opencaselaw.ch

12.1997.98

Ticino · 1996-07-19 · Italiano TI
Fonte Original Esporta Word PDF BibTeX RIS

Sentenza o decisione senza scheda

Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Ticino Tribunale di appello diritto civile La seconda Camera civile 28.07.1997 12.1997.98

Sentenza o decisione senza scheda

Incarto n. 12.97.00098 Lugano 28 luglio 1997 /fb In nome della Repubblica e Cantone del Ticino La seconda Camera civile del Tribunale d'appello composta dei giudici: Cocchi, presidente, Chiesa e Zali segretario: Petrini sedente per statuire nella causa inc. no. AC.96.10 della Pretura del distretto di Lugano, Sezione 4 promossa con petizione 30 luglio 1996 da __________ patr. dall’avv. __________ contro __________ patr. dallo studio legale __________ con la quale l'attore ha chiesto la revoca del sequestro n. __________decretato dalla medesima Pretura il 19 luglio 1996; domanda avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione e che il Pretore con sentenza 13 marzo 1997 ha accolto. Appellante la convenuta che, con atto di appello del 27 marzo 1997, chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione mentre l'attore, con osservazioni del 5 maggio 1997, postula la reiezione del gravame. Letti ed esaminati gli atti e i documenti prodotti, Considerato in fatto ed in diritto 1. Con decreto del 19 luglio 1996 il Pretore del distretto di Lugano, Sezione 4, ha ordinato, su istanza della signora __________ i, il sequestro di tutti i beni mobili siti nell'appartamento e nel garage del padre, __________, in __________ __________ (doc. A). Quale causa del sequestro, eseguito il 22 luglio 1996 dall’UE di Lugano, era indicata quella dell’art. 271 cpv. 1 cifra 2 LEF che riguarda il debitore che, nell’intenzione di sottrarsi all’adempimento delle sue obbligazioni, trafuga i suoi beni. 2. __________ ha inoltrato, il 30 luglio 1996, un'azione di revoca del sequestro ai sensi dell'art. 279 LEF, affermando di non avere alcuna intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni e di non aver trafugato alcun bene. La procedura di sequestro avviata dalla figlia farebbe parte delle molteplici iniziative giudiziarie da essa promosse per tentare di ottenere la liquidazione della propria porzione legittima nelle successione della defunta __________, moglie dell'attore e madre della convenuta. L’attore ha affermato di aver già provveduto a liquidare la figlia, osservando poi che il trasferimento degli averi del conto __________ della moglie presso l'__________ di __________ su di un conto __________ a suo __________ presso il medesimo istituto di credito si sarebbe reso necessario proprio a causa al decesso della consorte. Inoltre l'alienazione degli immobili di __________ ad una terza persona sarebbe stata effettuata dopo che la convenuta avrebbe rinunciato ad ogni e qualsiasi diritto ereditario sugli stessi. 3. Con risposta 13 agosto 1996 la convenuta ha chiesto la reiezione della petizione, contestando preliminarmente di essere stata liquidata dal padre. La figlia ha quindi osservato che la causa di sequestro di cui all'art. 271 cpv. 1 cifra 2 LEF, esclusivo oggetto del contendere, sarebbe in concreto adempiuta. In primo luogo il menzionato trasferimento di averi da un conto all'altro avrebbe dovuto svolgersi anche con il suo consenso, mentre l'attore avrebbe agito motu proprio, assottigliando poi, tra il 1989 e il 1994, il saldo del nuovo conto. In secondo luogo il padre avrebbe venduto gli immobili di __________ e le cose mobili in esso contenute con il chiaro intento di sottrarsi al pagamento della sua quota legittima. 4. Nel giudizio qui impugnato il Pretore ha accolto la domanda di revoca di sequestro, ritenendo che la convenuta, che sopportava l'onere della prova sul tema, non avrebbe fornito sufficienti elementi di giudizio che, con accresciuta verosimiglianza, permettessero di ammettere che l'attore stesse trafugando i suoi beni con l'intenzione di sottrarsi all'adempimento della sue obbligazioni. 5. Con tempestivo appello la convenuta ha chiesto la riforma della sentenza pretorile nel senso di respingere la petizione, osservando di aver ampiamente dimostrato l'intenzione del padre di liberarsi del proprio patrimonio mobile ed immobile col fine ultimo di non corrisponderle quanto di sua spettanza a dipendenza della successione della madre. Con osservazioni 5 maggio 1997 l'attore ha chiesto la reiezione  del gravame per le argomentazioni che, se necessario, verranno riprese nei successivi considerandi. 