"Amtliche Verteidigung; unentgeltliche Rechtspflege."
Sachverhalt
A. è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), partecipazione ad organizzazione cri- minale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). In occasione del suo primo interrogatorio dinanzi al Procuratore federale l’indagato ha dichiarato di voler essere difeso dall’avv. B. di Z. Con istanza del 9 settem- bre 2004 al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), l’avv. B. ha chiesto di essere designato quale difensore d’ufficio di A. con effetto retro- attivo al 25 agosto 2004, postulando al contempo la concessione al suo assistito del gratuito patrocinio. Il MPC ha respinto l’istanza. La Corte dei reclami penali ha accolto il reclamo interposto da A. contro questa decisione.
Erwägungen (1 Absätze)
E. 4 Secondo l’art. 6 n. 3 lett. c della CEDU, ogni accusato ha diritto a “difen- dersi da sé o avere l’assistenza di un difensore di propria scelta e, se non ha i mezzi per ricompensare un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio quando lo esigano gli interessi della giustizia”. Il diritto di ogni accusato all’assistenza gratuita di un difensore è previsto anche all’art. 29 cpv. 3 seconda frase Cost., “qualora la presenza di un lega- le sia necessaria per tutelare i suoi diritti”. Le disposizioni testé menzionate accordano in questo ambito solo delle garanzie minime; la regolamentazio- ne pratica del diritto alla difesa d’ufficio e al gratuito patrocinio è lasciata al diritto procedurale federale e cantonale (DTF 120 Ia 43; G. PIQUEREZ, Pro- cédure pénale suisse, Traité théorique et pratique, Zurigo 2000, n. 1283 pag. 285). Giusta l’art. 36 PP, quando un imputato sia incarcerato o non possa difendersi da sé per la sua giovinezza o inesperienza oppure per altre ragioni, il giudice gli designa un difensore, tenendo conto, per quanto possi-
TPF 2005 73 76 bile, dei suoi desideri, a meno che l’imputato stesso non ne scelga uno (cpv. 1). E’ pure designato un difensore d’ufficio all’imputato che per indigenza non è in grado di provvedere alla propria difesa (cpv. 2). Per invalsa giuri- sprudenza, è considerato indigente colui che non è in grado di assumersi le spese della procedura senza dover intaccare i mezzi necessari per i suoi bisogni personali e per quelli della sua famiglia (DTF 128 I 232 con- sid. 2.5.1; 127 I 202 consid. 3b e riferimenti citati). Secondo l’art. 38 cpv. 1 PP, l’indennità al difensore d’ufficio è stabilita dal tribunale o, nel caso in cui non si debba procedere, dal procuratore generale; se l’imputato è indi- gente ai sensi dell’art. 36 cpv. 2 PP, i costi dell’indennità al difensore d’ufficio sono messi a carico della cassa federale (art. 38 cpv. 2 PP). Il testo di questo articolo è stato modificato - introducendo il requisito dell’indigenza nel secondo capoverso - nell’ambito della legge federale del 19 dicembre 2003 sul programma di sgravio 2003, in vigore dal 1° aprile 2004 (RU 2004 1633-1648; FF 2003 4857); in precedenza, secondo il teno- re letterale del vecchio art. 38 cpv. 2, nelle procedure rette dalla PP la Con- federazione prendeva infatti a suo carico l’indennizzo del difensore nomina- to d’ufficio indipendentemente dalle condizioni finanziarie del suo assistito (BÄNZIGER/LEIMGRUBER, Le nouvel engagement de la Confédération dans la poursuite pénale – Commentaire succinct du “Projet d’efficacité”, Berna 2001, art. 38 PP, n. 192). L’art. 47 cpv. 3, terza frase, PP, che tratta specifi- catamente della difesa d’ufficio nella procedura di arresto, prevede infine che se l’imputato non è ancora assistito da un difensore e risulta indigente, l’autorità giudiziaria decide, su richiesta, circa la designazione di un difen- sore d’ufficio nella procedura di arresto. Anche se a prima vista questa disposizione sembra porre delle esigenze più restrittive rispetto a quelle dell’art. 36 cpv. 2 PP, nel Messaggio del Consiglio federale del 28 gennaio 1998 relativo alla revisione del Codice penale, della legge federale sulla procedura penale e della legge federale sul diritto penale amministrativo (FF 1998 1279), si precisa che le condizioni per la difesa d’ufficio sono regolate esclusivamente dall’art. 36 PP: ciò significa che l’adempimento del requisito dell’indigenza è di per sé sufficiente perché il giudice dell’arresto designi un avvocato d’ufficio ai sensi dell’art. 47 cpv. 3, terza frase, PP. 5.2 (…) Come riconosciuto anche in un recente contributo dottrinale (v. CHRISTIAN DENYS, L’avocat d’office et son indemnisation en procédure pénale fédérale, in AJP/PJA 9/2004, pagg. 1052-1058), l’attuale regolamen- tazione dell’indennizzo dell’avvocato difensore nella procedura penale federale è lacunosa e non tiene sufficientemente conto di alcune importanti modifiche legislative adottate negli ultimi anni. Nel campo delle nuove
