Ricorso per denegata giustizia contro l'Ufficio dei contributi, settore assicurati sospesi, che ha rifiutato ad un assicurato sotto curatela di emanare una decisione sull'assunzione dei debiti in essere fino al 31.12.2011, in applicazione dell'art. 83b LCAMal in vigore dal 1° gennaio 2012
Erwägungen (1 Absätze)
E. 36 cons. 1b).
2.2. Per l’art.
76 della legge di applicazione della Legge federale sull’assicurazione malattie
(LCAMal), contro le decisioni emesse in virtù della LCAMal è data facoltà di
reclamo all’organo amministrativo che le ha emesse entro 30 giorni dalla
notificazione. E’ applicabile la Legge di procedura per le cause amministrative
(cpv. 1). Contro le decisioni su reclamo di cui al cpv. 1, è data facoltà di
ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni entro 30 giorni dalla
notificazione (cpv. 2).
Per
l’art. 45 LPamm l’Autorità di ricorso può essere adita in ogni stadio della
procedura per denegata o ritardata giustizia. Allo stesso modo l’art. 2 della
Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle
assicurazioni (Lptca) prevede che il ricorso può essere interposto anche se
l’assicuratore o l’autorità competente, nonostante la domanda dell’assicurato,
non emana una decisione oppure una decisione su opposizione o su reclamo.
2.3. Per costante
giurisprudenza del Tribunale Federale, vi è diniego di giustizia qualora
un'autorità giudiziaria od amministrativa non si occupi di una domanda, per la
cui risoluzione essa é competente (DTF 114 V 147 cons. 3a e riferimenti ivi menzionati).
Sempre secondo la giurisprudenza vi è diniego di giustizia nel caso in cui
l'autorità competente si dimostri certo pronta ad emanare una decisione, ma ciò
non avviene entro un termine che appare adeguato, tenuto conto della natura
dell'affare nonché dell'insieme delle altre circostanze (DTF 107 Ib 164 cons.
3b e riferimenti). Irrilevanti sono le ragioni che hanno determinato il diniego
di giustizia. Decisivo per l'interessato è unicamente il fatto che l'autorità
non abbia agito, rispettivamente, non abbia agito in maniera tempestiva (DTF
108 V 20 cons. 4c, 103 V 195 cons. 3c). Nel giudicare l'esistenza di una
ritardata giustizia, si deve procedere ad una valutazione delle circostanze
oggettive. Vi è, quindi, ritardata giustizia quando le circostanze che hanno
condotto ad un prolungamento della procedura non appaiono oggettivamente
giustificate (DTF 103 V 195 cons. 3c in fine). Criteri rilevanti sono,
segnatamente, la natura della procedura, la difficoltà della materia ed il
comportamento dell'interessato (DTF 125 V 188; VPB 1983 n. 150 p. 527 e EuGRZ
1983 p. 483). Il principio secondo cui la procedura innanzi al Tribunale
cantonale delle assicurazioni deve essere semplice e spedita è espressione di
un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali e vale, perciò,
anche nell'ambito della procedura amministrativa (DTF 110 V 61 consid.
4; cfr. pure Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, p. 243 n. 509).
Dottrina e giurisprudenza hanno stabilito che una ritardata
giustizia può essere ammessa soltanto allorquando la competente autorità
protrae più del dovuto la trattazione di un affare. Ciò non è il caso se essa
prende dei provvedimenti positivi, ad esempio dei provvedimenti probatori
supplementari. Se l'autorità si sia occupata di una vertenza senza notevole
ritardo, una violazione della Costituzione può essere ammessa soltanto se
determinati provvedimenti sono stati presi abusivamente (Meyer, Das Rechtsverzögerungsverbot
nach Art. 4 BV, tesi Berna 1985, p. 78 e riferimenti giurisprudenziali). In una
sentenza del 25 giugno 2003 nella causa I 841/02, pubblicata in DTF 129 V pag.
411 e seg., l’allora TFA ha ammesso l'esistenza di un ritardo ingiustificato a
carico dell'Ufficio AI e della Commissione federale di ricorso in materia di
AVS/AI, trattandosi di una procedura durata globalmente più di 10 anni (dal
momento in cui è stata presentata la domanda di prestazioni a quello in cui è
stata resa la sentenza impugnata). Nella DTF 125 V 188ss., l’allora TFA ha
invece negato l'esistenza di un ritardo ingiustificato, trattandosi di un assicuratore
malattie che, trascorsi meno di 4 mesi dal momento in cui l'assicurato ha
interposto opposizione, non aveva ancora proceduto ad emanare la decisione di
sua competenza. In RAMI 1997 U 286, p. 339s., la Corte federale ha riconosciuto
una ritardata giustizia a carico di un tribunale cantonale che era rimasto
completamente inattivo nei riguardi di una causa pendente da 42 mesi e
suscettibile di essere giudicata da 27 mesi (ossia a partire dall'evasione di
un atto di ricusa).
