Erwägungen (3 Absätze)
E. 1 giugno 2022 (cfr. supra consid. 1.11.-1.13.). Fondandosi sui medesimi fatti e
ponendo temi di diritto materiale di uguale natura, ne consegue che è opportuna
la congiunzione delle procedure formanti gli inc. 32.2023.112 e 32.2023.113,
che il TCA evade perciò con un unico giudizio, come peraltro richiesto dalle
parti.
2.2. Oggetto del contendere è sapere se
a giusta ragione o meno l’Ufficio AI ha retroattivamente soppresso, in via di
revisione, il diritto alla rendita dell’assicurato dal 1. novembre 2021 e
richiesto la restituzione delle prestazioni indebitamente percepite da tale
data, rispettivamente dal 1. giugno 2022.
Va anzitutto rilevato che il 1. gennaio 2022, ossia prima
dell’emanazione della decisione impugnata, è entrata in vigore una (importante)
modifica della LAI e dell’OAI denominata “Ulteriore sviluppo dell’AI” e che
concerne (anche) il diritto alla rendita (cfr. RU 2021 705).
La cifra 9105 01/24 CIRAI prevede
che:
"
Le rendite correnti delle persone assicurate che il 1° gennaio 2022 non
hanno ancora compiuto 55 anni (persone nate negli anni dal 1967 al 2003) sono
trasferite nel nuovo sistema di rendite lineare (art. 28b LAI), se sono
adempiute le condizioni di cui all’art. 17 LPGA (modificazione del grado
d’invalidità di almeno 5 punti percentuali).”
La cifra 2004 C DT US AI,
applicabile tra l’altro al cosiddetto «gruppo mainstream», ossia agli
assicurati nati dal 1967 al 1991, prevede che:
"
Conformemente alla lettera b capoversi 1, 2 e 3 DT LAI, la quota
percentuale di rendita secondo la graduazione delle rendite prevista dal
diritto anteriore è mantenuta per le persone appartenenti ai gruppi «mainstream»
[…] fino al momento in cui, nel quadro di una revisione di rendita, il loro
grado d’invalidità subisce un aumento o una riduzione di almeno cinque punti
percentuali (art. 17 cpv. 1 LPGA) e
-
questo aumento del grado d’invalidità comporta un aumento della quota
percentuale di rendita o
-
questa riduzione del grado d’invalidità comporta una diminuzione della
quota percentuale di rendita.”
L’art. 88
bis
cpv. 2
lett. b OAI prevede, tra l’altro, che la soppressione della rendita è messa in
atto retroattivamente dalla data in cui avvenne la modificazione determinante
se il beneficiario ha ottenuto indebitamente la prestazione o ha violato
l’obbligo di informare impostogli ragionevolmente dall’art. 77,
indipendentemente dal fatto che la prestazione abbia continuato a essere
versata a causa dell’ottenimento indebito della medesima o della violazione
dell’obbligo di informare (cfr. anche cifra 5602 CIRAI con rinvii
giurisprudenziali).
In concreto RI 1 era al beneficio
di una rendita intera con grado d’invalidità del 100% dal 1. agosto 2021 (cfr.
supra consid. 1.6.), mentre l’asserita modifica rilevante ex art. 17 LPGA sarebbe
avvenuta il 1. novembre 2021, a seguito del riacquisto della capacità
lavorativa completa in ogni attività (cfr. supra consid. 1.10.). In
applicazione dell’art. 88
bis
cpv. 2 lett. b OAI, la soppressione
della rendita coincide con il momento della modificazione rilevante ex art. 17
LPGA.
Visto quanto precede, ogni
riferimento alle norme di diritto materiale applicabili in concreto, salvo
indicazione contraria, va inteso nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2021.
2.3.
Diritto di essere sentito
Ai
sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per
costante giurisprudenza (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008 consid. 4.2), dal diritto
di essere
sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per
l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei
suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire
sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di
partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013 consid. 6.3, H
156/05 del 16 gennaio 2007 consid. 5; STFA H 97/04 del 29 giugno 2006 consid.
3; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126
V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui
giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,
124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate; Forster,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zur ATSG, in: RBS 2021, n. 1 e seg. ad art.
42 LPGA). Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di
motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre
la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a
fondamento del provvedimento impugnato e di poterlo impugnare con cognizione di
causa, e dall’altro, di permettere all’autorità di ricorso di esaminare la
fondatezza della decisione medesima. Ciò non significa che l’autorità sia
tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni
addotte; essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio,
atte ad influire sulla decisione (DTF 141 IV 249 consid. 1.3.1; STF 6B_966/2014
del 6 marzo 2017 consid. 2; U 397/05 del 24 gennaio 2007 consid. 3 con
riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In
ambito amministrativo va poi ricordato che, secondo l'art. 42 LPGA, le parti hanno
diritto di essere sentite. Non devono obbligatoriamente essere sentite prima di
decisioni impugnabili mediante opposizione.
Il diritto
di essere sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui violazione
implica l'annullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle
possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390; 127 V
431 consid. 3d/aa pag. 437). Ai sensi della giurisprudenza, una violazione di
tale diritto – nella misura in cui essa non sia di particolare gravità – è
tuttavia da ritenersi sanata qualora l'interessato abbia la facoltà di
esprimersi innanzi ad un'autorità di ricorso che gode di pieno potere
cognitivo. La riparazione di un eventuale vizio deve comunque avvenire solo in
via eccezionale (DTF 127 V 431 consid. 3d/aa pag. 437). Da un rinvio degli atti
per garantire il diritto di essere sentito si può inoltre prescindere – anche
in caso di grave violazione – se il rinvio si esaurirebbe in un vuoto esercizio
procedurale e ritarderebbe inutilmente la procedura, in contrasto con
l’interesse della parte lesa ad ottenere un giudizio in tempi rapidi (STF
935/06 del 21 febbraio 2008 consid. 7.1 con riferimento a DTF 132 V 390 consid.