TPF 2005 73 77 competenze federali in materia di criminalità organizzata e criminalità eco- nomica di portata intercantonale e internazionale (v. art. 340bis CP), l’avvo- cato difensore (che sia di fiducia o d’ufficio) si trova vieppiù confrontato a situazioni in cui il suo assistito - seppur in linea di principio solvibile - non è in grado di sostenere le spese del suo patrocinio poiché il suo patrimonio è stato sequestrato dalle autorità inquirenti in vista di una eventuale confisca. La particolarità dell’art. 59 n. 3 CP, norma che - invertendo l’usuale onere probatorio vigente nel diritto penale - presume che i valori patrimoniali appartenenti ad una persona sospettata di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale sono sottoposti alla facoltà di disporre dell’or- ganizzazione (ponendo quindi le condizioni per il loro immediato seque- stro), a meno che il detentore non possa provarne immediatamente, senza ulteriori atti ed in maniera chiara l’origine lecita, rende la posizione del difensore ancora più delicata. Come avvocato d’ufficio di un indagato con- frontato all’accusa di appartenenza ad organizzazione criminale, egli è tenu- to a prestare la sua assistenza al detenuto, ma non è sovente in grado di per- cepire da questo nessun anticipo delle sue spese, o perché tutto il patrimonio di pertinenza dell’indagato è già stato bloccato dalle autorità inquirenti, oppure perché sugli averi patrimoniali ancora a sua disposizione incombe - in quanto presunti di provenienza criminale ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP - la minaccia di sequestro. A questo va aggiunto il rischio, per il legale che accettasse in pagamento del suo onorario dei fondi di cui si sospetta l’origine criminale, di esporsi in prima persona a conseguenze penali (accu- se di riciclaggio di denaro o di ricettazione). 5.4 A questo proposito, va tuttavia osservato che nella realtà non è sempre agevole per l’indagato, a maggior ragione se in detenzione preventiva, pro- vare con immediatezza e senza dubbi la provenienza lecita di valori patri- moniali. Nelle inchieste che riguardano l’appartenenza ad organizzazione criminale e riciclaggio di denaro, il MPC procede di solito al blocco pru- denziale di tutti gli averi di pertinenza dell’indagato, riservandosi semmai la possibilità nel prosieguo delle indagini di procedere a dei parziali disseque- stri di beni o valori, qualora - eseguite le necessarie verifiche - risultasse l’estraneità di tali beni o valori al procedimento in corso. Non è inoltre raro che in questo genere di inchieste, oltre al sequestro di conti bancari e denaro contante, l’autorità inquirente proceda anche al blocco di immobili e altri valori, quali automobili, mobilio o apparecchiature informatiche, privando in pratica l’interessato della facoltà di disporre di qualsiasi bene che abbia un valore commerciale. Ora, in simili casi, l’indagato, pur non essendo nel senso letterale del termine “indigente”, si trova non di rado in una situazio-
