dell’Ordinanza 11 è dell’ 1.8% (art. 3 cpv. 2). Quest’ultima percentuale altro non è che l’arrotondamento del tasso percentuale tecnico calcolato nel’ 1,7543% . La giurisprudenza ha chiarito, alla luce della comunicazione acquisita presso l’UFAS (lettera 24 luglio 2012 destinata alla Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG, Bellinzona) che “ l’aumento percentuale reale delle rendite non corrisponde al tasso indicato dal CF che non viene quindi letteralmente applicato dall’amministrazione. Gli importi delle rendite subiscono infatti un arrotondamento. Nell’ambito della RIPAM la Cassa ha applicato il tasso percentuale tecnicamente calcolato dal raffronto degli importi” delle rendite vecchiaia singole minime (STCA 36.2012.33 del 4 settembre 2012 riassunta in RTiD 2013 I pag. 63 e 64 no. 12 e STCA 36.2012.71 del 21 gennaio 2013 relativa al qui ricorrente, consid. 2.7.). Analogamente occorrerà procedere con l’Ordinanza 13 del Consiglio Federale datata 21 settembre 2012 sugli adeguamenti all’evoluzione dei prezzi e dei salari nell’AVS/AI/IPG che prevede un incremento (arrotondato) dello 0,9% ma che in realtà assomma allo 0,86209, rebus sic stanti bus, per i sussidi del prossimo anno (2014). Per quanto attiene alla RIPAM 2013, correttamente, l’amministrazione ha evidenziato che occorre ritenere gli adeguamenti sino e compreso il 2012 (art. 18 RLCAMal). Nel caso di specie l’importo è stato correttamente cifrato dalla Cassa in complessivi CHF 35’164.--, pari agli importi riportati nella norma citata in precedenza aumentati in virtù delle percentuali appena riprese (ci si riferisca alla STCA 36.2012.71, consid. 2.7. in fine in particolare). Il ricorrente non ha contestato l’importo ritenuto dal SSAM. 2.6.   Nel caso di specie la Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG si è scostata dalla decisione di tassazione del ricorrente poiché questi si è ritirato dalla vita attiva professionale ponendosi al beneficio della pensione anticipata. Il SSAM ha quindi accertato, in conformità alla documentazione prodotta dallo stesso ricorrente, rendite per complessivi CHF 84'047 ed altri introiti (riportati su base annua) per complessivi CHF 101'491.--. Questo importo è stato maggiorato della quota di sostanza da ritenere sulla scorta della decisione di tassazione ultima a disposizione e cresciuta in giudicato (art. 14 cpv. 3 Reg LCAMal) pari a CHF 46'627.-- che corrisponde ad 1/15 di CHF 681'381.-- cui si assomma la sostanza di __________ per un importo di CHF 1'202.--. Da questo importo vanno dedotti i premi medi d’assicurazione riconosciuti con il DE 3 ottobre 2012 (RL 6.4.6.1.6.) fissati in CHF 4'908.-- per il signor RI 1 e per la moglie ed in CHF 4'525.-- per il figlio _________ per un totale di 14'341.-- (la Cassa ha riconosciuto la deduzione di un franco in più: 14'342.--). Il SSAM ha ammesso poi la deduzione dei contributi obbligatori ed interessi passivi per ulteriori CHF 8'971.-- per giungere ad un reddito disponibile di riferimento di CHF 124'805.-- che supera decisamente il limite di reddito che consente l’attribuzione del sussidio massimo (come visto: CHF 35'164.--). Quanto eseguito dall’amministrazione è dunque corretto e va confermato. 2.7.   La Cassa ha determinato l’importo che l’UR deve mettere in concreto a contribuzione per il pagamento dei premi in applicazione dell’art. 36 LCAMal. La norma prevede letteralmente quanto segue: " Oltre il limite di cui all’art. 35, la parte di reddito supplementare da destinare al finanziamento dei premi è definita come segue: "

a)   persone sole senza figli: 20% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35;

b)   persone sole con figli: 8% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35;

c)   persone coniugate senza figli: 21% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35;