Nella
sentenza del 20 settembre 1995, causa A.L. del Tribunale TC Argovia, è stata
riconosciuta una ritardata giustizia, poiché un'autorità aveva atteso più di 9
mesi prima di procedere ad ordinare un'ulteriore perizia (
Kieser
, Das Verwaltungsverfahren in der
AHV und IV in: Schaffhauser/Schlauri, Verfahrensfragen in der
Sozialversicherung, San Gallo 1996, p. 92s.). Nel caso giudicato il 22 giugno
1998 dal TC Nidwaldo l'amministrazione è stata (soltanto) biasimata per aver
lasciato trascorrere più di un anno senza prendere alcuna decisione dopo
ricezione di una perizia (Plädoyer 6/1998, p. 67). Il TFA ha stabilito, in una
sentenza pubblicata in SVR 2001 KV 38, p. 109 s., che l'oggetto di un ricorso
per denegata o ritardata giustizia é soltanto la verifica del preteso diniego o
del preteso ritardo: il tribunale non può, quindi, decidere in merito alle
prestazioni. Le prestazioni assicurative materiali, in effetti, non
costituiscono l'oggetto litigioso di questa procedura. Il TF ha ripreso gli
stessi principi in un recente giudizio in materia di assicurazione infortuni
(DTF 22 febbraio 2010 inc. 8C_613/2009) dove ha ricordato la necessità di ossequio
del precetto di celerità in particolare per le decisioni di prima istanza. Si
veda anche la sentenza cantonale di Ginevra pubblicata in SJ 2010 Pag. 297 in particolare cons.
3.1. pag. 301 secondo cui:
"
Selon la jurisprudence, l'autorité qui ne traite pas un grief
relevant de sa compétence, motivé de façon suffisante et pertine
nte
pour l'issue du litige commet un déni de justice formel proscrit par l'
art. 29 al. 1 Cst.
(
ATF 134 I 229 c. 2.3 p.
232
;
ATF 117 Ia 116 c. 3a p.
117
et les références). De même, la
jurisprudence a déduit du droit d'être entendu de l'
art. 29 al. 2 Cst.
l'obligation pour l'autorité de motiver sa décision, afin que
l'intéressé puisse se rendre compte de la portée de celle-ci et l'attaquer en
connaissance de cause. La motivation d'une décision est suffisante lorsque
l'autorité mentionne, au moins brièvement, les motifs qui l'ont guidée et sur
lesquels elle a fondé son raisonnement. L'autorité ne doit toutefois pas se
prononcer sur tous les moyens des parties; elle peut se limiter aux questions
décisives (
ATF 130 II 530 c. 4.3 p.
540
et les arrêts cités)."
In DTF 130 I 312 e segg. richiamata nelle motivazioni appena
riprodotte, il TF ha, più esplicitamente, specificato che:
"
Selon l'
art. 29 al. 1 Cst.
,
toute personne a droit, dans une procédure judiciaire ou administrative, à ce
que sa cause soit traitée équitablement et jugée dans un délai raisonnable. Le
caractère raisonnable ou adéquat du délai s'apprécie au regard de la nature de
l'affaire et de l'ensemble des circonstances, selon un principe déjà fixé sous
l'empire de l'
art.
4 al. 1 aCst.
(ATF 125 V 188 consid.
2a p. 191/192; ATF 117 Ia 193 consid. 1c p. 197; ATF 107 Ib 160 consid. 3b p.
164/165).
A l'instar de l'
art. 6 par. 1 CEDH
- qui n'offre, à cet égard, pas une
protection plus étendue que les garanties constitutionnelles nationales (ATF
114 Ia 179 ss; Hottelier, op. cit., p. 810 ch. 5 in fine) - l'
art. 29 al. 1 Cst.
consacre le principe de la célérité en ce
sens qu'il prohibe le retard injustifié à statuer. L'autorité viole cette
garantie constitutionnelle lorsqu'elle ne rend pas la décision qu'il lui
incombe de prendre dans le délai prescrit par la loi ou dans un délai que la
nature de l'affaire, ainsi que toutes les autres circonstances, font apparaître
comme raisonnable (ATF 119 Ib 311 consid.
5 p. 323 ss;
JÖRG PAUL MÜLLER, Grundrechte in der Schweiz, 3e éd., p. 505 ss; HAEFLIGER/SCHÜRMANN,
op. cit., p. 200 ss; HOTTELIER, op. cit., p. 810/ 811).
5.2
Le caractère
raisonnable de la durée de la procédure s'apprécie en fonction des
circonstances particulières de la cause, lesquelles commandent généralement une
évaluation globale. Entre autres critères sont notamment déterminants le degré
de complexité de l'affaire, l'enjeu que revêt le litige pour l'intéressé ainsi
que le comportement de ce dernier et celui des autorités compétentes (ATF 124 I
139 consid. 2c p 142; ATF 119 Ib 311 consid. 5b p. 325 et les références indiquées).
A cet égard, il appartient au justiciable d'entreprendre ce qui est en son
pouvoir pour que l'autorité fasse diligence, que ce soit en l'invitant à
accélérer la procédure ou en recourant, le cas échéant, pour retard injustifié
(ATF 107 Ib 155 consid. 2b et c p. 158 s.). Le comportement du justiciable
s'apprécie toutefois avec moins de rigueur en procédure pénale et
administrative que dans un procès civil, où les parties doivent faire preuve
d'une diligence normale pour activer la procédure (HAEFLIGER/ Schürmann, op.
cit., p. 203/204; AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, op. cit., n. 1243 p. 594). On ne
saurait par ailleurs reprocher à une autorité quelques "temps morts";
ceux-ci sont inévitables dans une procédure (cf. ATF 124 I 139 consid. 2c p.
142). Une organisation déficiente ou une surcharge structurelle ne peuvent
cependant justifier la lenteur excessive d'une procédure (ATF 122 IV 103
consid. I.4 p. 111; ATF 107 Ib 160 consid. 3c p. 165); il appartient en effet à
l'Etat d'organiser ses juridictions de manière à garantir aux citoyens une
administration de la justice conforme aux règles (ATF 119 III 1 consid.