TPF 2005 73 78 ne nella quale non può più far fronte ad alcuna spesa, eccetto quelle legate al soddisfacimento dei suoi bisogni primari o a quelli della sua famiglia, e pertanto assimilabile alla nozione di indigenza risultante dalla giurispruden- za del Tribunale federale (v., ad esempio, DTF 128 I 232 consid. 2.5.1; 127 I 202 consid. 3b). Allo stesso modo, anche per il difensore, che notoriamen- te dispone di mezzi di indagine più limitati rispetto alle autorità, può risulta- re difficile apportare la prova dell’esistenza di averi patrimoniali non sotto- posti alla misura di sequestro o comunque dimostrare l’origine lecita di tali valori, a maggior ragione se questi si trovano all’estero. Sono quindi com- prensibili le sue remore nell’accettare, in pagamento del suo mandato, dena- ro appartenente ad un indagato per appartenenza ad organizzazione crimina- le. 5.4.2 Alla luce di queste considerazioni, si deve ritenere adempiuto, nel caso specifico, il requisito di indigenza; la richiesta del reclamante di essere posto a beneficio del gratuito patrocinio e di potersi avvalere di un difensore d’ufficio deve essere ammessa. Ci si potrebbe chiedere se in simili evenien- ze, ovvero quando un imputato, che pur non essendo indigente nel senso letterale del termine è però privato della possibilità di disporre del suo pa- trimonio a causa dell’accusa di appartenenza ad un’organizzazione crimina- le, la Confederazione non possa in un primo tempo indennizzare diretta- mente il difensore d’ufficio e incaricarsi in seguito – a procedimento termi- nato – di ottenere il rimborso degli importi versati per la sua difesa dall’imputato. Una soluzione simile, benché non contemplata dalla PP (ma nemmeno totalmente esclusa dalla sua sistematica, v. CHRISTIAN DENYS, op. cit., § 9.1., pag. 1057), è invece espressamente prevista all’art. 33 DPA, disposizione applicabile anche alle procedure dinanzi alle due corti del Tribunale penale federale (v. art. 30 LTPF in combinazione con gli art. 26 lett. b e 28 cpv. 1 lett. d LTPF). L’art. 33 cpv. 3 DPA prevede in sostanza che il difensore d’ufficio è remunerato dalla Confederazione, l’indennità essendo compresa nelle spese procedurali; l’imputato a cui sono addossate le spese deve restituire l’indennità alla Confederazione se, secondo il suo reddito o il suo patrimonio, gli era possibile provvedersi di un difensore. La stessa idea di rimborso si trova pure all’art. 152 cpv. 3 OG, al quale fa rife- rimento l’ordinanza che il Consiglio federale ha emanato in virtù dell’art. 33 cpv. 3 DPA (v. art. 1 cpv. 3 dell’ordinanza sulle tasse e spese nella procedu- ra penale amministrativa del 25 novembre 1974, RS 313.32). I vantaggi di una tale soluzione per il difensore d’ufficio sono evidenti: egli può infatti assumere il mandato senza preoccuparsi del pagamento del proprio onora- rio, sapendo che in ogni caso l’indennizzo è garantito dalla Confederazione,
TPF 2005 79 79 a prescindere dai mezzi a disposizione del suo assistito. Terminato il proce- dimento, l’imputato che disponesse di sufficienti risorse sarà tenuto a rim- borsare lo stato dell’anticipo versato al proprio difensore. Sarebbe pure ipotizzabile che la Confederazione prelevi l’indennizzo versato al difensore d’ufficio direttamente dagli importi eventualmente confiscati all’imputato quale membro di un’organizzazione criminale, nella misura in cui questi valori devono essere devoluti allo stato (basti pensare al provento del traffi- co di stupefacenti). TPF 2005 79
21. Auszug aus dem Entscheid der Beschwerdekammer in Sachen A. gegen Bundesanwaltschaft vom 22. Februar 2005 (BB.2004.63) Nichtfolgegebung; Beschwerdelegitimation; Opfereigenschaft; Kostenauferle- gung. Art. 100 Abs. 3, 4 und 5, 105bis Abs. 2, 245, 246bis Abs. 2 lit. b BStP, Art. 2 OHG Die Nichteröffnung eines Strafverfahrens kann von einem Anzeiger nur ange- fochten werden, wenn dieser zugleich Opfer im Sinne von Art. 2 OHG ist (E. 1). Der Beschwerdeführer ist aufgrund seiner fehlenden Opfereigenschaft nicht legitimiert, die Verfügung der Nichtfolgegebung anzufechten (E. 3). Gegen die Kostenverfügung der Bundesanwaltschaft ist der Betroffene zur Beschwerde legitimiert (E. 6). Das Abweichen von einer vernünftigen Strafanzeige ist so ausgeprägt, dass sich ein Nichtfolgegebungs-Entscheid zum Vorneherein aufdrängte. Dieser Um- stand rechtfertigt eine Kostenüberbindung (E. 7). Ordonnance de refus de suivre; qualité pour recourir; qualité de victime; mise à charge des frais. Art. 100 al. 3, 4 et 5, 105bis al. 2, 245, 246bis al. 2 let. b PPF, art. 2 LAVI Le refus d’ouvrir une procédure pénale ne peut faire l’objet d’une plainte que si celle-ci est déposée par une victime au sens de l’art. 2 LAVI (consid. 1). N’ayant manifestement pas qualité de victime, le recourant n’est pas fondé à contester l’ordonnance de refus de suivre (consid. 3).
