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11.1997.117

Sentenza o decisione senza scheda

Ticino · 1998-01-13 · Italiano TI
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Sentenza o decisione senza scheda

Erwägungen (6 Absätze)

E. 1 Le convenzioni sulle conseguenze accessorie del divorzio necessitano per la loro validità l’approvazione del giudice (art. 158 cpv. 5 CC). Tale principio vale anche per le misure provvisionali decretate pendente causa (B ühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3 a edizione, n. 426 segg. ad art. 145 CC) e per le convenzioni sulle conseguenze accessorie stipulate tra i coniugi prima dell’inizio della causa di divorzio (Hinderling/Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 516 n. 6a e pag. 518 n. 11; Hegnauer /B reitschmid, Grundriss des       Eherechts, Berna 1993, pag. 217). L’approvazione della convenzione è un presupposto costitutivo, in difetto del quale le parti non possono dedurre dall’accordo alcun diritto (B ühler/ Spühler, op. cit., n. 71 ad art. 158 CC). Ciò non significa che la convenzione, prima della sua omologazione, sia priva di qualsiasi effetto giuridico: le parti infatti sono vincolate all’accordo fino alla decisione del giudice e non possono revocarlo unilateralmente; possono, se mai, impugnarlo per vizi della volontà (Bühler/Spühler, op. cit., n. 150 e 152 ad art. 158 CC). L’obbligatorietà di una convenzione non impedisce tuttavia al coniuge di chiedere al giudice di non omologarla, sia perché affetta da un vizio della volontà, sia perché le circostanze sono notevolmente cambiate nel frattempo, sia ancora perché la pattuizione offende il sentimento di equità o perché l’accordo si fondava su premesse non verificatesi (Bühler/Spühler, op. cit., n. 151 ad art. 158 CC; DTF 99 II 362; Rep. 1994 pag. 309; I CCA, sentenza del 28 novembre 1996 nella causa M. contro M). Il giudice dal canto suo deve verificare, al momento dell’omolo-gazione, che la convenzione non sia contraria a disposizioni generali di diritto privato o pubblico, che non sia inadeguata, poco chiara o incompleta e che non pregiudichi gli interessi dei figli (Bühler/Spühler, op. cit., n. 180–201 ad art. 158 CC).

E. 2 In concreto il Pretore ha accertato che il reddito del convenuto è peggiorato, poiché questi, che nel 1994 percepiva uno stipendio annuo netto di fr. 146’500.– dalla __________ __________ di __________, è passato nel 1995 alle dipendenze della __________ __________, __________, con uno stipendio annuo lordo di fr. 138’233.35 ed è poi stato licenziato con effetto al 31 dicembre 1995. Nondimeno egli ha respinto l’istanza, ritenendo che l’istante non avesse sufficientemente reso verosimile l’asserito dissesto della sua situazione patrimoniale, così che non appariva giustificato scostarsi dalla convenzione sugli effetti accessori della separazione. Non si comprenderebbe altrimenti perché – ha soggiunto il Pretore

– in pieno dissesto finanziario il marito ancora postulasse, con la risposta di causa, l’omologazione dell’accordo, né come abbia egli potuto trascorrere lussuose vacanze estive nel 1996, durate un mese sullo yacht “__________ ”. Quanto all’argomentazione del convenuto, secondo cui per la sua attività free lance presso __________ __________ dall’inizio del 1996 egli percepirebbe solo un rimborso spese, essa è stata giudicata dal Pretore poco convincente.

E. 3 L’appellante

rimprovera al Pretore di essersi fondato su meri indizi, in contrasto per di

più con le risultanze istruttorie. Sostiene che nel febbraio 1996, quando ha

inoltrato personalmente la risposta di causa, la sua situazione finanziaria non

destava ancora preoccupazioni. Le difficoltà della __________, attiva da poco

nel settore dei contratti internazionali con paesi dell’Est europeo, sembravano

a quel momento transitorie e solo dopo qualche mese egli si sarebbe accorto che

la mancanza di affari redditizi non gli consentiva di far fronte agli impegni

assunti.