3 p. 3; JÖRG PAUL MÜLLER, op. cit., p. 506 s.; HAEFLIGER/ SCHÜRMANN,
op. cit., p. 204 s.; AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, op. cit., n. 1244 et 1245, p.
594/595; HOTTELIER, op. cit., p. 811 ch. 7).
5.3
La sanction du dépassement
du délai raisonnable ou adéquat consiste d'abord dans la constatation de la
violation du principe de célérité, qui constitue une forme de réparation pour
celui qui en est la victime. Cette constatation peut également jouer un rôle
sur la répartition des frais et dépens dans l'optique d'une réparation morale
(ATF 129 V 411 consid. 1.3 p. 417 et les références). Dans certaines
circonstances, si les conditions de la responsabilité civile de la Confédération
ou des cantons pour acte illicite sont réalisées, le paiement de
dommages-intérêts pour le retard à statuer peut être envisagé. Faute de
compétence ratione materiae, il n'appartient pas au Tribunal fédéral, saisi
d'un recours de droit administratif, de se prononcer sur cette question,
d'autant que les recourantes n'ont pas formulé de conclusions dans ce sens (ATF
129 V 411 consid.
1.4 p. 417/418 et les références)."
2.4. In caso di
accoglimento di un ricorso per ritardata o denegata giustizia, il Tribunale
ordina all’assicuratore sociale di concludere entro un termine ragionevole la
procedura, rispettivamente di dar seguito alla chiesta misura (Kieser,
Verwaltungsverfahren, cit., nota 507 pag. 240; cfr. anche SVR 2001 KV 38 consid.
2b pag. 110). Il giudice non può sostituire l’indagine che compete all’assicuratore
con propri atti di verifica e di istruttoria e non deve neppure,
conseguentemente, esaminare il merito della fattispecie. Il giudizio si limita
all’accertamento, o meno, di una denegata giustizia od un ritardo
ingiustificato da parte della Cassa, e, laddove l’amministrazione abbia dato seguito
alle domande dei ricorrenti nelle more della procedura, occorre verificare, per
determinare l’eventuale diritto a ripetibili stante il patrocinio o il carico
di spese, se il ricorso era necessario e se un ritardo nella reazione della
Cassa è sussistito.
Questi
principi sono stati recentemente espressi da questo Tribunale cantonale delle
Assicurazioni in una sentenza emanata nella composizione completa (sentenza del
14 novembre 2011, inc. 36.2011.72).
2.5. In concreto
l’insorgente ha chiesto all’amministrazione di rilasciare al proprio assicuratore
la garanzia di assunzione dei crediti pregressi, non ancora soluti, per il
periodo fino al 31 dicembre 2011, in applicazione dell’art. 83a LCAMal.
La Cassa
cantonale di compensazione, non ritenendo adempiuti i presupposti per il
rilascio di tale garanzia, sostanzialmente per il motivo che le nuove norme,
secondo l’amministrazione, prevedono che il Cantone non si assume i premi e le
partecipazioni ai costi in arretrato, per i quali è stato rilasciato un
attestato di carenza beni o un titolo equivalente, scaduti al momento
dell’entrata in vigore (il 1° gennaio 2012) della modifica dell’art. 64a LAMal,
ha ritenuto, conformemente alla prassi vigente fino ad allora, di non emettere
alcuna decisione.
Questo
TCA ribadisce in primo luogo che oggetto del contendere, nell’ambito di un
ricorso per denegata giustizia, può unicamente essere la questione di sapere se
l’amministrazione è tenuta ad emanare il provvedimento richiesto. Il giudice
adito non deve, in assenza di una decisione impugnabile, esprimersi nel merito
della vertenza.
In
concreto, a prescindere da quanto rilevato dall’amministrazione in sede di
risposta, si tratta pertanto solo di stabilire se la Cassa cantonale di
compensazione è tenuta ad emanare una decisione formale.
Nell’ambito
dell’assicurazione malattie, di regola, può chiedere l’emissione del
provvedimento amministrativo chiunque è toccato dalla decisione o dalla
decisione su opposizione e ha un interesse degno di protezione al suo
annullamento o alla sua modificazione (cfr. art. 59 LPGA; cfr., nella procedura
amministrativa federale, anche l’art. 48 della legge sulla procedura
amministrativa [PA]).
In DTF
133 V 188 il TF ha trattato, nell’ambito di una sospensione delle prestazioni,
il caso di un ente pubblico che ha fatto valere un diniego di giustizia poiché
l’assicuratore malattie si rifiutava di rendere, fino a pagamento integrale dei
costi esecutivi occorsi, una decisione sulla sospensione
delle
prestazioni adottata nei confronti di un assicurato. L’Alta Corte ha stabilito
che l'ente pubblico è legittimato sia a proporre un ricorso per denegata
giustizia sia ad esigere l'emanazione di una decisione impugnabile (consid.
2-5; cfr. in particolare il consid.
4.2; cfr. anche Kieser,
ATSG-Kommentar, 2.a edizione, 2009, ad art. 59, pag. 732 e seguenti).
Nel caso di specie non vi
è dubbio alcuno che il ricorrente è toccato dalla decisione di concedere o meno
all’assicuratore la garanzia di pagamento delle prestazioni ancora in sospeso (cfr.