d)   persone coniugate con figli: 13% del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35." Come hanno evidenziato le parti nei loro allegati il tenore di questa norma è stato cambiato nel corso dell’anno 2013. Come rammenta la nota posta in calce alla norma nella sua pubblicazione nella RL (e recante il n. 77) l’articolo di legge è stato modificato dalla legge del 25 novembre 2013 con sua entrata in vigore retroattiva al 1 gennaio 2013 (BU 2014, 9). Il tema della retroattività di questa norma e comunque del RD che supera il 50% del limite di cui all’art. 35 LCAMal è stato oggetto di approfondita analisi nella STCA 36.2013.28 in re V.M. del 5 dicembre 2013 dove questa Corte ha evidenziato quanto segue: " In merito al tema che si pone in concreto relativo alla interpretazione delle norme dell'art. 35 e 36 LCAMal va ricordato, come ha fatto il TF nella sentenza 12 dicembre 2011 8C_311/2011 (pubblicata in DTF 138 V 50 e segg.) al considerando 4 che, di principio, la legge va interpretata secondo il suo senso letterale. Se il testo non è chiaro e se più interpretazioni sono possibili occorre ricercare la volontà reale del legislatore. (…) L'interpretazione del testo di legge ha quale scopo quello di determinare con precisione il senso della regola. Il compito del giurista in genere e del giudice, che deve applicare le norme, è quello di stabilire a quale situazione di fatto concreta la norma – con le conseguenze in essa contenuta – debba applicarsi: Non si dimentichi che il giudice non é semplicemente “la bocca che ripete le parole della legge” (Montesquieu, L’ésprit des lois, 1777, Libro XI capitolo VI) ma deve provvedere ad interpretare le norme, a comprenderne senso, portata, applicabilità alla situazione concreta che gli si presenta di fronte. Per ciò fare il giudice deve partire dal senso letterale e quindi dall'espressione utilizzata dal legislatore. Il primo metodo interpretativo è, infatti, quello grammaticale che costituisce l' "Ausgangspunkt jeder Auslegung" (Häfelin/Haller/Keller, op.cit. n° 91). La giurisprudenza federale, su questo aspetto, è chiara: " Ausgangspunkt jeder Auslegung bildet der Wortlaut der Bestimmung. Ist der Text nicht ganz klar und sind verschiedene Interpretationen möglich, so muss nach seiner wahren Tragweite gefragt werden unter Berücksichtigung aller Auslegungselemente. Abzustellen ist dabei namentlich auf die Entstehungsgeschichte der Norm und ihren Zweck sowie auf die Bedeutung, die der Norm im Kontext mit anderen Bestimmungen zukommt. Die Gesetzesmaterialien sind zwar nicht unmittelbar entscheidend, dienen aber als Hilfsmittel, um den Sinn der Norm zu erkennen." (DTF 131 II 697 e 4.1.) In effetti dal testo chiaro usato dal legislatore ci si può scostare soltanto " wenn triftige Gründe dafür bestehen, dass er nicht den wahren Sinn der Bestimmung wiedergibt. Solche triftigen Gründe können sich aus der Entstehungsgeschichte, aus dem Sinn und Zweck der Vorschrift und aus dem Zusammenhang mit anderen Normen ergeben." (Häfelin/Haller/Keller, op.cit., 4° 92). In questo senso la giurisprudenza del TF che in DTF 131 II 217 ss., pag. 221 consid.  2.3 rileva: " Nach der Rechtsprechung darf die Auslegung vom klaren Wortlaut eines Rechtssatzes nur dann abweichen, wenn triftige Gründe dafür bestehen, dass er nicht den wahren Sinn der Bestimmung wiedergibt. Solche triftigen Gründe können sich aus der Entstehungsgeschichte, aus dem Sinn und Zweck der Vorschrift und aus dem Zusammenhang mit anderen Gesetzesbestimmungen ergeben. Entscheidend ist danach nicht der vordergründig klare Wortlaut einer Norm, sondern der wahre Rechtssinn, welcher durch die anerkannten Regeln der Auslegung zu ermitteln ist. Auch Bundesgesetze sind einer Auslegung wider den Wortlaut zugänglich. Art. 191 BV setzt dem nur insoweit Schranken, als er verbietet, vom klaren Wortlaut und vom Sinn und Zweck einer Vorschrift abzugehen, um diese in den