Volltext (verifizierbarer Originaltext)
TPF 2005 73 73 18 marzo 2003, consid. 3.2; sentenza BK_B 109+110/04 del 18 agosto 2004, consid. 4). Anche questa censura risulta quindi infondata. TPF 2005 73
20. Estratto della Sentenza della Corte dei reclami penali nella causa A. contro Ministero pubblico della Confederazione del 15 febbraio 2005 (BB.2005.1) Difesa d’ufficio; assistenza giudiziaria gratuita. Art. 6 n. 3 lett. c CEDU, art. 29 cpv. 3 Cost., art. 36, 38, 47 cpv. 3 PP, art. 152 OG, art. 33 cpv. 3 DPA Le condizioni per la difesa d’ufficio sono regolate esclusivamente dall’art. 36 PP: ciò significa che l’adempimento del requisito dell’indigenza è di per sé sufficiente perché il giudice dell’arresto designi un avvocato d’ufficio ai sensi dell’art. 47 cpv. 3, terza frase, PP (consid. 4). L’imputato in detenzione preventiva indagato per appartenenza ad organizza- zione criminale e per riciclaggio di denaro che, a causa del sequestro dei suoi valori patrimoniali, non dispone più di mezzi finanziari sufficienti per remune- rare il proprio patrocinatore di fiducia deve poter far capo, per potersi difende- re correttamente, al patrocinio gratuito di un avvocato nominato d’ufficio dall’autorità inquirente. A tale situazione, infatti, è applicabile la nozione di indigenza risultante dalla giurisprudenza del Tribunale federale. Questo ap- proccio si giustifica anche per il fatto che, nell’ambito di tali inchieste, il patro- cinatore di fiducia, per quanto attiene ai valori patrimoniali a libera disposizio- ne del suo cliente, rischia sovente di essere remunerato con il provento derivan- te da attività illecite, ciò che lo esporrebbe a sua volta ad essere perseguito penalmente (consid. 5.2–5.4). Possibilità di rimborso delle spese di patrocinio da parte dell’imputato sul modello delle soluzioni adottate agli art. 33 DPA e art. 152 cpv. 3 OG (con- sid. 5.4.2).