Doc. 6: "In data 6 febbraio 2012 l'assicuratore ha emesso in blocco una
serie di decisioni formali (8) riguardanti periodi pregressi, praticamente fino
al 31 dicembre 2011.") e che ha un interesse degno di protezione
all’annullamento di una decisione di negazione della garanzia.
Pacifica è pure la
circostanza che, competente per decidere in merito, è la Cassa cantonale di
compensazione alla quale si è rivolto l’insorgente.
Basti qui rammentare che
l’art. 42 cpv. 1 lett. b Reg. LCAMal nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2011, prevedeva che
previa richiesta
, l’istituto delle
assicurazioni sociali favorisce il rientro di persone sospese nel circuito
ordinario di accesso ai fornitori di prestazioni, anche attraverso il pagamento
dei crediti scoperti verso gli assicuratori malattie, nei casi particolari di
assicurati nei confronti dei quali è stato istituito in via ufficiale un
provvedimento
di tutela o di curatela
. Questa norma è stata ripresa nell’art. 35 cpv. 1
lett. b nuovo regolamento LCAMal, in vigore dal 1° gennaio 2012 al 31 maggio
2012 (cfr. anche l’art. 50 lett. b del regolamento in vigore dal 1° giugno
2012), periodo durante il quale l’insorgente ha inoltrato la richiesta di
emissione della decisione formale (cfr. doc. 3, lettera del 27 aprile 2012, in fine).
Ciò,
occorre ancora una volta ribadirlo, non pregiudica il merito della questione
che sarà semmai oggetto di ulteriore vaglio da parte di questo Tribunale in
caso di ricorso dell’assicurato contro l’eventuale decisione su reclamo. La
circostanza che la Cassa è competente, in virtù dei predetti articoli, ad
emanare la decisione richiesta, non significa ancora che, in virtù dei citati
disposti, sia tenuta ad accogliere le lagnanze del ricorrente.
Infine, la
circostanza che in passato l’amministrazione non ha emesso decisioni in tal
senso, non è un motivo per non ritenere che, nel preciso caso di specie, per i
motivi sopra esposti, vi sia una denegata giustizia.
Questo
TCA evidenzia che del resto la Cassa cantonale di compensazione, con lo scritto
del 4 aprile 2012 (doc. 4), ha già trasmesso al ricorrente un atto tramite il
quale ha motivato il rifiuto di assumersi i costi dei debiti pregressi. Per cui
non dovrebbe avere difficoltà ad emanare, a breve, una decisione formale,
contro cui l’interessato, in caso di disaccordo, potrà dapprima interporre
reclamo e poi, semmai, contro l’eventuale decisione su reclamo, ricorso a
questo Tribunale.
La Cassa
cantonale di compensazione dovrà inoltre coinvolgere, nella procedura, anche
l’assicuratore dell’insorgente.
Alla luce
di quanto sopra esposto il ricorso va accolto e l’amministrazione va condannata
ad emettere la decisione richiesta. All’insorgente, rappresentato da una
persona cognita in materia, vanno assegnate le ripetibili.
Dispositiv
- dichiara e pronuncia Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni Il presidente Il segretario Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti
Volltext (verifizierbarer Originaltext)
Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.09.2012 36.2012.56 Tessin Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.09.2012 36.2012.56 Ticino Tribunale cantonale delle assicurazioni 03.09.2012 36.2012.56
Ricorso per denegata giustizia contro l'Ufficio dei contributi, settore assicurati sospesi, che ha rifiutato ad un assicurato sotto curatela di emanare una decisione sull'assunzione dei debiti in essere fino al 31.12.2011, in applicazione dell'art. 83b LCAMal in vigore dal 1° gennaio 2012
Raccomandata Incarto n. 36.2012.56 cs Lugano 3 settembre 2012 In nome della Repubblica e Cantone Ticino Il Tribunale cantonale delle assicurazioni composto dei giudici: Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici redattore: Christian Steffen, vicecancelliere segretario: Fabio Zocchetti statuendo sul ricorso del 4 luglio 2012 di RI 1 rappr. da: RA 1 rappr. da: RA 2 contro Cassa cantonale di compensazione Ufficio dei contributi, Bellinzona in materia di assicurazione sociale contro le malattie ritenuto, in fatto 1.1. Con scritto del 2 marzo 2012 RI 1, rappresentato dal curatore RA 1, a sua volta patrocinato da RA 2 si è rivolto all’__________, settore assicurati sospesi, domandando, in applicazione dell’art. 83a LCAMal, di rilasciare all’assicuratore la garanzia di assunzione dei crediti pregressi “ così da sbloccare le prestazioni sospese ” (doc. 6). 1.2. Con lettera del 4 aprile 2012, dopo essere stata sollecitata dall’assicurato, l’amministrazione ha rifiutato di rilasciare la chiesta garanzia giacché, dal 1° gennaio 2012, l’art. 83b LCAMal prevede che il Cantone non assume i premi e le partecipazioni ai costi in arretrato scaduti al momento dell’entrata in vigore della modifica dell’art. 64a LAMal (doc. 4). 1.3. Il 27 aprile 2012, alla luce della risposta negativa fornita dall’Ufficio dei contributi, RI 1 ha contestato la presa di posizione dell’amministrazione chiedendo, in caso di nuovo rifiuto di rilasciare la garanzia di pagamento, l’emissione di una decisione formale (doc. 3). 