Rahmen der Verfassung zu stellen. Der Wortlaut allein aber stellt kein Hindernis dar, selbst wenn er klar ist. Bestehen triftige Gründe dafür, dass er den wahren Rechtssinn einer Vorschrift - die ratio legis - nicht wiedergibt, ist es nach dem Gesagten zulässig, von ihm abzuweichen und die Vorschrift entsprechend zu deuten, insbesondere dann, wenn der wahre Rechtssinn entgegen dem Wortlaut verfassungskonform erscheint (BGE 111 Ia 292 E. 3b S. 297; BGE 131 II 13 E. 7.1, mit Hinweisen)." Nell'ambito dell'interpretazione grammaticale il punto di partenza del giudice, come indicato, è il testo legale stesso, ciò che comprende anche l'eventuale marginale. Per l'interpretazione di norme federali si fa capo alle redazioni nelle diverse lingue nazionali con il rilievo che alcuna ha la priorità sulle altre (Häfelin/Haller/Keller, op.cit., n° 95 e DTF 125 UI 402). L'attività interpretativa del giudice deve quindi considerare, oltre il testo normativo, e nella misura in cui lo stesso non sussidi pienamente, anche la sistematica della regola. La cosiddetta "systematische Auslegung" ossia la determinazione della portata e del senso preciso della norma alla luce della sua relazione con le altre norme del corpo legislativo in discussione. Un esempio illuminante di questo metodo interpretativo è consegnato dalla giurisprudenza in DTF 105 Ib 225 consid. 3b con cui, nella trattazione di un caso di acquisizione della cittadinanza, il concetto di domicilio è stato collegato dal TF non alla LCit stessa (art. 36) ma all'art. 23 CCS. Il TF così si è espresso in merito all'uso della sistematica della legge: " Eine systematische Betrachtung des Bürgerrechtsgesetzes ergibt, dass es unter I. den "Erwerb und Verlust (des Schweizer Bürgerrechts) von Gesetzes wegen" und unter II. den "Erwerb und Verlust durch behördlichen Beschluss" regelt. II.A. trägt den Titel: "Erwerb durch Einbürgerung". Unter diesem Titel werden in den Art. 12 bis 41 die folgenden Materien behandelt: "a. Ordentliche Einbürgerung" (Art. 12-17), "b. Wiedereinbürgerung" (Art. 18-25), "c. Erleichterte Einbürgerung" (Art. 26-31) und "d. Gemeinsame Bestimmungen" (Art. 32-41). Beim Art. 36 BüG handelt es sich demnach um eine gemeinsame Bestimmung des Erwerbs durch Einbürgerung. Aufgrund ihrer Stellung im Gesetz kann diese Bestimmung daher lediglich auf die ordentliche Einbürgerung, die Wiedereinbürgerung und die erleichterte Einbürgerung Anwendung finden, nicht aber auf den Erwerb und Verlust des Bürgerrechts von Gesetzes wegen (so auch OSWALD/STEINER, Bundesgesetz über Erwerb und Verlust des Schweizer Bürgerrechts, Zürich 1953, S. 35; BURGER, Die erleichterte Einbürgerung, Diss. Bern 1971, S. 60). Anders verhielte es sich, wenn sich diese Bestimmung am Anfang oder an Schluss des Gesetzes unter dem Titel "Gemeinsame Bestimmungen" befinden würde.Eine andere Frage ist, ob der Gesetzgeber mit der in Art. 36 BüG verwendeten Formulierung "als Wohnsitz im Sinne dieses Gesetzes gilt..." die Bedeutung der Bestimmung weiter fassen wollte, als es deren Stellung im Gesetz nahelegen würde; diese Frage kann indessen nicht mit der systematischen Auslegungsmethode beantwortet werden." Per la determinazione del senso della norma il giudice può ricorrere all'interpretazione storica od all'interpretazione teleologica ossia la "Zweckvorstellung, die mit einer Rechtsnorm verbunden ist" (Häfelin/Haller/Keller, op.cit. n° 120). Secondo i medesimi autori: " Der Wortlaut einer Norm soll nicht isoliert, sondern im Zusammenhang mit den Zielvorstellungen des Gesetzgebers betrachtet werden. Dabei ist aber nicht allein der Zweck, den der historische Gesetzgeber einer Norm gegeben hat, massgeblich; vielmehr kann sich der Zweck einer Norm in gewissem Rahmen wandeln und von zeitgebundenen historischen Vorstellungen abheben. Die teleologische Auslegung kann sich also je nach Fall sowohl mit der historischen wie auch mit der zeitgemässen Auslegung verbinden. (…)Immer aber muss der Zweck in der Norm selbst enthalten sein; unzulässig ist es, normfremde Zwecke in die Norm hineinzulegen." (op.cit. n° 121 e 122) Per un esempio di questa modalità di interpretazione si faccia riferimento alla DTF 117 Ia 387 consid. 