5.1, 116 V 187 consid. 3d).
2.4. Con la 5a revisione dell’AI, invece
dell’opposizione alla decisione formale è stata introdotta l’attuale procedura
– non litigiosa (Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum
Bundesgesetz über die Invalidenversicherung IVG, in: RBS 2023, n. 2 ad art. 57a
LAI) – di preavviso (cfr. sul tema STCA 32.2022.8 del 16 marzo 2022 consid.
2.3).
Giusta l’art. 57a LAI, l’ufficio
AI comunica all’assicurato, per mezzo di un preavviso, la decisione prevista in
merito alla domanda di prestazione o alla soppressione o riduzione della
prestazione già assegnata, nonché la decisione prevista in merito alla
sospensione cautelare delle prestazioni. L’assicurato ha il diritto di essere
sentito conformemente all’art. 42 LPGA (cpv. 1). Le parti possono presentare le
loro obiezioni in merito al preavviso entro 30 giorni (cpv. 3).
In tale contesto il diritto di
essere sentito è garantito dal fatto che l’assicurato può prendere posizione
sia su questioni di fatto che su questioni giuridiche.
Il termine di trenta giorni per
presentare obiezioni al preavviso è un termine di legge non prorogabile.
Tuttavia, se successivamente all’emanazione del preavviso l’assicurato chiede
entro i trenta giorni una proroga per sottoporlo ad un rappresentante cognito
in materia, l’amministrazione incorre in una grave violazione del diritto di
essere sentito se emana la decisione formale senza confrontarsi con la
richiesta di proroga. Per contro, non vi è alcun obbligo per l’amministrazione
di attendere di emanare la decisione formale se con le obiezioni al preavviso
l’assicurato non si è riservato di produrre ulteriori osservazioni o non ha in
altro modo dato ad intendere che le sue obiezioni non fossero esaustive
(Meyer/Reichmuth, op. cit., n. 5 ad art. 57a LAI con rinvii giurisprudenziali;
cifra 6021 della Circolare sulla procedura nell'assicurazione per l'invalidità
(CPAI), versione del 1. gennaio 2022, stato al 1° febbraio 2023).
L’amministrazione deve
confrontarsi in modo sufficiente con le domande, censure e richieste di
assunzione di prove tempestivamente presentate dall’assicurato. Il contenuto e
l’estensione di una motivazione sufficiente non possono essere determinati in
modo generale ma solo in relazione alla situazione materiale, probatoria e
procedurale del singolo caso. L’ufficio AI non può in ogni caso semplicemente limitarsi
a prendere conoscenza delle obiezioni dell’assicurato ma deve esporre nella
decisione formale i motivi per i quali esse non possono essere seguite o
considerate (Meyer/Reichmuth, op. cit. n. 6 ad art. 57a LAI).
2.5. Come accennato in narrativa (cfr.
supra consid. 1.13.), il ricorrente invoca una violazione del diritto di essere
sentito. Rimprovera all’amministrazione di non essersi sufficientemente
confrontata con le osservazioni dell’11 settembre 2023, limitandosi ad asserire
come la precedente valutazione del 19 giugno 2023 avesse già tenuto conto dei
ricoveri presso la __________ e della perizia del dr. __________. A mente del
ricorrente, “
ritenuto che dalla menzionata perizia e dagli innumerevoli
ricoveri si evince inequivocabilmente il quadro clinico invalidante del
ricorrente, è lapalissiano che l’UAI non abbia minimamente considerato questi
elementi nel suo apprezzamento
”. Inoltre, il ricorrente censura il fatto
che l’Ufficio AI non ha nemmeno considerato la presa di posizione della dr.ssa __________
e del dr. __________ “
che danno conto che il delicato stato clinico del
ricorrente è rimasto pressoché invariato
”. Il ricorrente ritiene quindi che,
quale conseguenza dell’asserita violazione del diritto di essere sentito, la
decisione di soppressione retroattiva della rendita sia di per sé nulla.
A torto.
Fondandosi sui riscontri del
Ministero pubblico, il medico SMR ha ritenuto inconciliabile l’agire penalmente
rilevante dell’assicurato con l’incapacità lavorativa accertata, l’assicurato
presentando, a suo modo di vedere, una capacità lavorativa completa in ogni
attività almeno dal 1. novembre 2021, ossia dall’inizio dei reati contro il
patrimonio. Sulla base di tale accertamento, l’Ufficio AI ha ritenuto essere
adempiuti i presupposti per una revisione processuale ex art. 53 cpv. 1 LPGA e
con progetto di decisione del 17 luglio 2023 ha prospettato, tra l’altro, la
soppressione della rendita con effetto retroattivo dal 1. novembre 2021, accordandogli
la possibilità di presentare entro trenta giorni eventuali osservazioni scritte
(doc. 179, pag. 715 incarto AI).