6. Occorre preliminarmente esaminare l'eccezione sollevata dalla parte appellata, secondo cui il gravame avversario disattenderebbe il requisito posto dall'art. 309 cpv. 2 lett. d CPC, in virtù del quale, pena la nullità, l'atto d'appello deve imperativamente contenere la dichiarazione di appellare. L'eccezione è destituita di qualsiasi buon fondamento. La sanzione della nullità va infatti applicata con cautela: non è nullo l'appello dal cui contenuto, come in casu, appaia comunque chiara l'intenzione di impugnare la sentenza di primo grado nella misura in cui sia sfavorevole all'appellato, e dalla cui irregolarità formale non derivi alcun pregiudizio alla controparte (Cocchi/Trezzini, CPC annotato, ad art. 309, n. 13). Nel caso concreto, del resto, la dichiarazione di appellare si evince, perlomeno implicitamente, dalla domanda di riforma del dispositivo del primo giudizio, che, integralmente, viene dedotto in appello. 7. Nell'ambito dell'azione di rivocazione del sequestro (art. 279 cpv. 2 della vecchia LEF, in concreto ancora applicabile avendo subìto le norme procedurali sulla revoca del sequestro, con la revisione della LEF in vigore dal 1 gennaio 1997,  una modifica non compatibile col procedimento qui dibattuto e già in corso da prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni: art. 2 cpv. 1 delle disposizioni finali della nuova LEF), l'oggetto del procedimento è esclusivamente l'accertamento dell’esistenza della causa di sequestro invocata tra quelle previste dall'art. 271 LEF (Amonn, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, Berna 1993, pag. 413; Brügger, SchKG Schweizer. Gerichtspraxis 1946-1986, ad art. 271, n. 33). In concreto l'oggetto del contendere riguarda l’esistenza o meno della causa di cui all'art. 271 cpv. 1 cfr. 2 LEF, la convenuta avendo affermato che il debitore, nell'intenzione di sottrarsi all'adempimento delle sue obbligazioni, avrebbe trafugato i suoi beni. 8. Per giustificare l’applicazione di una tale causa di sequestro, bisogna rendere verosimile da una parte che, al momento in cui lo stesso è stato concesso (ZBJV 1948 p. 497 con rif.; Rep . 1955 p. 47 con rif.; Rechenschaftsbericht TG 1988 p. 137 con rif.; Schindler, Die Arrestaufhebung nach Art. 279 SchKG, Zurigo 1957, p. 72 e 73), il debitore aveva soggettivamente l’intenzione di sottrarsi al pagamento di un debito e dall’altra che da un punto di vista oggettivo, per raggiungere questo scopo, egli abbia cercato di nascondere i suoi beni (Schindler, op. cit., p. 91). Il creditore è pertanto tenuto a fornire degli indizi indicanti che il debitore cerchi di sottrarre i beni alla confisca del creditore, portandoli via, celandoli, o alienandoli (Gilliéron, Poursuite pour dettes, faillite et concordat, 3. ed., pag. 371). Ciò può in effetti corrispondere al sospetto legittimo che il creditore abbia l'intenzione occulta di sottrarsi ai suoi impegni pecuniari: tale situazione, suffragata da fatti che secondo il corso delle cose e l’ordinaria esperienza di vita riconducono ad una tale evenienza (Brügger, SchKG Schw. Gerichtspraxis, Nachträge 1984-1991 ad art. 271, n. 13) basta perché esista motivo di ottenere un sequestro (Amonn, Grundriss des SchKG, Berna 1980, p. 374). Mentre per la concessione del sequestro vero e proprio (che avviene inaudita altera parte) basta che il creditore dimostri con un grado di verosimiglianza prima facie l’esistenza delle condizioni poste dalla legge, nell’ambito di un’azione di revoca del sequestro, come quella che qui ci occupa, il creditore dovrà provarne la fondatezza (Schindler, op. cit., p. 68 e segg.; BlSchK 1989 p. 76) con un grado di verosimiglianza accresciuta (II CCA 13 giugno 1997 in re L. Ltd c. J. H.; CEF 20 febbraio 1996 in re H. e llcc/L. con rif.; Schindler, op. cit., p. 91 e segg.), pena la decadenza del provvedimento. 9. Questa Camera, contrariamente all’opinione del Pretore, ritiene che una valutazione complessiva dell’agire dell’attore nel brevissimo periodo di tempo che va dalla metà alla fine di maggio 1996, tenuto in particolare conto i pessimi rapporti che intercorrono con la convenuta, permetta di affermare, con tranquillante certezza, che egli abbia voluto trafugare i suoi beni. In questo brevissimo periodo di tempo, dopo aver avvertito la Procuratrice pubblica di non più ritenersi vincolato dalla promessa, fatta due anni prima e che non afferma di avergli causato particolari difficoltà, di non disporre dei propri beni, egli ha:

-     il 18 maggio 1996, venduto l’appartamento di __________ alla sua amica, poi divenuta sua moglie__________;

-     lo stesso giorno, venduto a __________ tutto il mobilio, le suppellettili, i libri, nulla escluso di ciò che si trovava nell’appartamento di __________ garantendosi l’usufrutto vita natural durante di questi oggetti;

-     il 19 maggio 1996, prelevato in contanti dal suo conto presso __________ Fr. 400’000.- e successivamente Fr. 50’000.- (il 24 maggio 1996) e Fr. 40’000.- (il 1 giugno 1996), provvedendo a far vendere in quei giorni i titoli che su quel conto deteneva. In tal modo __________ si è privato di tutte le sue proprietà manifeste note alla figlia e si è ben guardato, il giorno 16 luglio 1996, dal riversare gli importi ricevuti in contanti da __________ per la cessione dell’appartamento (Fr. 75’000.-) e per la cessione dei mobili (Fr. 50’000.-) su quello stesso conto che aveva, a fine giugno, un saldo negativo. Ci si deve chiedere perché l’attore ha effettuato queste operazioni. In causa egli non dà giustificazioni se non quelle legate al fatto che di quei beni poteva, siccome unico titolare farne quello che voleva, rispettivamente che la convenuta aveva rinunciato alle sue spettanze ereditarie sull’appartamento. Ciò non giova certo a farsi altra e diversa opinione sull’intenzione voluta con le operazioni descritte che è l’unico oggetto del contendere in questa causa di revoca del sequestro dove non ci si deve assolutamente esprimere sulla bontà o meno delle pretese della convenuta. La ricerca di risposte logiche e convincenti porta ad altri interrogativi che concorrono a rafforzare il convincimento che le alienazioni sono state fatte unicamente per far sparire quei beni. Sicuramente non vi può essere una ragione di tipo tributario poiché, vendendo l’appartamento e continuando ad abitarlo pagando a __________ un corrispettivo di locazione pari agli interessi ipotecari, si è persino privato della possibilità di dedurre dal reddito questi interessi. Ma ciò che lascia perplessi è il fatto che - indipendentemente a sapere se il prezzo di cessione dei beni mobili sia stato congruo, cosa in sé di secondaria importanza - uno scrittore e giornalista, quale è l’attore, venda, senza averne nessuna necessità economica, tutta la sua collezione di libri, enciclopedie e dizionari  per poi garantirsene ancora l’uso. È evidente a questa Camera che __________, irritato e stufo (forse anche a giusta ragione) delle controversie sorte con la figlia e convinto di averle consegnato tutto quanto doveva al proposito della successione materna, abbia voluto togliere alla convenuta ogni e qualsiasi possibilità di rifarsi un domani su suoi beni non solo per le pretese oggi ancora litigiose ma anche relativamente ad una futura successione paterna. 10. Accertata, con un notevole grado di verosimiglianza, l’intenzione dell’attore di voler nascondere i suoi beni nasce il sospetto legittimo che egli voglia sottrarsi ad eventuali futuri e per il momenti non certi impegni verso la figlia. L’azione di revoca del sequestro deve così essere respinta ed in tal modo, in accoglimento dell’appello, riformata la sentenza del Pretore. Tassa di giustizia, spese e ripetibili di prima e seconda sede seguono la soccombenza (art. 148 CPC). Per i quali motivi, richiamati gli art. 148 CPC e la TG dichiara e pronuncia I. L'appello 27 marzo 1997 di __________ è accolto e di conseguenza la sentenza 13 marzo 1997 del Pretore di Lugano è così riformata: 1. La petizione di revoca di sequestro 30/31 luglio 1996 di __________ è respinta. 2. La tassa di giustizia in Fr. 1’900.- e le spese, da anticipare dall’attore, rimangono a suo carico con l’obbligo di rifondere a controparte Fr. 5’500.- a titolo di ripetibili. II. Le spese della procedura di appello consistenti in:

a) tassa di giustizia                                    fr. 950.--

b) spese                                                      fr. 50.-- Totale                                                           fr.  1’000.-- già anticipati dall'appellante, sono a carico della controparte che le rifonderà inoltre fr. 2’000.-- per ripetibili d'appello. III. Intimazione a:      - __________ Comunicazione alla Pretura di Lugano, Sezione 4. Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello Il presidente                                                           Il segretario