1.4. Il 27 giugno 2012 la Cassa cantonale di compensazione, Ufficio dei contributi, ha scritto all’assicurato ribadendo che in applicazione dell’art. 83b LCAMal premi e partecipazioni ai costi in arretrato non vengono più assunti dal Cantone neppure tramite il rilascio di garanzie di pagamento secondo il modello in vigore fino al 31 dicembre 2011, poiché una richiesta successiva al 1° gennaio 2012 non configura un caso già in essere al quale applicare gli art. 83a LCAMal e 50 cpv. 2 lett. b Reg. LCAMal. L’amministrazione ha inoltre ricordato che dal 1° gennaio 2012, con l’entrata in vigore dell’art. 64a LAMal, le coperture assicurative sono state ripristinate da parte degli assicuratori malattie per tutti gli assicurati e pertanto RI 1 può accedere alle cure mediche di cui ha bisogno (doc. 1). 1.5. RI 1, sempre rappresentato dal curatore RA 1, a sua volta patrocinato da RA 2, si è rivolto al TCA con un ricorso per denegata giustizia. L’insorgente fa in sostanza valere un rifiuto da parte dell’amministrazione di emanare una decisione in merito alla richiesta di garanzia da parte dell’assicurazione dei suoi debiti pregressi e domanda che l’Ufficio dei contributi sia condannato ad emettere il chiesto provvedimento (doc. I). 1.6. Con risposta del 20 luglio 2012 l’amministrazione ha domandato la reiezione del ricorso, ribadendo che l’insorgente invoca a torto l’art. 83a LCAMal, allorché in applicazione dell’art. 83b LCAMal in relazione con l’art. 50 cov. 1 Reg. LCAMal il Cantone non assume i premi e le partecipazioni ai costi in arretrato scaduti al momento dell’entrata in vigore della modifica dell’art. 64a LAMal. La Cassa ritiene evasa la richiesta di rilascio di garanzia con i propri scritti, fermo restando che non è mai stato uso emanare decisioni in questo ambito né per l’allora UAM né per l’attuale Cassa. Del resto, a titolo abbondanziale, con riferimento a eventuali necessità di cure da parte dell’insorgente, la convenuta afferma che dal 1° gennaio 2012, conformemente al nuovo art. 64a LAMal, le sue coperture assicurative sono state integralmente ripristinate ciò che consente al ricorrente, fino a nuovo avviso, di accedere liberamente alle eventuali cure mediche di cui potrebbe aver bisogno (doc. III). 1.7. Con scritto del 2 agosto 2012 l’insorgente ha ribadito le sue richieste (doc. VII). in diritto 2.1. La decisione impugnata costituisce il presupposto ed il contenuto della contestazione sottoposta all'esame giudiziale (cfr. SVR 2005 AHV N. 19; DTF 130 V 388; DTF 122 V 36 cons. 2a, DTF 110 V 51 cons. 3b e giurisprudenza ivi citata; SVR 1997 UV 81, p. 294). Se non è stata emessa nessuna decisione, la contestazione non ha oggetto e non può dunque essere pronunciata una sentenza nel merito (cfr. STF C 22/06 del 5 gennaio 2007; DTF 131 V 164 cons. 2.1; DTF 125 V 414 cons. 1A; DTF 119 Ib 36 cons. 1b). 2.2. Per l’art. 76 della legge di applicazione della Legge federale sull’assicurazione malattie (LCAMal), contro le decisioni emesse in virtù della LCAMal è data facoltà di reclamo all’organo amministrativo che le ha emesse entro 30 giorni dalla notificazione. E’ applicabile la Legge di procedura per le cause amministrative (cpv. 1). Contro le decisioni su reclamo di cui al cpv. 1, è data facoltà di ricorso al Tribunale cantonale delle assicurazioni entro 30 giorni dalla notificazione (cpv. 2). Per l’art. 45 LPamm l’Autorità di ricorso può essere adita in ogni stadio della procedura per denegata o ritardata giustizia. Allo stesso modo l’art. 2 della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) prevede che il ricorso può essere interposto anche se l’assicuratore o l’autorità competente, nonostante la domanda dell’assicurato, non emana una decisione oppure una decisione su opposizione o su reclamo. 2.3. Per costante giurisprudenza del Tribunale Federale, vi è diniego di giustizia qualora un'autorità giudiziaria od amministrativa non si occupi di una domanda, per la cui risoluzione essa é competente (DTF 114 V 147 cons. 3a e riferimenti ivi menzionati). Sempre secondo la giurisprudenza vi è diniego di giustizia nel caso in cui l'autorità competente si dimostri certo pronta ad emanare una decisione, ma ciò non avviene entro un termine che appare adeguato, tenuto conto della natura dell'affare nonché dell'insieme delle altre circostanze (DTF 107 Ib 164 cons. 3b e riferimenti). Irrilevanti sono le ragioni che hanno determinato il diniego di giustizia. Decisivo per l'interessato è unicamente il fatto che l'autorità non abbia agito, rispettivamente, non abbia agito in maniera tempestiva (DTF 108 V 20 cons. 4c, 103 V 195 cons. 3c). Nel giudicare l'esistenza di una ritardata giustizia, si deve procedere ad una valutazione delle circostanze oggettive. Vi è, quindi, ritardata giustizia quando le circostanze che hanno condotto ad un prolungamento della procedura non appaiono oggettivamente giustificate (DTF 103 V 195 cons. 3c in fine). Criteri rilevanti sono, segnatamente, la natura della procedura, la difficoltà della materia ed il comportamento dell'interessato (DTF 125 V 188; VPB 1983 n. 150 p. 527 e EuGRZ 1983 p. 483). Il principio secondo cui la procedura innanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni deve essere semplice e spedita è espressione di un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali e vale, perciò, anche nell'ambito della procedura amministrativa (DTF 110 V 61 consid. 