TPF 2005 73 74 Amtliche Verteidigung; unentgeltliche Rechtspflege. Art. 6 Ziff. 3 lit. c EMRK, Art. 29 Abs. 3 BV, Art. 36, 38, 47 Abs. 3 BStP, Art. 152 OG, Art. 33 Abs. 3 VStrR Die Voraussetzungen für die amtliche Verteidigung bestimmen sich ausschliess- lich nach Art. 36 BStP: dies bedeutet, dass die Bedürftigkeit des Beschuldigten für sich allein ausreicht, damit der Haftrichter gemäss Art. 47 Abs. 3 Satz 3 BStP einen amtlichen Verteidiger einsetzt (E. 4). Der sich in Untersuchungshaft befindende Beschuldigte, gegen welchen wegen des Verdachts auf Beteiligung an einer kriminellen Organisation und auf Geldwäscherei ermittelt wird und welcher nach erfolgter Beschlagnahme seiner Vermögenswerte nicht mehr über genügend finanzielle Mittel verfügt, um seinen gewillkürten Verteidiger zu bezahlen, muss auf das Recht auf unentgelt- liche Verteidigung durch einen von der ermittelnden Behörde eingesetzten amtlichen Verteidiger zurückgreifen können, um sich angemessen verteidigen zu können. In dieser Situation ist auf den Begriff der Bedürftigkeit gemäss bundesgerichtlicher Rechtsprechung abzustellen. Dieser Ansatz rechtfertigt sich auch dadurch, dass im Bereich solcher Untersuchungen der gewillkürte Verteidiger, was die seinem Klienten zur freien Verfügung stehenden Vermö- genswerte anbelangt, häufig riskiert, mittels Geldern deliktischer Herkunft honoriert zu werden, und sich so selbst der Gefahr strafrechtlicher Verfolgung aussetzt (E. 5.2–5.4). Möglichkeit der Rückerstattung der Verteidigungskosten durch den Beschul- digten im Sinne der Lösungen in Art. 33 VStrR und Art. 152 Abs. 3 OG (E. 5.4.2). Défense d’office; assistance judiciaire gratuite. Art. 6 ch. 3 let. c CEDH, art. 29 al. 3 Cst., art. 36, 38, 47 al. 3 PPF, art. 152 OJ, art. 33 al. 3 DPA Les conditions de la défense d’office sont réglées exclusivement par l’art. 36 PPF: cela signifie que l’indigence de l’inculpé suffit pour que le juge de l’arrestation désigne un avocat d’office au sens de l’art. 47 al. 3, 3ème phrase, PPF (consid. 4). L’inculpé qui est en détention préventive en raison d’une suspicion d’appartenance à une organisation criminelle et de blanchiment d’argent et qui, du fait du séquestre de ses biens, ne dispose plus des moyens financiers suffisants pour rémunérer son défenseur de choix, doit pouvoir faire appel à la défense gratuite d’un avocat nommé d’office par l’autorité saisie de l’enquête. Dans ce cas, la notion d’indigence se définit selon la jurisprudence du Tribunal fédéral. Cette approche est également justifiée par le fait que, dans le cadre d’enquêtes de ce type, le défenseur de choix dont le client a la libre disposition
TPF 2005 73 75 de ses biens court fréquemment le risque de se voir rémunéré par des fonds de provenance illicite et, ainsi, de faire lui aussi l’objet d’une poursuite pénale (consid. 5.2–5.4). Possibilité de remboursement des frais de la défense par l’inculpé selon les solutions prévues aux art. 33 DPA et art. 152 al. 3 OJ (consid. 5.4.2). Riassunto dei fatti: A. è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta di polizia giudiziaria aperta nei suoi confronti (e di altri) per titolo di infrazione alla legge federale sugli stupefacenti (art. 19 n. 1 e 2 LStup), partecipazione ad organizzazione cri- minale (art. 260ter CP) e riciclaggio di denaro (art. 305bis CP). In occasione del suo primo interrogatorio dinanzi al Procuratore federale l’indagato ha dichiarato di voler essere difeso dall’avv. B. di Z. Con istanza del 9 settem- bre 2004 al Ministero pubblico della Confederazione (MPC), l’avv. B. ha chiesto di essere designato quale difensore d’ufficio di A. con effetto retro- attivo al 25 agosto 2004, postulando al contempo la concessione al suo assistito del gratuito patrocinio. Il MPC ha respinto l’istanza. La Corte dei reclami penali ha accolto il reclamo interposto da A. contro questa decisione. Estratto dei considerandi:
4. Secondo l’art. 6 n. 3 lett. c della CEDU, ogni accusato ha diritto a “difen- dersi da sé o avere l’assistenza di un difensore di propria scelta e, se non ha i mezzi per ricompensare un difensore, poter essere assistito gratuitamente da un avvocato d’ufficio quando lo esigano gli interessi della giustizia”. Il diritto di ogni accusato all’assistenza gratuita di un difensore è previsto anche all’art. 29 cpv. 3 seconda frase Cost., “qualora la presenza di un lega- le sia necessaria per tutelare i suoi diritti”. Le disposizioni testé menzionate accordano in questo ambito solo delle garanzie minime; la regolamentazio- ne pratica del diritto alla difesa d’ufficio e al gratuito patrocinio è lasciata al diritto procedurale federale e cantonale (DTF 120 Ia 43; G. PIQUEREZ, Pro- cédure pénale suisse, Traité théorique et pratique, Zurigo 2000, n. 1283 pag. 285). Giusta l’art. 36 PP, quando un imputato sia incarcerato o non possa difendersi da sé per la sua giovinezza o inesperienza oppure per altre ragioni, il giudice gli designa un difensore, tenendo conto, per quanto possi-
TPF 2005 73 76 bile, dei suoi desideri, a meno che l’imputato stesso non ne scelga uno (cpv. 1). E’ pure designato un difensore d’ufficio all’imputato che per indigenza non è in grado di provvedere alla propria difesa (cpv. 2). Per invalsa giuri- sprudenza, è considerato indigente colui che non è in grado di assumersi le spese della procedura senza dover intaccare i mezzi necessari per i suoi bisogni personali e per quelli della sua famiglia (DTF 128 I 232 con- sid. 2.5.1; 127 I 202 consid. 3b e riferimenti citati). Secondo l’art. 38 cpv. 1 PP, l’indennità al difensore d’ufficio è stabilita dal tribunale o, nel caso in cui non si debba procedere, dal procuratore generale; se l’imputato è indi- gente ai sensi dell’art. 36 cpv. 2 PP, i costi dell’indennità al difensore d’ufficio sono messi a carico della cassa federale (art. 38 cpv. 2 PP). Il testo di questo articolo è stato modificato - introducendo il requisito dell’indigenza nel secondo capoverso - nell’ambito della legge federale del 19 dicembre 2003 sul programma di sgravio 2003, in vigore dal 1° aprile 2004 (RU 2004 1633-1648; FF 2003 4857); in precedenza, secondo il teno- re letterale del vecchio art. 38 cpv. 2, nelle procedure rette dalla PP la Con- federazione prendeva infatti a suo carico l’indennizzo del difensore nomina- to d’ufficio indipendentemente dalle condizioni finanziarie del suo assistito (BÄNZIGER/LEIMGRUBER, Le nouvel engagement de la Confédération dans la poursuite pénale – Commentaire succinct du “Projet d’efficacité”, Berna 2001, art. 38 PP, n. 192). L’art. 47 cpv. 3, terza frase, PP, che tratta specifi- catamente della difesa d’ufficio nella procedura di arresto, prevede infine che se l’imputato non è ancora assistito da un difensore e risulta indigente, l’autorità giudiziaria decide, su richiesta, circa la designazione di un difen- sore d’ufficio nella procedura di arresto. Anche se a prima vista questa disposizione sembra porre delle esigenze più restrittive rispetto a quelle dell’art. 36 cpv. 2 PP, nel Messaggio del Consiglio federale del 28 gennaio 1998 relativo alla revisione del Codice penale, della legge federale sulla procedura penale e della legge federale sul diritto penale amministrativo (FF 1998 1279), si precisa che le condizioni per la difesa d’ufficio sono regolate esclusivamente dall’art. 36 PP: ciò significa che l’adempimento del requisito dell’indigenza è di per sé sufficiente perché il giudice dell’arresto designi un avvocato d’ufficio ai sensi dell’art. 47 cpv. 3, terza frase, PP. 5.2 (…) Come riconosciuto anche in un recente contributo dottrinale (v. CHRISTIAN DENYS, L’avocat d’office et son indemnisation en procédure pénale fédérale, in AJP/PJA 9/2004, pagg. 1052-1058), l’attuale regolamen- tazione dell’indennizzo dell’avvocato difensore nella procedura penale federale è lacunosa e non tiene sufficientemente conto di alcune importanti modifiche legislative adottate negli ultimi anni. Nel campo delle nuove