L’assicurato si è avvalso di tale
facoltà presentando le osservazioni dell’11 settembre 2023, asserendo, tra
l’altro, che le conclusioni dell’amministrazione erano smentite dalla frequenza
dei ricoveri psichiatrici, dall’asserita correlazione formulata dal dr. __________
tra l’affezione psichiatrica ed il suo agire criminale e da quanto attestato
dalla dr.ssa __________ e dal dr. __________ del __________ con certificato del
E. 1.1 L’esame del peritando mette in evidenza una turba psichica al momento dei fatti imputati nell’ipotesi accusatoria in cui sarebbero effettivamente verificati, indicando i criteri costitutivi del disturbo rilevati nella fattispecie? […] il peritando soffre (e soffriva anche al momento dei fatti) di un disturbo di personalità caratterizzato da: - immaturità psico-affettiva - instabilità affettiva dovuta a reattività dell’umore, come irritabilità o ansia - modalità di relazioni interpersonali instabili e intense, con alternanza tra gli estremi di iper idealizzazione e svalutazione - tendenza all’irresponsabilità e alla negligenza delle norme e degli obblighi sociali - impulsività e difficoltà nella progettazione - non ha rispetto pe la verità - rabbia immotivata e intensa e mancanza di controllo di essa (eccessi di ira) - tendenza ad agire in modo improvviso, senza curarsi delle conseguenze - difficoltà a continuare qualsiasi azione che non prometta una gratificazione immediata - bassa tolleranza alla frustrazione e bassa soglia per la scarica dell’aggressività, in particolare l’autoaggressività - tendenza al comportamento passivo-aggressivo - tendenza ad offrire razionalizzazioni plausibili per il comportamento - l’immagine del Sé e dell’altro è disturbata in maniera instabile Di tutti questi tratti troviamo esempi, come riportato nell’anamnesi, status, atti e nei colloqui, oltre alla conferma dei test psicodiagnostici. Si tratta quindi di un Disturbo di personalità misto (ICD-10, F 61.0) . Oltre al disturbo di personalità si deve diagnosticare pensieri o ruminazioni prevalentemente ossessivi (ICD-10, F 42.0) ”. […] 2.1 I reati presi in considerazione (se confermati) sono da mettere in relazione con la turba psichica e/o la dipendenza da sostanze stupefacente rilevate sopra […] ? Sì. I reati presi in considerazione (se confermati) sono da mettere in relazione diretta con il Disturbo di personalità misto (ICD-10, F 61.0). […] Il periziando soffre di un disturbo di personalità che può essere definito sicuramente una turba psichica di notevole gravità, e anche di lunga durata. 2.4 Essendo dato (in parte o pienamente) la capacità di valutazione, era al momento dei fatti scemata la capacità di agire […] ? Si. Ritengo che la capacità di agire in conformità con la corretta valutazione del carattere illecito dei suoi atti era invece alterata.” In sintesi, il dr. __________ ha ritenuto esservi una correlazione diretta tra il comportamento penalmente rilevante dell’insorgente ed il disturbo di personalità misto di cui soffre, ritenendo l’affezione psichiatrica di notevole gravità e di lunga durata. Nel complemento peritale del 19 gennaio 2023, oltre a confermare il comportamento manipolatorio perpetuato del ricorrente nei confronti del personale della __________ e di quello criminale nei confronti dei pazienti e dei privati fuori dall’istituto, il citato psichiatra si è così espresso (doc. 277 incarto AI): " Il peritando ha ripreso a delinquere pochi mesi dopo la scarcerazione in aprile 2022 e circa un mese dopo l’inizio della presa a carico psicoterapico […]. Nel rapporto mensile dell’__________ […] si legge che “[…] permangono […] le criticità relative ai ricoveri in __________… . Nella mattina del 12.05.2022 è stato in colloquio medico in __________ […] e nel pomeriggio stesso ha chiamato richiedendo nuovamente un ricovero in urgenza per improvviso peggioramento su sua richiesta. Risulta poi che in data 18.05.2022 sia stato dimesso nuovamente su sua richiesta. In data 02.06.2022 è stato accolto in colloquio medico in __________ durante il quale ha dato rimando di benessere, ma nel pomeriggio è stato nuovamente ricoverato in __________ ”. Ci troviamo davanti alla riedizione del periodo prima della carcerazione preventiva del 21.02.2022. […] Il peritando è entrato durante gli ultimi sei mesi 15 volte in __________ e frequentemente i colloqui ambulatoriali gli servivano solamente a chiedere un nuovo ricovero in clinica. La presa a carico, di conseguenza, non ha potuto essere effettuata né ambulatorialmente, né in ambito stazionario. È evidente che in queste condizioni una psicoterapia coerente non è stata assolutamente possibile e come si legge nella documentazione, è rimasto senza alcun “impatto” sulla psicopatologia. La dr.ssa __________ riporta in ottobre 2022 “ l’importanza di un sostegno psico-educativo affinché possa acquisire una coscienza di malattia che attualmente è assente ”. […] La __________, più che un luogo di cura, per il peritando sembra un luogo dove trovare delle vittime per i suoi reati, in più casi egli ha sottratto tessere bancarie ad altri pazienti incontrati durante i suoi ricoveri, l’ultimo risale a luglio 2022 e prelevato ingenti somme di denaro. Tenendo conto di quanto esposto sopra ritengo che il peritando necessiti un ambiente chiuso […].” Ora, è vero che il dr. __________ non si è espresso circa la capacità lavorativa dell’insorgente (non essendo lo scopo del mandato conferitogli) ed è altrettanto vero che il ricorrente ha usato la __________ quale “ luogo dove trovare delle vittime per i