3 dove il TF era confrontato con l'interpretazione dell'art. 6 CEDU con riferimento all'esclusione del pubblico dalla sala del processo penale. In quella sentenza la nostra Alta Corte ha ritenuto come un passaggio del testo dalla norma non fosse felicemente espresso andando conseguentemente ad esaminare quali fossero gli intendimenti e la volontà del legislatore. La dottrina ci ricorda anche, per questa modalità di interpretazione delle norme, che " Auch bei der teleologischen Auslegung ist der Ausgangspunkt stets der Wortlaut der auszulegenden Norm. Jedoch kann gemäss der ständigen Rechtsprechung des Bundesgerichts vom Wortlaut abgewichen werden, wenn triftige Gründe für die Annahme vorliegen, dass der Wortlaut nicht dem Sinn der Norm entspricht. Gerade bei der Auslegung gegen den Wortlaut kommt der Besinnung auf den Zweck einer Gesetzesbestimmung eine vorrangige Bedeutung zu." (Häfelin/Haller/Keller, op. cit., n. 124) L'Alta Corte ammette un'interpretazione teleologica che si scosta dal testo legale in casi rari ed in situazioni particolari; lo ha fatto nella sentenza DTF 131 II 217 in materia di LAVI dove ha considerato che, contrariamente al testo della legge concernente l'aiuto alle vittime di reati, le prestazioni ricevute dalla vittima a titolo di risarcimento del danno materiale devono essere dedotte dall'indennità anche quando siano già state considerate nel calcolo dei redditi determinanti secondo la legge federale sulle prestazioni complementari all'assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e l'invalidità. La dottrina tende ad evidenziare comunque che questi casi sono rari e debbano rimanere l'eccezione, essendo possibile provvedere in tal modo: " wenn der Zweck eindeutig feststeht und diesem Zweck innerhalb der rechtlichen Regelung eine grosse Bedeutung zukommt. (Häfelin/Haller/Keller, op. cit., n. 126) Nel caso concreto la modifica di una norma (art. 35 cpv. 2 LCAMal), cui rimanda l'art. 36 LCAMal, e l'assenza di una modifica di quest'ultima norma, rilevato poi l'ulteriore rinvio dell'art. 35 cpv. 2 LCAMal all'art. 10 Laps in uno con l'interpretazione data dall'amministrazione in concreto, impongono una verifica del senso della norma e della sua applicabilità concreta. (…) Per chiarire il motivo per il quale, a fronte della modifica legislativa posta in essere come descritto, la Cassa abbia  applicato la percentuale dell'art. 36 LCAMal al reddito che supera il 50% del limite Laps e non invece l'intero reddito determinato come impone l'art. 35 cpv. 2 LCAMal, il Tribunale cantonale delle Assicurazioni – come descritto nelle considerazioni relative ai fatti – ha dapprima interpellato la Cassa (il 7 agosto 2013 doc. IX) e quindi indetto un’udienza e sentito, il 3 ottobre 2013, i responsabili della Cassa (doc. XVIII). Alla luce degli accertamenti svolti può essere qui ritenuto come il legislatore abbia modificato l'art. 35 cpv. 2 LCAMal che, per la RIPAM riferita all’anno 2013, ha il seguente tenore: B.  