4; cfr. pure Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 243 n. 509). Dottrina e giurisprudenza hanno stabilito che una ritardata giustizia può essere ammessa soltanto allorquando la competente autorità protrae più del dovuto la trattazione di un affare. Ciò non è il caso se essa prende dei provvedimenti positivi, ad esempio dei provvedimenti probatori supplementari. Se l'autorità si sia occupata di una vertenza senza notevole ritardo, una violazione della Costituzione può essere ammessa soltanto se determinati provvedimenti sono stati presi abusivamente (Meyer, Das Rechtsverzögerungsverbot nach Art. 4 BV, tesi Berna 1985, p. 78 e riferimenti giurisprudenziali). In una sentenza del 25 giugno 2003 nella causa I 841/02, pubblicata in DTF 129 V pag. 411 e seg., l’allora TFA ha ammesso l'esistenza di un ritardo ingiustificato a carico dell'Ufficio AI e della Commissione federale di ricorso in materia di AVS/AI, trattandosi di una procedura durata globalmente più di 10 anni (dal momento in cui è stata presentata la domanda di prestazioni a quello in cui è stata resa la sentenza impugnata). Nella DTF 125 V 188ss., l’allora TFA ha invece negato l'esistenza di un ritardo ingiustificato, trattandosi di un assicuratore malattie che, trascorsi meno di 4 mesi dal momento in cui l'assicurato ha interposto opposizione, non aveva ancora proceduto ad emanare la decisione di sua competenza. In RAMI 1997 U 286, p. 339s., la Corte federale ha riconosciuto una ritardata giustizia a carico di un tribunale cantonale che era rimasto completamente inattivo nei riguardi di una causa pendente da 42 mesi e suscettibile di essere giudicata da 27 mesi (ossia a partire dall'evasione di un atto di ricusa). Nella sentenza del 20 settembre 1995, causa A.L. del Tribunale TC Argovia, è stata riconosciuta una ritardata giustizia, poiché un'autorità aveva atteso più di 9 mesi prima di procedere ad ordinare un'ulteriore perizia (Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der AHV und IV in: Schaffhauser/Schlauri, Verfahrensfragen in der Sozialversicherung, San Gallo 1996, p. 92s.). Nel caso giudicato il 22 giugno 1998 dal TC Nidwaldo l'amministrazione è stata (soltanto) biasimata per aver lasciato trascorrere più di un anno senza prendere alcuna decisione dopo ricezione di una perizia (Plädoyer 6/1998, p. 67). Il TFA ha stabilito, in una sentenza pubblicata in SVR 2001 KV 38, p. 109 s., che l'oggetto di un ricorso per denegata o ritardata giustizia é soltanto la verifica del preteso diniego o del preteso ritardo: il tribunale non può, quindi, decidere in merito alle prestazioni. Le prestazioni assicurative materiali, in effetti, non costituiscono l'oggetto litigioso di questa procedura. Il TF ha ripreso gli stessi principi in un recente giudizio in materia di assicurazione infortuni (DTF 22 febbraio 2010 inc. 8C_613/2009) dove ha ricordato la necessità di ossequio del precetto di celerità in particolare per le decisioni di prima istanza. Si veda anche la sentenza cantonale di Ginevra pubblicata in SJ 2010 Pag. 297 in particolare cons. 3.1. pag. 301 secondo cui: " Selon la jurisprudence, l'autorité qui ne traite pas un grief relevant de sa compétence, motivé de façon suffisante et pertine nte pour l'issue du litige commet un déni de justice formel proscrit par l'art. 29 al. 1 Cst. (ATF 134 I 229 c. 2.3 p. 232; ATF 117 Ia 116 c. 3a p. 117 et les références). De même, la jurisprudence a déduit du droit d'être entendu de l'art. 29 al. 2 Cst. l'obligation pour l'autorité de motiver sa décision, afin que l'intéressé puisse se rendre compte de la portée de celle-ci et l'attaquer en connaissance de cause. La motivation d'une décision est suffisante lorsque l'autorité mentionne, au moins brièvement, les motifs qui l'ont guidée et sur lesquels elle a fondé son raisonnement. L'autorité ne doit toutefois pas se prononcer sur tous les moyens des parties; elle peut se limiter aux questions décisives (ATF 130 II 530 c. 4.3 p. 540 et les arrêts cités)." In DTF 130 I 312 e segg. richiamata nelle motivazioni appena riprodotte, il TF ha, più esplicitamente, specificato che: " Selon l'art. 29 al. 1 Cst., toute personne a droit, dans une procédure judiciaire ou administrative, à ce que sa cause soit traitée équitablement et jugée dans un délai raisonnable. Le caractère raisonnable ou adéquat du délai s'apprécie au regard de la nature de l'affaire et de l'ensemble des circonstances, selon un principe déjà fixé sous l'empire de l'art. 4 al. 1 aCst. (ATF 125 V 188 consid. 2a p. 191/192; ATF 117 Ia 193 consid. 1c p. 197; ATF 107 Ib 160 consid. 3b p. 164/165). A l'instar de l'art. 6 par. 1 CEDH