suoi reati ” manifestando solo una volontà di facciata di aderire alle cure. Tuttavia, il rapporto peritale del 13 giugno 2022 ed il complemento del 19 gennaio 2023 non permettono a questa Corte di escludere che l’affezione psichiatrica – ritenuta dal perito di notevole gravità, di lunga durata, in correlazione diretta con l’agire penalmente rilevante dell’insorgente e di cui quest’ultimo non ha acquisito piena coscienza – possa comportare una limitazione della capacità lavorativa. Le diverse prese di posizione del medico SMR non sono sufficienti per fugare questo dubbio. Nell’annotazione del 23 novembre 2022 il medico SMR ha asserito (doc. 269 incarto AI): " Sono state certificati dal 2000 segni e sintomi di malattia psichiatrica di gravità crescente e dal 2006 di estrema gravità, incompatibili sia con una vita relazionale (inclusi legami sentimentali) sia con una qualsiasi attività finalizzata al lucro lecita o illecita. Avevo provveduto il 21.10.2021 a redigere il mio rapporto sulla base dei fatti medici sommariamente riassunti. In seguito, le informazioni fornite hanno reso necessaria una rilettura ulteriormente critica dei fatti e la necessità di accedere agli atti penali in modo da verificare le palesi incongruenze e incoerenze tra l’attività emersa e uno stato psichico da anni incompatibile con le funzionalità organizzative, capacità di adottare comportamenti diversi in funzione della situazione, razionalità, persistenza, necessarie nell’attività illecita di cui egli è accusato.” Nell’annotazione del 19 giugno 2023 il dr. __________ si è così espresso (doc. 172 incarto AI): " […] La nuova documentazione raccolta conferma quanto già stabilito con la presa di posizione SMR del 23.11.2022, più precisamente dal novembre 2021, epoca in cui sono noti i primi reati, egli possedeva capacità lavorativa completa […] in ogni attività. […] Non ho elementi oggettivi che mi permettono di giustificare l’assenza di limitazioni prima di novembre 2021; è dunque possibile, in base al contenuto del verbale sopra citato, in cui l’assicurato dimostra capacità psichiche integre, affermare che da allora […] è migliorato in modo tale da non giustificare limitazioni psichiche di sorta in ogni attività lecita o illecita cioè CL 100% da novembre
2021. […] Non vi sono elementi a sostegno di un aggravamento dei sintomi o franca simulazione, tuttavia, l’assicurato non ha informato l’UAI del miglioramento del suo stato di salute che gli ha permesso di esercitare le attività illecite […].” Nell’annotazione del 18 settembre 2023 il medico SMR si è limitato a dire che “ Ho preso visione di un certificato del __________ di __________ 06.09.2023 a firma Dr. __________, Dr.ssa __________ i quali certificano un significativo miglioramento clinico senza, tuttavia, esprimersi in modo oggettivo su capacità/incapacità lavorativa. In assenza di elementi oggettivi, confermo la precedente presa di posizione SMR ” (doc. 183 incarto AI). Durante la procedura ricorsuale il medico SMR ha preso posizione sulle censure sollevate dal ricorrente riguardo alla diagnosi altamente invalidante e al mancato confronto con la perizia del dr. __________. Il dr. __________ ha concordato sull’anamnesi e sulle incoerenze circa il comportamento dell’assicurato evidenziate dal collega, precisando come l’assunzione di paracetamolo a dosaggi dichiarati e senza altre modalità di messa in atto di tentativi anticonservativi non corrisponda al quadro di una persona con ideazione suicidale attiva. Circa le diagnosi formulate dal dr. __________, ossia di disturbo di personalità misto (ICD-10 F 61.0) e pensieri o ruminazioni prevalentemente ossessivi (ICD-10 F 42.0), il dr. __________ ha osservato circa la prima che essa “ non definisce un grave disturbo psichico ” sollevando dubbi sulla seconda e rilevando che in ogni caso “ i sintomi ad essa [F 42.0, n.d.r.] attribuiti non consentono […] di giudicare questa diagnosi come fonte di per sé d’inabilità lavorativa ”. Ora, al di là del quesito diagnostico, che non compete a questa Corte dirimere (STF 9C_49/2012 del 12 luglio 2012 consid. 6; STCA 32.2023.115 consid. 2.13. con rinvii giurisprudenziali), si rileva che il dr. __________ non ha risposto – esplicitamente – alla domanda di sapere se e in che misura la tesi del collega dr. __________, ossia che l’agire delittuoso è in diretta correlazione con l’affezione psichiatrica del ricorrente, sia corretta. Inoltre, permane un dubbio, minimo (cfr. supra consid. 2.9.), circa la valutazione dei tentativi anticonservativi, la ripetuta attuazione degli stessi (pur tenuto conto della surriferita spiegazione del medico SMR, come pure del fatto che quasi sempre il ricorrente ha chiamato i medici riferendo del suo agire a proposito dei medicamenti e dosaggi ingeriti) essendo meritevole di una spiegazione più esaustiva. In conclusione, ribadito che, secondo il TCA, permangono seri dubbi che il comportamento penalmente rilevante dell’insorgente si concili con un assicurato inabile al lavoro in misura completa ed in ogni attività a motivo di un’affezione psichiatrica, la documentazione agli atti impone comunque un approfondimento della situazione valetudinaria. 2.11. Alla luce di quanto precedentemente esposto, sulla scorta degli atti all’inserto non si può (ancora) escludere con la dovuta certezza e serenità che l’insorgente abbia diritto a prestazioni AI anche dopo il 31 ottobre 2021. È quindi necessaria una perizia psichiatrica che delinei con precisione ed in modo esaustivo il quadro diagnostico e l’evoluzione della capacità lavorativa (almeno) fino 21 settembre 2023, data della decisione di soppressione retroattiva della rendita. Quanto precede rende superflua la questione a sapere se il ricorrente abbia violato l’obbligo di informare, rispettivamente quali conseguenze l’asserita violazione comporta. 