Limite di reddito per la riduzione massimo di premio Art. 35 Il limite di reddito disponibile di riferimento per la determinazione dell'importo normativo massimo di riduzione dei premi LAMal è differenziato a dipendenza della dimensione dell'unità di riferimento. Esso si estende fino al limite di fabbisogno, senza computo della pigione, ai sensi della legge sull'armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps) del 5 giugno 2000. Il legislatore non ha invece modificato in alcun modo l'art. 36 LCAMal per l'anno 2013, mentre l’esecutivo ha proposto soltanto il 24 settembre 2013 con Messaggio 6851 (doc. XVIII/2) una modifica “formale” (come ricordato dal Direttore della Cassa Cantonale di Compensazione AVS AI IPG in corso dell’udienza del 3 ottobre 2013) della norma rapportando le percentuali dell’art. 36 LCAMal (tutte) al reddito disponibile che supera “ il 50% del limite di cui all’art. 35” . L'estensione del reddito disponibile (calcolato in maniera semplificata) che conferisce il diritto alla RIPAM massima, secondo il modificato art. 35 cpv. 2 LCAMal, assomma all'intero importo determinato conformemente all'art. 10 cpv. 3 Laps. La Cassa ritiene però, in caso di superamento di detto limite, che il RDS che va messo a contribuzione per pagare il premio è quello che supera il 50% dell'importo dell'art. 10 Laps. Questa interpretazione delle norme (art. 36 in relazione con l'art. 35 cpv. 2 LCAMal), emergerebbe, secondo la Cassa, con sufficiente chiarezza dalla documentazione prodotta dall'amministrazione stessa ed annessa al doc. XIII, e meglio come evocato nello scritto 9 aprile 2013 del Consiglio di Stato alla Commissione della gestione e delle finanze del Gran Consiglio (doc. XIII/4) con cui si indica come: " Coerentemente con la volontà del Parlamento di formalizzare i miglioramenti decisi dal Consiglio di Stato per i bassi redditi nel settore della riduzione di premio (cioè per gli assicurati con un reddito disponibile inferiore o uguale al 100% del limite di fabbisogno minimo, senza computo della pigione, ai sensi della Laps), si è modificato l'art. 35 cpv. 2 LCAMal (vedi rapporto CGF del 4 dicembre 2012 n. 6689R, capitolo 2.2) che è entrato in vigore il 1° gennaio 2013. In  considerazione dei semplici rinvii alla disposizione modificata contenuti nell'art. 36 LCAMal, quest'ultima norma avrebbe dovuto essere oggetto, per motivi di tecnica legislativa, di un contestuale e conseguente adeguamento." (doc. XIII/4) Come indicato, ad oggi e comunque per l'anno 2013, una tale modifica, che la Cassa ritiene formale, non è stata attuata. Ne discende che, da un profilo prettamente letterale, per l'art. 35 cpv. 2 LCAMal il limite massimo per l'ottenimento della massima RIPAM si estende fino al limite di fabbisogno (senza computo della pigione) fissato dalla Laps mentre in virtù dell'art. 36 LCAMal i redditi che vanno "Oltre il limite di cui all'art. 35" devono contribuire al pagamento del premio e vanno considerati, secondo precise percentuali, e portati in deduzione dell'importo del sussidio. Il giudice delegato ha chiesto spiegazioni in merito alla Cassa, e la stessa, nel suo scritto 30 agosto 2013 (doc. XIII), ha evidenziato che: " (…) La volontà del Consiglio di Stato, della Commissione della gestione e delle finanze del Gran Consiglio e del Parlamento non è mai stata quella di modificare la formula di calcolo della RIPAM per le persone con un reddito disponibile superiore al 100% del limite di fabbisogno minimo, senza pigione, ai sensi Laps, rispetto a quella in vigore per la RIPAM dell'anno 2012. (…)" (doc. XIII) Vista la lacunosa spiegazione e la divergenza in essere tra testo legislativo e l’interpretazione dello stesso da parte dell'amministrazione che ha ritenuto la volontà del legislatore, come emergerebbe dagli annessi prodotti con lo scritto doc. XIII (in particolare dai calcoli eseguiti all’attenzione della Commissione della Gestione e delle finanze del Gran Consiglio scritto 27 novembre 2012 CDS/Commissione Gestione doc. XIII/2), il Tribunale cantonale delle Assicurazioni ha voluto approfondire il tema indicendo l'udienza del 3 ottobre 2013. In quella sede è stata evidenziata la reale volontà del legislatore relativa alla modifica dell’art. 35 cpv. 2 LCAMal e l’influenza della stessa sull’art. 36 LCAMal; ciò che si ritrova nel Messaggio 6851 del 24 settembre 2013 (doc. XVIII/2) relativo (anche) alla modifica (formale) dell'art. 36 LCAMal e quindi