- qui n'offre, à cet égard, pas une protection plus étendue que les garanties constitutionnelles nationales (ATF 114 Ia 179 ss; Hottelier, op. cit., p. 810 ch. 5 in fine) - l'art. 29 al. 1 Cst. consacre le principe de la célérité en ce sens qu'il prohibe le retard injustifié à statuer. L'autorité viole cette garantie constitutionnelle lorsqu'elle ne rend pas la décision qu'il lui incombe de prendre dans le délai prescrit par la loi ou dans un délai que la nature de l'affaire, ainsi que toutes les autres circonstances, font apparaître comme raisonnable (ATF 119 Ib 311 consid. 5 p. 323 ss; JÖRG PAUL MÜLLER, Grundrechte in der Schweiz, 3e éd., p. 505 ss; HAEFLIGER/SCHÜRMANN, op. cit., p. 200 ss; HOTTELIER, op. cit., p. 810/ 811). 5.2 Le caractère raisonnable de la durée de la procédure s'apprécie en fonction des circonstances particulières de la cause, lesquelles commandent généralement une évaluation globale. Entre autres critères sont notamment déterminants le degré de complexité de l'affaire, l'enjeu que revêt le litige pour l'intéressé ainsi que le comportement de ce dernier et celui des autorités compétentes (ATF 124 I 139 consid. 2c p 142; ATF 119 Ib 311 consid. 5b p. 325 et les références indiquées). A cet égard, il appartient au justiciable d'entreprendre ce qui est en son pouvoir pour que l'autorité fasse diligence, que ce soit en l'invitant à accélérer la procédure ou en recourant, le cas échéant, pour retard injustifié (ATF 107 Ib 155 consid. 2b et c p. 158 s.). Le comportement du justiciable s'apprécie toutefois avec moins de rigueur en procédure pénale et administrative que dans un procès civil, où les parties doivent faire preuve d'une diligence normale pour activer la procédure (HAEFLIGER/ Schürmann, op. cit., p. 203/204; AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, op. cit., n. 1243 p. 594). On ne saurait par ailleurs reprocher à une autorité quelques "temps morts"; ceux-ci sont inévitables dans une procédure (cf. ATF 124 I 139 consid. 2c p. 142). Une organisation déficiente ou une surcharge structurelle ne peuvent cependant justifier la lenteur excessive d'une procédure (ATF 122 IV 103 consid. I.4 p. 111; ATF 107 Ib 160 consid. 3c p. 165); il appartient en effet à l'Etat d'organiser ses juridictions de manière à garantir aux citoyens une administration de la justice conforme aux règles (ATF 119 III 1 consid. 3 p. 3; JÖRG PAUL MÜLLER, op. cit., p. 506 s.; HAEFLIGER/ SCHÜRMANN, op. cit., p. 204 s.; AUER/MALINVERNI/HOTTELIER, op. cit., n. 1244 et 1245, p. 594/595; HOTTELIER, op. cit., p. 811 ch. 7). 5.3 La sanction du dépassement du délai raisonnable ou adéquat consiste d'abord dans la constatation de la violation du principe de célérité, qui constitue une forme de réparation pour celui qui en est la victime. Cette constatation peut également jouer un rôle sur la répartition des frais et dépens dans l'optique d'une réparation morale (ATF 129 V 411 consid. 1.3 p. 417 et les références). Dans certaines circonstances, si les conditions de la responsabilité civile de la Confédération ou des cantons pour acte illicite sont réalisées, le paiement de dommages-intérêts pour le retard à statuer peut être envisagé. Faute de compétence ratione materiae, il n'appartient pas au Tribunal fédéral, saisi d'un recours de droit administratif, de se prononcer sur cette question, d'autant que les recourantes n'ont pas formulé de conclusions dans ce sens (ATF 129 V 411 consid. 1.4 p. 417/418 et les références)." 2.4. In caso di accoglimento di un ricorso per ritardata o denegata giustizia, il Tribunale ordina all’assicuratore sociale di concludere entro un termine ragionevole la procedura, rispettivamente di dar seguito alla chiesta misura (Kieser, Verwaltungsverfahren, cit., nota 507 pag. 240; cfr. anche SVR 2001 KV 38 consid. 2b pag. 110). Il giudice non può sostituire l’indagine che compete all’assicuratore con propri atti di verifica e di istruttoria e non deve neppure, conseguentemente, esaminare il merito della fattispecie. Il giudizio si limita all’accertamento, o meno, di una denegata giustizia od un ritardo ingiustificato da parte della Cassa, e, laddove l’amministrazione abbia dato seguito alle domande dei ricorrenti nelle more della procedura, occorre verificare, per determinare l’eventuale diritto a ripetibili stante il patrocinio o il carico di spese, se il ricorso era necessario e se un ritardo nella reazione della Cassa è sussistito. Questi principi sono stati recentemente espressi da questo Tribunale cantonale delle Assicurazioni in una sentenza emanata nella composizione completa (sentenza del 14 novembre 2011, inc. 36.2011.72). 2.5. In concreto l’insorgente ha chiesto all’amministrazione di rilasciare al proprio assicuratore la garanzia di assunzione dei crediti pregressi, non ancora soluti, per il periodo fino al 31 dicembre 2011, in applicazione dell’art. 83a LCAMal. La Cassa cantonale di compensazione, non ritenendo adempiuti i presupposti per il rilascio di tale garanzia, sostanzialmente per il motivo che le nuove norme, secondo l’amministrazione, prevedono che il Cantone non si assume i premi e le partecipazioni ai costi in arretrato, per i quali è stato rilasciato un attestato di carenza beni o un titolo equivalente, scaduti al momento dell’entrata in vigore (il 1° gennaio 2012) della modifica dell’art. 64a LAMal, ha ritenuto, conformemente alla prassi vigente fino ad allora, di non emettere alcuna decisione. Questo