2.12. Per quanto attiene alla valutazione economica dell’Ufficio AI, anch’essa contestata dal ricorrente che non si ritiene reintegrabile nel circuito lavorativo a motivo delle asserite affezioni psichiatriche invalidanti, la stessa appare prematura, visto che la capacità lavorativa dell’assicurato ed i suoi limiti funzionali devono ancora essere compiutamente acclarati. 2.13. Il TCA, di norma, rinvia l’incarto all’Ufficio AI o perché vi sono carenze negli accertamenti svolti dall’amministrazione o perché vi sono accertamenti peritali svolti dall’amministrazione che necessitano di un complemento (“Eine Rückweisung an die IV-Stelle bleibt hingegen möglich, wenn sie allein in der notwendigen Erhebung einer bisher vollständig ungeklärten Frage begründet ist. Ausserdem bleibt es dem kantonalen Gericht (unter dem Aspekt der Verfahrensgarantien) unbenommen, eine Sache zurückzuweisen, wenn lediglich eine Klarstellung, Präzisierung oder Ergänzung von gutachtlichen Ausführungen erforderlich ist”; cfr. DTF 137 V 210; STCA 32.2011.115 del 27 ottobre 2011). In concreto, stante la necessità di un approfondimento medico, annullata la decisione del 21 settembre 2023, si giustifica il rinvio degli atti affinché l’amministrazione proceda nel senso indicato sopra (cfr. supra consid. 2.11. e seg.) e si determini nuovamente sul diritto a prestazioni dell’assicurato, emanando una decisione debitamente preavvisata ed impugnabile. 2.14. Restituzione Stante la necessità di rinviare gli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti e la resa di un nuovo provvedimento in merito alla revisione del diritto alla rendita (cfr. supra consid. 2.11. e 2.13.), le decisioni del 27 settembre 2023 di restituzione delle rendite d’invalidità – versate secondo l’amministrazione indebitamente dal 1. novembre 2021, rispettivamente dal 1. giugno 2022 (cfr. supra consid. 1.12.) – strettamente dipendenti dalla conferma o meno della soppressione della rendita (circostanza che, come visto sopra, dovrà essere oggetto di opportuno approfondimento) appaiono premature e vanno pertanto anch’esse annullate. L’Ufficio AI, a dipendenza della decisione sul diritto alla rendita, statuirà se del caso anche sull’obbligo di restituzione. 2.15. Secondo l'art. 69 cpv. 1bis LAI in vigore dal 1. gennaio 2021 ed applicabile in concreto (disposizione transitoria dell’art. 83 LPGA in combinazione con gli art. 61 lett. a e f bis LPGA nel tenore in vigore dal 1. gennaio
2021) la procedura di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008). Visto l’esito dei ricorsi, le spese di fr. 500 sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà al ricorrente, patrocinato in causa da un avvocato, fr. 2'000 di ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett. g LPGA), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio formulata per la procedura ricorsuale (pro multis 124 V 301 consid. 6. e STF 9C_274/2014 del 30 settembre 2014 consid. 5.).
E. 6 settembre 2023 prodotto in sede di osservazioni.
Sottoposto il certificato dei
curanti del __________ al medico SMR dr. __________ (specialista in psichiatria
e psicoterapia), quest’ultimo, con annotazione del 18 settembre 2023, ha
rilevato come i colleghi non si erano espressi circa la capacità lavorativa,
ragione per cui egli ha confermato la precedente posizione (doc. 183 incarto
AI). Trattasi del rapporto SMR del 19 giugno 2023 (doc. 172 incarto AI),
allestito da dr. __________ dopo che la giurista dell’amministrazione gli aveva
fatto presente, tra l’altro, sia le frequenti degenze presso la __________ che
la perizia esperita dal dr. __________ (doc. 171, pag. 662 e seg. incarto AI).
Peraltro, l’annotazione SMR del 19 giugno 2023 rinvia a sua volta (in parte) a
quella del 23 novembre 2022 (doc. 269 incarto AI) dalla quale si evince che il
dr. __________ aveva ben presente la frequenza delle degenze psichiatriche, non
ritenendole di per sé indicative di uno stato valetudinario peggiorato e
sicuramente non potendo indicare un’incapacità lavorativa completa in ogni
attività, visto il comportamento emerso dal carteggio penale.
Gli elementi e le circostanze di
cui sopra sono confluiti, ancorché in modo succinto, nella decisione di
soppressione della rendita del 21 settembre 2023 (doc. 185 incarto AI):
"
In data 11 settembre 2023 l’assicurato, per il tramite del suo
rappresentante legale ha formulato osservazioni al progetto di decisione del 17
luglio 2023. Per quanto attiene all’aspetto medico e alla documentazione
prodotta contestualmente alle osservazioni, con annotazione del 18 settembre
2023 il SMR ha confermato la sua precedente presa di posizione in assenza di
indicazioni oggettive sulla capacità rispettivamente incapacità lavorativa
dell’assicurato. Va qui precisato che la valutazione precedente del SMR del 19
giugno 2023 già teneva conto dei ricoveri dell’assicurato così come della
perizia psichiatrica effettuata in sede penale dal dr. med. __________.
Nel presente caso,
occorre rimarcare come i comportamenti rimproverati all’assicurato,
indipendentemente da una loro qualifica dal profilo giuridico in sede penale,
siano, poiché in gran parte ammessi dall’assicurato, di notevole importanza per
definire concretamente la sua capacità lavorativa.