della volontà in esso contenuta di rendere letteralmente conforme il testo legale alla  volontà del Parlamento, e prima ancora del Governo, di non estendere eccessivamente il riconoscimento della RIPAM allargando la cerchia dei beneficiari ma aiutando maggiormente gli assicurati più bisognosi. Tale volontà emerge chiaramente dai dibattiti parlamentari avvenuti il 17 dicembre 2012 (doc. XVIII/1) in particolare relativi alla modifica del coefficiente di finanziamento cantonale del sussidio. In specie negli interventi dei deputati Gianora, Guidicelli e del Direttore del DSS Beltraminelli, anche se in maniera non esplicita. Il senso e la portata delle norme in questione appare anche dallo scritto 27 novembre 2012 del Consiglio di Stato destinato alla Commissione della gestione, e da questa integrato nelle sue proposte, da cui emerge, in maniera implicita nei calcoli e nelle cifre proposte, la fissazione del limite del 50% del RD oltre il quale le percentuali dell’art. 36 LCAMal iniziano ad applicarsi se il RD superiore al fabbisogno (doc. XIII/2). Nel rapporto di maggioranza del 12 novembre 2013 della Commissione della gestione e delle finanze del Gran Consiglio sul già citato Messaggio n. 6851 figura la seguente indicazione: " Si tratta di un adeguamento formale, già anticipato a questa Commissione dal Consiglio di Stato con la sua corrispondenza del 9 aprile 2013 (vedi risoluzione governativa n. 1658 del 9 aprile 2013), che essa interessa l'art. 36 LCAMal e che corrisponde alla volontà politica espressa da questa Commissione con il suo rapporto del 4 dicembre 2012 sul messaggio n. 6689." Anche nel Rapporto di minoranza del 12 novembre 2013 della Commissione della gestione e delle finanze, tale modifica formale viene approvata: " La modifica formale che interessa l'art. 36 LCAMal e che corrisponde alla volontà politica espressa dal Parlamento con l'approvazione del rapporto del 4 dicembre 2012 sul messaggio n. 6689 è approvata anche dalla minoranza commissionale e può entrare in vigore secondo le indicazioni governative." Questo Tribunale non può esimersi dal criticare il fatto che una divergenza tra lettera della norma e volontà del legislatore sia stata lasciata in essere per tutto il 2013, creando dubbi interpretativi che in un ambito così delicato e sensibile socialmente, non debbono essere lasciati. La conclusione cui è pervenuta la Cassa, e quindi l'interpretazione delle norme secondo la reale volontà del legislatore, va confermata in questa sede e deve prevalere. L’interpretazione della norma secondo la (sufficientemente chiara) volontà del legislatore deve quindi essere ammessa e condivisa. In effetti l’art. 35 cpv. 2 LCAMal, applicabile ai sussidi 2013, prevede che la RIPAM massima venga concessa a coloro che hanno un RDS inferiore (o uguale) fabbisogno secondo l'art. 10 Laps  (senza computo della pigione) mentre l'applicazione della riduzione del sussidio per la doverosa messa a contributo del reddito secondo le percentuali dell'art. 36 LCAMal deve iniziare con il superamento del 50% del fabbisogno se il RD superiore al fabbisogno stesso. Con questa interpretazione la manifestata volontà di aiutare i meno favoriti è effettivamente conseguita nonostante la stessa non si sia riverberata in una norma chiara ed esplicita. L'interpretazione secondo la volontà del legislatore palesa quindi l'intenzione di favorire i redditi più modesti riuscendo comunque a coniugare un contenimento della spesa complessiva e deve qui prevalere anche se ciò, come ammesso dal Direttore della Cassa sentito in corso dell’udienza del 3 ottobre 2013, comporta la reintroduzione di una soglia di reddito che il legislatore intendeva, con il primordiale progetto di legge, eliminare (rispetto al diritto previgente) con l’adozione di un modello lineare. Questa reintroduzione di un effetto soglia va anche a contraddire la volontà