TPF 2005 73 77 competenze federali in materia di criminalità organizzata e criminalità eco- nomica di portata intercantonale e internazionale (v. art. 340bis CP), l’avvo- cato difensore (che sia di fiducia o d’ufficio) si trova vieppiù confrontato a situazioni in cui il suo assistito - seppur in linea di principio solvibile - non è in grado di sostenere le spese del suo patrocinio poiché il suo patrimonio è stato sequestrato dalle autorità inquirenti in vista di una eventuale confisca. La particolarità dell’art. 59 n. 3 CP, norma che - invertendo l’usuale onere probatorio vigente nel diritto penale - presume che i valori patrimoniali appartenenti ad una persona sospettata di partecipazione o sostegno ad un’organizzazione criminale sono sottoposti alla facoltà di disporre dell’or- ganizzazione (ponendo quindi le condizioni per il loro immediato seque- stro), a meno che il detentore non possa provarne immediatamente, senza ulteriori atti ed in maniera chiara l’origine lecita, rende la posizione del difensore ancora più delicata. Come avvocato d’ufficio di un indagato con- frontato all’accusa di appartenenza ad organizzazione criminale, egli è tenu- to a prestare la sua assistenza al detenuto, ma non è sovente in grado di per- cepire da questo nessun anticipo delle sue spese, o perché tutto il patrimonio di pertinenza dell’indagato è già stato bloccato dalle autorità inquirenti, oppure perché sugli averi patrimoniali ancora a sua disposizione incombe - in quanto presunti di provenienza criminale ai sensi dell’art. 59 n. 3 CP - la minaccia di sequestro. A questo va aggiunto il rischio, per il legale che accettasse in pagamento del suo onorario dei fondi di cui si sospetta l’origine criminale, di esporsi in prima persona a conseguenze penali (accu- se di riciclaggio di denaro o di ricettazione). 5.4 A questo proposito, va tuttavia osservato che nella realtà non è sempre agevole per l’indagato, a maggior ragione se in detenzione preventiva, pro- vare con immediatezza e senza dubbi la provenienza lecita di valori patri- moniali. Nelle inchieste che riguardano l’appartenenza ad organizzazione criminale e riciclaggio di denaro, il MPC procede di solito al blocco pru- denziale di tutti gli averi di pertinenza dell’indagato, riservandosi semmai la possibilità nel prosieguo delle indagini di procedere a dei parziali disseque- stri di beni o valori, qualora - eseguite le necessarie verifiche - risultasse l’estraneità di tali beni o valori al procedimento in corso. Non è inoltre raro che in questo genere di inchieste, oltre al sequestro di conti bancari e denaro contante, l’autorità inquirente proceda anche al blocco di immobili e altri valori, quali automobili, mobilio o apparecchiature informatiche, privando in pratica l’interessato della facoltà di disporre di qualsiasi bene che abbia un valore commerciale. Ora, in simili casi, l’indagato, pur non essendo nel senso letterale del termine “indigente”, si trova non di rado in una situazio-
TPF 2005 73 78 ne nella quale non può più far fronte ad alcuna spesa, eccetto quelle legate al soddisfacimento dei suoi bisogni primari o a quelli della sua famiglia, e pertanto assimilabile alla nozione di indigenza risultante dalla giurispruden- za del Tribunale federale (v., ad esempio, DTF 128 I 232 consid. 2.5.1; 127 I 202 consid. 