Si osserva infine che
il provvedimento non è stato emanato a seguito della carcerazione
dell’assicurato (art. 21 cpv. 5 LPGA combinato con l’art. 88a cpv. 1 OAI). Si
evidenzia infatti che il principale rimprovero mosso all’assicurato ex artt. 31
LPGA e 77 OAI riguarda la mancata comunicazione della modifica del suo stato di
salute e dell’attività lucrativa esercitata; di transenna si rimarca, anche per
quanto riguarda il periodo di carcerazione inferiore a tre mesi, che l’obbligo
di informare che spetta agli assicurati non è condizionato dalle conseguenze
che tale comunicazione potrà avere sul diritto alla prestazione, in merito si
ricorda quanto stabilito dalla lodevole Corte di appello e di revisione penale
relativamente ai cambiamenti da comunicare, ovvero “[…]
ogni cambiamento
nella sua situazione personale o finanziaria, senza che gli sia possibile
modulare autonomamente tale obbligo in funzione di un suo giudizio sulla
rilevanza dell’informazione per il suo diritto a prestazioni
[…]” (sentenza
nr. 17.2017.216+286 del 25 gennaio 2018, consid. 7).”
Ricapitolato l’iter
amministrativo, questa Corte non ravvisa alcuna criticità in punto al diritto
di essere sentito (cfr. supra consid. 2.3.) o alla procedura di preavviso (cfr.
supra consid. 2.4.).
Ma anche se, per ipotesi di
lavoro, si ammettesse una violazione del diritto di essere sentito a motivo di
un insufficiente confronto con le osservazioni al preavviso, essa non sarebbe
certamente da qualificare come grave e ancor meno come insanabile. Infatti,
l’insorgente ha avuto a disposizione l’intero dossier aggiornato, potendo
impugnare presso il TCA – autorità giudiziaria che gode di pieno potere
cognitivo (cfr. supra consid. 2.3. e STF 8C_923/2011 del 28 giugno 2012 consid.
2.3.) – la contestata decisione, come è avvenuto.
2.6.
Soppressione della rendita
Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione
con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una
diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (
Duc, L’assurance invalidité,
in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46
).
Per incapacità al lavoro
s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla
salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente
esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso
d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione
anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6
LPGA).
L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d’invalidità di cui
all’art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita
nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l’assicurato ha rivendicato
il diritto alle prestazioni conformemente all’art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più
presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1
LAI). In virtù dell’art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l’invalidità di un
assicurato che esercita un’attività lucrativa si applica l’art. 16 LPGA. Il
Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la
valutazione dell’invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata
alla nota a pié pagina n. 264).
Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (
metodo generale del raffronto dei redditi
; DTF 128 V 29,
consid. 1, 104 V 135 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b)
.
S
econdo la
giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze
esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i
redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base
temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi
di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di incidere
sul diritto alla rendita (cfr. regesto della DTF 129 V 222).
Inoltre, nel confronto dei
redditi, secondo la giurisprudenza federale – di regola – non si tiene conto di
fattori estranei all’invalidità, come ad esempio la formazione professionale,
le attitudini fisiche e psichiche e l’età dell’assicurato (RCC 1989, pag. 325;
DTF 107 V 17, consid. 2c confermata dall'allora TFA [dal 1. gennaio 2007: TF]
con sentenza
U 156/05 del 14 luglio
2006, consid. 5
; Scartazzini, op. cit., pag. 232).
La misura dell’attività
ragionevolmente esigibile dipende, d’altra parte, dalla situazione personale
dell’assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La
situazione personale dell’assicurato è essenziale per la valutazione della
residua capacità al guadagno. L’Alta Corte ha stabilito che i due redditi,
dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non fosse possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 310 consid. 3a).
2.7. Per costante giurisprudenza, quando
l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo
periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo
successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di
decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143;
SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre
2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24
febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce
che se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una
notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali
sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art.
41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343
consid. 3.5).
Se la capacità al guadagno
dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo
si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza
interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv.
1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,
occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non
appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è
applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non
soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con
effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013
dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984
pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità
che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre
2012, consid. 5.3).
Giusta l’art. 29bis OAI, se la
rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e
l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado
di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per
incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima
erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1
lett. b LAI.
Una diversa valutazione di uno
stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato
non costituisce né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I
8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in Plädoyer 1/06, pag. 64-65).
Da ultimo, nella DTF 141 V 9 (SVR
2015 IV Nr. 21) il Tribunale federale ha stabilito che se i fatti determinanti
per il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciare apparire
una notevole modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione,
il grado d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti
accertati in maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni
dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag. 200; STF 9C_710/2016 del 18
aprile 2017 consid. 4.1; STF 9C_378/2014 del 21 ottobre 2014 consid. 4.2; STF
9C_226/2013 del 4 settembre 2013).
2.8. Per quanto riguarda in particolare
l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il Tribunale federale
ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da
non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).
Nella DTF 130 V 352 l’Alta Corte
ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore
somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul
tema cfr. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg.
254-257).