iniziale di conseguire una uguaglianza orizzontale tra gli assicurati. Più che la coerenza del sistema e la sua linearità, nel ragionamento mal espresso (e meglio: non esplicito) del legislativo, è prevalso il desiderio di aggiustamento del sistema per favorire i redditi più modesti evitando però parallelamente  una crescita (che sarebbe stata significativa economicamente) della spesa complessiva. Si pensi infatti che l'applicazione delle norme secondo il loro senso letterale avrebbe causato al cantone una maggiore spesa “di diversi milioni di franchi” (doc. XVIII pag. 3) difficilmente sopportabile per casse esauste come quelle ticinesi. Come indicato la coerenza del sistema viene intaccata dall’introduzione di un effetto soglia le cui conseguenze sono facilmente desumibili dall’esempio seguente: se una UR dispone di un RDS sino a CHF 26'052.-- (che per l’ipotesi di due adulti coniugati e senza figli costituisce il tetto del fabbisogno Laps) beneficia dell’importo massimo della RIPAM (normativo) pari ai valori dei PMR cumulati dall’UR ossia CHF 9'816.--. Se invece lo stesso nucleo dispone di un reddito superiore di un solo franco deve mettere a contribuzione la somma che esorbita il 50% del RDS. Nel nostro esempio con un RDS di CHF 26'053.--, la RIPAM ammonta a: {9'816 – [26'053 – 50% (26'052) x 21%]} = CHF 7'080.35 Quindi un solo franco di RDS superiore al fabbisogno pieno comporta una diminuzione reale della RIPAM (normativa) di CHF 2'735.65 rispetto a quella massima. Non è certo questa soluzione che rispetta i precetti di linearità, proporzionalità, ed equità orizzontale (oltre che verticale) esposti nel messaggio che ha accompagnato le norme entrate in vigore il 1° gennaio 2012; nonostante ciò questo Tribunale ritiene di dovere interpretare le norme in questione secondo la volontà che il legislatore ha manifestato in maniera sufficientemente chiara." Da quanto precede discende che la modifica della norma intervenuta con la legge del 25 novembre 2013, ed avente effetto retroattivo al 1° gennaio 2013, non ha fatto altro che ratificare l’interpretazione della norma stessa eseguita dalla giurisprudenza di questo TCA. 2.8.   Visto quanto precede occorre allora verificare il calcolo dell’amministrazione partendo dal RD fissato in CHF 124'805.-- e secondo la formula correttamente riportata dall’amministrazione nella sua decisione a p. 6. I premi medi di riferimento (che sono stati indicati in precedenza con la differenza di CHF 1.-- in favore del ricorrente) assommano a CHF 14'342.-- (recte: 14'341.--), il limite del reddito che consente l’attribuzione della RIPAM massima è di CHF 35'164.-- (come indicato nelle considerazioni che precedono) e la quota di partecipazione al finanziamento è determinata dall’art. 36 litt. d LCAMal nel 13%. Il coefficiente cantonale di finanziamento è determinato secondo l’art. 37 cpv. 1 litt. b LCAMal nel 70%. Il valore che ne risulta deve essere rapportato ad 8 mesi su 12 dell’anno. Il calcolo dell’amministrazione si rivela corretto e va pienamente condiviso. 2.9.   Nelle sue motivazioni il ricorrente lamenta il fatto che le norme cantonali di applicazione non rispettino la preminenza del diritto federale come impone l’art. 49 Cost. Fed. siccome non gli concederebbero il 50% dell’importo del premio del figlio __________ come impone l’art. 65 cpv. 1 bis LAMal. 2.10.   In merito alla natura del diritto cantonale che regola la RIPAM va ribadito qui che, per volontà del legislatore chiara (come i TF ha indicato ripetutamente: a titolo d’esempio si vedano le DTF 136 I 220; 131 V 202 e 125 V 183 rispettivamente 124 V 298 nonché le DTF 8C_612/2013 e 8C_614/2013 del 30 dicembre 2013) le regole cantonali non debbono violare la preminenza del diritto federale. In DTF 136 I 220 consid. 