3b). Allo stesso modo, anche per il difensore, che notoriamen- te dispone di mezzi di indagine più limitati rispetto alle autorità, può risulta- re difficile apportare la prova dell’esistenza di averi patrimoniali non sotto- posti alla misura di sequestro o comunque dimostrare l’origine lecita di tali valori, a maggior ragione se questi si trovano all’estero. Sono quindi com- prensibili le sue remore nell’accettare, in pagamento del suo mandato, dena- ro appartenente ad un indagato per appartenenza ad organizzazione crimina- le. 5.4.2 Alla luce di queste considerazioni, si deve ritenere adempiuto, nel caso specifico, il requisito di indigenza; la richiesta del reclamante di essere posto a beneficio del gratuito patrocinio e di potersi avvalere di un difensore d’ufficio deve essere ammessa. Ci si potrebbe chiedere se in simili evenien- ze, ovvero quando un imputato, che pur non essendo indigente nel senso letterale del termine è però privato della possibilità di disporre del suo pa- trimonio a causa dell’accusa di appartenenza ad un’organizzazione crimina- le, la Confederazione non possa in un primo tempo indennizzare diretta- mente il difensore d’ufficio e incaricarsi in seguito – a procedimento termi- nato – di ottenere il rimborso degli importi versati per la sua difesa dall’imputato. Una soluzione simile, benché non contemplata dalla PP (ma nemmeno totalmente esclusa dalla sua sistematica, v. CHRISTIAN DENYS, op. cit., § 9.1., pag. 1057), è invece espressamente prevista all’art. 33 DPA, disposizione applicabile anche alle procedure dinanzi alle due corti del Tribunale penale federale (v. art. 30 LTPF in combinazione con gli art. 26 lett. b e 28 cpv. 1 lett. d LTPF). L’art. 33 cpv. 3 DPA prevede in sostanza che il difensore d’ufficio è remunerato dalla Confederazione, l’indennità essendo compresa nelle spese procedurali; l’imputato a cui sono addossate le spese deve restituire l’indennità alla Confederazione se, secondo il suo reddito o il suo patrimonio, gli era possibile provvedersi di un difensore. La stessa idea di rimborso si trova pure all’art. 152 cpv. 3 OG, al quale fa rife- rimento l’ordinanza che il Consiglio federale ha emanato in virtù dell’art. 33 cpv. 3 DPA (v. art. 1 cpv. 3 dell’ordinanza sulle tasse e spese nella procedu- ra penale amministrativa del 25 novembre 1974, RS 313.32). I vantaggi di una tale soluzione per il difensore d’ufficio sono evidenti: egli può infatti assumere il mandato senza preoccuparsi del pagamento del proprio onora- rio, sapendo che in ogni caso l’indennizzo è garantito dalla Confederazione,
TPF 2005 79 79 a prescindere dai mezzi a disposizione del suo assistito. Terminato il proce- dimento, l’imputato che disponesse di sufficienti risorse sarà tenuto a rim- borsare lo stato dell’anticipo versato al proprio difensore. Sarebbe pure ipotizzabile che la Confederazione prelevi l’indennizzo versato al difensore d’ufficio direttamente dagli importi eventualmente confiscati all’imputato quale membro di un’organizzazione criminale, nella misura in cui questi valori devono essere devoluti allo stato (basti pensare al provento del traffi- co di stupefacenti). TPF 2005 79
21. Auszug aus dem Entscheid der Beschwerdekammer in Sachen A. gegen Bundesanwaltschaft vom 22. Februar 2005 (BB.2004.63) Nichtfolgegebung; Beschwerdelegitimation; Opfereigenschaft; Kostenauferle- gung. Art. 100 Abs. 3, 4 und 5, 105bis Abs. 2, 245, 246bis Abs. 2 lit. b BStP, Art. 2 OHG Die Nichteröffnung eines Strafverfahrens kann von einem Anzeiger nur ange- fochten werden, wenn dieser zugleich Opfer im Sinne von Art. 2 OHG ist (E. 1). Der Beschwerdeführer ist aufgrund seiner fehlenden Opfereigenschaft nicht legitimiert, die Verfügung der Nichtfolgegebung anzufechten (E. 3). Gegen die Kostenverfügung der Bundesanwaltschaft ist der Betroffene zur Beschwerde legitimiert (E. 6). Das Abweichen von einer vernünftigen Strafanzeige ist so ausgeprägt, dass sich ein Nichtfolgegebungs-Entscheid zum Vorneherein aufdrängte. Dieser Um- stand rechtfertigt eine Kostenüberbindung (E. 7). Ordonnance de refus de suivre; qualité pour recourir; qualité de victime; mise à charge des frais. Art. 100 al. 3, 4 et 5, 105bis al. 2, 245, 246bis al. 2 let. b PPF, art. 2 LAVI Le refus d’ouvrir une procédure pénale ne peut faire l’objet d’une plainte que si celle-ci est déposée par une victime au sens de l’art. 2 LAVI (consid. 1). N’ayant manifestement pas qualité de victime, le recourant n’est pas fondé à contester l’ordonnance de refus de suivre (consid. 3).