Nella STF I 770/03 del 16
dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato
che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme
richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri
summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a
sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione
per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni
nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o
simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento
osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori
intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure
mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco
credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella
vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto
(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen
Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,
con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
Nel 2015 il Tribunale federale ha
modificato la sua prassi per l’accertamento del diritto a una rendita AI in
presenza di disturbi somatoformi senza cause organiche oggettivabili (dolori
somatoformi) e analoghe affezioni psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato
stampa del Tribunale federale del 17 giugno 2015). In questi casi la decisione
sul diritto a una rendita AI deve avvenire in una procedura probatoria
strutturata. In tale ambito, occorre valutare l'effettivo potenziale di
rendimento raggiungibile dalla persona interessata, considerando da un lato i
fattori di carico esterno di diminuzione del potenziale da un altro lato i
fattori positivi di compensazione (risorse) in una valutazione complessiva
commisurata al caso singolo. Determinanti come indicatori sono tra l'altro
l'intensità della diagnosi e dei sintomi, l'assunzione effettiva di una
terapia, il decorso e l'esito di terapie come anche gli sforzi per il
reinserimento professionale, le patologie associate, sviluppo e la struttura
della personalità, il contesto sociale della persona interessata e l'insorgenza
delle limitazioni fatte valere nei diversi ambiti della vita (lavoro e tempo
libero). Come in precedenza la persona assicurata sopporta l'onere della prova (cfr.
comunicato stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017).
In due sentenze del 30 novembre
2017, pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il TF ha stabilito che la
giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti secondo cui la
reale capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da
accertare alla luce di indicatori, deve trovare applicazione per tutte le
malattie psichiche.
Ciò significa, in particolare per
depressioni lievi fino a medio-gravi, che il precedente criterio della “
resistenza
alle terapie
” come condizione necessaria per la concessione di una rendita
AI non vale più in maniera assoluta (cfr. comunicato stampa del Tribunale
federale del 14 dicembre 2017).
Nelle succitate due sentenze in
parola il TF è giunto alla conclusione che la descritta procedura deve essere
applicata all'esame di tutti i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza
di disturbi psichici, ossia in particolare anche nell'eventualità di
depressione lieve fino a medio-grave. Le malattie psichiche possono essere
individuate e dimostrate in linea di principio soltanto in maniera limitata con
criteri oggettivi. Anche se una classificazione medica è necessaria e secondo
la scienza è presupposta una diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile
accontentarsi solo di questo. Piuttosto è decisiva la questione delle
ripercussioni funzionali di un disturbo. Per la valutazione delle conseguenze
di un’affezione psichica la diagnosi non è più centrale.
Nella DTF 145 V 215 il TF ha
infine stabilito che anche le sindromi da dipendenza primaria, come tutte le
malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea di principio, a una
procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.
Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409
e 143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 al consid. 3.3.1 e
3.3.2, STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 4.1, 4.2 e 4.3, STF
8C_309/2018 del 2 agosto 2018 al consid. 3.2 e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto
2018 al consid. 2.2 (STCA 32.2018.12 del 28 gennaio 2019, consid. 2.5).
2.9. Per costante giurisprudenza (cfr.
STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità,
all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di
documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo
stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili
dall'assicurato (
DTF 125 V 256
consid.
4., pag. 261;
115 V 133
consid. 2., pag. 134;
114 V 310
consid. 3c, pag. 314;
105 V 156
consid.
1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente
professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali
attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).
Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo
contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c in fine con rinvii).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF
8C_535/2007 del 25 aprile 2008).
Nella DTF 137 V 210 il TF ha
concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione
attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell'assicurazione
invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie, è
di per sé conforme alla Costituzione e alla Convenzione europea (consid.
2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima Istanza ha inoltre ritenuto
necessario adottare dei correttivi tanto a livello amministrativo (assegnazione
a caso dei mandati; differenze minime delle tariffe della perizia;
miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo e
rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2 al 3.3, 3.4.2.6 e
3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso di accertata
necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale
federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia
medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità; consid.
4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).
Circa il ruolo del medico SMR, va rammentato che per l’art. 59 cpv. 2bis
LAI i servizi medici regionali sono a disposizione degli uffici AI per valutare
le condizioni mediche del diritto alle prestazioni, stabiliscono la capacità
funzionale dell’assicurato – determinante per l’AI secondo l’art. 6 LPGA – di
esercitare un’attività lucrativa o di svolgere le mansioni consuete in una
misura ragionevolmente esigibile e sono indipendenti per quanto concerne le
decisioni in ambito medico nei singoli casi.
Scopo
e senso del disposto come pure dell’art. 49 OAI risiedono nella possibilità,
per gli uffici AI, di fare capo a propri medici per la valutazione degli
aspetti sanitari del diritto alla rendita. Questi ultimi, grazie alle loro
specifiche conoscenze medico-assicurative, sono quindi chiamati a valutare la
capacità funzionale della persona assicurata. In questo modo è stata creata una
chiara separazione di competenze tra medici curanti e assicurazione sociale.
Sulla base delle indicazioni del SMR, l’UAI deve così decidere cosa si può
ragionevolmente pretendere da un assicurato e cosa invece no (v. STF 9C_9/ 2010
del 29 settembre 2010, 9C_323/2009 del 14 luglio 2009 consid. 4.2, in SVR 2009
IV n. 56 pag. 174, con riferimenti).
Se vi sono dei rapporti medici
contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero
materiale e indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto
che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008). In effetti, nel caso in
cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla concludenza dei
pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile fondarsi su tali
rapporti (STF 8C_336/2015 del 25 agosto 2015, consid. 4.3. con riferimenti, in
particolare, alla DTF 139 V 225 e alla 135 V 465).
Va
poi evidenziato
che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a
scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola
fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF
9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.
5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il
medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid.
3a) cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a) cc
) e che il solo fatto che uno o
più medici curanti esprimano un’opinione contraddittoria non è sufficiente a
rimettere in discussione una perizia ordinata dal giudice o
dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF 9C_710/2011 del 20
marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid. 3.4, entrambe
con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).
Va ancora evidenziato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pagg.