6.1. il TF così si esprime: " Der Grundsatz der derogatorischen Kraft des Bundesrechts nach Art. 49 Abs. 1 BV schliesst in Sachgebieten, welche die Bundesgesetzgebung abschliessend regelt, eine Rechtsetzung durch die Kantone aus. In Sachgebieten, die das Bundesrecht - wie bei der Prämienverbilligung - nicht abschliessend ordnet, dürfen Kantone nur solche Vorschriften erlassen, die nicht gegen Sinn und Geist des Bundesrechts verstossen und dessen Zweck nicht beeinträchtigen (ZBl 109/2008 S. 311, 2P.229/2006 E. 3). Die kantonalen Bestimmungen über die Prämienverbilligung müssen sich somit an Sinn und Geist des KVG halten und dürfen den mit der Prämienverbilligung angestrebten Zweck nicht vereiteln (BGE 122 I 343 E. 4a S. 349; GEBHARD EUGSTER, Krankenversicherung, in: Soziale Sicherheit, SBVR Bd. XIV, 2007, S. 764 Rz. 1071; URS CH. NEF, Die Prämienverbilligung in der Krankenversicherung, in: LAMal - KVG, Recueil de travaux en l'honneur de la société suisse de droit des assurances, 1997, S. 489)." In sostanza il legislatore federale ha concesso ai cantoni di determinare il concetto di condizioni economiche modeste dell’art. 65 cpv. 1 LAMal. Con l’introduzione del cpv. 1 bis della medesima norma il legislatore federale ha voluto imporre ai cantoni unicamente di versare importi incidenti e sufficientemente significativi per favorire non solo gli assicurati viventi in disagio economico ma anche per le famiglie di ceto medio. La definizione del concetto di condizione economica modesta è stato lasciato, anche in questa costellazione, sempre alla legislazione cantonale. Nel Messaggio di accompagnamento della modifica legislativa qui in discussione (pubblicata in FF 2004 3869) e nella bozza di legge (FF 2004 3895) il Consiglio federale aveva proposto di cambiare radicalmente il sistema di riconoscimento e versamento delle riduzioni dei premi. Il progetto non è stato però seguito da Parlamento e ne è rimasta la norma discussa dal ricorrente che, come detto, impone solo che per i redditi medi e bassi i Cantoni riducono di almeno il 50 per cento i premi dei minorenni e dei giovani adulti in periodo di formazione. Come indicato però la definizione di questi redditi medi e bassi il cantone è pienamente autonomo. Il sistema scelto in Ticino prevede in sostanza di andare oltre ai limiti fissati nel diritto federale poiché il modello voluto è un sistema che calcola in base a percentuali ed i valori che decrescono quanto più aumenta il reddito a disposizione. In sostanza anche per le classi di reddito che non possono francamente essere considerate medie, tra le quali non può non essere annoverato il ricorrente alla luce del significativo reddito, dell’importante sostanza e della pochezza degli oneri ipotecari in uno con un significativo valore locativo, viene ammesso il versamento di un importo a sussidio del pagamento del premio LAMal. In fondo il cantone avrebbe potuto limitare ad importi di reddito e sostanza inferiori la definizione di “redditi medi” escludendo situazioni economiche quali quella del ricorrente che aderisce maggiormente alla definizione di condizione economica agiata. Si ricorda qui che, in virtù delle previgenti norme cantonali, la sostanza detenuta dal ricorrente sarebbe stata preclusiva del diritto a percepire qualsiasi aiuto statale. 2.11.   Alla luce di quanto precede, il ricorso va respinto senza carico di tassa di giustizia e spese al ricorrente e senza il carico di ripetibili. Le vie di ricorso contro il presente giudizio sono indicate nel dispositivo. Per questi motivi dichiara e pronuncia

1.   Il ricorso é respinto .

2.   Non si prelevano tasse e spese e non si attribuiscono ripetibili in questa sede.

3.   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta. Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni Il presidente                                                          Il segretario Daniele Cattaneo                                                 Gianluca Menghetti