L’argomentazione non può

essere condivisa. La __________ ha infatti licenziato l’appellante già il 28

novembre 1995 per difficoltà di sviluppo nei programmi di lavoro e ristrettezze

economiche (doc. 3). Il primo bilancio della ditta denotava per l’esercizio

1995 una perdita di fr. 368’721.50 (doc. 4) e dal conto economico traspare la

quasi totale mancanza di attività in quel periodo (fr. 6’870.35 di ricavi).

Anche tenendo conto delle iniziali difficoltà di una ditta appena aperta, la precaria

situazione finanziaria e la mancanza di lavoro non poteva sfuggire al

convenuto, membro del consiglio di amministrazione (estratto del registro di

commercio, richiamato agli atti) e in pratica suo unico procacciatore di affari

già al momento della firma della convenzione, il 16 giugno 1995, e quindi a

maggior ragione nel febbraio 1996. Certo, l’appellante asserisce di non avere

saputo che firmando la convenzione egli si precludeva la possibilità di

chiedere la riduzione dei contributi. Se non che, quest’ultima argomentazione,

irricevibile già perché sollevata per la prima volta in appello (art. 321 cpv.

1 lett. b CPC), non resisterebbe nemmeno a un esame di merito. Se è vero

infatti che il convenuto non era patrocinato da un legale quando ha inoltrato

personalmente il memoriale di risposta, è altrettanto vero che egli è cognito

in affari, finanche attivo nel campo del commercio internazionale e quindi

senz’altro in grado di capire la portata degli accordi finanziari sottoscritti

il 16 giugno 1995. La censura sarebbe quindi infondata anche se potesse essere

esaminata nel merito.

E. 4 Il convenuto nega di

avere redditi non dichiarati, come ritiene il Pretore, ribadendo che __________

gli rimborsa unicamente le spese sostenute nella sua attività di indipendente a

favore della società e assume le spese di leasing per la vettura da lui usata.

Egli non percepirebbe invece alcun reddito effettivo, sia perché la situazione

finanziaria della società non lo consentirebbe sia perché, nonostante i suoi

sforzi personali, la ditta non conseguirebbe ancora guadagni. Inoltre egli non

potrebbe più disporre, come in passato, di facilitazioni da parte del padre;

solo due anni dopo la disdetta del contratto di lavoro, avvenuta il 31 dicembre

1995, egli si sarebbe reso conto di avere consumato buona parte dei suoi

risparmi. In siffatte circostanze non sarebbero più dati i presupposti per

applicare la convenzione e ogni coniuge dovrebbe far capo alla propria sostanza

per il proprio mantenimento.

a)

Che

dall’inizio del 1996 i redditi dell’appellante siano diminuiti in modo

rilevante è fuori questione. Nel 1994 egli riscuoteva uno stipendio annuo di

fr. 146’532.– netti (doc. 1) dalla __________ __________ e nel 1995 (dal 1°

febbraio a fine dicembre 1995) percepiva fr. 138’233.35 lordi dalla __________,

oltre a varie indennità come

tantièmes

e gettoni di presenza per

l’attività svolta in un’altra società (Lit. 50 milioni lordi nel 1993 e circa

Lit. 15 milioni nel 1994: interrogatorio formale ad 2). Dal 1996, pur lavorando

come procacciatore di affari indipendente – per quanto emerge dagli atti – solo

per __________ (interrogatorio formale ad 8), egli ha ricevuto solo un rimborso

di spese e il pagamento delle rate di leasing della vettura. Non consta che

egli disponga di entrate effettive, né da __________ né da terzi (teste

__________, interrogatorio formale ad 2, 4, 5, 8).

b)

Secondo

la giurisprudenza il guadagno imputabile a una parte non è necessariamente

quello conseguito: se un coniuge vede diminuire il proprio reddito, ma potrebbe

realizzare di nuovo un reddito più elevato e ciò sarebbe ragionevolmente

esigibile da lui, la determinazione dei contributi può fondarsi su tale reddito

ipotetico (DTF 119 II 316 consid. 4a con richiami di giurisprudenza e

dottrina). Nel caso concreto il convenuto si limita a sostenere di non poter

più erogare contributi all’istante, essendo senza redditi dal 1° gennaio 1996.

Egli ha invero dimostrato la riduzione del proprio reddito, ma avrebbe dovuto

rendere verosimile anche di aver condotto con metodo e impegno, ma senza esito,

ricerche di attività alternative a quella di indipendente per la __________. In

realtà, dopo la disdetta ricevuta per il 31 dicembre 1995 (doc. 3), egli

nemmeno pretende di avere cercato altre possibilità di guadagno (per esempio

assumendo mandati come quello  di membro del consiglio di amministrazione

presso la __________: interrogatorio formale, ad 2) e nemmeno asserisce di non

averle trovate. Del resto la situazione della ditta, come rileva con pertinenza

il primo giudice, non è per nulla chiara. L’unica dipendente ha riferito che

nel 1996 non vi era praticamente alcuna attività e che i correntisti, di cui

tutto si ignora, immettono liquidità quando ciò è necessario (verbale del 3

marzo 1997, deposizione __________). La valutazione del Pretore, secondo cui il

convenuto non ha reso verosimile un apprezzabile mutamento della sua situazione

dopo la firma della convenzione, merita quindi sostanziale conferma, soprattutto

a un esame sommario dei fatti come quello che presiede all’emanazione di misure

cautelari.

E. 5 Posto che la nota convenzione vincola il convenuto, resterebbe da verificare se il contributo mensile stabilito per i figli (fr. 1’500.– + fr. 125.– premio cassa malati + fr. 321.50 partecipazione alla retta della scuola privata) sia adeguato. Nella fissazione di alimenti, pura questione patrimoniale, l’intervento d’ufficio del giudice a protezione del genitore si giustifica tuttavia solo in presenza di un’offerta di quest’ultimo manifestamente eccessiva o sproporzionata, per evitare che al debitore siano imposte prestazioni che superano con ogni evidenza la sua capacità contributiva (Rep. 1994 pag. 237 consid. 2b). Nel caso concreto l’appellante non contesta i contributi. Per quel che è delle cifre fissate nella convenzione, esse tengono conto dell’elevato tenore di vita di cui ha goduto la famiglia – ammesso dall’appellante medesimo – e non risultano eccessive o sproporzionati rispetto al reddito ragionevolmente conseguibile dal padre. Non vi è quindi ragione che il giudice modifichi d’ufficio quanto i genitori hanno liberamente pattuito.

E. 6 Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L’appellante rifonderà alla controparte un’equa indennità per ripetibili di appello.

Dispositiv
  1. Gli oneri processuali, consistenti in: a)tassa di giustizia      fr. 300.– b)spese                         fr.   50.– fr. 350.–
  2. Intimazione: – avv. __________, __________; – avv. __________, __________. Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6. Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello La presidente                                                        La segretaria
Volltext (verifizierbarer Originaltext)

Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 13.01.1998 11.1997.117 Tessin Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 13.01.1998 11.1997.117 Ticino Tribunale di appello diritto civile La prima Camera civile 13.01.1998 11.1997.117

Sentenza o decisione senza scheda

Incarto n.. 11.97.00117 Lugano 13 gennaio 1998 /cs In nome della Repubblica e Cantone del Ticino La prima Camera civile del Tribunale d’appello composta dei giudici: Epiney-Colombo, presidente, G. A. Bernasconi e Giani segretaria: Galfetti, vicecancelliera sedente per statuire nella causa

n. __________ (misure provvisionali in pendenza di separazione) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6, promossa con istanza del 24 settembre 1996 da __________, nata __________, __________ (patrocinata dall’avv. __________ __________, __________) contro __________, __________ (patrocinato dall’avv. __________ __________, __________); esaminati gli atti, posti i seguenti punti di questione:

1.   Se deve essere accolto l’appello del 2 luglio 1997 presentato da __________ contro il decreto cautelare emesso il 23 giugno 1997 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6;

2.   Il giudizio sulle spese e le ripetibili. Ritenuto in fatto: A.   __________ (1951) e __________ (1951) si sono sposati il __________ __________ 1980 a __________ (Stato di __________). Dalla loro unione sono nati i figli __________ (__________1983) e __________ (__________1984). Il marito è __________ __________, la moglie casalinga. Il 16 giugno 1995 i coniugi hanno sottoscritto una convenzione sugli effetti accessori della separazione, regolando anche la liquidazione del regime matrimoniale. In virtù di tale accordo i figli sono stati affidati alla madre, riservato il diritto di visita del padre; __________ si è impegnato a versare un contributo alimentare mensile di fr. 5’000.– per la moglie e di fr. 1’500.– per ogni figlio fino al loro 25° anno d’età, a partecipare alle spese di educazione e formazione di questi ultimi e ai loro premi di cassa malati e infortuni, assumendo inoltre l’impegno di pagare i premi di due assicurazioni sulla vita aventi per beneficiari moglie e figli e di sussidiare le spese legali della moglie nella misura di fr. 5’000.–. B.   __________ ha instato il 12 settembre 1995 davanti al Pretore del Distretto di Lugano, sezione 6, per il tentativo di conciliazione, decaduto infruttuoso il 13 novembre successivo. Il 9 gennaio 1996 essa ha introdotto un’azione di separazione a tempo indeterminato, postulando l’affidamento dei figli, l’omologazione della nota convenzione e il versamento di fr. 5’000.– per ripetibili. __________ ha risposto il 1° febbraio 1996 con un memoriale redatto personalmente nel quale, pur contestando le motivazioni esposte dall’attrice, ha dichiarato di aderire alla domanda di separazione e all’omologazione della convenzione, negando di dover versare ripetibili alla moglie. In seguito l’attrice ha ottenuto il rinvio dell’udienza preliminare e a tale rinvio ne sono succeduti altri due, in attesa della verifica della convenzione su taluni punti. C. Il 3 ottobre 1996 __________, patrocinato da un legale, ha introdotto una domanda processuale per chiedere, in mutazione dell’azione di separazione, la pronuncia del divorzio e la disciplina delle conseguenze accessorie senza tenere conto della convenzione predetta. Egli ha postulato la regolamentazione del proprio diritto di visita, ha offerto per ogni figlio un contributo alimentare di fr. 1’500.– mensili fino alla maggiore età e ha rivendicato l’attribuzione nell’ambito della liquidazione del regime matrimoniale di tutta la sostanza intestata a entrambi i coniugi. Sentite le parti alla discussione del 25 ottobre 1996, durante la quale la convenuta si è opposta alla richiesta, con decreto del 19 novembre 1996 il Pretore ha accolto la domanda, conferendo effetto sospensivo all’eventuale appello proposto contro il suo giudizio. Statuendo il 25 marzo 1997 su appello della moglie, questa Camera ha riformato il giudizio contestato, dichiarando la domanda processuale priva d’oggetto (__________.__________.__________). D.   __________ ha instato il 24 settembre 1996 per l’adozione di provvedimenti cautelari, adducendo che dal luglio 1996 il marito non rispettava la convenzione. Essa ha chiesto il versamento di un contributo mensile di fr. 8’000.– per sé e i figli dal 1° luglio 1996 (dedotti gli acconti già versati), di US$ 6’500 per i premi delle assicurazioni sulla vita, di fr. 250.– mensili quale premio di cassa malati per i figli e di fr. 643.– mensili anticipati (dal 1° ago-sto 1996) per la retta della scuola privata frequentata dagli stessi. Con decreto cautelare emanato il 25 settembre 1996 senza contraddittorio il Pretore ha imposto al marito un contributo mensile di fr. 5’000.– per la moglie e fr. 1’500.– per ogni figlio e ha convocato le parti alla discussione. L’udienza si è svolta il 25 ottobre 1996 e in tale occasione l’istante ha confermato le sue richieste, alle quali si è opposto il convenuto, che ha ricordato di avere proposto al Pretore di non omologare la convenzione con la domanda processuale del 3 ottobre 1996, essendosi modificate le circostanze dopo la sua sottoscrizione. Egli ha addotto, in particolare, di avere intrapreso un’attività indipendente che gli causerebbe solo spese e nessun reddito e ha pertanto chiesto di essere liberato da ogni obbligo contributivo verso la moglie pendente causa, offrendo nondimeno un contributo mensile di fr. 1’500.– per ogni figlio sino alla maggiore età. Nella replica e nella duplica le parti hanno mantenuto le loro conclusioni. Ultimata l’istruttoria, nei rispettivi memoriali conclusivi del 4 e del 25 marzo 1997 le parti si sono confermate nelle loro posizioni, rinunciando a partecipare al dibattimento finale provvisionale. E. Statuendo il 23 giugno 1997, il Pretore ha condannato il convenuto a versare all’istante un contributo mensile di fr. 8’000.– dal 1° luglio 1996 (dedotti gli acconti già versati), oltre la somma di US$ 6’500 per premi assicurativi, di fr. 250.– mensili per i premi cassa malati dei figli e di fr. 643.– mensili anticipati per la retta dell’Istituto __________, quest’ultimo importo solo dal 1° agosto

1996. Egli ha posto infine la tassa di giustizia di fr. 500.– e le spese a carico del convenuto, tenuto a rifondere alla controparte fr. 1’500.– per ripetibili. F. Contro il decreto appena citato __________ è insorto con un appello del 2 luglio 1997 nel quale chiede che, in riforma del giudizio impugnato, l’istanza cautelare della moglie sia integralmente respinta. Nelle sue osservazioni del 29 luglio 1997 __________ __________ propone di respingere l’appello e di confermare il decreto del Pretore. Considerando in diritto: 1. Le convenzioni sulle conseguenze accessorie del divorzio necessitano per la loro validità l’approvazione del giudice (art. 158 cpv. 5 CC). Tale principio vale anche per le misure provvisionali decretate pendente causa (B ühler/Spühler in: Berner Kommentar, 3 a edizione, n. 426 segg. ad art. 145 CC) e per le convenzioni sulle conseguenze accessorie stipulate tra i coniugi prima dell’inizio della causa di divorzio (Hinderling/Steck, Das schweizerische Ehescheidungsrecht, Zurigo 1995, pag. 516 n. 6a e pag. 518 n. 11; Hegnauer /B reitschmid, Grundriss des       Eherechts, Berna 1993, pag. 217). L’approvazione della convenzione è un presupposto costitutivo, in difetto del quale le parti non possono dedurre dall’accordo alcun diritto (B ühler/ Spühler, op. cit., n. 71 ad art. 158 CC). Ciò non significa che la convenzione, prima della sua omologazione, sia priva di qualsiasi effetto giuridico: le parti infatti sono vincolate all’accordo fino alla decisione del giudice e non possono revocarlo unilateralmente; possono, se mai, impugnarlo per vizi della volontà (Bühler/Spühler, op. cit., n. 150 e 152 ad art. 158 CC). L’obbligatorietà di una convenzione non impedisce tuttavia al coniuge di chiedere al giudice di non omologarla, sia perché affetta da un vizio della volontà, sia perché le circostanze sono notevolmente cambiate nel frattempo, sia ancora perché la pattuizione offende il sentimento di equità o perché l’accordo si fondava su premesse non verificatesi (Bühler/Spühler, op. cit., n. 151 ad art. 158 CC; DTF 99 II 362; Rep. 1994 pag. 309; I CCA, sentenza del 28 novembre 1996 nella causa M. contro M). Il giudice dal canto suo deve verificare, al momento dell’omolo-gazione, che la convenzione non sia contraria a disposizioni generali di diritto privato o pubblico, che non sia inadeguata, poco chiara o incompleta e che non pregiudichi gli interessi dei figli (Bühler/Spühler, op. cit., n. 180–201 ad art. 158 CC). 2. In concreto il Pretore ha accertato che il reddito del convenuto è peggiorato, poiché questi, che nel 1994 percepiva uno stipendio annuo netto di fr. 146’500.– dalla __________ __________ di __________, è passato nel 1995 alle dipendenze della __________ __________, __________, con uno stipendio annuo lordo di fr. 138’233.35 ed è poi stato licenziato con effetto al 31 dicembre 1995. Nondimeno egli ha respinto l’istanza, ritenendo che l’istante non avesse sufficientemente reso verosimile l’asserito dissesto della sua situazione patrimoniale, così che non appariva giustificato scostarsi dalla convenzione sugli effetti accessori della separazione. Non si comprenderebbe altrimenti perché – ha soggiunto il Pretore

– in pieno dissesto finanziario il marito ancora postulasse, con la risposta di causa, l’omologazione dell’accordo, né come abbia egli potuto trascorrere lussuose vacanze estive nel 1996, durate un mese sullo yacht “__________ ”. Quanto all’argomentazione del convenuto, secondo cui per la sua attività free lance presso __________ __________ dall’inizio del 1996 egli percepirebbe solo un rimborso spese, essa è stata giudicata dal Pretore poco convincente. 3. L’appellante rimprovera al Pretore di essersi fondato su meri indizi, in contrasto per di più con le risultanze istruttorie. Sostiene che nel febbraio 1996, quando ha inoltrato personalmente la risposta di causa, la sua situazione finanziaria non destava ancora preoccupazioni. Le difficoltà della __________, attiva da poco nel settore dei contratti internazionali con paesi dell’Est europeo, sembravano a quel momento transitorie e solo dopo qualche mese egli si sarebbe accorto che la mancanza di affari redditizi non gli consentiva di far fronte agli impegni assunti. L’argomentazione non può essere condivisa. La __________ ha infatti licenziato l’appellante già il 28 novembre 1995 per difficoltà di sviluppo nei programmi di lavoro e ristrettezze economiche (doc. 3). Il primo bilancio della ditta denotava per l’esercizio 1995 una perdita di fr. 368’721.50 (doc. 4) e dal conto economico traspare la quasi totale mancanza di attività in quel periodo (fr. 6’870.35 di ricavi). Anche tenendo conto delle iniziali difficoltà di una ditta appena aperta, la precaria situazione finanziaria e la mancanza di lavoro non poteva sfuggire al convenuto, membro del consiglio di amministrazione (estratto del registro di commercio, richiamato agli atti) e in pratica suo unico procacciatore di affari già al momento della firma della convenzione, il 16 giugno 1995, e quindi a maggior ragione nel febbraio 1996. Certo, l’appellante asserisce di non avere saputo che firmando la convenzione egli si precludeva la possibilità di chiedere la riduzione dei contributi. Se non che, quest’ultima argomentazione, irricevibile già perché sollevata per la prima volta in appello (art. 321 cpv. 1 lett. b CPC), non resisterebbe nemmeno a un esame di merito. Se è vero infatti che il convenuto non era patrocinato da un legale quando ha inoltrato personalmente il memoriale di risposta, è altrettanto vero che egli è cognito in affari, finanche attivo nel campo del commercio internazionale e quindi senz’altro in grado di capire la portata degli accordi finanziari sottoscritti il 16 giugno 1995. La censura sarebbe quindi infondata anche se potesse essere esaminata nel merito. 4. Il convenuto nega di avere redditi non dichiarati, come ritiene il Pretore, ribadendo che __________ gli rimborsa unicamente le spese sostenute nella sua attività di indipendente a favore della società e assume le spese di leasing per la vettura da lui usata. Egli non percepirebbe invece alcun reddito effettivo, sia perché la situazione finanziaria della società non lo consentirebbe sia perché, nonostante i suoi sforzi personali, la ditta non conseguirebbe ancora guadagni. Inoltre egli non potrebbe più disporre, come in passato, di facilitazioni da parte del padre; solo due anni dopo la disdetta del contratto di lavoro, avvenuta il 31 dicembre 1995, egli si sarebbe reso conto di avere consumato buona parte dei suoi risparmi. In siffatte circostanze non sarebbero più dati i presupposti per applicare la convenzione e ogni coniuge dovrebbe far capo alla propria sostanza per il proprio mantenimento. a) Che dall’inizio del 1996 i redditi dell’appellante siano diminuiti in modo rilevante è fuori questione. Nel 1994 egli riscuoteva uno stipendio annuo di fr. 146’532.– netti (doc. 1) dalla __________ __________ e nel 1995 (dal 1° febbraio a fine dicembre 1995) percepiva fr. 138’233.35 lordi dalla __________, oltre a varie indennità come tantièmes e gettoni di presenza per l’attività svolta in un’altra società (Lit. 50 milioni lordi nel 1993 e circa Lit. 15 milioni nel 1994: interrogatorio formale ad 2). Dal 1996, pur lavorando come procacciatore di affari indipendente – per quanto emerge dagli atti – solo per __________ (interrogatorio formale ad 8), egli ha ricevuto solo un rimborso di spese e il pagamento delle rate di leasing della vettura. Non consta che egli disponga di entrate effettive, né da __________ né da terzi (teste __________, interrogatorio formale ad 2, 4, 5, 8). b) Secondo la giurisprudenza il guadagno imputabile a una parte non è necessariamente quello conseguito: se un coniuge vede diminuire il proprio reddito, ma potrebbe realizzare di nuovo un reddito più elevato e ciò sarebbe ragionevolmente esigibile da lui, la determinazione dei contributi può fondarsi su tale reddito ipotetico (DTF 119 II 316 consid. 4a con richiami di giurisprudenza e dottrina). Nel caso concreto il convenuto si limita a sostenere di non poter più erogare contributi all’istante, essendo senza redditi dal 1° gennaio 1996. Egli ha invero dimostrato la riduzione del proprio reddito, ma avrebbe dovuto rendere verosimile anche di aver condotto con metodo e impegno, ma senza esito, ricerche di attività alternative a quella di indipendente per la __________. In realtà, dopo la disdetta ricevuta per il 31 dicembre 1995 (doc. 3), egli nemmeno pretende di avere cercato altre possibilità di guadagno (per esempio assumendo mandati come quello  di membro del consiglio di amministrazione presso la __________: interrogatorio formale, ad 2) e nemmeno asserisce di non averle trovate. Del resto la situazione della ditta, come rileva con pertinenza il primo giudice, non è per nulla chiara. L’unica dipendente ha riferito che nel 1996 non vi era praticamente alcuna attività e che i correntisti, di cui tutto si ignora, immettono liquidità quando ciò è necessario (verbale del 3 marzo 1997, deposizione __________). La valutazione del Pretore, secondo cui il convenuto non ha reso verosimile un apprezzabile mutamento della sua situazione dopo la firma della convenzione, merita quindi sostanziale conferma, soprattutto a un esame sommario dei fatti come quello che presiede all’emanazione di misure cautelari. 5. Posto che la nota convenzione vincola il convenuto, resterebbe da verificare se il contributo mensile stabilito per i figli (fr. 1’500.– + fr. 125.– premio cassa malati + fr. 321.50 partecipazione alla retta della scuola privata) sia adeguato. Nella fissazione di alimenti, pura questione patrimoniale, l’intervento d’ufficio del giudice a protezione del genitore si giustifica tuttavia solo in presenza di un’offerta di quest’ultimo manifestamente eccessiva o sproporzionata, per evitare che al debitore siano imposte prestazioni che superano con ogni evidenza la sua capacità contributiva (Rep. 1994 pag. 237 consid. 2b). Nel caso concreto l’appellante non contesta i contributi. Per quel che è delle cifre fissate nella convenzione, esse tengono conto dell’elevato tenore di vita di cui ha goduto la famiglia – ammesso dall’appellante medesimo – e non risultano eccessive o sproporzionati rispetto al reddito ragionevolmente conseguibile dal padre. Non vi è quindi ragione che il giudice modifichi d’ufficio quanto i genitori hanno liberamente pattuito. 6. Gli oneri processuali seguono la soccombenza (art. 148 cpv. 1 CPC). L’appellante rifonderà alla controparte un’equa indennità per ripetibili di appello. Per questi motivi vista sulle spese anche la tariffa giudiziaria, pronuncia:

1.   Nella misura in cui è ricevibile, l’appello è respinto e il decreto impugnato è confermato.

2.    Gli oneri processuali, consistenti in: a) tassa di giustizia      fr. 300.– b) spese                         fr.   50.– fr. 350.– sono posti a carico a carico dell’appellante, che rifonderà alla controparte fr. 1’500.– per ripetibili di appello.

3.    Intimazione: – avv. __________, __________; – avv. __________, __________. Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 6. Per la prima Camera civile del Tribunale d’appello La presidente                                                        La segretaria