628-629, in particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze
federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In quest’ultima sentenza l'Alta
Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo
questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten,
in: SZS/RSAS 1999 pagg. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve
innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e
pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare
l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere
premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita
d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una
rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze
tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei
dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,
le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 inedita 27 settembre 2001;
STF I 683/03 del 12 marzo 2004 pubblicata in DTF 130 V 352).
2.10. In concreto, visionato l’incarto
penale dal quale è emerso un comportamento del ricorrente – indagato e
sostanzialmente reo confesso di molteplici e reiterati reati contro il
patrimonio –, l’Ufficio AI ha sottoposto il carteggio penale al vaglio del
medico SMR. Quest’ultimo, rivalutando con spirito critico tutta la refertazione
medica agli atti, ha accertato il riacquisto della capacità lavorativa completa
in ogni attività dal 1. novembre 2021.
Il ricorrente, prevalendosi della
perizia del dr. __________, del certificato del 6 settembre 2023 dei curanti
dr. __________ e dr.ssa __________ del __________ e dei rapporti della __________
relativi a decine di ricoveri, contesta la valutazione medica posta alla base
della decisione del 21 settembre 2023, sostenendo che, contrariamente a quanto
concluso dal medico SMR, egli presenta ancora un’incapacità lavorativa (e pari
grado d’invalidità) del 100% in ogni attività, circostanza che protrae il
diritto ad una rendita intera riconosciutogli dal 21 agosto 2021.
Il TCA, chiamato a verificare se
lo stato di salute del ricorrente sia stato accuratamente vagliato
dall’amministrazione prima dell’emanazione della decisione di soppressione
retroattiva della rendita, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, non può concordare con le conclusioni dell’Ufficio AI, ma ritiene
indispensabile che, onde addivenire ad un affidabile giudizio sul diritto a
prestazioni dell’assicurato, vengano preliminarmente esperiti (ulteriori)
approfondimenti medico-specialistici.
Questo per i motivi che seguono.
2.10.1. Va anzitutto sottolineato che questo
Tribunale non ha dubbi circa la scarsa credibilità delle dichiarazioni del
ricorrente rese nei confronti dei medici, degli asseriti amici, di co-degenti
presso la __________, della moglie, delle autorità, di aziende e privati, come
ampiamente ed inequivocabilmente desumibile sia dalla refertazione medico-assicurativa
(a titolo esemplificativo vedasi doc. 86, pag. 283, doc. 90, pag. 291 e seg.;
doc. 93, pagg. 301, 303, 306-311; doc. 117; doc. 130, pag. 486; doc. 149, pag.
592; doc. 211, pag. 1169 incarto AI) che dal carteggio penale (a titolo esemplificativo
vedasi doc. 193, pagg. 852, 854, 862, 864-867, 877, 943-946; doc. 194, pag.
959; doc. 202, pagg. 1013, 1016, 1053; doc. 203, pag. 1116; doc. 203, pag.
1126; doc. 204, pagg. 1134 e seg.; docc. 210 e 211; doc. 213, pagg. 1202, 1211,
1281, 1282, 1405-1414, 1428; doc. 221, pagg. 1515-1525, 1528-1534, 1551-1557,
1570-1579, 1581-1601; doc. 223 incarto AI).
Risulta altresì estremamente inverosimile
che un assicurato invalido al 100% in ogni attività per motivi psichiatrici
possa avere (ripetutamente) perpetrato i reati contro il patrimonio di cui è
imputato semplicemente a motivo di
“impulsi che fa fatica a frenare
”
(doc. 211, pag. 1169 incarto AI). Al contrario, risulta molto più plausibile
quanto addotto e riportato a verbale dagli inquirenti nell’ambito della
procedura penale secondo cui “
Queste azioni
non possono essere
ritenute “casuali”, ma bensì ben strutturate, ripetute nel tempo con una certa
costanza e ragionate al fine di non destare sospetti sia agli istituti
contattati che ai legittimi proprietari dei conti bancari
” (doc. 193, pag.
866 incarto AI). Del resto, è lo stesso ricorrente ad aver dichiarato che “
Il
mio agire
[criminale, n.d.r.]
si è protratto nel tempo, con costanza e
metodo e questo anche dopo il mio verbale di Polizia datato 10.12.2021
”
(doc. 202, pag. 1013 incarto AI).
Tuttavia, quanto accertato sopra non
permette ancora a questa Corte di confermare l’assunto del medico SMR secondo
cui, in estrema sintesi, l’agire penalmente rilevante dell’assicurato comporta
automaticamente il riacquisto della capacità lavorativa completa in ogni
attività. Ciò per i seguenti motivi.
Nel rapporto peritale del 13
giugno 2022, il dr. __________, dopo aver vagliato nuovamente tutta la
documentazione medico-assicurativa e l’incarto penale, discusso con il
ricorrente e con la dr.ssa __________, appurato motu proprio i tratti
manipolatori e menzogneri dell’insorgente, ha accertato quanto segue (doc. 223
incarto AI):
"
[…]
Dispositiv
- dichiara e pronuncia Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni Il presidente Il segretario di Camera Daniele Cattaneo Gianluca Menghetti
Volltext (verifizierbarer Originaltext)
Incarto n.32.2023.112
32.2023.113
JV
Lugano
19 agosto 2024
In nomedella Repubblica e CantoneTicino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Jerry Vadakkumcherry, cancelliere
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sui ricorsi del 23 ottobre 2023 di
RI 1
contro
le decisioni del 21 e 27 settembre 2023 emanate da
Ufficio assicurazione invalidità,6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità
ritenutoin fatto
consideratoin diritto
A torto.
La nozione dinvalidità di cui allart. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca Menghetti