TCA ribadisce in primo luogo che oggetto del contendere, nell’ambito di un ricorso per denegata giustizia, può unicamente essere la questione di sapere se l’amministrazione è tenuta ad emanare il provvedimento richiesto. Il giudice adito non deve, in assenza di una decisione impugnabile, esprimersi nel merito della vertenza. In concreto, a prescindere da quanto rilevato dall’amministrazione in sede di risposta, si tratta pertanto solo di stabilire se la Cassa cantonale di compensazione è tenuta ad emanare una decisione formale. Nell’ambito dell’assicurazione malattie, di regola, può chiedere l’emissione del provvedimento amministrativo chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione e ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione (cfr. art. 59 LPGA; cfr., nella procedura amministrativa federale, anche l’art. 48 della legge sulla procedura amministrativa [PA]). In DTF 133 V 188 il TF ha trattato, nell’ambito di una sospensione delle prestazioni, il caso di un ente pubblico che ha fatto valere un diniego di giustizia poiché l’assicuratore malattie si rifiutava di rendere, fino a pagamento integrale dei costi esecutivi occorsi, una decisione sulla sospensione delle prestazioni adottata nei confronti di un assicurato. L’Alta Corte ha stabilito che l'ente pubblico è legittimato sia a proporre un ricorso per denegata giustizia sia ad esigere l'emanazione di una decisione impugnabile (consid. 2-5; cfr. in particolare il consid. 4.2; cfr. anche Kieser, ATSG-Kommentar, 2.a edizione, 2009, ad art. 59, pag. 732 e seguenti). Nel caso di specie non vi è dubbio alcuno che il ricorrente è toccato dalla decisione di concedere o meno all’assicuratore la garanzia di pagamento delle prestazioni ancora in sospeso (cfr. Doc. 6: "In data 6 febbraio 2012 l'assicuratore ha emesso in blocco una serie di decisioni formali (8) riguardanti periodi pregressi, praticamente fino al 31 dicembre 2011.") e che ha un interesse degno di protezione all’annullamento di una decisione di negazione della garanzia. Pacifica è pure la circostanza che, competente per decidere in merito, è la Cassa cantonale di compensazione alla quale si è rivolto l’insorgente. Basti qui rammentare che l’art. 42 cpv. 1 lett. b Reg. LCAMal nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2011, prevedeva che previa richiesta, l’istituto delle assicurazioni sociali favorisce il rientro di persone sospese nel circuito ordinario di accesso ai fornitori di prestazioni, anche attraverso il pagamento dei crediti scoperti verso gli assicuratori malattie, nei casi particolari di assicurati nei confronti dei quali è stato istituito in via ufficiale un provvedimento di tutela o di curatela . Questa norma è stata ripresa nell’art. 35 cpv. 1 lett. b nuovo regolamento LCAMal, in vigore dal 1° gennaio 2012 al 31 maggio 2012 (cfr. anche l’art. 50 lett. b del regolamento in vigore dal 1° giugno 2012), periodo durante il quale l’insorgente ha inoltrato la richiesta di emissione della decisione formale (cfr. doc. 3, lettera del 27 aprile 2012, in fine). Ciò, occorre ancora una volta ribadirlo, non pregiudica il merito della questione che sarà semmai oggetto di ulteriore vaglio da parte di questo Tribunale in caso di ricorso dell’assicurato contro l’eventuale decisione su reclamo. La circostanza che la Cassa è competente, in virtù dei predetti articoli, ad emanare la decisione richiesta, non significa ancora che, in virtù dei citati disposti, sia tenuta ad accogliere le lagnanze del ricorrente. Infine, la circostanza che in passato l’amministrazione non ha emesso decisioni in tal senso, non è un motivo per non ritenere che, nel preciso caso di specie, per i motivi sopra esposti, vi sia una denegata giustizia. Questo TCA evidenzia che del resto la Cassa cantonale di compensazione, con lo scritto del 4 aprile 2012 (doc. 4), ha già trasmesso al ricorrente un atto tramite il quale ha motivato il rifiuto di assumersi i costi dei debiti pregressi. Per cui non dovrebbe avere difficoltà ad emanare, a breve, una decisione formale, contro cui l’interessato, in caso di disaccordo, potrà dapprima interporre reclamo e poi, semmai, contro l’eventuale decisione su reclamo, ricorso a questo Tribunale. La Cassa cantonale di compensazione dovrà inoltre coinvolgere, nella procedura, anche l’assicuratore dell’insorgente. Alla luce di quanto sopra esposto il ricorso va accolto e l’amministrazione va condannata ad emettere la decisione richiesta. All’insorgente, rappresentato da una persona cognita in materia, vanno assegnate le ripetibili. Per questi motivi dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è accolto . § La Cassa cantonale di compensazione, Ufficio dei contributi, è condannata ad emanare una decisione formale in tempi brevi.
2. Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. La Cassa cantonale di compensazione verserà al ricorrente fr. 800 (IVA inclusa, se dovuta) a titolo di ripetibili.
3. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta. Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni Il presidente Il segretario Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti